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Albero di fumo

Di

Editore: Mondadori

3.7
(125)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 727 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8804581549 | Isbn-13: 9788804581543 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Silvia Pareschi

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
Semplificando, si può dire che questa è una storia di guerra, e che la guerra è quella combattuta dagli americani in Vietnam. È la storia di William "Skip" Sands - agente della CIA, programma Psychological Operations contro i Vietcong - e delle vicende disastrose che gli toccano in sorte. È anche la storia dei fratelli Houston, Bill e James, giovani disadattati che scivolano senza quasi averne coscienza dal deserto dell'Arizona dentro un conflitto in cui il confine tra disinformazione e illusione è ormai svanito. È poi la storia del colonnello Francis Xavier Sands, cattolico praticante, studente a Noòtre Dame, campione di football, eroe della Seconda Guerra Mondiale, scheggia impazzita negli alti ranghi della CIA. Ed è infine la storia di Kathy Jones, moglie di un missionario protestante assassinato nelle Filippine, amante di "Skip" Sands, irriducibile angelo laico in un'organizzazione che si occupa di orfani vietnamiti in circostanze impossibili. Nessuna di queste storie, come si può facilmente immaginare, prevede un lieto fine tradizionale. Ma nessuna è segnata dalla disperazione assoluta.
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  • 3

    Nessuno escluso

    L’albero di fumo è un libro tutt’altro che semplice da leggere e da comprendere: sarei in grave difficoltà se dovessi descriverne, anche a grandi linee, la trama, sebbene Johnson ci abbia risparmiato almeno la frammentazione temporale: ogni parte del romanzo è scandita dal progredire lineare degl ...continua

    L’albero di fumo è un libro tutt’altro che semplice da leggere e da comprendere: sarei in grave difficoltà se dovessi descriverne, anche a grandi linee, la trama, sebbene Johnson ci abbia risparmiato almeno la frammentazione temporale: ogni parte del romanzo è scandita dal progredire lineare degli anni e intitolata con essi, così da fornirci almeno un àncora cui aggrappare la nostra attenzione vacillante.

    A parte questo, i 5-10 protagonisti sono confusi in una nebbia, in un fumo, in una giungla (intesa come paesaggio ma anche come groviglio di sensazioni interiori ) che, pur articolando la narrazione in singoli episodi di tangibile concretezza, si stempera nell’astrazione, talora nello spaesamento, del quadro d’insieme, con la CIA e l’Intelligence in generale a sguazzare nel ribaltamento e nell’ambiguità dei ruoli dei personaggi. E anche Johnson ci sguazza con apparenti protagonisti che via via si defilano dalla storia (Bill Houston) e comprimari che invece assumono un ruolo decisivo (Storm).

    Il libro quindi non ci lascia (o, posso dire più modestamente, non ha lasciato a me) un racconto da imprimere nella memoria, bensì una sensazione diffusa di sudest asiatico, di sudore e vegetazione quasi aliena, di stress e manipolazione, intrigo e doppio gioco (ci sono molte più “retrovie” che zone di battaglia, tanto che dei Vietcong si parla tanto ma non si vedono mai); l’instabilità caratteriale e l’impossibilità di assimilazione dei reduci, di cui in tanti film e libri americani abbiamo visto gli effetti devastanti, trova qui la sua genesi perché, se già ci era noto che dopo “nessuno è come prima”, qui addirittura ognuno diviene la versione mostruosa o fantasmatica di sé stesso.
    Nessuno escluso.

    ha scritto il 

  • 5

    ALBERO DI FUMO (Johson)

    "Il Colonnello", leggenda vivente della CIA, è di stanza in Vietnam per mappare i tunnel dei vietcong. William Skip Sands, suo nipote, è un agente della CIA reclutato per inviare false informazioni ad Hanoi. Jimmy Storm è il bizzarro assistente del Colonnello che vorrebbe invadere i tunnel con so ...continua

