Addio alle armi

Di

Editore: Mondadori (Il ponte 4)

3.9
(5194)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 417 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Tedesco , Spagnolo , Svedese , Polacco , Portoghese , Chi semplificata , Bulgaro , Catalano

Data di pubblicazione:  | Edizione 5

Traduttore: P. Russo , D. Isella , G. Ferrata ; Illustratore o Matitista: Renato Guttuso

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Copertina morbida e spillati , Tascabile economico , eBook

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
Collana IL PONTE,i Grandi Narratori Italiani e Stranieri IV.Con 8 illustrazioni di Renato Guttuso.
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  • 4

    One of the best known novels about WWI, I found this book to be very interesting and very well written. I was curious to read this book because I am familiar with many of the locations mentioned in t ...continua

    One of the best known novels about WWI, I found this book to be very interesting and very well written. I was curious to read this book because I am familiar with many of the locations mentioned in the book and wanted to read about them 100 years in the past. This is a combination war and love story, however the end surprised me

    ha scritto il 

  • 0

    Un 15% è il resoconto dettagliato degli alcolici ingurgitati (tanti) e del cibo (poco), un altro 15% un elenco logistico degli spostamenti e il resto?
    Al netto della censura fascista che ne impedì la ...continua

    Un 15% è il resoconto dettagliato degli alcolici ingurgitati (tanti) e del cibo (poco), un altro 15% un elenco logistico degli spostamenti e il resto?
    Al netto della censura fascista che ne impedì la pubblicazione perché parlava della disfatta di Caporetto e di diserzione non rimane un romanzo particolarmente interessante. Vorrei poter dare la colpa ad una traduzione con un linguaggio datato ma ho paura che non sia solo questo. Il fatto è che io la protagonista femminile l'ho trovata francamente ridicola nel suo continuo domandare: "Sono una brava moglie?".
    No, non lo sei, non rompere, questo qui è solo un beone che aveva voglia di fare la guerra e tu sei solo una lagna!

    ha scritto il 

  • 3

    E' a metà strada tra un romanzo di guerra e un romanzo "sentimentale". Il romanzo di guerra non ha la profondità "umanistica" di un Remarque; il romanzo "sentimentale" è, soprattutto alla fine, tirato ...continua

    E' a metà strada tra un romanzo di guerra e un romanzo "sentimentale". Il romanzo di guerra non ha la profondità "umanistica" di un Remarque; il romanzo "sentimentale" è, soprattutto alla fine, tirato troppo per le lunghe. La cosa che più affascina in "Addio alle armi" è il senso di morte, di decadenza che aleggia per l'intera narrazione. Niente è durevole: è un tempo mobile, instabile pronto a lacerarsi improvvisamente. Le pagine migliori, a mio avviso, sono quelle che precedono e seguono la rotta di Caporetto (con il viaggio avventuroso del protagonista per tornare a Milano). L'Hemingway dei racconti ha comunque tutta un'altra statura.

    ha scritto il 

  • 1

    Noioso e melenso

    Qualcuno per favore mi spieghi perchè questo autore sia così tanto osannato. La sua figura dell'eroe non è eroica, per lui l'eroe è quello che scappa davanti alle sue responsabilità. La società modern ...continua

    Qualcuno per favore mi spieghi perchè questo autore sia così tanto osannato. La sua figura dell'eroe non è eroica, per lui l'eroe è quello che scappa davanti alle sue responsabilità. La società moderna portando ad esempio queste figure si è ridotta a quello che è, una società di gente che davanti alle sue responsabilità scappa, si rifugia nel suo intimo e non è capace di affrontare la realtà. L'intellighentia che domina il panorama "culturale" ha promosso e veicolato le idee di questo autore perchè consone con un disegno egemonico di pulizia dei cervelli, ed in questo l'autore è completamente organico a questo gioco. Ma a parte queste considerazioni il libro è brutto, noioso e melenso.

    ha scritto il 

  • 3

    Una storia che segue una linea per niente dritta, non così prevedibile, anche se piuttosto "normale" se consideriamo i singoli eventi. Normale lo dico io oggi, ma normale non doveva sembrare 100 anni ...continua

    Una storia che segue una linea per niente dritta, non così prevedibile, anche se piuttosto "normale" se consideriamo i singoli eventi. Normale lo dico io oggi, ma normale non doveva sembrare 100 anni fa per i temi trattati, lo stile semplice quasi didascalico (ma anche capace di rappresentare con pochi tratti emozioni e sentimenti complessi) e le vicende borderline dei due protagonisti.
    Il mio voto non è alto perchè probabilmente l'ho letto in un momento sbagliato o, più precisamente, sono in questo momento la persona sbagliata e l'ho trovato appassionante ma non molto sorprendente mentre io nel leggere, non avendo gli strumenti per una comprensione profonda/storica del testo letterario, cerco qualcosa che mi stupisca di più.

    ha scritto il 

  • 5

    «Stavo andando a dimenticare la guerra. Avevo fatto una pace separata.»

