Al Dio sconosciuto

Di

Editore: Mondadori

4.0
(640)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 240 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo , Olandese , Tedesco , Portoghese , Turco

Isbn-10: 8804472359 | Isbn-13: 9788804472353 | Data di pubblicazione:  | Edizione 14

Traduttore: Eugenio Montale

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Tascabile economico , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura

Ti piace Al Dio sconosciuto?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis

ACQUISTA LIBRO
Acquisto non disponibile
per questo libro
Descrizione del libro
"Io no ho né fortuna né sfortuna. Non ho cognizione di bene o di male. Mi è negato anche il vero senso della differenza che c'è tra piacere e dolore. Tutte le cose sono una, e tutte sono parte di me ". Così pensa Joseph Wayne, il gigantesco contadino che a un nume ignoto ha dedicato tutto se stesso e la sua fatica, ribellandosi alla realtà indeclinabile delle cose, alla catastrofe che colpisce la sua terra. L'esistenza di questo singolare personaggio è costellata di episodi misteriosi, che a poco a poco lo indurranno a identificarsi con i campi e col cielo, in uno slancio panteistico destinato a sfociare nella tragedia. Questo romanzo di Steinbeck, dedicato alle migrazioni dei pionieri, ci fa conoscere una dimensione della storia americana: i sacrifici di una generazione di uomini decisi a riscattare una terra smisurata, spesso crudele.
Ordina per
  • 4

    “La vita non può essere rapidamente recisa. Uno non può essere morto finché non siano morti gli oggetti da lui mutati. Gli effetti che si sono prodotti sono la sola prova di un’esistenza. Ma se rimane ...continua

    “La vita non può essere rapidamente recisa. Uno non può essere morto finché non siano morti gli oggetti da lui mutati. Gli effetti che si sono prodotti sono la sola prova di un’esistenza. Ma se rimane alcunché, anche solo una dolente memoria, una persona non può essere soppressa.” (p. 173)

    ha scritto il 

  • 4

    Romanzo scritto nel 1933 che diventa attuale oggi perché parla della spiritualità dell'uomo "nuovo", quello che esce dalle certezze ed entra nell'epoca buia degli dei morti e delle guerre devastanti, ...continua

    Romanzo scritto nel 1933 che diventa attuale oggi perché parla della spiritualità dell'uomo "nuovo", quello che esce dalle certezze ed entra nell'epoca buia degli dei morti e delle guerre devastanti, della distruzione dell'ambiente e della fine delle risorse. Cosa resta all'uomo se non la terra, ma non il suo possesso bensì il rispetto e l'amore per essa, sentirsi tutt'uno con con la natura ed arrivare ad immolarsi per essa come Cristo fece per gli uomini. Da leggere.

    ha scritto il 

  • 5

    4'33""...

    Fin dalle prime pagine, leggendo, mi è tornata in mente una bellissima poesia di Friedrich Nietzsche che mi ha accompagnato con i suoi versi fin quasi al termine della lettura di questo romanzo, ...continua

    Fin dalle prime pagine, leggendo, mi è tornata in mente una bellissima poesia di Friedrich Nietzsche che mi ha accompagnato con i suoi versi fin quasi al termine della lettura di questo romanzo, che lo confesso subito, ho amato spudoratamente e senza alcun ritegno. Il finale del libro ha superato la bellezza di questi versi e davvero forse per esprimere tanta intensità di scrittura e di lettura, sarebbe preferibile il silenzio. Quel silenzio “ svuotato “ che ci ha insegnato ad ascoltare John Cage, che si traduce nella capacità di riuscire ad ascoltare fin dentro a quell’impercettibile suono della circolazione del nostro sangue, che è il risultato di una concentrazione pura ed assoluta, quei quattro minuti e trentatre secondi, 4’33”, che tendono ambiziosamente verso quell’ipotetico , irraggiungibile zero assoluto.

    Ancora, prima di partire
    E volgere lo sguardo innanzi
    Solingo le mie mani levo
    Verso di Te, o mio rifugio,
    A cui nell'intimo del cuore
    Altari fiero consacrai
    Chè in ogni tempo
    La voce tua mi chiami ancora.

