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Addio alle armi

By Ernest Hemingway

(1423)

| Paperback | 9788804451051

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Book Description

338 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Lo stile di Hemingway non mi fa impazzire ma la parte finale del libro è veramente appassionante, struggente, mi è piaciuta proprio tanto, si è riconquistata mezza stelletta!

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    lasaretta75 said on Sep 1, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Questo si faceva. Si moriva. Non si sapeva di cosa si trattasse. Non si aveva mai il tempo di imparare.

    Non c’è recensione migliori che riportare quattro brevi, folgoranti passaggi:
    Ora Catherine sarebbe morta. Questo si faceva. Si moriva. Non si sapeva di cosa si trattasse. Non si aveva mai il tempo di imparare. Si veniva gettati dentro e si sentivano ...(continue)

    Non c’è recensione migliori che riportare quattro brevi, folgoranti passaggi:
    Ora Catherine sarebbe morta. Questo si faceva. Si moriva. Non si sapeva di cosa si trattasse. Non si aveva mai il tempo di imparare. Si veniva gettati dentro e si sentivano le regole e la prima volta che vi acchiappavano in fallo vi uccidevano. Oppure vi uccidevano gratuitamente come Ajmo. O vi davano la sifilide come a Rinaldi. Ma alla fine vi uccidevano. Ci si poteva contare. Girateci intorno e vi uccidono.
    Se la gente porta tanto coraggio in questo mondo, il mondo deve ucciderla per spezzarla, così naturalmente la uccide. Il mondo spezza tutti quanti e poi molti sono forti nei punti spezzati. Ma quelli che non spezza li uccide. Uccide imparzialmente i molto buoni e i molto gentili e i molto coraggiosi. Se non siete fra questi potete esser certi che ucciderà anche voi, ma non avrà una particolare premura.
    «No. È il grande inganno: la saggezza dei vecchi. Non diventano saggi. Diventano attenti.»
    Mi piaceva scioglierle i capelli e lei sedeva sul letto e stava immobile tranne quando d’improvviso si gettava giù a baciarmi mentre glieli scioglievo, e io le toglievo le forcine e le posavo sul lenzuolo ed erano sciolti e la guardavo mentre stava immobile e poi le toglievo le ultime due forcine e cadevano tutti e lei abbassava la testa e ne eravamo immersi tutti e due ed era la sensazione di esser dentro a una tenda o dietro a una cascata. Aveva capelli meravigliosamente belli e a volte stavo sdraiato a guardarla mentre si faceva le trecce nella luce che entrava dalla finestra aperta e splendevano perfino nella notte come a volte splende l’acqua poco prima che sia giorno.
    E infine ecco cosa scrive nella introduzione:
    Il fatto che il libro fosse tragico non mi rendeva infelice perché ero convinto che la vita è una tragedia e sapevo che può avere soltanto una fine. Ma accorgersi che si era capaci di inventare qualcosa; di creare con abbastanza verità da esser contenti di leggere ciò che si era creato; e di farlo ogni giorno che si lavorava, era qualcosa che procurava una gioia maggiore di quante ne avessi mai conosciute. Oltre a questo, nulla importava.

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    Tiziano said on Aug 11, 2014 | Add your feedback

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    bello fino a metà o poco più, poi diventa un romanzo rosa

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    willer86 said on Aug 10, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    25-2014

    Nel novembre 1988, a quindici anni, lessi "Addio alle armi", rubandolo dalla libreria dei miei genitori. Fu il libro che mi fece innamorare di Hemingway e della sua prosa secca e asciutta, e mi spinse a leggere negli anni successivi tutti i suoi lavo ...(continue)

    Nel novembre 1988, a quindici anni, lessi "Addio alle armi", rubandolo dalla libreria dei miei genitori. Fu il libro che mi fece innamorare di Hemingway e della sua prosa secca e asciutta, e mi spinse a leggere negli anni successivi tutti i suoi lavori. Ora rileggo "A farewell to arms" dopo oltre 25 anni, direttamente in inglese, ed è una riscoperta che fa bene. Alcune sezioni sono strepitose: la ritirata da Caporetto verso il Piave con l'esercito italiano in rotta; la convalescenza a Milano e l'amore per l'infermiera Catherine; la fuga in barca verso la Svizzera; l'epilogo tragico in cui vien fuori tutto il pessimismo dell'Hem più nero. E' un libro del 1929, ma vale da solo mezza libreria di contemporanei....

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    said on Aug 6, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    "Ero sempre imbarazzato dalle parole sacro, glorioso e sacrificio. Le avevamo udite a volte ritti nella pioggia, quasi fuori dalla portata della voce, in modo che solo le parole urlate giungevano, e le avevamo lette sui proclami e da un pezzo orm ...(continue)

    "Ero sempre imbarazzato dalle parole sacro, glorioso e sacrificio. Le avevamo udite a volte ritti nella pioggia, quasi fuori dalla portata della voce, in modo che solo le parole urlate giungevano, e le avevamo lette sui proclami e da un pezzo ormai, e non avevo visto niente di sacro, e le cose gloriose non avevano gloria e i sacrifici erano come i macelli. Parole astratte come gloria, onore, coraggio o dedizione erano oscene accanto ai nomi concreti dei villaggi, ai numeri delle strade, ai nomi dei fiumi, ai numeri dei reggimenti e alle date. "

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    Valentina said on Jul 25, 2014 | Add your feedback

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