Alberto Sordi

L'Italia in bianco e nero

Di

Editore: Mondadori

3.5
(36)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 275 | Formato: Altri

Isbn-10: 8804522445 | Isbn-13: 9788804522447 | Data di pubblicazione: 

Genere: Biografia , Storia

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Descrizione del libro
Si può amare Alberto Sordi per tutto quello che ha messo in luce di noiitaliani. E si può odiarlo, per gli stessi motivi. Più di ogni altro attoredella seconda metà del Novecento, Sordi ci ha mostrato quello che siamo e cheforse avremmo preferito non essere. Ci ha messi davanti a uno specchio e se avolte ci ha fatto ridere dei nostri difetti, altre ci ha fatto vergognare dinoi stessi. È certo, però, che i suoi film sono parte essenziale di un passatoche ci appartiene e che abbiamo attraversato insieme a loro. In questabiografia Fofi ricostruisce la vita del grande attore, e lo fa conducendo illettore lungo una galleria di ritratti di artisti con cui ha lavorato, di filmche lo hanno visto protagonista, di momenti storici che ha saputo incarnare.
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  • 2

    C'era una volta Goffredo Fofi

    Fofi, uno dei migliori critici italiani, ha collezionato una serie di materiali (interviste, testimonianze, recensioni d'epoca) su Sordi con una tesi semplice: il grande Sordi è l'attore che domina il ...continua

    Fofi, uno dei migliori critici italiani, ha collezionato una serie di materiali (interviste, testimonianze, recensioni d'epoca) su Sordi con una tesi semplice: il grande Sordi è l'attore che domina il cinema italiano dalla fine dei '50 ai '70. Romano, di destra, ricco Il regista Sordi è inutile. In collegamento con la pancia del paese

    ha scritto il 

  • 4

    "Dicono che, finora, Alberto Sordi non abbia avuto successo all'estero: può darsi che il successo venga, presto, e che questa situazione sia smentita da una inaspettata «scoperta» (e l'auguro all'atto ...continua

    "Dicono che, finora, Alberto Sordi non abbia avuto successo all'estero: può darsi che il successo venga, presto, e che questa situazione sia smentita da una inaspettata «scoperta» (e l'auguro all'attore): comunque non si può non meditare su questo fatto. Alberto Sordi è stato quest'anno al centro del cinema italiano: c'era Alberto Sordi nei Magliari, c'era Alberto Sordi nella Grande guerra, c'era Alberto Sordi nel Moralista, c'era Alberto Sordi in altri tre quattro filmetti di cassetta (vedi Costa Azzurra); in gran parte della produzione italiana c'era Alberto Sordi. E ci sarà. In questo momento la comicità nazionale coincide in gran parte con quella di Sordi. Totò e Fabrizi invecchiati e cadenti, gli altri quasi tutti fuori moda (a parte, più aristocratico, il caso di Eduardo De Filippo), è Sordi che ha il monopolio del riso. Ma all'estero non fa ridere. Bisognerà pur chiederci il perché.
    [..]
    Parrebbe intraducibile. Lo si direbbe un canto popolare che non si può trascrivere. Ce lo vediamo, ce lo sentiamo, ce lo godiamo noi: nel nostro mondo «particolare».
    Ma di che specie è il riso che suscita Alberto Sordi? Pensateci bene un momento: è un riso di cui un po' ci si vergogna. E il massimo di questo senso di vergogna viene raggiunto, (ricordate?), nella risata angosciosa e un po' isterica che Sordi strappa al pubblico nei due episodi dei Magliari in cui vende la mercé della povera ingenua gente tedesca, per di più colpita dal lutto. E vero che il «magliaro» è stata la più brutta interpretazione di Sordi: e non si capisce come egli sia così sfuggito di mano a un regista di buon gusto, anzi, di gusto raffinato, come è Rosi. Tuttavia, appunto perché è la più brutta, questa interpretazione può essere presa ad esempio, perché, nel suo eccesso, mostra con chiarezza l'intelaiatura della comicità di Sordi: è la comicità che nasce dall'attrito, con la variopinta e standardizzata società moderna, di un uomo il cui infantilismo anziché produrre ingenuità, candore, bontà, disponibilità, ha prodotto egoismo, vigliaccheria, opportunismo, crudeltà. È una deviazione dell'infantilismo. E quando uso questa parola, la uso in senso clinico (il lettore mi perdoni), nel senso che le danno gli psichiatri; la uso cioè molto seriamente." [Estratto da un articolo di Pasolini del 19 Gennaio 1960]