    Segnato sopra questi altari
    Risplende il motto "Al Dio ignoto".
    Suo sono, anche se finora
    Nella schiera degli empi son restato:
    Suo sono e i lacci sento,
    Che nella lotta ancor mi atterrano
    E, se fuggire
    Volessi, a servirlo mi piegano.
    Conoscerti voglio, o Ignoto,
    Tu, che mi penetri nell'anima
    E mi percorri come un nembo,
    Inafferrabile congiunto!
    Conoscerti voglio e servirti!

    Non so neppure da dove e come iniziare a parlare di questo libro, così tante e contrastanti sono le emozioni forti che mi ha saputo donare, andando a toccare le radici più profonde del mio essere e del mio sentire. Non so dire perché, nonostante Furore, consideri questo romanzo un autentico capolavoro, forse perché leggendolo mi son sentita scaraventare all’improvviso e senza preavviso, ai primordi della vita, ad ascoltare il pulsare della natura e di tutti quanti gli elementi insieme. Scaraventata senza più però esser dotata, senza più avere quei mezzi capaci di interpretare e di intuire i moti sottili e febbrili che si agitano negli strati più profondi di questo nostro pianeta, senza più aver la capacità di ascoltarne la vitalità e di intuirne i segreti, la sacralità e la ritualità. Un senso di feroce, incontenibile paura misto a meraviglia e stupore; una bellezza nuda da adorare in silenzio, come il primo sole che ci sorprenda al mattino prima che ogni possibile ombra venga a velarne il fulgore. Forse per questo e per mille altre cose ancora che non vogliono essere svelate, ho amato e amo accanitamente questo libro, sento che mi rivela ogni volta quelle verità di cui ho bisogno e me le rivela in silenzio, a poco a poco, senza eclatanti illuminazioni , ma sospingendomi ogni volta sempre più al centro di me stessa, in quell’invisibile punto di me in cui riesco a percepire il battito della Vita, quel suo cuore irraggiungibile e misterioso. Lì dove si annulla ogni mia possibile reticenza a considerarmi parte di un tutto, quel tutto che mi contiene e che è immensamente più grande di me, e che mi conterrà fino a che questo universo in continua espansione avrà un senso, fino a quando una sua possibile contrazione non modificherà e sbriciolerà tutto il significato dell’esistere. Ma fino a che la vita continuerà a pulsare ritmicamente, a inondarci con le sue costanti vibrazioni, noi continueremo ad ascoltare, se solo saremo capaci di azzerare i nostri inconsistenti rumori di fondo. Pubblicato nel 1935, questo romanzo arriva in Italia nel 1946 nella splendida traduzione di Eugenio Montale, che è tuttora la traduzione proposta da Bompiani, e sfido trovare chi sappia a tutt’oggi, per questo libro, far meglio di lui. E a saperci restituire, con la stessa infedele fedeltà, le parole di Steinbeck , a restituircele con quello stesso musicale afflato con cui Montale ce le ha consegnate, rendendole perfettamente aderenti ai nostri stati d’animo; un riparo sicuro per tutte le turbolenze di una lettura spesso sconvolgente e primigenia, in cui il colore e il calore del sangue vanno ad irrorare la polverosa consistenza di una terra morente.

    C’ è un Dio ignoto a cui si rivolge Nietzsche, e c’è un Dio sconosciuto che va a tessere la trama di questo romanzo, nascondendosi nei punti più reconditi e sottili, sfidando la capacità umana di resistenza e di comprensione, lambendone e testandone molto pericolosamente i limiti. Dal Vermont, Joseph Wayne, protagonista del romanzo, sul finire del 1800, poco più che trentenne, va in cerca di una terra fertile da coltivare. I suoi occhi sono soltanto affamati di terra e febbrilmente accesi dal desiderio di trovarla. La benedizione impartitagli dal vecchio padre poco prima di partire, lo accompagnerà per tutta la vita così come il rimorso per non averlo ascoltato e il rimorso per non essere stato presente alla celebrazione del suo funerale ; proprio lui, il figlio prediletto e “ prescelto “. Nulla però per Joseph conta ed è più forte del richiamo della Terra, la fiuta, la sente vibrare sotto il suo corpo, la sente respirare, la sente potente e dominante, la sente viva. Sa bene che il suo destino è legato esclusivamente al destino della terra, e ha ben chiaro , per il rispetto profondo e l’amore assoluto che le porta, che ci sarà un momento in cui lei gli chiederà il suo sacrificio e che proprio grazie a questo sacrificio, lei potrà rinascere e rigenerarsi. Un passaggio che non sarà né tragico né doloroso, ma necessario essendo lui l’ unico possibile tramite tra la terra e quel dio sconosciuto che la attraversa e la pervade. Giungendo nella lunga valle della California, a Nuestra Senora, dopo molto peregrinare, a Joseph sembra finalmente di riconoscere l’odore intenso e il profilo verdeggiante , sinuoso e sensuale, della sua Terra Promessa: “ E’ terra mia “ , “ E’ mia “, “ E devo averne cura. “. “ E’ mia, fin giù in fondo è mia, fino al centro della Terra “. Non tarderà molto ed esserne totalmente pervaso, a sentirsela vivere e crescere dentro, fino a scoprirne i più reconditi moti e pensieri, gli imperscrutabili e oscuri disegni. Sarà dominato dalla potenza della sua natura selvaggia che richiede per essere addomesticata, riti propiziatori e sacrificali, una fiducia senza condizioni. Acquisterà i suoi centosessanta jugeri di terra richiamando presso di sé anche i tre fratelli ancora nel Vermont , sposati e con figli piccoli...

