Addio alle armi

Di

Editore: Mondadori (Il ponte 4)

3.9
(5057)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 417 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Tedesco , Spagnolo , Svedese , Polacco , Portoghese , Chi semplificata , Bulgaro , Catalano

Data di pubblicazione:  | Edizione 5

Traduttore: P. Russo , D. Isella , G. Ferrata ; Illustratore o Matitista: Renato Guttuso

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Copertina morbida e spillati , Tascabile economico , eBook

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
Collana IL PONTE,i Grandi Narratori Italiani e Stranieri IV.Con 8 illustrazioni di Renato Guttuso.
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  • 5

    “Addio alle armi” era nella mia lista dei libri di prossima lettura da un sacco di tempo. Continuavo a rimandare, forse perché avendo letto “Per chi suona la campana” e “Il vecchio e il mare" so quant ...continua

    “Addio alle armi” era nella mia lista dei libri di prossima lettura da un sacco di tempo. Continuavo a rimandare, forse perché avendo letto “Per chi suona la campana” e “Il vecchio e il mare" so quanto Hemingway sia in grado di scuotermi. Quando un paio di settimane fa, al mercatino domenicale della mia città, mi sono imbattuta in ben tre copie di questo romanzo ho pensato: “E’ un segno, è arrivato il momento”. Relativamente all’impatto emotivo, non mi ero sbagliata: “Addio alle armi” fa un po' l’effetto di uno schiaffo in pieno viso. Ti catapulta sin dalle prime pagine nella primavera del 1917 in Italia, dove il giovane americano Frederic Henry -arruolatosi volontario nell’esercito italiano- conosce la giovane infermiera inglese Catherine Barkley.
    Data la sua esperienza diretta, l’autore non ci risparmia di certo una minuziosa descrizione della durezza della vita militare, delle precarie condizioni in cui vivevano i soldati e della disfatta di Caporetto (motivo per cui la pubblicazione del libro in Italia fu vietata fino al 1945, perché considerato lesivo dell’onore e del prestigio delle Forze Armate della dittatura fascista).
    Ad ogni modo, non siamo di fronte ad un libro facilmente classificabile: non è un’autobiografia -pur avendo Hemingway effettivamente avuto una storia l’infermiera Agnes von Kurowsky, conosciuta in occasione di un infortunio alla gamba- non è un romanzo di guerra né tantomeno un romanzo d’amore. Ma allora di cosa parla “Addio alle armi”? La risposta che mi sono data è che ella precarietà dell’esistenza e della voglia di vivere, dell’importanza di scegliere seguendo il cuore e del coraggio necessario ad assumersi le responsabilità necessarie a sopportarne le conseguenze.
    Lo stile è di una semplicità estrema e l’equilibrio tra le parti descrittive e quelle scevre di particolari inutili è pressoché perfetto.
    Da ultimo, vorrei sottolineare la bellezza del gioco di parole del titolo, che nella traduzione italiana purtroppo si è perso: "Farwell to arms", traducibile sia con “addio alle armi” che con “addio alle braccia” rispecchia il dualismo tematico del romanzo, la lotta interiore del protagonista tra l’onore e l’ideale da un lato e la donna amata dall’altro.
    Ho letto pareri discordanti in merito a questo libro, ma sinceramente non sono riuscita a capirne il motivo. Secondo me è un romanzo meraviglioso, che merita assolutamente di essere letto almeno una volta nella vita.
    Se vi va passate a trovarmi su Facebook: "La piccola biblioteca dei libri dimenticati" :)

    ha scritto il 

  • 4

    Non amo Hemingway, non siamo in sintonia e non amo il suo modo di scrivere. Tuttavia, "Addio alle armi" è un grande libro. Immagini come andrà a finire dopo 20 pagine, ma rimane una grande testimonian ...continua