    "Il Colonnello", leggenda vivente della CIA, è di stanza in Vietnam per mappare i tunnel dei vietcong. William Skip Sands, suo nipote, è un agente della CIA reclutato per inviare false informazioni ad Hanoi. Jimmy Storm è il bizzarro assistente del Colonnello che vorrebbe invadere i tunnel con sostanze psicotrope. James è l’esploratore che, dopo esser sceso in quelle gallerie a caccia di viet, sembra aver esaurito ogni residuo di adrenalina. Personaggi che vivono in un continuo stato di amarezza, stupidità, aleatorietà. Frammenti di storie immerse in un mondo ipnotico, terribile, senza scampo. Solo alla fine del romanzo Johnson sembra voler affidare alla missionaria Kathy Jones, improbabile amante di Skip, una possibile speranza: “Kathy sedeva in mezzo al pubblico pensando: qualcuno qui ha il cancro, qualcuno ha il cuore spezzato, qualcuno ha perduto l’anima, qualcuno si sente nudo e straniero, pensa che un tempo conosceva la strada ma adesso non la ricorda più, si sente solo e privo di corazza, fra queste persone c’è qualcuno con le ossa rotte, altri che prima o poi se le romperanno, persone che hanno rovinato la propria salute, adorato le proprie menzogne, sputato sui propri sogni, voltato le spalle alle proprie convinzioni, sì, sì, e tutti saranno salvati. Tutti saranno salvati. Tutti saranno salvati.”
    Un libro duro, potente, da meditazione; sconsigliabile agli amanti della “scorrevolezza”.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    2

    A quanto pare non ho ancora imparato a non seguire i consigli di scrittori su altri scrittori (in questo caso Jonathan Franzen): non mi sembra ci fosse bisogno di questo ennesimo libro sulla guerra del Vietnam. Si intuisce che l'autore ha un disegno in mente, forse anche ben strutturato, ma non ...continua

    A quanto pare non ho ancora imparato a non seguire i consigli di scrittori su altri scrittori (in questo caso Jonathan Franzen): non mi sembra ci fosse bisogno di questo ennesimo libro sulla guerra del Vietnam. Si intuisce che l'autore ha un disegno in mente, forse anche ben strutturato, ma non riesce a farne partecipe il lettore, o perlomeno io non l'ho capito. Il finale, che lascia intravedere una possibilità di salvezza per tutti indipendentemente da una qualsivoglia assunzione di responsabilità,mi ha davvero disturbata.

    ha scritto il 

  • 0

    Acquistato perchè m'interessava sapere qualcosa in più sul periodo in cui è ambientata la storia, ma quando leggere diventa uno sforzo è meglio abbandonare il libro. Lettura faticosa, noiosa e lenta.

    ha scritto il 

  • 3

    Frammentario

    Si può ignorare un consiglio di Jonathan Franzen? No che non si può. Si può dire che ill libro non mi ha convinto? Si che si può. Infatti pur portandoci in una realtà così significativa come la guerra del Vietnam, il romanzo fa fatica a decollare...i personaggi, pur interessanti, restano scollega ...continua

    Si può ignorare un consiglio di Jonathan Franzen? No che non si può. Si può dire che ill libro non mi ha convinto? Si che si può. Infatti pur portandoci in una realtà così significativa come la guerra del Vietnam, il romanzo fa fatica a decollare...i personaggi, pur interessanti, restano scollegati fra loro quasi fossero storie a sè. Troppe pretese...disattese. E' il mio primo tre stelle e non l'avrei mai detto

    ha scritto il 

  • 3

    Le mie Clarks sono Made in Vietnam

    Porto Clarks da 35 anni, non so dove le facessero allora.
    Mi hanno accompagnato nella vita.
    Da qualche anno ogni volta che le metto l'occhio mi cade sull'interno della linguetta dove è ben stampata in bianco la scritta "Made in Vietnam".
    Buffo il mondo e la sua storia, no?
    ...continua

