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Adiós muchachos

Di

Editore: Net

3.4
(174)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 191 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese , Ceco

Isbn-10: 8851523576 | Isbn-13: 9788851523572 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: S. Geroldi

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Mystery & Thrillers , Non-fiction

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Descrizione del libro
A causa della crisi economica che colpisce Cuba, Alicia elabora unostratagemma per adescare turisti danarosi in cerca di emozioni per le viedell'Avana. Recitando la parte della brava ragazza in disgrazia, riesce afarsi ricoprire di doni costosissimi, anche se il suo scopo primario è quellodi trovare un miliardario che la porti via dalla miseria. L'incontro conVictor King sembra essere la sua grande occasione, peccato solo che lui abbiauna moglie: questo non basta però a scoraggiare Alicia.
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  • 4

    Il libro inizia in modo un pò lento. Chavarría si perde in descrizioni che potrebbero essere evitate ma tant'é... Non fatevi, però, ingannare!! Dopo le prime 30 pagine (più o meno) il ritmo si velocizza e saltano fuori particolari inaspettati! Non riuscirete a smettere di leggerlo!

    ha scritto il 

  • 2

    Erotismo e culi alla Manara ma senza la levità ironica del suo maestro; disegno mediocre,questo per Bacilieri; trama e caratteri dei personaggi scontati e di basso livello per Chavarria. Deludente davvero.

    ha scritto il 

  • 4

    Da leggere con divertimento sotto l'ombrellone, Daniel Chavarria con uno stile scorrevole e lineare ci regala una storia ricca di sensualità e colpi di scena, c'è anche la giusta dose di macabro cinismo che non ti aspetti. Quattro stellette.

    ha scritto il 

  • 4

    Proprio quel che non ti aspetti.

    Alla fine questo piccolo libricino mi ha stupito.


    Alicia è una giovane cubana con un sogno, poco romantico e molto concreto: adescare uno straniero miliardario e sposarlo. Se poi è piacente tanto meglio. Di questo necessità ha fatto virtù, o vizio sarebbe meglio dire. Con la complicità di ...continua

    Alla fine questo piccolo libricino mi ha stupito.

    Alicia è una giovane cubana con un sogno, poco romantico e molto concreto: adescare uno straniero miliardario e sposarlo. Se poi è piacente tanto meglio. Di questo necessità ha fatto virtù, o vizio sarebbe meglio dire. Con la complicità di sua madre Marguerita, ha organizzato uno stratagemma invidiabile: succintamente vestita (ma non volgarmente), pedalando in modo vigoroso e sensuale una bicicletta, attira l’attenzione del pollo di turno ed al momento opportuno sfila un pedale fingendo una proverbiale caduta. Recitazione degna di un’attrice. Seguono le immediate ed attese attenzioni dell’ignaro adescato che si offre di accompagnare a casa la provocante studentessa, casa nella quale gli viene casualmente offerto di rimanere a cena per assaggiare la stupefacente cucina di Marguerita e … godere delle attenzioni di Alicia. Non si accettano soldi, perché sia chiaro che Alicia è una bravissima ragazza e non una prostituta! Non sia mai! Cosa pensa questa gente? Di pagarla come se fosse una professionista? Sarà una ragazza con scarsi mezzi, ma insomma, ha la sua dignità!!! E anche qui, meriterebbe l’Oscar. Il risultato è che quasi tutti le offrono regali e qualcuno le propone persino il matrimonio; Alicia, però, aspetta l’affare del secolo. Victor King, collaboratore di una multinazionale, si trova a Cuba assieme al suo capo Hendryck (Rieks) Groote, proprietario della Groote Inc ed ad un altro socio Jan Van Dongen. Il siparietto di Alicia ottiene l’effetto desiderato su Victor, il quale, dopo una notte appassionata, offre alla ragazza un lavoro strapagato a tempo pieno: lei adescherà persone segnalate da sua moglie Elizabeth e le porterà lì dove metterà in scena il suo show a beneficio dei coniugi che assisteranno indisturbati da dietro uno specchio. Alicia accetta, inconsapevole del fatto che Victor le sta propinando una serie di clamorose bugie, a parte lo scopo del lavoro. Lui non ha una moglie, tanto per cominciare, non si chiama Victor King ma Henry Moore e non ha la fedina penale pulita. Elizabeth invece “esiste” davvero, peccato che non sia una donna, ma un transgender, ovvero Rieks Groote. Non ci sarebbe necessità di svelare tutte queste informazioni, se non fosse che una sera, dopo l’ennesimo show di Alicia, in un momento di relax, Elizabeth, visibilmente sbronza, scivolando su un’oliva, cadendo rovinosamente a terra davanti agli occhi impietriti di Victor, muore sul colpo. Qui inizia la parte decisamente più avvincente e bella del romanzo. Bisogna assolutamente architettare un piano. Davanti allo sbigottimenti sempre più crescente di Alicia, Victor racconta tutto per filo e per segno, compreso il fatto che se non si trova un’alternativa, lui potrà dire addio al suo lavoro e di conseguenza lei al suo. Decidono dunque di inscenare un finto sequestro con tanto di percosse a Victor e richiesta di tre milioni di dollari di riscatto. Ognuno avrà la propria parte, meticolosamente studiata ed una volta inscenato il tutto, mentre la ragazza torna a casa, Victor (ferito e stordito) si fa accompagnare a casa di Van Dongen per recitare l’atto iniziale della farsa. Lavorando all’interno dell’azienda, saprà sempre i movimenti e le decisioni degli altri e non gli sarà difficile manovrare la consegna del riscatto, che ovviamente riscuoterà la sua complice. Almeno in teoria, perché i colpi di scena da qui alla fine, davvero non si risparmiano.

