Ajax, la squadra del ghetto

Il calcio e la Shoah

Di

Editore: Isbn Edizioni

3.6
(45)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 256 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Coreano

Isbn-10: 8876380132 | Isbn-13: 9788876380136 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Michela Canepari ; Revisore: Massimiliano Galli

Genere: Storia , Sport, Attività all\'aperto & Avventura

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Descrizione del libro
L'Ajax era la squadra del ghetto di Amsterdam. Ogni domenica, le bancarelle del mercato ebraico chiudevano in tempo per andare a vedere la partita. Poi è arrivato Hitler. Kuper, giornalista e scrittore olandese, racconta la tragedia della Shoah da un'angolazione inedita: quella delle pagine sportive dei vecchi giornali, delle storie dei tifosi e atleti sopravvissuti, degli archivi delle squadre olandesi. L'utilizzo del calcio da parte di Hitler e Mussolini viene calato da Kuper nella cronaca della partita, nella memoria del singolo atto di discriminazione. Il libro contiene un prezioso apparato fotografico: la nazionale inglese che fa il saluto nazista, la faccia di un'ala destra ebrea dell'Ajax, di cui Kuper ricostruisce gli ultimi giorni ad Auschwitz.
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    “Immaginate un giro turistico della città che parte dalla casa di Anna Frank. Ogni giorno, dalle nove di mattina questo edificio racconta a centinaia di turisti la seguente storia: i tedeschi volevano ...continua

    “Immaginate un giro turistico della città che parte dalla casa di Anna Frank. Ogni giorno, dalle nove di mattina questo edificio racconta a centinaia di turisti la seguente storia: i tedeschi volevano uccidere la famiglia Frank, così gli olandesi la nascosero, ma alla fine i tedeschi riuscirono a ucciderla ugualmente. Gli olandesi ne sono così dispiaciuti che hanno dedicato questa grande casa nel centro della loro capitale alla memoria di Anna.
    Un’altra versione della storia racconta che i Frank furono tra i pochi ebrei d’Olanda abbastanza fortunati da trovare un nascondiglio, ma furono traditi da un olandese e catturati nel loro rifugio segreto da un tedesco e da tre poliziotti olandesi, uno dei quali nel 1980 lavorava ancora nella polizia di Amsterdam”.
    Sta quasi alla fine del libro, ma ne sintetizza il senso: Kuper intende criticare la rappresentazione artefatta e consolatoria che molti olandesi si sono costruiti sulla Seconda guerra mondiale.

    Invasa il 10 maggio 1940, l’Olanda capitolò appena cinque giorni dopo. L’occupazione tedesca fu ordinata e ovattata: gli unici a soffrirne furono partigiani, zingari ed ebrei. Il bombardamento di Rotterdam del 14 maggio 1940 provocò almeno 900 morti. I Paesi Bassi si arresero il giorno dopo. La famiglia reale andò in esilio a Londra.
    Poi, “la gente continuò a vivere più o meno come prima”, fino all’inverno 1944-’45. Gli Alleati dovevano liberare il Paese entro la fine del ‘44, ma qualcosa andò storto e quell’inverno fu drammatico: fame e carestia uccisero migliaia di persone.

    In Olanda, il 15 settembre 1941, gli occupanti impongono che gli ebrei siano esclusi da tutti gli eventi sportivi.
    “Anziché sopravvivere semplicemente di fronte alle tremende difficoltà, durante la Seconda guerra mondiale, il calcio in Olanda fiorì… Il numero delle persone che giocava e che seguiva il calcio andò alle stelle”.
    Del resto, sotto l’occupazione, la maggior parte degli olandesi non scappava dal terrore, ma dalla noia, e “non avvertì alcun serio pericolo fino alla fine del 1944”. Il peggio che poteva capitare era che un figlio o il padre venissero mandati a lavorare, a pagamento, in Germania.
    Ambiguità, codardia, opportunistica rimozione dei fatti, caratterizzano l’atteggiamento della maggioranza degli olandesi rispetto all’occupazione nazista. Spiccano, in questo senso, gli ambienti legati all’Ajax, la società che aveva più ebrei fra i propri soci fino al 1941. Eppure, l’Ajax più di qualunque altra società cercò di aiutare gli ebrei durante la guerra. Il futuro presidente del grande Ajax di Cruyff, Jaap van Praag, trascorse due anni e mezzo nascosto in un appartamento di Amsterdam, come la famiglia di Anna Frank. La solidarietà fra i soci dell’Ajax fu taciturna, riservata, efficace. Anche sui tanti collaborazionisti, e persino sugli aguzzini degli ebrei, la società Ajax ha quasi sempre preferito tacere, minimizzare...