    Non amo Hemingway, non siamo in sintonia e non amo il suo modo di scrivere. Tuttavia, "Addio alle armi" è un grande libro. Immagini come andrà a finire dopo 20 pagine, ma rimane una grande testimonianza della follia della guerra e di una grande storia d'amore, che in quanto tale, finirà tragicamente. Chapeau

    ha scritto il 

  • 4

    "Ero sempre imbarazzato dalle parole sacro, glorioso e sacrificio e dall'espressione invano. Le avevamo udite a volte ritti nella pioggia quasi fuori dalla portata della voce, in modo che solo le par ...continua

    "Ero sempre imbarazzato dalle parole sacro, glorioso e sacrificio e dall'espressione invano. Le avevamo udite a volte ritti nella pioggia quasi fuori dalla portata della voce, in modo che solo le parole urlate giungevano, e le avevamo lette su proclami che venivano spiaccicati su altri proclami, da un pezzo, ormai, e non avevo visto niente di sacro, e le cose gloriose non avevano gloria e i sacrifici erano come i macelli di Chicago se con la carne non si faceva altro che seppellirla."

    E' stata una lettura dalle sensazioni contrastanti che non mi ha catturata da subito e mi ha fatta entrare lentamente nella storia. All'inizio ero molto più interessata ai risvolti della Grande Guerra per afferrarne meglio le dinamiche e le vite dei soldati mandati al macello, le conseguenze pagate dalle loro famiglie a casa se per caso disertavano e il ricatto psicologico sotto il quale, impauriti, andavano a battersi in una guerra che non avevano mai voluto. Invece i dialoghi, soprattutto quelli tra Frederic e Catherine mi lasciavano scettica (tanto da farmi ricordare i tormentoni del "mi ami? Ma quanto mi ami?" e nulla o poco più). Ma poi vi è stato un lento crescendo fino al concretizzarsi dell'addio del titolo e i due protagonisti hanno preso sempre più corpo e la loro vicenda personale ha preso il sopravvento lasciando la guerra sullo sfondo ma senza mai cancellare il suo influsso fino in fondo. Non svelo niente ma pure nel suo essere una storia senza speranza, nel suo essere asciutto e crudo, nel suo non abbellire alcuna parte, nemmeno forzatamente, è un romanzo che mi ha dato e lasciato molto a lettura ultimata perché fa sentire davvero il dramma che fu questa guerra e dà la breve illusione di una felicità a cui aggrapparsi.

    "Questo si faceva. Si moriva. Non si sapeva di cosa si trattasse. Non si aveva mai il tempo di imparare. Si veniva gettati dentro e si sentivano le regole e la prima volta che vi acchiappavano in fallo vi uccidevano."

    ha scritto il 

  • 4

    Fino alla seconda parte (compresa) il libro è un po' una palla, poi man mano prende piede e diventa sempre più interessante... dove interessante vuol dire nero e amaro. Lo stile è forse la cosa più di ...continua

    Fino alla seconda parte (compresa) il libro è un po' una palla, poi man mano prende piede e diventa sempre più interessante... dove interessante vuol dire nero e amaro. Lo stile è forse la cosa più difficile da digerire, non perché sia pesante ma perché, al contrario, è spesso fin troppo scarno; la scelta stilistica è quella di lasciar fare al lettore tutti i collegamenti, anche (e soprattutto) in riferimento ai pensieri e alle emozioni del protagonista: una volta che si comprende questo (e io ci ho messo un po'), il libro non può non colpire.

    ha scritto il 

  • 2

    Qualche riflessione

    C’è da confessare che non sono un grande appassionato di Hemingway. Da giovane adorai Il vecchio e il mare, con cui Ernest vinse il Pulitzer, ma poi non lessi altro di lui fino ad oggi.

    E c’è anche da ...continua

    C’è da confessare che non sono un grande appassionato di Hemingway. Da giovane adorai Il vecchio e il mare, con cui Ernest vinse il Pulitzer, ma poi non lessi altro di lui fino ad oggi.

    E c’è anche da confessare che ho faticato non poco a leggere Addio alle armi. Ho faticato perché spesso Hemingway usa uno stile ricco di coordinate (e c’era questo, e c’era quello, e poi accadde quell’altro…) che francamente non amo.

