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Al dì di Pentecoste

Di

Editore: Zandonai (I piccoli fuochi)

4.3
(18)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 448 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8895538498 | Isbn-13: 9788895538495 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Ljiljana Avirović

Genere: Fiction & Literature , History , Political

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Descrizione del libro
In un appartamento sfitto di Zagabria viene scoperto il cadavere di una giovanissima zingara, vittima di un efferato omicidio. La polizia brancola nel buio: nessuno si presenta a riconoscere la salma, nessuno chiede notizie di lei e il suo nome non compare in alcun registro anagrafico. Si sa solo che è stata vista per l’ultima volta a un semaforo, il giorno di Pentecoste, mentre chiedeva l’elemosina danzando e cantando. La matassa si dipana pian piano attraverso cinque testimonianze che, ciascuna a suo modo, costituiscono esemplarmente ciò che rimane dell’identità jugoslava andata in frantumi con le guerre degli anni novanta: un’umanità preda del risentimento, attratta da miti posticci e dal cinismo di vecchi e nuovi malfattori. Da una pittoresca galleria di personaggi goffi e spaesati, fatalmente inclini alla malinconia e condannati a essere per sempre stranieri in patria, emerge un affresco cangiante e monumentale della Jugoslavia lungo tutto il Novecento, un crocevia di storie che sembrano scavare un gigantesco baratro. Storie intrise di magia e di epos, e forgiate dallo stile rapsodico, dalla vena dissacrante e dall’irresistibile comicità di un maestro della narrazione qual è Jergović, «uno che dissotterra e strappa con le unghie all’oblio interi pezzi di vita» (Paolo Rumiz).
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  • 5

    La classe non e' acqua

    Ripeto l'impressione già avuta con Freelander, sempre di Jergovic Miljenko.
    In alcune pagine accade come per D.F. Wallace di chiedersi ma chi me lo fa leggere e capisci subito che il merito risiede nella scrittura.
    Altri passaggi sono degni della vitalità del miglior G.G ...continua

    Ripeto l'impressione già avuta con Freelander, sempre di Jergovic Miljenko.
    In alcune pagine accade come per D.F. Wallace di chiedersi ma chi me lo fa leggere e capisci subito che il merito risiede nella scrittura.
    Altri passaggi sono degni della vitalità del miglior G.G. Marquez.
    Intanto aggiungo tasselli alla comprensione della ricchezza di etnie che popolano la sponda orientale dell'Adriatico.

    ha scritto il 

  • 3

    443 bellissime pagine di storia, racconti e favole. Con tre piccoli nei.

    1) Tre Stati, tre città, tre etnie, tre religioni, quattro ideologie politiche, tre lingue, n usi e costumi. Molti personaggi, ciascuno dei quali incarna un misto indeterminato di queste caratteristiche e che il lettore deve dedurre dal contesto.
    2) Parole in jugoslavo, cento e più nomi di ...continua

    1) Tre Stati, tre città, tre etnie, tre religioni, quattro ideologie politiche, tre lingue, n usi e costumi. Molti personaggi, ciascuno dei quali incarna un misto indeterminato di queste caratteristiche e che il lettore deve dedurre dal contesto.
    2) Parole in jugoslavo, cento e più nomi di militari, politici, studiosi, sportivi, attori, cantanti che non si sa se sono veri ( la maggioranza ) o inventati. Storia della Jugoslavia del XX secolo, citata anche per episodi secondari o solo per una frase non dimenticata ( come se noi parlassero ad uno straniero del discorso della' "aula sorda e grigia" ). Geografia anche di piccole città, fiumi monti e microregioni ( es.: Lika ). Cognomi dai quali si può o deve desumere l'etnia del soggetto.
    3) Poiché pretendo di capire quello che leggo, ad ogni pagina del libro ho effettuato un giretto di Google. Per questo il libro mi è sembrato lungo e lento.

    ha scritto il 

  • 5

    Un intenso intreccio di vite e di culture, un ritratto impietoso delle contraddizioni della ex-Jugoslavia. La storia dei Balcani vista da differenti prospettive personali, nello sfondo di una Zagabria metà zingara e metà slava.

    ha scritto il 

  • 5

    Una lettura importante

    Letto dopo Freelander e Mama Leone. Sono cinque stelle meritatissime per una prosa meravigliosa e di grande potenza. Talmente potente da riuscire innanzitutto a descrivere con una destrezza al limite dell’incredibile le storie di uomini che viaggiano costantemente al di qua e al di là del bene (e ...continua

    Letto dopo Freelander e Mama Leone. Sono cinque stelle meritatissime per una prosa meravigliosa e di grande potenza. Talmente potente da riuscire innanzitutto a descrivere con una destrezza al limite dell’incredibile le storie di uomini che viaggiano costantemente al di qua e al di là del bene (e del male). E qui sta (per me almeno) la forza di questo libro: nel non essere mai manicheo e al contempo nel saper descrivere (ma “descrivere” non rende l’idea, è termine troppo freddo) l’area grigia che spesso contraddistingue le azioni umane. Perché non c’è né un eroe né una vera figura positiva in “Al dì di Pentecoste”, ed in questo mi sembra il più amaro tra i libri di Jergović che ho letto. In questo credo sia un libro, o meglio, un’opera davvero moderna, adatta ai nostri giorni. Ricordo una intervista di qualche anno fa a Bellocchio in cui il regista parlava della necessità (ok, sto parafrasando) di oltrepassare una visione troppo semplicemente moralista della narrazione, di oltrepassare la contrapposizione “bene contro male” (spesso presente anche in film di grandi registi) al fine di saper davvero raccontare il presente, il nostro tempo. Ecco, mi sembra che Jergović si muova, soprattutto in questo romanzo, su quell’orizzonte e che proprio per questo “Al dì di Pentecoste” sia un libro tanto doloroso quanto importante.
    E poi naturalmente, al di là della “detection”(che sembra quasi una scusa per raccontare ancora storie del suo Paese, qualsiasi sia il suo nome ora), questo è anche uno sguardo sulle rovine morali/etiche lasciate dalla dissoluzione della Yugoslavia, con uno sguardo particolarmente torvo sulla supponenza di certe (presunte) élite - di Zagabria in particolare (la città dove ha luogo buona parte del racconto). Lo sguardo a volte si sposta anche un po’ più indietro, alla fine degli anni ’80 e ai ’90 della guerra fratricida. Compare persino Milosevic, nel flashback di un (purtroppo) celebre discorso trasmesso dalla TV jugoslava che dava il via alla stagione dei nazionalismi, seppur non citato per nome. Ma “Al dì di Pentecoste” non è solo un libro sul Paese che non esiste più, ma soprattutto un romanzo estremamente ambizioso con la sua narrazione priva di un centro preciso, ma ugualmente abilissima nel saper catturare il lettore. Grazie alla prosa, da applausi, di Jergović.

    ha scritto il 

  • 5

    [...] A ogni modo, uno può sempre usufruire dei vantaggi offerti della propria biografia, che nella maggioranza dei casi viene ridotta a mera elencazione di bugie e pregiudizi. [...]

    ha scritto il