    Non credo che riuscirò più a liberarmi di Joseph, di quel suo sguardo che contiene tutti gli sguardi del mondo, di quel suo respiro che contiene tutti i respiri del mondo. “ Certe volte l’amore che si porta alla gente è forte e caldo come un dolore “, scrive Steinbeck ad un certo punto del libro. Così breve e così fulminante questa frase, racchiude tutta l’intensità e la disperazione di questo romanzo , ma non solo di questo romanzo. E’ una frase che appartiene alla nostra storia, alla nostra storia di esseri umani, questo amore che deve costantemente vedersela con il dolore, con la perdita, con l’incapacità, fare costantemente i conti con tutti i nostri limiti e soprattutto con la nostra finitudine. No, non riuscirò a sbarazzarmi tanto facilmente della sua ostinata, potente, fede nel significato profondo della vita, che va oltre il singolo credo religioso, nonostante il titolo del libro rimandi a San Paolo e al suo discorso agli ateniesi. Il suo credo ha un più ampio respiro, abbraccia tutto e tutti, contempla la più piccola e insignificante cosa per toccare e ricongiungersi con l’invisibile, che tutto permea di sé. Il suo sguardo sul mondo diventa dolore e si fa comprensione totale, perché ogni cosa ha una voce e un significato profondo. Il suo sguardo si fa accettazione e nello stesso momento diventa forza. Cresce a dismisura nella misura in cui cresce l’amore per la terra, in cui cresce la convinzione profonda di una totale identificazione , dove ogni cosa è sottilmente, imperscrutabilmente collegata ad un’altra. Un dolore epico il suo che corre lungo tutte le pagine del libro e che nelle ultime pagine, crescendo a dismisura, raggiunge, senza possibilità di errore, il cuore di ogni singolo individuo, perché quel dolore ma anche quella fede, quella ostinata speranza, ci appartengono intimamente, sono la materia stessa di cui siamo fatti, e che vibra alla più piccola, minima sollecitazione. Accanto a Joseph nel libro due figure femminili sconvolgenti per intensità e bellezza: Elisabeth, moglie di Joseph e Rama, moglie di uno dei tre fratelli. Il peso del mondo non può essere sostenuto senza lo sguardo attento di una donna e la vita non può rinnovarsi se non attraverso di lei. Lei , donna, femmina e madre, spesso anche profetica e veggente. Lei che è terra , polvere e luce. Lei che è urlo , pioggia e sangue. Ancora e sempre…la vita.

    ha scritto il 

  • 4

    Epico

    È un libro la cui lettura ho rimandato per anni. Mio padre me ne parla da quando sono ragazzina come del "suo" libro, e mi ci sono avvicinata con un certo timore reverenziale dopo più di vent'anni. È ...continua

    È un libro la cui lettura ho rimandato per anni. Mio padre me ne parla da quando sono ragazzina come del "suo" libro, e mi ci sono avvicinata con un certo timore reverenziale dopo più di vent'anni. È un libro potente, epico, ammantato da un'aura sacrale e profondamente umana, quasi primordiale allo stesso tempo. Fatico a farne una recensione perché ci vedo elementi molto personali, e non ho il giusto distacco. Posso solo dire che Steinbeck non delude mai. Per me è il più grande.