    Il resto della recensione qui: http://giovannigarufibozza.it/blog/2016/05/02/addio-alle-armi-la-pace-separata/

    ha scritto il 

  • 3

    Il mondo quelli che non spezza li uccide

    Una storia da cui trapelano dolcezza e solitudine contro un mondo assurdo che approva la guerra ma disapprova l'amore. Un mondo che spezza o uccide chi ama e coraggiosamente lotta.

    ha scritto il 

  • 0

    è un libro brutto che la storia della letteratura giustifica ed allora perché non parlarne come se fosse un panino che invece del contenuto mi lecca-lecca le dita sulla salsa che ne fuoriesce. io non ...continua

    è un libro brutto che la storia della letteratura giustifica ed allora perché non parlarne come se fosse un panino che invece del contenuto mi lecca-lecca le dita sulla salsa che ne fuoriesce. io non sono nessuno non essendo stato al fronte e, quindi, il lato geografico del dolore non mi tange. neanche dove possa trovarsi tra la bainsizza e caporetto: mi fa pensare ai luoghi non toccati il cui solo nome mi rabbrividisce cent'anni dopo. mi fa pensare ad una vera donna di gorizia che non è morta ma riesce ad essere memoria attraverso le sue generazioni. questo romanzo mi fa pensare solo ai luoghi, a boschi attraversati come se la letteratura fosse un disprezzo geografico. mi piace hemingway come fosse una canzone che non appartiene al cuore, ma usa accordi giusti. non giudico la scrittura e dove voglia arrivare, ma ho riletto questo romanzo sotto la pioggia, sotto i tetti e, purtroppo, sotto il verso spregiudicato dell'amore. una guerra è anche frutto dell'amore, ma il verso perso dalle lacrime è un verso (perso) di parole. non si tratta più di essere in sintonia, sarebbe facile giudicare. di hemingway mi piace la sua barba luccicata d'argento e forse la considerazione che avrebbe scritto meglio in francese.

    della guerra non ho molto da dire, come direbbero molto i miei amici. ma che belle notti si passano anche con un romanzo.

    ha scritto il 

  • 3

    Un ottimo antipasto considerando le portare del pranzo che questo sublime scrittore ci ha preparato nella sua carriera. Struggente storia, piena consapevole e già matura malgrado la giovane età dell'a ...continua

    Un ottimo antipasto considerando le portare del pranzo che questo sublime scrittore ci ha preparato nella sua carriera. Struggente storia, piena consapevole e già matura malgrado la giovane età dell'autore.

    ha scritto il 

  • 4

    La tragedia dell'amore e della guerra

    ADDIO ALLE ARMI - ERNEST HEMINGWAY
    L'inizio di questo romanzo mi ha mandato in paranoia. Infatti l'avevo abbandonato dopo le prime pagine per riprenderlo dopo un paio di letture. Non credo ci sia biso ...continua

    ADDIO ALLE ARMI - ERNEST HEMINGWAY
    L'inizio di questo romanzo mi ha mandato in paranoia. Infatti l'avevo abbandonato dopo le prime pagine per riprenderlo dopo un paio di letture. Non credo ci sia bisogno di raccontare la trama, per cui ne farò solo un breve accenno. Frederic è il figlio di un diplomatico americano che si arruola volontario credendo che la guerra sia poco più che un ideale affascinante. Scopre ben presto che la realtà è differente. Viene impiegato nelle seconde linee come autista di ambulanze adibito al trasporto di feriti dal fronte al presidio ospedaliero. La battaglia di Caporetto fa da sfondo a una storia che unisce e mescola tragicamente amore e guerra. È un romanzo che lascia un senso di vuoto, tristezza e sconfitta. È una di quelle storie in cui l'amore non perde solo una battaglia ma l'intera guerra. Ringrazio Monica per il bel regalo accompagnato da una banconota "esotica" come segnalibro.
    Ovviamente consigliato.

    ha scritto il 

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