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Adiós a Berlín

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Publisher: Del Taller De Mario Muchnik

4.0
(357)

Language:Español | Number of Pages: 232 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Italian , English , German , Catalan

Isbn-10: 849530306X | Isbn-13: 9788495303066 | Publish date: 

Translator: Jaime Gil de Biedma

Also available as: Hardcover , Others

Category: Fiction & Literature , History

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Book Description

Adiós a Berlín combina la realidad con la ficción, y el Christopher Isherwood de la novela, aun siendo el narrador, no es necesariamente el autor. Personajes marginales, a menudo cómicos, viven vidas desordenadas, hasta torpes, como exiliados en Berlín, bajo la amenaza del horror que se avecina.

La novela perdura como un documento acerca de una ciudad harapienta y corrupta -como lo eran en los años treinta el estado y el pueblo alemanes-, y la claudicación ante el nazismo en ciernes y el egoísmo de un generalizado sálvese quien pueda. El consumado oficio de Isherwood convierte el documento en literatura.

Sorting by
  • 3

    Berlino bella

    Oltre a un quadro davvero suggestivo dello splendore di Berlino prima della guerra, non sono riuscita a cogliere altro. Forse era sufficiente gustarsi il quadro e non aspettarsi altro.

    said on 

  • 4

    Una scrittura scorrevolissima per un argomento drammatico e cruciale della nostra storia, purtroppo sempre attuale. Può un tale argomento essere trattato con tanta leggerezza? Isherwood dimostra in qu ...continue

    Una scrittura scorrevolissima per un argomento drammatico e cruciale della nostra storia, purtroppo sempre attuale. Può un tale argomento essere trattato con tanta leggerezza? Isherwood dimostra in questo caso che leggerezza non sempre coincide con superficialità. Consigliatissimo

    said on 

  • 4

    Il tramonto della Repubblica di Weimar

    Ho molto amato il film Cabaret e finalmente Adelphi ha ripubblicato il bel romanzo a episodi pubblicato nel 1939, in forma di diario, al quale Bob Fosse si è ispirato.
    Ciò che più mi è piaciuto del li ...continue

    Ho molto amato il film Cabaret e finalmente Adelphi ha ripubblicato il bel romanzo a episodi pubblicato nel 1939, in forma di diario, al quale Bob Fosse si è ispirato.
    Ciò che più mi è piaciuto del libro di Isherwood è la descrizione dei vari ambienti sociali della Berlino dell'epoca: le descrizioni degli interni delle abitazioni, in particolare, sono un capolavoro di acume e di ironia. Nella prime pagine c'imbattiamo nella superba descrizione delle suppellettili che decorano l'appartamento di Fräulein Schroeder, la signorina attempata che subaffitta alcune stanze della sua casa per tirare avanti a fine mese. E' un vero pezzo di bravura, la fotografia di un salotto Biedermeier della media borghesia già in declino, destinata a essere spazzata via a breve insieme a tutto il resto. La riporto per intero: par di leggere la versione teutonica delle "piccole cose di pessimo gusto" evocate da Guido Gozzano, con ben altri sinistri presagi...

    "Il lavabo è un santuario gotico. Ed è gotico anche l'armadio, con i vetri lavorati di una cattedrale: Bismarck fronteggia il re di Prussia sulle ante colorate. La mia sedia migliore potrebbe passare per il soglio di un arcivescovo. In un angolo, tre alabarde medioevali false (di una compagnia teatrale itinerante?) si incrociano formando un attaccapanni a stelo. Ogni tanto Fräulein Schroeder svita le lame delle alabarde e le lucida. Sono pesanti e affilate quanto basta per uccidere.
    Tutto nella stanza è così: inutilmente solido, insolitamente pesante, pericolosamente tagliente. Qui, alla scrivania, mi trovo faccia a faccia con una falange di oggetti metallici: un paio di candelabri a forma di serpenti intrecciati, un posacenere da cui spunta la testa di un coccodrillo, un tagliacarte copiato da uno stiletto fiorentino, un delfino in ottone che sulla punta della coda regge un piccolo orologio rotto. Qual è il destino di simili cose? Sembrano indistruttibili. Probabilmente resteranno integre per migliaia di anni: la gente le ammirerà nei musei. O forse verranno semplicemente fuse per fare munizioni in tempo di guerra. Ogni mattina, Fräulein Schroeder le sistema con grande precisione in posizioni immutabili: e lì stanno, com un'inflessibile esposizione delle sue opinioni circa il Capitale e la Società, la Religione e il Sesso".

    Non è un caso che questo originale diario, dopo alcuni episodi che ci regalano paradigmatici ritratti di amici e conoscenti di varia estrazione sociale incontrati durante gli anni di soggiorno a Berlino e un ultimo capitolo, fratto e nervoso, dove il testimone Isherwood annota il rapido precipitare degli eventi, si chiuda tornando alla nostra matura signorina, esempio della totale cecità con la quale la società tedesca si lasciò trascinare nell'abisso:

    "Domani parto per l'Inghilterra. Tornerò qui tra qualche settimana, ma solo per prendere le mie cose prima di lasciare Berlino per sempre.
    La povera Fräulein Schroeder è inconsolabile: 'Non troverò mai un altro gentiluomo come lei, Herr Isservut. sempre così puntuale con la pigione... Non capisco proprio perché vuole andarsene da Berlino, così, tutt'a un tratto... '
    E' inutile cercare di spiegarglielo o parlare di politica. Lei si sta già adattando, così come si adatterà a ogni nuovo regime. Stamane l'ho sentita persino nominare con tono riverente 'der Führer', ciacolando con la moglie del portiere. Se qualcuno provasse a ricordarle che alle elezioni dello scorso novembre ha votato comunista, con tutta probabilità negherebbe con veemenza, e in perfetta buona fede. Si sta semplicemente acclimatando, in ossequio alla legge naturale, al modo di un animale che cambia il pelo ai primi freddi. Migliaia di persone come Fräulein Schroeder si stanno acclimatando. Dopotutto, chiunque sia al governo, sono condannate a vivere in questa città".

