Al giardino ancora non l'ho detto

Di

Editore: Ponte alle Grazie (Scrittori, 39)

3.8
(152)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 215 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8868334437 | Isbn-13: 9788868334437 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: eBook

Genere: Salute, Mente e Corpo , Casa & Giardinaggio , Non-narrativa

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Descrizione del libro
"Per molti versi, avrei preferito non dover pubblicare questo libro, che non esisterebbe se una delle mie scrittrici preferite - non posso nemmeno incominciare a spiegare l'importanza che ha avuto nella mia vita, professionale ma soprattutto personale, il suo 'Orto di un perdigiorno' - non si trovasse in condizioni di salute che non lasciano campo alla speranza. Eppure. 'L'orto di un perdigiorno' si chiudeva con una frase che mi è sempre sembrata un modello di vita, un obiettivo da raggiungere: "Ho la dispensa piena". Oggi questa dispensa, forse proprio grazie alla sua malattia, Pia ha trovato modo di aprircela, anzi di spalancarcela. E la scopriamo davvero piena di bellezza, di serenità, di quelle che James Herriot ha chiamato cose sagge e meravigliose, di un'altra speranza. È davvero un dono meraviglioso quello che in primo luogo Pia Pera ha fatto a se stessa e che poi, per nostra fortuna, dopo lunga riflessione ha deciso di condividere con i suoi lettori. Non posso aggiungere molto, se non raccomandare con tutto il mio cuore la lettura di un libro che, come pochi altri, ci aiuta a comprendere la straordinaria avventura di stare al mondo." (Luigi Spagnol)
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  • 5

    Che pianta siamo?

    Mi è piaciuto forse per il mio amore delle piante e per la lucidità che ha descritto (come si fa ad essere così quando sai che ogni giorno è quasi l'ultimo?) la fine della sua vita. Quanti pensieri an ...continua

    Mi è piaciuto forse per il mio amore delle piante e per la lucidità che ha descritto (come si fa ad essere così quando sai che ogni giorno è quasi l'ultimo?) la fine della sua vita. Quanti pensieri anche sulle più strane cure e la morte del giardino collegata alla morte del giardiniere mi fa riflettere su quelle poche nostre azioni che , terminate, arrecherebbero un notevole e negativo cambiamento (qui sono le piante, penso animali sopratutto poco relazionali per gli altri).

    ha scritto il 

  • 0

    Perplessa

    Ben scritto e grondante di citazioni e stati d'animo rieccheggianti Seneca e le sue epistole. Una sorta di trattato sul ben morire, senza lasciarsi sopraffare dalla malattia. Elegante, curato, eppure ...continua

    Ben scritto e grondante di citazioni e stati d'animo rieccheggianti Seneca e le sue epistole. Una sorta di trattato sul ben morire, senza lasciarsi sopraffare dalla malattia. Elegante, curato, eppure non è riuscito a trasmettermi empatia. La discesa nella malattia è lasciata alla descrizione delle sempre più improbabili ed empiree cure cui volontariamente e con enorme senso critico si sottopone. Anche qui lasciandomi una sensazione di volontaria freddezza. Il giardino alla fine non è null'altro che uno sfondo, anche abbastanza sbiadito, perso tra le citazioni letterarie e i termini latini.
    Peccato per quelle pagine troppo personali, che l'autrice ha deciso di cassare in sede di revisione.
    Il finale, poetico e potente, riscatta tutte le pagine precedenti.

    ha scritto il 

  • 2

    Non so, l'ho trovato freddo e distaccato. In un certo senso inibito, o troppo cerebrale. L'autrice racconta, in maniera per me clinica, il decorso della sua malattia, una di quelle che non solo non la ...continua