    ha scritto il 

  • 2

    in sintesi, il calcio negli anni del nazifascismo, partendo dall'esperienza dell'ajax e, più in generale, della guerra vista dall'olanda. ottima idea, che sembra fatta apposta per incastrare gente com ...continua

    in sintesi, il calcio negli anni del nazifascismo, partendo dall'esperienza dell'ajax e, più in generale, della guerra vista dall'olanda. ottima idea, che sembra fatta apposta per incastrare gente come me.

    ma ci fermiamo alle buone intenzioni. fondamentalmente lo trovo un saggio confusionario e scritto (tradotto?) male, dispersivo e male organizzato nei contenuti.

    mi viene da chiedermi perché un tale passo falso da parte di isbn, editore che apprezzo un sacco e che si è sempre distinto per la scelta intelligente delle cose da pubblicare e per la cura delle edizioni.

    ha scritto il 

  • 4

    Ben scritto, ironico anche quando parla di temi duri come la guerra, è capace di dare quel brivido a chi è convinto che il calcio non è solo un passatempo per miliardari ignoranti in calzoncini. [Evvi ...continua

    Ben scritto, ironico anche quando parla di temi duri come la guerra, è capace di dare quel brivido a chi è convinto che il calcio non è solo un passatempo per miliardari ignoranti in calzoncini. [Evviva Crujiff!]
    Playlist consigliata:
    - Wooden Wand and the Vanishing Voice: Gipsy Freedom
    - A Hawk And A Hacksaw And The Hun Hangar Ensemble
    - Thee Silver Mt Zion Memorial Orchestra and Tra-La-La Band - 13 Blues for Thirteen Moons

    ha scritto il 

  • 3

    E' un libro interessante questo qui di Simon Kuper. L'autore infatti prendendo spunto dalla storia della squadra dell'Ajax, da sempre definita la "squadra degli ebrei", fa una ricostruzione piuttosto ...continua

    E' un libro interessante questo qui di Simon Kuper. L'autore infatti prendendo spunto dalla storia della squadra dell'Ajax, da sempre definita la "squadra degli ebrei", fa una ricostruzione piuttosto attenta e dettagliata del calcio olandese (e non solo) durante la seconda guerra mondiale, del rapporto tra calcio, sport e nazismo e del loro utilizzo ai fini propagandistici e infine della storia dell'Olanda durante l'occupazione tedesca. Una storia che, come l'autore sottolinea più e più volte, non fu così goed come tradizionalmente si è portati a pensare. Se si vuole però fare una critica a questo libro sta proprio nel fatto che forse l'autore non è riuscito in pieno a dare una continuità alle moltissime storie presentate e a inserirle in una cornice storica forte che le rendesse pienamente comprensibili.

    In realtà il mio giudizio sarebbe di tre stellette. Ne metto però due perché l'edizione di questo libro è davvero pessima. Al costo di € 15,50 (io però l'ho preso in biblioteca) si legge un libro pieno zeppo di refusi, di errori di traduzione che sono talmente evidenti da risultare persino irritanti, e questo naturalmente influisce in maniera notevole sulla lettura del libro che di per sé ripeto è interessante.

    [questo commento è estrapolato da uno un po' più lungo e meditato che trovate qui: http://liberolamente.blogspot.com/2008/02/goed-vs-fout.html ]

    ha scritto il 

  • 3

    Prendendo lo spunto dalle vicende che attraversò durante l'occupazione tedesca l'Ajax, da sempre la squadra della comunità ebraica di Amsterdam, un libro sul rapporto tra calcio e nazismo. Lo spunto è ...continua

    Prendendo lo spunto dalle vicende che attraversò durante l'occupazione tedesca l'Ajax, da sempre la squadra della comunità ebraica di Amsterdam, un libro sul rapporto tra calcio e nazismo. Lo spunto è brillante, ma il libro è un po' confuso, senza un centro preciso e anche, secondo me, tradotto non tanto bene.

    ha scritto il