    Per le prime 80 pagine mi sono chiesta che storia Chevarrìa mi volesse raccontare, va bene che la vita di Alicia era già di per sé una buona base, ma sinceramente ci sarei rimasta molto male se fosse stato tutto lì. Nonostante un linguaggio scorrevole e mai volgare, la descrizione (alle volte troppo dettagliata) delle prodezze della cubana cominciava a darmi noia. E sono stata piacevolmente sorpresa quando la storia, dopo l’adescamento di Victor, fa un brusco cambiamento di genere… passando al romanzo giallo. Una svolta che non ti aspetti e che rende assolutamente geniale questo libricino, accattivando il lettore fino all’ultima pagina.

    ha scritto il 

  • 3

    Brioso

    Una piccola botta di vita. Una ventata fresca che ti fa sprigionare allegria e simpatia per Cuba e il suo popolo, in particolare per quello femminile. Peccato però che le tinte gialle (poco brillanti) del romanzo e un troppo affrettato finale offuschino non poco la spensieratezza del racconto ...continua

    Una piccola botta di vita. Una ventata fresca che ti fa sprigionare allegria e simpatia per Cuba e il suo popolo, in particolare per quello femminile. Peccato però che le tinte gialle (poco brillanti) del romanzo e un troppo affrettato finale offuschino non poco la spensieratezza del racconto

    ha scritto il 

  • 3

    Mi aspettavo di più.
    Impregnato di colpi di scena, la trama si snoda fra i ritmi sensuali di una salsa cubana molto hot, intime proposte "sui generis" e un pizzico di suspense tipica del romanzo giallo.
    Molto humor e leggerezza, con un finale che somiglia all'ultima riga delle fiabe.< ...continua

    Mi aspettavo di più.
    Impregnato di colpi di scena, la trama si snoda fra i ritmi sensuali di una salsa cubana molto hot, intime proposte "sui generis" e un pizzico di suspense tipica del romanzo giallo.
    Molto humor e leggerezza, con un finale che somiglia all'ultima riga delle fiabe.

    ha scritto il 

  • 3

    Adios muchachos

    Lettura leggera che non rientra nel giallo, che ammicca al pulp ma che non soddisfa entrambi i generi. Il finale è troppo inverosimile. Peccato

    ha scritto il 

  • 4

    Ammetto! L’ho comprato perché è disegnato da Bacilieri. Adocchiato in una fumetteria di Parigi (là dove di fumetti se ne intendono, hanno, addirittura, un ministero, e i “fumettisti” godono di una certa credibilità intellettuale e della pensione! … pensa un po’ che popolo “obsoleto”) e non acquis ...continua

    Ammetto! L’ho comprato perché è disegnato da Bacilieri. Adocchiato in una fumetteria di Parigi (là dove di fumetti se ne intendono, hanno, addirittura, un ministero, e i “fumettisti” godono di una certa credibilità intellettuale e della pensione! … pensa un po’ che popolo “obsoleto”) e non acquistato per pura pigrizia (uscirà in Italia, prima o poi), ora l’ho acquistato e, letteralmente, divorato.
    Punto Primo: è vero, Bacilieri disegna, ma la sceneggiatura è di Matz, mentre il soggetto, o meglio il libro da cui è tratto è di un autore sudamericano (Daniel Chavarría)
    Parte A: i disegni. Bacilieri non delude, il suo tratto è perfetto per il tipo di storia. Perde però di impatto visivo nella ricerca della “linea chiara” tipica del mercato francofono. Bacilieri è disegnatore del “grottesco”, ha bisogno di deformare anatomie e composizione della tavola per dare il meglio di se. Certo, nella graphic novel, ci si imbatte nelle sue “trovate”, ma sono poche. Il colore poi, un po’ “ammazza” il tratto e “spegne” le chine.
    Parte B: la sceneggiatura. Suddivisa in piccoli capitoli scorre velocemente, la tensione è costantemente tenuta ad alti rpm. Terminato un capitolo si ha voglia di iniziare a leggere il successivo. L’Avana è sullo sfondo (peccato), ma la storia è uno spaccato di società cubana (interessante) e l’intreccio è un susseguirsi di colpi di scena (alcuni impensabili).
    Parte C: il libro. Non conosco l’autore, ma entrerà nella mia wish-list, perché immagino che, con il più ampio respiro che di solito dà un romanzo,ci sono ulteriori possibilità di divertimento e coinvolgimento.
    Conclusioni: immagini e storia si integrano bene, un esempio (ulteriore) che la nona arte non è una figlia illegittima di forme “più elevate intellettualmente”. Anche le “strisce” donano emozioni, pathos, intrattenimento, ma soprattutto voglia di “approfondimento”.
    Da leggere.

    ha scritto il