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Al riparo di nulla

Di

Editore: Bompiani

3.7
(17)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 180 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8845263126 | Isbn-13: 9788845263125 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Maurizia Balmelli

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Descrizione del libro
Marie, una casalinga francese di mezza età, assediata da delusioni e disillusioni progressive, un giorno si addentra per caso in un campo di clandestini vicino al sobborgo in cui abita. I "kosovari", come vengono chiamati in gergo, sostano in quel luogo prima di imbarcarsi su qualche nave da carico per incerte destinazioni. All'improvviso in Marie scatta qualcosa: una pulsione di solidarietà che era seppellita in lei, molto in profondità, o forse l'idea di poter ridare un senso alla sua vita uniforme occupandosi di questa umanità "altra ", condivìdendone il destino o perlomeno il sogno di un più 0 meno probabile riscatto. Ma quando non si possiede nulla e la sopravvivenza è la sola necessità, anche la gratitudine è difficile da trovare. Marie proverà sulla propria pelle, nonostante la dedizione e i sacrifici, che cosa significa veramente non avere più alcun riparo, e ritrovarsi esistenzialmente nudi. E, forse, in estremo pericolo.
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  • 3

    Agrodolce..

    Un libro che è uno schiaffo in faccia perchè è sincero, vero e viene dal profondo raccontando la depressione della protagonista. A volte si preferisce aiutare gli altri piuttosto che se stessi. Non è una lettura leggera.

    ha scritto il 

  • 0

    Olivier Adam e l’immigrazione in Francia

    È ambientato in una cittadina francese vicino alle coste della Manica, sferzata dalla pioggia e dal vento, il romanzo di Olivier Adam, “Al riparo di nulla” (Bompiani, 2009). La protagonista Marie, madre di due figli piccoli, passa le sue giornate sola in cucina...


    http://www.ilrecensore.co ...continua

    È ambientato in una cittadina francese vicino alle coste della Manica, sferzata dalla pioggia e dal vento, il romanzo di Olivier Adam, “Al riparo di nulla” (Bompiani, 2009). La protagonista Marie, madre di due figli piccoli, passa le sue giornate sola in cucina...

    http://www.ilrecensore.com/wp2/2009/12/olivier-adam-e-l%E2%80%99immigrazione-in-francia/

    ha scritto il 

  • 4

    A tratti forzato e a tratti realistico. A tratti artefatto e a tratti spontaneo.
    Un scrittura che puoi piacere o meno. Un po' ridondante.
    A me, nel complesso, è piaciuto molto.
    Non è una storia di immigrazione ma è la storia di una donna, costretta tra 4 mura, 2 figli e 1 marito. E' il racconto d ...continua

    A tratti forzato e a tratti realistico. A tratti artefatto e a tratti spontaneo. Un scrittura che puoi piacere o meno. Un po' ridondante. A me, nel complesso, è piaciuto molto. Non è una storia di immigrazione ma è la storia di una donna, costretta tra 4 mura, 2 figli e 1 marito. E' il racconto di un'implosione.

    ha scritto il 

  • 2

    Marie guarda fuori dalla finestra della cucina: vite in tutto e per tutto simili alla sua si susseguono in file di palazzi sempre uguali. Si ferma ad osservare due donne che parlano: probabilmente anche la loro vita si esaurisce nell'aspettare che il marito torni dal lavoro e i bambini da scuola. ...continua

    Marie guarda fuori dalla finestra della cucina: vite in tutto e per tutto simili alla sua si susseguono in file di palazzi sempre uguali. Si ferma ad osservare due donne che parlano: probabilmente anche la loro vita si esaurisce nell'aspettare che il marito torni dal lavoro e i bambini da scuola. Il suo, di marito, si chiama Stephane, e due sono i figli: Lise e Lucas. Nel salotto l'asse da stiro le lancia il suo richiamo: ci sono le camicie di Stephane da stirare. Ma Marie sa già che non lo farà. La quotidianità della sua vita, il silenzio, l'assenza di un senso e una personale predisposizione per le crisi maniaco-depressive fanno il resto. In questa fragile vita di una donna come tante irrompe tutto ad un tratto un episodio che squarcia il velo - se era rimasto qualcosa da squarciare e che non fosse già evidente. Marie in una sera di pioggia mentre sta tornando a casa in automobile fora un pneumatico, e rimane nel buio della periferia con Lucas terrorizzato sul sedile posteriore. Una figura si avvicina, batte sul vetro: è un immigrato, vuole aiutarli. Marie chiede il suo nome: “Jallal”, risponde. Tutto comincia qui, o forse questo è l'inizio del personale vortice all'interno del quale Marie a poco a poco viene risucchiata. Una sorta di fanatismo altruistico si impossessa di lei, la gioia che le dà poter aiutare i rifugiati, anche mettendo a rischio la sua incolumità, non è pari a quella che le ha dato occuparsi della sua famiglia. Mai...

    ha scritto il 

  • 4

    Questa volta Adam allarga il dramma personale (che c'è ed è ben presente anche stavolta) a quello di migliaia di persone che sono costrette a scappare dal proprio paese per vari motivi e approdano in Europa dove le leggi sono sempre più repressive nei loro confronti. Le leggi scritte e quelle non ...continua

    Questa volta Adam allarga il dramma personale (che c'è ed è ben presente anche stavolta) a quello di migliaia di persone che sono costrette a scappare dal proprio paese per vari motivi e approdano in Europa dove le leggi sono sempre più repressive nei loro confronti. Le leggi scritte e quelle non dette come la consuetudine dei poliziotti di ridurre i clandestini in fin di vita (ma anche di ucciderli) lasciandoli agonizzanti (e morti).
    Una prospettiva davvero terribile che racconta di una Francia che in questo è uguale all'Italia.

    ha scritto il