    ha scritto il 

  • 4

    L'A. ripropone i temi a lui ora congegnali, lo scontro tra la natura e l'uomo, senza voler dare spiegazioni, lasciando un grande punto di domanda alla fine, senza velleità filosofiche o religiose. La ...continua

    L'A. ripropone i temi a lui ora congegnali, lo scontro tra la natura e l'uomo, senza voler dare spiegazioni, lasciando un grande punto di domanda alla fine, senza velleità filosofiche o religiose. La narrazione è imperniata su una famiglia, che abbandonata una fattoria nello Stato del Vermont si trasferisce in California alla fine del XIX secolo. La famiglia Wayne, questo il nome, parte alla ricerca della terra promessa, con Joseph, il protagonista, che ha un ruolo carismatico in tutta la vicenda. E' una storia forte e coinvolgente in grado di scuotere in profondità l’animo del lettore, che vista l’intensità della narrazione percepisce gli stessi drammi vissuti dai protagonisti con un senso di impotenza e disarmante rassegnazione di fronte alla tenacia del protagonista. Joseph si comporta da vero contadino, e in questo romanzo Steinbeck esalta le doti di questa vocazione che qualcuno chiama mestiere.

    ha scritto il 

  • 3

    Lessi questo libro la prima volta circa 60 anni fa, intorno ai 16/17 anni. Il passaggio da letture tipo Salgari o Verne a questo genere mi impressionò, anche se penso di non averne, allora, colto appi ...continua

    Lessi questo libro la prima volta circa 60 anni fa, intorno ai 16/17 anni. Il passaggio da letture tipo Salgari o Verne a questo genere mi impressionò, anche se penso di non averne, allora, colto appieno il senso. Tuttavia mi aprì un mondo che fino allora avevo ignorato e mi indirizzò, più in generale, verso il romanzo americano moderno: Hemingway, Dos Passos, Faulkner, ecc., e questo libro rimase nel mio immaginario una pietra miliare. Riletto 60 anni dopo ha perso tutto il suo mitico fascino, anche se la mano del traduttore Eugenio Montale resta importante. Avrei fatto meglio a non rileggerlo.

    ha scritto il 

  • 4

    Mi aspettavo molto da questo libro e non sono rimasta delusa: Steinbeck ha un dono, quello di arrivare dritto al cuore di chi legge attraverso personaggi che hanno in sé qualcosa di epico. Ce lo aspet ...continua

    Mi aspettavo molto da questo libro e non sono rimasta delusa: Steinbeck ha un dono, quello di arrivare dritto al cuore di chi legge attraverso personaggi che hanno in sé qualcosa di epico. Ce lo aspettiamo in un’opera poderosa come Furore, un po’ meno forse in romanzi brevi come questo, ed è proprio tale capacità di tratteggiare figure comunque eroiche a rendere secondo me questo autore così grande.
    Al Dio sconosciuto è un romanzo complesso, molto più di quanto non possa sembrare. É vero che al centro vi è il recupero di un rapporto fisico fra l’uomo e la terra, ma la tanto decantata “visione panteistica” non esaurisce affatto gli spunti, gli interrogativi, le problematiche del libro. E la ragione è che Joseph Wayne non è un personaggio qualunque, non è solo un colono che riscopre la sua appartenenza alla terra (sebbene vi sia anche questa dimensione), ma fin dalle prime pagine rivela la sua natura di “uomo benedetto”, se non addirittura di “semi-dio”.
    Se devo essere sincera, nella prima parte del romanzo, leggendo della benedizione che riceve Joseph da suo padre e poi della sua naturale vocazione per la fecondità – più che personale direi proprio tribale, ovvero rivolta a tutto ciò che appartiene al suo clan, bestiame compreso – non ho potuto non pensare ai grandi patriarchi dell’Antico Testamento, in special modo Giacobbe, la cui ricchezza accumulata era insieme segno della benevolenza divina e della sua “obbedienza”. Il monito “andate e moltiplicatevi” è giusto perché rispecchia la natura; in questo senso credo che la fede dei patriarchi fosse molto legata a riti ancestrali che solo successivamente sono andati definendosi come “pagani”.
    Forte di questa impressione, ho poi letto il discorso carico di premonizioni di Rama, la quale, in pagine che mettono i brividi, è la prima a rivelare chiaramente la vera natura di Joseph: egli non appartiene a questo mondo, ma è un profeta, un tramite fra l’umanità e il “Dio sconosciuto” a cui sente di dover rendere conto per il bene di questa stessa umanità. Insomma... una sorta di secondo Cristo che porta su di sè le colpe di tutti e le riscatta con la propria vita. Il cammino di consapevolezza di Joseph è tutt’altro che semplice: egli “sente” più che comprendere con la ragione, e infatti la presa di coscienza del proprio destino procede per rivelazioni successive e spesso dolorose.
    Ho paura che continuando a scrivere finirei per confondermi, quando invece la bellezza di questo romanzo è proprio nell’apparente semplicità con cui ci avvicina a misteri profondi e insondabili. Mi è piaciuto molto il rapporto fra questa religione insieme nuova e arcana con quella cristiana, che ci viene presentata sotto aspetti diversi: il bigottismo di Burton, la “freddezza” dei riti cattolici, la tolleranza di Padre Angelo. Ad ogni modo, visto anche il richiamo frequente alla figura di Cristo, non credo che alla fine l’intento dell’autore fosse quello di denigrare la fede cristiana in favore di un ritrovato panteismo, quanto piuttosto quello di riaprire uno squarcio di consapevolezza verso verità imperscrutabili e dimenticate.

