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Al limite della notte

By Michael Cunningham

(111)

| Others | 9788845268359

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108 Reviews

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    Da notare soprattutto le descrizioni della città di New York, e le riflessioni e i dubbi (e i sensi di colpa senza nome) dei genitori. La trama propriamente detta lascia un po' a desiderare.

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    rayuela said on Sep 6, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Così, in punta di piedi e quasi incidentalmente, tra le pieghe di una storia centripeta che mette in gioco tantissimi temi -l'amore, l'omosessualità, l'arte, la schizzo-logica delle città e della società post-moderna- Michael Cunningham in “Al limite ...(continue)

    Così, in punta di piedi e quasi incidentalmente, tra le pieghe di una storia centripeta che mette in gioco tantissimi temi -l'amore, l'omosessualità, l'arte, la schizzo-logica delle città e della società post-moderna- Michael Cunningham in “Al limite della notte”, varca la soglia delle responsabilità inevitabilmente poste in essere da un progetto di vita al plurale. Cosa vuol dire essere padre e madre? Come si può pensare di poter disporre della vita dei propri figli? Ritrovarsi a programmarle, credendo di cercare solo il meglio per loro, per poi rendersi conto che, forse, sarebbe stato meglio lasciarli andare da soli sulla loro strada?

    <<continua qui: http://www.imieilibri.it/?p=14201>>

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    Virginiadara said on Sep 5, 2014 | Add your feedback

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    Cosa fai quando non sei più l'eroe della tua storia?

    Di Cunningham avevo letto e amato Carne e sangue, e devo riconoscere che anche Al limite della nottepropone personaggi convincenti e un'ottima prosa. Peccato però per la storia debolissima e per le continue divagazioni, che appesantisco ...(continue)

    Di Cunningham avevo letto e amato Carne e sangue, e devo riconoscere che anche Al limite della nottepropone personaggi convincenti e un'ottima prosa. Peccato però per la storia debolissima e per le continue divagazioni, che appesantiscono la lettura e confermano che c'è poca sostanza in questo romanzo. Trecento pagine che avrebbero potuto essere condensate in dieci soltanto, un racconto scialbo, che non mi ha lasciato nulla, solo una sensazione di presa in giro.
    Solo a distanza di qualche giorno dal termine della lettura ho ritrovato un po' di quel sapore malinconico e decadente di certi romanzi di Fitzgerald (Cunningham paragona esplicitamente Peter a Gatsby, per evidenziarne la banalità in confronto allo splendore aureo e quasi divino di quel personaggio) e ho iniziato a rivalutarlo. Peter è un uomo sulla quarantina, con una professione che ancora lo appassiona, una moglie con cui ha un rapporto abitudinario e fraterno, sogni inesprimibili nel cassetto e la sensazione di aver smarrito qualcosa, di essere diventato un uomo qualunque, l'eroe mancato della sua stessa vita.
    C'è amarezza in questo romanzo, dolore e cognizione del tempo che non ritorna, ma soprattutto c'è sincerità, la voglia di ammettere a sé stessi il proprio fallimento e le proprie paure.
    Forse l'ho letto semplicemente nel momento sbagliato, qualcosa di buono mi ha lasciato.

    La mia recensione completa su http://librisucculenti.blogspot.it/2014/03/al-limite-de…

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    Pitichi said on Mar 25, 2014 | Add your feedback

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    Misandria, pura.

    Un racconto ben scritto, scorrevole. Autentico, uno spaccato di vita introdotta da due personaggi, marito e moglie e una figura che, da subito, si apprende che dovrà arrivare: L'Errore, Erry [Ethan] Appellativo più azzeccato non c'è. Si parla della f ...(continue)

    Un racconto ben scritto, scorrevole. Autentico, uno spaccato di vita introdotta da due personaggi, marito e moglie e una figura che, da subito, si apprende che dovrà arrivare: L'Errore, Erry [Ethan] Appellativo più azzeccato non c'è. Si parla della fragilità dell'uomo, della sua totale insicurezza riguardo i propri sentimenti e in quelli che investe negli altri. Ci dice tutto Peter, gallerista ben piazzato con un moglie che "ama" e un problema che lei chiama "fratello". Peter è gentile con lei, la rassicura, la "ama". Poi... all'improvviso, come se tutti gli anni passati insieme fossero stupide supposizioni scritte su carta gettata nel fuoco ecco che tutto crolla. La bellezza del fratello di Rebecca incarna l'omosessualità latente di Peter, risvegliando in lui gioie ormonali e mentali che da tempo non provava. Inutile dire che inizierà un siparietto di avvicinamento da parte del protagonista nei confronti di quel contorto, affascinante, artista del raggiro e fallito in canna. Un'ode all'amor rubato che precipita nel solito immondezzaio empito da quintali di merda ed egoismo. Cinismo e insensibilità. Questo non è assolutamente un racconto che parla d'amore, ve lo assicuro: non vi è traccia. Si prova amore per il giardino in cui Carole ha installato un'opera d'arte che non la convince più tanto. Si prova amore per Uta, personaggio che affetta la durezza emotiva di fondo. C'è Rebecca, la moglie. Colei che spingerà il marito ad abbassarsi ad elemosinare il suo amore mentre progettava una villa idilliaca con L'Errore.
    Non so... Mi è piaciuto ma è uno di quei libri da disporre sulla pila degli intoccabili. Libri che non devono essere mai più letti per non risvegliare antiche belve assopite da tempo, nutrite da momenti riconducibili a stralci ritrovati per iscritto e sbattuti letteralmente in faccia.
    Un libro che ti fa venire voglia di prendere i due protagonisti maschili, consegnare loro due biglietti di sola andata per "fanculolnadia" e parlare con le personalità femminili del racconto, e magari sparlarle di quei due.
    Lo ammetto, se avessi letto un lieto fine avrei dato 2 stelle. Non tanto per il mio attuale stato misandrico, quanto per il fatto che, di fatto, il lieto fine è diventato un'utopia indecifrabile poiché la stragrande maggioranza delle persone è debole di fronte a tanta semplicità. Creano paranoie che si sovrappongono alle certezze e le schiacciano, creando un muro all'ombra del quale possano esse nascondersi e vivere comunque bene...Accontentandosi della moglie che un'ora prima volevi abbandonare per telefono, ad esempio. Quindi va bene così. Continuate a comportarvi così, ci scriveranno altri miliardi di libri su questi nuovi sentimenti di vetro.
    E diciamolo a chiare lettere... persino io scrivo di loro. Perché? Perché non mi conoscete, altrimenti lo sapreste.

    Firmato: L'Ultimo dei Romantici

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    FabrizioC. said on Jan 20, 2014 | Add your feedback

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