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Al culmine della disperazione

Di

Editore: Adelphi

4.2
(205)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 146 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo

Isbn-10: 8845914143 | Isbn-13: 9788845914140 | Data di pubblicazione:  | Edizione 2

Traduttore: Fulvio Del Fabbro , Cristina Fantechi

Genere: Philosophy

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Descrizione del libro
In questo libro, concepito come una "sfida al mondo", tutto è negazione della misura, violazione del limite, talora sino al paradosso; e tuttavia tra sangue, fuoco, risa demoniache, slanci lirici e interrogativi che sconfinano nell'iperbole, si insinuano osservazioni acutissime, sintesi taglienti che fanno intuire le future folgorazioni: sotto il ribollire di un magma denso di detriti letterari, sotto le esplosioni di un lirismo sfrenato già si colgono un piglio personalissimo, una mano sicura e impietosa.
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    Da masticare con lentezza, conservando qualche pagina per ogni giorno. Peccato per la misoginia marcata che emerge quasi all'improvviso e in qualche modo distrugge questo piccolo capolavoro di ...continua

    Da masticare con lentezza, conservando qualche pagina per ogni giorno. Peccato per la misoginia marcata che emerge quasi all'improvviso e in qualche modo distrugge questo piccolo capolavoro di pessimismo.

    ha scritto il 

  • 4

    La sento la cattiveria di Cioran, la sento montare, sento la sua rabbia che sembra ogni volta esplodere e vedo l'odio intrinseco in ogni suo verso, posso quasi toccare il suo disprezzo incollato in ...continua

    La sento la cattiveria di Cioran, la sento montare, sento la sua rabbia che sembra ogni volta esplodere e vedo l'odio intrinseco in ogni suo verso, posso quasi toccare il suo disprezzo incollato in ogni sua frase, disprezzo per il mondo, disprezzo per l'uomo così com'è... e mi piace. Traspare alienazione da ogni sua pagina, una specie di sconfitta cosmica a cui è condannato l'uomo; accetto il suo non senso di vevere. Tutto è deprecabile e tutto è grottesco nel trionfo dell'assurdo e del paradosso.
    "La coscienza ha fatto dell'animale un uomo, e dell'uomo un demone, ma non ha ancora trasformato nessuno in Dio, a dispetto del mondo che si vanta di averne ucciso uno sulla croce".
    ...magari poi c'è altro, c'è forza, c'è ironia, slancio stilistico, lirica, ispirazione, poesia a volte... Ma non me ne importa nulla, non mi servono ora.

    ha scritto il 

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    Vette di lirica disillusione e stupidità randomiche sulle donne, accompagnate da un ego abbastanza pompato nella sua (comprensibile) esclusività della sofferenza. Peccato, perché il disincanto di ...continua

    Vette di lirica disillusione e stupidità randomiche sulle donne, accompagnate da un ego abbastanza pompato nella sua (comprensibile) esclusività della sofferenza. Peccato, perché il disincanto di molti discorsi mi tocca abbastanza nel profondo, benché come ovvia conseguenza abbia solo un individualismo sfrenato. Certe fesserie sono troppo colossali per sorvolarle.

    ha scritto il 

  • 4

    http://antoniodileta.wordpress.com/2012/12/19/melanconia/

    “I rimpianti rendono l’uomo melanconico senza paralizzarlo o vanificarne le aspirazioni, poiché la coscienza dell’irreparabile che ...continua

    http://antoniodileta.wordpress.com/2012/12/19/melanconia/

    “I rimpianti rendono l’uomo melanconico senza paralizzarlo o vanificarne le aspirazioni, poiché la coscienza dell’irreparabile che comportano è applicabile unicamente al passato, in quanto il futuro resta per certi versi aperto. La melanconia non è uno stato di gravità chiusa in se stessa, dovuta a un’affezione organica, poiché non ha niente della spaventosa sensazione di irreparabile che domina l’intera esistenza, e che si trova in certi casi di tristezza profonda. Anche la melancolia nera è più un umore temporaneo che uno stato costitutivo. Ma anche se così fosse, l’elemento della fantasticheria – che sarebbe impossibile escludere del tutto – non permetterebbe di annoverarla tra le malattie. Formalmente, la melanconia dolce e voluttuosa e la melanconia nera presentano aspetti identici: vuoto interiore, infinito esteriore, indefinitezza delle sensazioni, fantasticheria, sublimazione, ecc.; la distinzione appare evidente solo se si tiene conto della tonalità affettiva della visione. Potrebbe darsi che la multipolarità della melanconia dipenda, piuttosto che dalla sua natura, dalla struttura della soggettività. In tal caso lo stato melancolico, per la sua indefinitezza, prenderebbe forme diverse in ognuno. Privo di intensità drammatica, questo stato è più fluttuante di qualunque altro. Ricco più di virtù poetiche che attive, ha come una grazia trattenuta (ecco perché è più frequente nelle donne), che non sarebbe possibile trovare nella tristezza profonda”.

