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Al buio non parliamo delle stagioni

Di

Editore: Albus Edizioni

3.8
(6)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 120 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8896099250 | Isbn-13: 9788896099254 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Prefazione: Tullio Dobner ; Postfazione: Francesca Toglia

Genere: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
"Marialuisa tesse questa sua tela tra l’ammiccante e il commovente con un filo pulito di inchiostro noir che non conosce le sbavature ed è questo un aspetto che particolarmente mi rincuora. Una volta tanto nel leggere ho sentito emergere una personalità originale e, mi permetto, anche di grande interesse. Il fatto che, a differenza di tanti “nuovi” scrittori non abbia sentito la necessità di imitare chi l’ha preceduta è una qualità che merita una lode specifica.
Scrivere “con” il lettore e non “per” il lettore è indice di talento vero." (Dalla prefazione di Tullio Dobner)
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  • 4

    da che punto guardi il mondo tutto dipende ...

    e la prospettiva che questi racconti ci propongono è assai originale. mi hanno ricordato dei precedenti illustri quali Calvino e Buzzati, fino ad un certo punto anche Rodari per il primo racconto. Assai interessante la postfazione di Francesca Toglia. Spero di poter leggere presto un romanzo di q ...continua

    e la prospettiva che questi racconti ci propongono è assai originale. mi hanno ricordato dei precedenti illustri quali Calvino e Buzzati, fino ad un certo punto anche Rodari per il primo racconto. Assai interessante la postfazione di Francesca Toglia. Spero di poter leggere presto un romanzo di questa brava e giovane autrice.

    ha scritto il 

  • 0

    Allora...per essere corretti questa recensione dovrebbe essere divisa in due parti. Quella che riguarda principalmente il mio gusto di lettrice, e quella che riguarda il libro di per sè. Sono da distinguersi perchè in realtà questo non è esattamente il mio genere di libro, anzi è un genere che so ...continua

    Allora...per essere corretti questa recensione dovrebbe essere divisa in due parti. Quella che riguarda principalmente il mio gusto di lettrice, e quella che riguarda il libro di per sè. Sono da distinguersi perchè in realtà questo non è esattamente il mio genere di libro, anzi è un genere che solitamente evito proprio perchè non mi piace, ma mi sono lasciata attirare da questa catena perchè avevo appena finito un altro libro, letto sempre grazie a una catena di lettura, che appartiene ad un genere analogo e che, stranamente, mi era piaciuto davvero molto. Quindi mi sono lasciata tirare e mi sono iscritta alla catena, ma purtroppo questo è uno di quei libri che incarnano esattamente ciò che di questo genere non mi piace.
    Ma questo è, più che altro, un problema mio. Il libro di per sè è scritto bene (e questa non è certo una cosa da sottovalutare), l'idea dei quattro racconti che "rappresentano" le quattro stagioni è molto bella, ed è resa bene nei vari racconti (quello dedicato all'estate, in particolare, mi sembra che renda molto bene, ed è anche uno dei racconti che mi è piaciuto, a livello personale, di meno). Quindi complimenti all'autrice, perchè il libro "rende" bene, trasmette decisamente qualcosa al lettore ed è scritto in maniera chiara e scorrevole.

    ha scritto il 

  • 3

    Quattro racconti per quattro stagioni:
    -Crescere è normale:carino ma nn mi ha fatto sentire emozioni.
    -La vacanza:bella,mi piace la storia com'è descritta dai vividi colori della normalità,fino a scendere nella voragine del buio profondo.
    -Polvere:mi è piaciuto il colpo di scena ...continua

    Quattro racconti per quattro stagioni:
    -Crescere è normale:carino ma nn mi ha fatto sentire emozioni.
    -La vacanza:bella,mi piace la storia com'è descritta dai vividi colori della normalità,fino a scendere nella voragine del buio profondo.
    -Polvere:mi è piaciuto il colpo di scena finale,devo dire che è originale e ben studiata.
    -Il campo:cosi cosi,forse mi aspettavo più spiegazioni o un evolversi degli eventi.

    ha scritto il 

  • 0

    In primavera si risveglia la natura, gli alberi si ricoprono di nuove foglie, gli animali si dedicano ai rituali amorosi e tutto si rinnova. Anche una semplice, seppur fastidiosa, febbre ha il suo lato positivo: in età adolescenziale favorisce la crescita. È quello che succede a Sandro che un gio ...continua