    Non so, l'ho trovato freddo e distaccato. In un certo senso inibito, o troppo cerebrale. L'autrice racconta, in maniera per me clinica, il decorso della sua malattia, una di quelle che non solo non lasciano scampo, ma ti imprigionano lentamente all'interno del tuo stesso corpo, fino alla purtroppo inevitabile fine che è arrivata nel 2016, pochi mesi dopo la pubblicazione del libro.
    Tra medici e cure varie (tutte inutili, alcune strampalate) il mondo dell'autrice si riduce prograssivamente, fino a costringerla a rinunciare alla cura del giardino cui si era dedicata quasi completamente per molti anni. Di quello che deve essere stato un calvario straziante mi è arrivato poco, secondo me per una scelta precisa dell'autrice, che censura o comunque lima molto quanto scrive. Purtoppo così ha limato anche la portata emotiva e il senso profondo che avrebbe potuto avere questo libro che, invece, almeno in me, non ha smosso quasi nulla.

    ha scritto il 

  • 2

    Un libro autobiografico in cui l'autrice racconta il suo lento morire per Sla (Sclerosi Laterale Amiotrofica). Conscia del suo quasi ineluttabile destino, l'autrice ci racconta il calvario fra medici ...continua

    Un libro autobiografico in cui l'autrice racconta il suo lento morire per Sla (Sclerosi Laterale Amiotrofica). Conscia del suo quasi ineluttabile destino, l'autrice ci racconta il calvario fra medici e ciarlatani, illusioni e ricadute, amici veri che vengono fuori al momento del bisogno e falsi amici, che spariscono. Il tutto porta a una evoluzione interiore, al mettere in dubbio le sue certezze, alla capacità di vedere l'attimo e la sua bellezza, in un fiore, un dettaglio. Tuttavia il libro è scritto in modo molto accademico e distaccato, con i nomi eventualmente in latino di piante poco note, citazioni letterarie, nomi di amici e conoscenti che sicuramente vogliono dire qualcosa per l'autrice, ma non per il lettore. L'autrice stessa ci dice che invece le parti troppo personali, in cui suppongo racconti dei suoi veri sentimenti, sono state tagliate. Così il libro rimane una cosa a metà fra un trattato di botanica e un diario personale fortemente censurato, deprimendo il lettore senza riuscire a trasmettere molto.

    ha scritto il 

  • 5

    Al giardino ancora non l'ho detto.

    Ho appreso del tutto casualmente della morte di Pia Pera. Questa splendida donna era molto malata, di quelle malattie che non lasciano scampo e che portano ad una progressiva paralisi, il nome scienti ...continua

    Ho appreso del tutto casualmente della morte di Pia Pera. Questa splendida donna era molto malata, di quelle malattie che non lasciano scampo e che portano ad una progressiva paralisi, il nome scientifico è malattia del motoneurone. Ho trovato splendido il libro, splendida la testimonianza di Pia, soprattutto perché scevra da ogni autocompiacimento e commiserazione. Che dire.....da leggere quando la fragilità o la mancanza di autonomia ci terrorizza, da leggere quando ci sorprendiamo vecchi, con tutto ciò che ne consegue, da leggere quando la solitudine ci spaventa e sembra toccare solo noi, da leggere quando.....vogliamo 'mettere su'un giardino, da leggere quando gli amici finalmente li sentiamo 'per sempre'. Ancora commossa, non voglio aggiungere altro.

    ha scritto il 

  • 4

    La strada di Pia

    Mi viene da accostare questo libro a La strada di Cormac McCarthy. Scrittura essenziale. Naturalmente sono due libri diversissimi. Qui in giardino, la bellezza, la natura è protagonista e la tristezza ...continua

    Mi viene da accostare questo libro a La strada di Cormac McCarthy. Scrittura essenziale. Naturalmente sono due libri diversissimi. Qui in giardino, la bellezza, la natura è protagonista e la tristezza è data dalla consapevolezza di trovarsi di fronte a un inevitabile crepuscolo della giardiniera malata di Sla. Ne La strada, la desolazione è il mondo che muore, l'uomo -forse- si salverà in qualche modo, se saprà resistere fino ad un possibile risveglio della vita vegetale. Che cosa unisce dunque queste opere? Che entrambe ci fanno pensare al valore inestimabile di ciò che diamo per scontato ma non lo è per nulla, senza un impegno umano e un destino benevolo: la salute, un pianeta vivo e meraviglioso. Due libri quindi che danno alla nostra vita, se sappiamo interiorizzarli, un grande valore e una potente emozione.

    ha scritto il 

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