Adua

Di

Editore: Giunti (Italiana)

3.3
(68)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 183 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8809792343 | Isbn-13: 9788809792340 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

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Descrizione del libro
Adua è oggi una donna matura e vive a Roma da quando ha diciotto anni. È una vecchia Lira, così i nuovi immigrati chiamano le donne giunte nel nostro paese durante la prima ondata di immigrazione negli anni settanta. Ha da poco sposato un giovane Titanic, un immigrato sbarcato a Lampedusa, e medita di tornare in Somalia dopo la fine della guerra civile. Ormai sola (la sua amica Lul è già rientrata in patria e il giovane marito è interessato più a Facebook che a lei), Adua si confida con la statua dell'elefante che sorregge l'obelisco in piazza Santa Maria sopra Minerva. Piano piano gli racconta la sua storia: suo padre Zoppe, ultimo discendente di una famiglia di indovini, lavorava come interprete durante il regime e negli anni trenta baratterà involontariamente la sua libertà con la libertà del suo popolo. Adua, fuggita dai rigori paterni e dalla dittatura comunista, approda a Roma inseguendo il miraggio del cinema. Purtroppo l'unico film da lei interpretato, un porno soft dal titolo "Femina somala", sarà fonte solo di umiliazione e vergogna. Solo adesso Adua sente di essere pronta a riprendere in mano la sua vita.
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  • 4

    Un romanzo breve, ma molto intenso, da leggere tutto d'un fiato. Una scrittura pulita, incisiva ed efficace. Tre voci tessono insieme la trama, o, per dirla con le stesse parole dell'autrice, "ballano ...continua

    Un romanzo breve, ma molto intenso, da leggere tutto d'un fiato. Una scrittura pulita, incisiva ed efficace. Tre voci tessono insieme la trama, o, per dirla con le stesse parole dell'autrice, "ballano sull'architettura di una storia al plurale". Al plurale dal punto di vista storiografico, ma al singolare dal punto di vista umano. Sono le voci di un padre, una figlia e di un immigrato somalo in Italia, accordate su sfondi diversi, ma allo stesso tempo vicini.

    ha scritto il 

  • 2

    Più d’uno è narratore in questo romanzo: c’è Zoppe, il padre difficile con cui recuperare un rapporto interrotto, c’è Titanic il ragazzo scampato che ha attraversato il mare ed è sopravvissuto, e c’è ...continua

    Più d’uno è narratore in questo romanzo: c’è Zoppe, il padre difficile con cui recuperare un rapporto interrotto, c’è Titanic il ragazzo scampato che ha attraversato il mare ed è sopravvissuto, e c’è la madre di Adua, una grande assenza che pesa per tutto il racconto soprattutto attraverso le parole di Zoppe. Asha, che è una temeraria: ha grande coraggio e sfida la morte pur di essere se stessa. E, chiaramente, la protagonista indiscussa che vediamo ora bambina, ora attrice senza veli, ora materna a prendersi cura di un uomo bambino che le nasconde scappatelle virtuali. Adua vive così, fra privazioni e ricordi impastati di un’infanzia in fin dei conti normale per lei ma che normale proprio non è: fra una Somalia, colonia italiana negli anni 70, e I monumenti di Roma fra cui la protagonista si muove e con cui parla (ad esempio l’elefantino del Bernini al Pantheon), l’autrice ci mostra una realtà difficile da sopportare, una realtà di donne rattoppate in nome di valori e tradizioni per cui l’indignazione non è abbastanza e di certo non lo è ignorarla.

    ha scritto il 

  • 3

    Devo ammettere che forse partivo prevenuta verso questo libro, ma sebbene l'impressione finale che ne ho ricevuto non sia stata sgradevole, penso che non mi porterò dietro niente di questo libro. Per ...continua

    Devo ammettere che forse partivo prevenuta verso questo libro, ma sebbene l'impressione finale che ne ho ricevuto non sia stata sgradevole, penso che non mi porterò dietro niente di questo libro. Per carità, c'è tutto quello che fa il succo di una storia: c'è la migrazione, l'esilio, il ritorno circolare di personaggi e situazioni; la struttura narrativa, in breve , c'è ed è solida. Però mi rimane qualcosa di interrotto, di non detto ma lasciato proprio a metà, di uno sviluppo che poteva forse condurre più in là, verso una comprensione più completa. L'ho sentito incompleto, ma non volutamente; piuttosto come se quello fosse il massimo a cui potesse spingersi. Perciò un bel 3 di incoraggiamento, ma il mio genere, il mio cuore resta altrove.