    In primavera si risveglia la natura, gli alberi si ricoprono di nuove foglie, gli animali si dedicano ai rituali amorosi e tutto si rinnova. Anche una semplice, seppur fastidiosa, febbre ha il suo lato positivo: in età adolescenziale favorisce la crescita. È quello che succede a Sandro che un giorno si ritrova con le braccia sensibilmente più lunghe. “Non preoccuparti, amore. È la crescita.” Minimizza la madre per rincuorarlo. Ma la crescita non si arresta, le braccia continuano inesorabilmente ad allungarsi, fino ad assumere proporzioni tali da sembrare di poter vivere di vita propria. In estate sono d’obbligo mare, vacanze, sole, caldo e voglia di far niente. Un bella vacanza in campeggio ritempra spirito e corpo. Tra gli ospiti delle roulotte si instaura un clima di simpatia e di amicizia, inevitabilmente si fa qualche pettegolezzo, tre mesi sono lunghi da passare quando non si sa come occupare il tempo. Ci si annoia e cresce qualche tensione, la voglia di fare qualcosa passa sempre di più. La mamma sta male, è un problema, ma se ci si chiude la porta alle spalle e si va sulla spiaggia, ci si può pensare dopo. E quando il dopo è troppo tardi, allora quel problema lo si nasconde. L’autunno è il preludio all’inverno, si comincia ad apprezzare il tepore e la sicurezza della propria casa, ma a volte qualcosa viene a interrompere la nostra placida routine, “di buone intenzioni è lastricata la strada per l’inferno” diceva il grande Marx. Una donna paralitica e con i sensi atrofizzati riesce a trovare il suo equilibrio, anche se bizzarro, ma questo viene ignorato da una solerte e poco sensibile nipote. Le finestre vengono spalancate perché l’aria si rinnovi, l’amata e rassicurante polvere sparisce, spazzata via da stracci e litri di detergenti, odori rassicuranti scomparsi, soppiantati da altri che raccontano nuove cose. Allora ci si adatta, cos’altro si può fare? L’inverno riprende il passaggio della primavera come a chiudere il cerchio. I mutamenti quasi mai sono indolori, e quasi sempre vanno affrontati con coraggio, soprattutto quando non si conosce quello che si trova oltre. Forse proprio per questo il coraggio, dettato dall’incoscienza e l’ingenuità dei bambini viene premiato con il passaggio all’altro stadio… o forse no. “Al buio non parliamo di stagioni” è la raccolta di quattro racconti di Marialuisa Amodio, uno per ogni stagione. Detto così potrebbero sembrare quattro racconti “normali”, ma tali non sono, ve lo assicuro. Marialuisa Amodio ha il tocco magico, lei trasforma il normale in paradossale, grottesco e noir. Suscitare ansia o inquietudine non è semplice nemmeno con i romanzi, qui parliamo di racconti più o meno brevi, dei piccoli preziosi concentrati di pathos. L’autrice riesce a rendere bene l’angoscia del diverso preso in giro dai coetanei, mostra l’indifferenza di un figlio verso la madre e ai problemi in generale e il lassismo che sfocia in ignavia fino all’irreparabile. Rende con efficacia la superficialità con la quale si stravolge una vita in nome di un falso perbenismo, così come i sottili e perversi meccanismi mentali degli adulti che vengono instillati nelle menti dei bambini, a volte con scarso successo, per fortuna. Quest’autrice ha una dote rara: risvegliare il buio che è dentro ognuno di noi con uno stile asciutto e pacato ma incisivo. La bellissima prefazione di Tullio Dobner, e lui sì che se ne intende, arricchisce ulteriormente questo gioiellino da leggere assolutamente.

    ha scritto il 

  • 4

    Al buio non parliamo delle stagioni è una raccolta che comprende quattro racconti, uno per ogni stagione dell’anno e della vita. Pur essendo molto diverse l’una dall’altra, le quattro storie si muovono tutte sul filo del surreale/grottesco… e lasciano il segno, questo è garantito. Il racco ...continua

    Al buio non parliamo delle stagioni è una raccolta che comprende quattro racconti, uno per ogni stagione dell’anno e della vita. Pur essendo molto diverse l’una dall’altra, le quattro storie si muovono tutte sul filo del surreale/grottesco… e lasciano il segno, questo è garantito. Il racconto che mi è piaciuto di più, per mio gusto personale, è il primo (associato alla primavera/adolescenza), Crescere è normale, con la sua esplicita – ma non per questo meno bella ed efficace – metafora.
    Il secondo e il terzo sono sicuramente i più “disturbanti”; soprattutto il secondo, La vacanza. L’autrice sonda i lati più oscuri e assurdi dell’essere umano, senza esimersi dall’inserire particolari anche raccapriccianti; niente filtri, in altre parole, per guardare in faccia la realtà del nostro Io, sebbene col piede premuto sul pedale del grottesco. Non possono fare a meno di colpire come un pugno nello stomaco, ma ogni tanto ci vuole.
    Nel quarto racconto, Il Campo, ho ritrovato echi orwelliani e qualche particolare che mi ha riportato alla mente The Truman Show. Controllo (e sicurezza) contro libertà individuale, il tutto reso magistralmente in appena venti pagine.
    Di solito preferisco nettamente i romanzi ai racconti, ma rimango sempre sbalordita quando mi imbatto in un autore capace di trascinarti nel suo “mondo” (in questo caso un mondo alquanto inquietante, dove realtà “scomode”, inconfessabili e inconfessate, galleggiano nel mare del surreale, del grottesco e dell’onirico) in un lasso di “tempo” così breve, e di costruire con poche parole personaggi complessi e dalle mille sfaccettature. Il che mi convince sempre di più che i veri fuoriclasse della parola siano in grado di esprimersi al meglio anche nelle brevi distanze, e questo autrice fa sicuramente parte del gruppo.

    Da segnalare la bella prefazione nientemeno che di Tullio Dobner, il traduttore ufficiale dello zio Stephen King.

    ha scritto il