    Composto convulsamente tra il 1928 e il 1929, "A Farewell to Arms" è un romanzo dello scrittore statunitense Ernest Hemingway am ...continua

    «Stavo andando a dimenticare la guerra. Avevo fatto una pace separata.»

    Composto convulsamente tra il 1928 e il 1929, "A Farewell to Arms" è un romanzo dello scrittore statunitense Ernest Hemingway ambientato durante la campagna italiana della Prima Guerra Mondiale (dal 1916 al 1917).
    Fu immediatamente un successo clamoroso tanto che ad un anno dalla pubblicazione vennero vendute 28.000 copie in competizione solo con l'altro grande romanzo sulla guerra, "Niente di nuovo sul fronte Occidentale", ad opera dello scrittore E.M. Remarque.
    Completamente diversa la sorte nel Bel Paese.
    La sua pubblicazione fu vietata fino al 1945 poiché il contenuto era stato considerato dal governo fascista di Benito Mussolini fortemente sovversivo in quanto non solo il protagonista era un disertore, ma innanzitutto perché veniva descritta in maniera impietosa la disfatta di Caporetto del 1917.
    In realtà la prima versione italiana la dobbiamo a Fernanda Pivano che nel 1943 la tradusse clandestinamente.
    Cosa che le costò l'arresto a Torino nello stesso anno.
    Lo scrittore americano ne rimase profondamente colpito, tanto che avrebbe scelto sempre e solo lei per le sue future traduzioni in italiano delle sue opere.
    Basato sulle esperienze dello stesso scrittore al fronte, come suo solito Ernest Hemingway fa confluire personaggi reali nella trama narrativa.
    Sembra che si sia ispirato all'infermiera conosciuta in convalescenza a Milano, Agnes Von Kurowvky, per il personaggio dell'affascinante Catherine.
    In realtà molto probabilmente si tratta di un mix femminile tra il dolce caratttere remissivo dell'amata e rimpianta Hadley e l'effervescenza sensuale della seconda moglie Pauline.
    Protagonista della storia è il tenente Frederic Henry, unico figlio di un ambasciatore americano che, arruolatosi volontario nell'esercito italiano come conducente della Croce Rossa, s'innamora perdutamente della bella infermiera Catherine Barkley.
    Un amore travolgente da andare oltre ogni barriera, oltre gli orrori della guerra.
    Ed è proprio da quest'ultima che Frederic fugge, disertando, alla ricerca di una nuova vita accanto alla sua amata e al loro bambino che sta per venire al mondo.
    Su tutto una pioggia battente che per tutta la narrazione si carica di un significato simbolico negativo.
    Sarà proprio la stessa Catherine a profetizzarne gli eventi infausti:

    «Ho paura della pioggia perché a volte mi ci vedo morta dentro.»

    "Pioggia", sarà poi l'ultimo termine con cui Hemingway conclude il romanzo, quando Frederic distrutto dal dolore per la perdita dell'amata e del bambino, torna desolatamente in albergo.
    "A Farewell to Arms" esprime alla perfezione lo stato d'animo della Lost Generation, quando i valori tradizionali - come il patriottismo, l'onore, la chiamata alle armi - si andavano via via sgretolando, senza però riuscire a crearne di nuovi.
    Ad impreziosire il tutto la prosa schietta e asciutta dello scrittore americano il cui intento non era quello di fornire al lettore una descrizione dettagliata delle vari fasi della guerra, ma piuttosto di quanto fosse sconfortante parteciparvi.
    Niente di glorioso o di eroico quindi, ma solo una forza cieca e terribile che spezza giovane vite (come l'accorata morte di Aymo) o ardenti aspirazioni.
    Il significato amaro e tristemente malinconica deve servire da monito per queste e per le future generazioni, fin quando non sparirà la parola "guerra" dal nostro vocabolario.

    «No. Non troviamo mai niente. Siamo nati con tutto quello che abbiamo e non impariamo mai. Non troviamo mai niente di nuovo. Incominciamo tutti già completi.»

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Hemingway, Italia, 1918

    Leggere "addio alle armi" nel 2016 senza tenere a mente che si tratta di un libro pubblicato nel 1929 significa rischiare di sottovalutare l'importanza di questo testo. La Pivano nel '43 tradusse clan ...continua

    Leggere "addio alle armi" nel 2016 senza tenere a mente che si tratta di un libro pubblicato nel 1929 significa rischiare di sottovalutare l'importanza di questo testo. La Pivano nel '43 tradusse clandestinamento questo libro e venne arrestata dalla polizia fascista.
    Hemingway dà voce alla lost generation che rifiuta i valori che la disgustano ma, come Catherine non sopravvive al parto, essa non riesce a darne alla luce di nuovi e vivi.

    ha scritto il 

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