    ha scritto il 

  • 5

    Adua, Zoppe, il colonialismo italiano e la vicenda torbida di un'immigrata nera nell'Italia del miracolo, Igiaba Scego disegna un quadro con diversi punti di vista che convergono nell'evidenza di vit ...continua

    Adua, Zoppe, il colonialismo italiano e la vicenda torbida di un'immigrata nera nell'Italia del miracolo, Igiaba Scego disegna un quadro con diversi punti di vista che convergono nell'evidenza di vite ai margini che i nostro "italiani brava gente" non vuole vedere. La scrittura scorre con una grazia tutta al femminile ma il racconto diventa duro ed aspro pur non perdendo mai la dolcezza di quegli occhi spalancati su un mondo ostile, lontano dai sogni. Adua è la metafora, azzeccata, di tante esistenze che si arenano sulla battigia di un'Italia indiferente e cinica, tronfia e felice della sua ignoranza. Da leggere.

    ha scritto il 

  • 3

    Ho trovato qui l'essenza del libro.
    "Io non ho mai pianto. Ma vedendo il tuo film ho pianto. Ho fallito in questa vita. Se ti ho permesso la mia stessa umiliazione significa solo che ho fallito. Io no ...continua

    Ho trovato qui l'essenza del libro.
    "Io non ho mai pianto. Ma vedendo il tuo film ho pianto. Ho fallito in questa vita. Se ti ho permesso la mia stessa umiliazione significa solo che ho fallito. Io non so trattare il prossimo, Adua. Quella scema di tua madre non l'ho saputa trattare. Mi amava troppo, la scema. La chiamavano Asha la Temeraria perché in fondo era incosciente e sposava le cause perse. Io ero la causa più persa di tutte. Si era innamorata dei mei occhi bisognosi. E io invece di accogliere il suo amore, mi ci scagliavo contro. Cercavo di distruggerla e insieme a lei di distruggere il suo amore. Nessuno mi ha mai amato tanto in questa vita. Nessuno mi ha mai dato così ragione e così torto. Asha, tua madre, voleva raddrizzarmi. Mi diceva: "Che vuoi che sia il passato? Ora puoi rimediare. Ora puoi riaggiustare tutto. Puoi migliorarti" . Era sempre entusiasta, sempre ottimista. Ci è morta con il suo ottimismo. [...] Ho frapposto tra noi l'indifferenza, poi un odio inventato, un terrore telecomandato come certe macchinine con cui giocano i bambini oggi. Non so, non ci ho saputo fare come padre. Forse ti dovrei chiedere scusa. Ma non ci riesco. Certe parole non le so usare. Però una cosa te la psso dire, ho capito, guardando il film, quanto hai sofferto in questa vita. Alla fine io e te non siamo diversi, qualcuno ci ha umiliato, schiacciato,. Io sono rimasto sotto. Sono stato sconfitto. Forse tu sarai più fortunata. Forse."

    ha scritto il 

  • 4

    Della Scego non avevo ancora letto niente, eccetto i suoi articoli (a partire da quelli di alcuni anni fa' su Carta), ma da tempo ne avevo voglia. Questa "Adua" e questo mio viaggio sono stati un'otti ...continua

    Della Scego non avevo ancora letto niente, eccetto i suoi articoli (a partire da quelli di alcuni anni fa' su Carta), ma da tempo ne avevo voglia. Questa "Adua" e questo mio viaggio sono stati un'ottima occasione d'incontro.
    La sua scrittura è ammaliante, come un cantico dal quale è piacevole lasciarsi trasportare.
    La storia - intreccio del colonialismo italiano nel corno d'Africa, della Somalia postconflitto e del dramma odierno dei migranti - è davvero potente e significativa.
    Tante buone ragioni per leggere questo romanzo, insomma!