    ha scritto il 

  • 4

    ...dust to dust

    Una nazione giovanissima ed in piena espansione verso ovest: immensi territori appena strappati ad altri popoli, che aspettano soltanto di essere coltivati e adibiti a pascolo.
    Il secondo romanzo di S ...continua

    Una nazione giovanissima ed in piena espansione verso ovest: immensi territori appena strappati ad altri popoli, che aspettano soltanto di essere coltivati e adibiti a pascolo.
    Il secondo romanzo di Steinbek ha per protagonista la terra. La natura, vera e propria padrona delle vite degli uomini dell'epoca. L'autore, con il personaggio di Joseph Wayne, rende omaggio alla tradizione sciamanica dei nativi. Anche lui, proveniente dall'est, instaura infatti un rapporto religioso con la natura, fatto di riti e sacrifici che lo porteranno a poco, a poco, ad estraniarsi dal mondo reale ed a fondersi sempre di più con tutti gli elementi della terra.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    2

    Ho visto che le recensioni sono molto positive, Ahime' io non posso dire altrettanto , non e' un brutto libro certo ma non e' per niente coinvolgente passa intere paginate a descrivere il territorio e ...continua

    Ho visto che le recensioni sono molto positive, Ahime' io non posso dire altrettanto , non e' un brutto libro certo ma non e' per niente coinvolgente passa intere paginate a descrivere il territorio e fondamentalmente non succede quasi niente , mi sembra molto piatto privo di colpi di scena . Non lo so .. forse credo di non averlo capito ...ma non riesco a cogliere il senso , forse potrebbe essere che quell albero teneva in vita la buone sorte e che la serie di eventi tragici che ci furono dopo come la morte della moglie , la siccita' fossero legati all uccisione dell albero , ma non so forse e' una mia interpretazione , in ogni caso e' stata una lettura in cui non mi sentivo centrata nel leggerlo , tiravo la corda per arrivare alla fine e alla fine ho verificato tramite wiki di averne colto bene la trama , questo sa dire quanto poco era nelle mie corde . Letto e archiviato !!!

    ha scritto il 

  • 5

    Preghiera di vita

    Un uomo forte, vigoroso, con in mente un disegno ben stabilito. La vita, la fecondità, l'amore per la terra e per le sue creature forse più che per i propri simili. In questo capolavoro di Steinbeck s ...continua

    Un uomo forte, vigoroso, con in mente un disegno ben stabilito. La vita, la fecondità, l'amore per la terra e per le sue creature forse più che per i propri simili. In questo capolavoro di Steinbeck si respira un senso di freddezza, di calcolo della vita da parte del protagonista ma si assapora anche una delle argomentazioni più controverse che ci possano essere: Paganesimo o Cristianesimo? Steinbeck riesce magistralemnte, come sempre ovviamente, a tessere una tela fina eppure resistentissima che ci fa solo percepire ciò che c'è al di là ma per gli anni 40 è una mossa quanto mai innovativa. In se stesso lui ha soltatno guardato oltre l'apparenza e raccontato qualcosa che dalla notte dei tempi avviene in qualsiasi cultura. La casa, le coltivazioni e il bestiame in un modo o nell'altro vanno tutelate qualsiasi sia il modo in cui lo si deve fare lo si farà.

    ha scritto il 

Ordina per