    said on 

  • 4

    Soltanto dopo aver letto l'ultima parola del libro ci si rende conto della grande opera compiuta dall'autore. Come quando di fronte ad un quadro fai due passi indietro e ti accorgi della bellezza del ...continue

    Soltanto dopo aver letto l'ultima parola del libro ci si rende conto della grande opera compiuta dall'autore. Come quando di fronte ad un quadro fai due passi indietro e ti accorgi della bellezza del dipinto.

    said on 

  • 5

    “Voi vi preparate alla guerra,” dice indignato. E sebbene non s’interessi affatto di politica quasi sempre si riscalda.
    “Mi scusi,” lo contraddice uno dei ragazzi, “lei si sbaglia. Il Fuhrer non vuole
    ...continue

    “Voi vi preparate alla guerra,” dice indignato. E sebbene non s’interessi affatto di politica quasi sempre si riscalda.
    “Mi scusi,” lo contraddice uno dei ragazzi, “lei si sbaglia. Il Fuhrer non vuole la guerra. Il nostro è un programma di pace onorevole. Però…” aggiunse golosamente, illuminandosi, “La guerra è bella, sa? Pensi agli antichi greci!”
    “Gli antichi greci,” obietto, ”non usavano i gas asfissianti.”
    I ragazzi accolgono con disprezzo la mia casistica. “Questa è una questione puramente tecnica,” risponde sdegnosamente uno di loro.

    Raccolta di appunti, di impressioni, di episodi, di ritratti, di brevi storie, con un forte sapore di autenticità, di testimonianza. Il giovane Isherwood passa qualche anno a Berlino e racconta, con semplicità, quello che vede. E’ il 1930, è la famosa Berlino della repubblica di Weimar, la Berlino capitale di una disastrosa crisi economica, la Berlino in furiosa lotta politica fra comunisti e nazisti, la Berlino audace, febbrile e decadente dei cabaret (e dell’omonimo film Cabaret di Fosse, tratto proprio da questo libro seppure con molta fantasia), la Berlino in grande fermento culturale: c’erano in quegli anni, è vero, Thomas e Heinrich Mann, Bertold Brecht, Joseph Roth, Stefan Zweig, Isaak Babel’, Walter Benjamin, Elias Canetti (che pure raccontò questa stessa Berlino nel Frutto del fuoco). Ma il bello è, per una volta, che Isherwood non conobbe nessuno di loro. Fece invece amicizia con una sventata ragazza di facili costumi (che assomiglia moltissimo alla Holly di Colazione da Tiffany, davvero moltissimo!), con un giovane ed eccentrico milionario ebreo, con una buffa e patetica padrona di casa alle prese con la grande crisi, con giovani avventurieri, più o meno alcolizzati, disposti a tutto, buttati nella mischia. Il nazismo avanza, molti fuggono, altri restano a guardare come ipnotizzati, la minaccia della guerra incombe, c’è un senso di ineluttabile, fatale disperazione.
    Bellissimo.

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  • 5

    "Sally Bowles" è la storia di un'amicizia; "I Landauer" è il canto della ricca borghesia ebraica berlinese al crepuscolo con l'avvento di Hitler, straordinario; il Diario finale del '32 e '33 è il rac ...continue

    "Sally Bowles" è la storia di un'amicizia; "I Landauer" è il canto della ricca borghesia ebraica berlinese al crepuscolo con l'avvento di Hitler, straordinario; il Diario finale del '32 e '33 è il racconto in presa diretta di una serie di episodi a cui Isherwood assistette nei terribili e violenti giorni dell'ascesa al potere del Führer, un resoconto eccezionale per capire come doveva essere vivere a Berlino in quel breve periodo decisivo che cambiò la storia dell'Europa.
    Isherwood è un colto britannico che, nel suo periodo berlinese, quando si guadagnava da vivere insegnando inglese, conobbe e frequentò tutte le classi sociali - la sua non è una visione parziale e esclusivamente borghese della società, come dimostra "I Nowak".
    L'eleganza della scrittura di Isherwood, la sua essenzialità e acutezza mi sorprendono ancora una volta.

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  • 5

    Normalità e tragedia nella Berlino pre-nazista

    Gli anni '30 a Berlino tra normalità ed anche gaiezza del vivere e il nazismo in avvicinamento. Il razzismo sotteso ai discorsi della gente comune ed il clima fetido e l'arroganza della dittatura che ...continue

    Gli anni '30 a Berlino tra normalità ed anche gaiezza del vivere e il nazismo in avvicinamento. Il razzismo sotteso ai discorsi della gente comune ed il clima fetido e l'arroganza della dittatura che verrà.
    Una scrittura intensa, accurata e lieve. Una libro bellissimo per cogliere un clima storico ed umano; meglio di un trattato di storia.

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  • 4

    Un universo costellato da elementi che sembra non si incontreranno mai ma che, a tratti anche molto consapevolmente, si avviano verso la medesima catastrofe, del tutto resistibile. Non è affatto asett ...continue

    Un universo costellato da elementi che sembra non si incontreranno mai ma che, a tratti anche molto consapevolmente, si avviano verso la medesima catastrofe, del tutto resistibile. Non è affatto asettico, ma conserva quello sguardo che si protende al di fuori di un sé sospeso tra una storia che è e una storia che sarà, dove la seconda sembra influenzare la prima, più che viceversa.

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