    ha scritto il 

  • 5

    Due storie che a distanza di più di 30 anni corrono parallele. Due storie di fuga verso una speranza che che si rivela illusione, e di cosa venga dopo la disillusione. Perchè due parallele non si inco ...continua

    Due storie che a distanza di più di 30 anni corrono parallele. Due storie di fuga verso una speranza che che si rivela illusione, e di cosa venga dopo la disillusione. Perchè due parallele non si incontrano mai, ma in qualche caso possono divergere

    ha scritto il 

  • 0

    Adua: crocevia di migrazioni oltre le epoche

    “Adua”, il nuovo lavoro di Igiaba Scego è indubbiamente un romanzo di migrazioni. E non è riduttivo presentarlo così: perché anche se oramai agli onori delle cronache e anche se tutti ne sono arroga ...continua

    “Adua”, il nuovo lavoro di Igiaba Scego è indubbiamente un romanzo di migrazioni. E non è riduttivo presentarlo così: perché anche se oramai agli onori delle cronache e anche se tutti ne sono arrogantemente diventati degli esperti, le migrazioni portano con sé un carico umano complesso e multiforme, hanno una profondità di prospettive e di angolazioni che spesso soltanto chi possiede una notevole sensibilità può coglierli e presentarli in una forma che non sia di polemica o di assillo politico.
    http://www.notiziemigranti.it/news/index.php/2015/11/06/adua-crocevia-di-migrazioni-oltre-le-epoche/

    ha scritto il 

  • 3

    Adua e Zoppe

    Adua - Paternale - Zoppe. Adua - Paternale - Zoppe. Adua - Paternale - Zoppe. L'andamento del romanzo di Igiaba Scego, scrittrice italiana di origini somale, è sempre lo stesso. Un ritmo sinuoso e per ...continua

    Adua - Paternale - Zoppe. Adua - Paternale - Zoppe. Adua - Paternale - Zoppe. L'andamento del romanzo di Igiaba Scego, scrittrice italiana di origini somale, è sempre lo stesso. Un ritmo sinuoso e persistente come quello di una danza africana. Adua si chiama Adua perché suo padre ha voluto imporle il senso di una storica battaglia: "Ti ho dato il nome della prima vittoria africana contro l'imperialismo. Io, tuo padre, stavo dalla parte giusta. E non devi mai credere il contrario". Il tono perentorio ed inflessibile è quello che qualifica tutte le "paternali" del romanzo, inserti che scandiscono il fluire parallelo del racconto, nel tempo e nello spazio, di una figlia e di suo padre. Una cadenza che si ripete costante: Adua è a Roma, è una donna ormai matura e vive nel presente; suo padre Zoppe è in Somalia negli anni '30 e lavora per i conquistatori italiani come interprete. Lo scorrere delle "parti" ci descrive in maniera insolita e diversa la storia quasi dimenticata di quel lontano, inutile e persino un po' goffo, progetto imperialista che aveva invaghito gli italiani nei primi decenni del '900...

    Continua qui: http://www.lankelot.eu/letteratura/scego-igiaba-adua.html

    ha scritto il 

  • 4

    Dall'altra parte dello specchio

    Neri, musulmani... ci sono estranei, diversi... ma ci siamo chiesti come siamo noi per loro? Ce lo dice bene l'Autrice:
    "...a scuola circolavano nomi strani. C'erano un Mario in classe nostra e anche ...continua

    Neri, musulmani... ci sono estranei, diversi... ma ci siamo chiesti come siamo noi per loro? Ce lo dice bene l'Autrice:
    "...a scuola circolavano nomi strani. C'erano un Mario in classe nostra e anche una Ginevra. La pelle rosa come polpa di un pompelmo succoso. Rossa come il cocomero quando la maestra si rivolgeva a loro. Ginevra e Mario cambiavano spesso colore. A volte erano verdi, soprattutto per il raffreddore, o bianchi, quando si prendevano qualche brutto spavento. Erano buffi, con il loro arcobaleno. E sfortunati. Al contrario di me, che rimanevo sempre marroncina."
    L'Autrice ci guida a vedere passato e presente da un punto di vista contrario al nostro, ed è illuminante!

    ha scritto il 

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