    Porto Clarks da 35 anni, non so dove le facessero allora.
    Mi hanno accompagnato nella vita.
    Da qualche anno ogni volta che le metto l'occhio mi cade sull'interno della linguetta dove è ben stampata in bianco la scritta "Made in Vietnam".
    Buffo il mondo e la sua storia, no?
    Chissà, probabilmente il capo dello stabilimento è un Comunista di ferro da sempre, piegatosi alla terza via del turbocapitalismo orientale.
    Forse è un arzillo sessantenne eroe di guerra, un ragazzo che il Tet del 67 se lo fece combattendo.
    Magari la fabbrica è vicina a Hue, dove i Marines furono quasi sbaragliati.
    Bho?
    E il libro?
    Ben scritto, originale in alcune cose, ma grandi debiti letterari in parte riconosciuti e riconoscibili.
    certamente Graham Greene e Un Americano Tranquillo.
    Ma anche James Hillman e il suo studio sull'amore per la guerra, le teorie del Colonnello mi pare vengano da lì.
    E anche Sheenan e la sua Brillante Bugia, la storia vera di come gli USA avrebbero potuto vincere la guerra.
    Ma forse anche Oliver Stone e il suo Ogni maledetta Domenica, col discorso di Pacino ai giocatori nello spogliatoio.

    Colonna sonora: Nancy Sinatra - These boots are made for walkin ( come le mie Clarks, come nella colonna sonora di apocalypse, come in questo libro).

    ha scritto il 

  • 4

    In una recensione del New York Times il recensore si chiedeva se avevamo bisogno di un altro libro sulla guerra del Vietnam. La sua risposta, e la mia, è stata positiva.


    Molte cose sono già viste, ad esempio la figura del colonnello Sands che ricorda molto il Kurtz di Conrad e un po' quell ...continua

    In una recensione del New York Times il recensore si chiedeva se avevamo bisogno di un altro libro sulla guerra del Vietnam. La sua risposta, e la mia, è stata positiva.

    Molte cose sono già viste, ad esempio la figura del colonnello Sands che ricorda molto il Kurtz di Conrad e un po' quello di Coppola, ma molto è nuovo.
    Della guerra vera e propria abbiamo una descrizione lontana,dei combattimenti sentiamo l'eco, vediamo il passaggio dei traccianti nel cielo, sentiamo il rombo degli elicotteri; il resto è la lunga, penosa vicenda di personaggi che sono uomini e donne minuscoli dentro meccanismi enormi e lontani. E' un romanzo sui marginali della storia dove trovi storie di destini di figure minori che si muovono con affanno e tristezza. L'ultima pagine, però, le ultime righe lasciano un barlume di speranza: dall'orrore delle guerre si può uscire e lo si può fare attraverso gesti di solidarietà, di dono.

    ha scritto il 

  • 4

    Non so se il mio giudizio sarebbe stato lo stesso se non l'avessi letto a colpi da cento e più pagine al giorno.Perchè soprattutto nelle prime pagine il rischio di perdersi in dialoghi allucinati è alto.Ma una volta superato lo scoglio il libro cattura.Se proprio devo trovargli un difetto è la so ...continua

    Non so se il mio giudizio sarebbe stato lo stesso se non l'avessi letto a colpi da cento e più pagine al giorno.Perchè soprattutto nelle prime pagine il rischio di perdersi in dialoghi allucinati è alto.Ma una volta superato lo scoglio il libro cattura.Se proprio devo trovargli un difetto è la sovrapponibilità di molti dei suoi protagonisti con altri eroi letterari: il colonnello sembra una riedizione del Kurtz di Apocalypse Now (Cuore di Tenebra);Skip, l'americano tranquillo di Greene.Ma a parte questo,è sempre un piacere cimentarsi con un libro impegnativo e venirne progressivamente coinvolti.

    ha scritto il 

  • 4

    Letto da: Peppe.


    Se volete provare a tuffarvi in quello che il mito sulla guerra del Vietnam non è stato capace di trasmettervi, buttatevi su questo romanzo. Troverete varia umanità e personaggi che hanno vissuto, dalla parte dell'occidente, questa pazzesca guerra coloniale. La maggior par ...continua

    Letto da: Peppe.

    Se volete provare a tuffarvi in quello che il mito sulla guerra del Vietnam non è stato capace di trasmettervi, buttatevi su questo romanzo. Troverete varia umanità e personaggi che hanno vissuto, dalla parte dell'occidente, questa pazzesca guerra coloniale. La maggior parte di essi ne esce con una vita sconvolta da quell'esperienza. Non svelo di più, per lasciarvi il piacere di vivere le emozioni della guerra nel Vietnam.

    ha scritto il