    (Emile M. Cioran, “Al culmine della disperazione”)

    A parte i dettagli di questo brano, che posso più o meno condividere, devo dire che mentre lo leggevo mi è venuto alla mente il quadro di Munch, e di conseguenza vi metto al corrente di questa associazione mentale che di certo darà una svolta alle vostre esistenze...:)

    P.s.: ultimato il libro, avevo pensato di scrivere le mie impressioni sullo stesso, ma poi ho deciso che è meglio aggiungere un'appendice al brano che ho riportato. Non avrebbe avuto senso ricopiare un altro passaggio e non sarebbe neanche stato facile descrivervi il libro. "Al culmine della disperazione" è una raccolta di riflessioni che l'allora ventiduenne Cioran riversò sulle pagine per sopravvivere a se stesso, alla sua insonnia e alle sue disperate passeggiate solitarie. A parte qualche passaggio che non ho condiviso (non è il caso qui di spiegare le ragioni, ma ad esempio in diversi punti mi è parso misogino), si tratta, in ogni caso, di un libro di rara profondità e che vi consiglio. Non aggiungo altro (anzi, sì, tra parentesi vi consiglio di evitarlo se non vi sentite in grande forma psico-fisica. Oppure sì, visto che l'autore ci dice che se non l'avesse scritto avrebbe posto fine alle due notti).

    ha scritto il 

  • 5

    Il caso ha voluto che leggessi per ultimo - tra tutti - questo primo libro di Cioran, scritto all'età di 22 anni.

    Non ci sono quasi differenze di stile, né 'di ossessioni', rispetto alle opere ...continua

    Il caso ha voluto che leggessi per ultimo - tra tutti - questo primo libro di Cioran, scritto all'età di 22 anni.

    Non ci sono quasi differenze di stile, né 'di ossessioni', rispetto alle opere (cosiddette) della maturità. Ha davvero rimuginato per tutta la vita ciò che gli era noto fin da ventenne. Eroico.

    ha scritto il 

  • 5

    Il Lirismo assoluto della disperazione

    Mi sono regalata questo libro per il mio compleanno. Cioran ha scritto Al culmine della disperazione a 22 anni, solo da giovani si può odiare la vita in modo così spassionato!

    "Vorrei esplodere, ...continua

    Mi sono regalata questo libro per il mio compleanno. Cioran ha scritto Al culmine della disperazione a 22 anni, solo da giovani si può odiare la vita in modo così spassionato!

    "Vorrei esplodere, insieme a tutto ciò che è in me - tutta l'energia, tutto il contenuto -, vorrei colare, decompormi; in un'espressione immediata la mia distruzione sia la mia Opera, la mia creazione e la mia ispirazione; realizzarmi nella distruzione, elevarmi, nello slancio più folle, al di là dei confini, e che la mia morte sia il mio trionfo" pp. 68-69

    ha scritto il 

  • 5

    "Benché la sofferenza come fenomeno mi impressioni e talora mi affascini, non potrei scriverne l’apologia, perché quella persistente – e non c’è vera sofferenza che non sia tale -, se ...continua

    "Benché la sofferenza come fenomeno mi impressioni e talora mi affascini, non potrei scriverne l’apologia, perché quella persistente – e non c’è vera sofferenza che non sia tale -, se all’inizio purifica, in ultimo istupidisce, sconvolge, distrugge, disgrega. Il facile entusiasmo che inneggia a essa è tipico degli esteti e dei dilettanti, che la prendono per un divertimento, lungi dal comprendere la sua terribile forza di decomposizione e il suo velenoso potere disgregante, ma anche la sua fecondità, che tuttavia si paga a caro prezzo." (p. 66)

    ha scritto il 

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