    Ho scelto forse un estratto che sembrerebbe porre l'intento di Sordi in una luce negativa: cioè quella di rappresentare un personaggio eccessivamente senza virtù perché all'estero possano applaudirgli, quando in realtà spesso durante questo saggio si evidenzia attraverso più fonti (Monicelli e altri registi, giornalisti e scrittori che parlarono di cinema) oltre che la stessa opinione dell'autore che Sordi era un grande attore, unico nella sua impietosità verso l'italiano medio. Grande nell'infondere un senso di sgradevolezza d'impaccio tra le risa. L'articolo d'altronde continuava e metteva in guardi lo stesso lettore dal pensare che quella fosse una condanna in toto, dal momento che in fondo quella amoralità risiede negli spifferi dell'italiano piccoloborghese di quegli anni che cerca di farsi strada. Perché ciò che rappresenta non è un essere straordiariamente cattivo nei suoi film, anche se abietto, è un sunto di tutte quelle piccole meschinità che altri attori più "piacioni" hanno preferito assolvere, scusare o delegare ad altre maschere che azzardassero di più.

    E questo libro racconta bene del suo cinema, dei suoi tempi, della commedia all'italiana, del personaggio-Sordi e di Sordi stesso. La dedizione all'esplorazione di questa figura non sottintende fortunatamente quell'occhio semichiuso di tributi encomiastici più che saggi riguardo a stelle del cinema. No, affatto: Fofi è molto lucido in ciò.
    Grandissimo conoscitore della commedia all'italiana e mai gratuito nei suoi giudizi, più che elogiare enfaticamente - anche nei momenti migliori di Sordi- riporta con obiettività i come e perché dei suoi anni di gloria (meritati ovviamente), ma opera così anche per la discesa e la consapevolezza che tanto successo come quegli anni '60 non l'avrebbe fatto più, se non con Un borghese piccolo piccolo, in cui ha decisamente fatto il botto in un'interpretazione e film meravigliosi, dimostrando di essere qualcosa di più di un attore "soltanto" comico.
    Essendo il primo a criticare quell'atteggiamento consolatorio di tanti altri artisti italiani che ha affossato la vena satirica della commedia odierna, si può stare tranquilli che la mano larga o gli sconti sempre a portata di mano Fofi non ne ha. Mi è piaciuta molto questa solidità, intelligenza e consapevolezza nell'argomentare questo pezzo della storia del cinema italiano.
    Soprattutto per l'ampio respiro di cui gode il saggio, che non si ferma ad una sorta di "fidati-di-me" di un autore che impersona tutte le sue fonti, con il rischio di deformare anche ciò che viene descritto e riportato indirettamente. Anzi, in alcuni casi ha dimostrato un'ammirevole umiltà nell'inserire direttamente articoli, commenti da parte di altri autori, quando sapeva che in fondo non avrebbe saputo trovare parole migliori delle loro. E stralci di interviste da Sordi stesso, recensioni, commenti e anedotti. Così si ottiene una visione a 360 gradi di come veniva percepito Sordi dai suoi colleghi, dai suoi collaboratori, dal pubblico, dagli intellettuali e così via. Diventa appunto completo perché inserisce efficacemente l'attore all'interno del contesto culturale del suo tempo e non si ha la sensazione di aver letto soltanto di un fenomeno a finestre chiuse, ma di aver letto anche di un intero genere cinematografico, della sua evoluzione, decadenza e residui odierni. La conclusione che se ne può trarre era che Sordi come altri grandi come la Magnani, aveva una personalità imponente e inconfondibile. Che piaccia o no, impossibile non notarlo e avere una forte reazione al personaggio che ha creato e lanciato nel cinema.

    E comunque sì, il saggio si apre anche ad una prospettiva su ciò che ne è stato della commedia italiana nelle sale cinematografiche odierne. Come potrete immaginare, Fofi non regala lodi neanche qua, anzi, forse è perfino troppo duro, nonostante sia difficile non credere che la sua parte di ragione ce l'ha, eccome se ce l'ha. L'unica riserva che mi faccio nell'essere d'accordo con lui è su Roberto Benigni, forse giudicato troppo aspramente da lui.

    "E venne la stagione dei nuovi comici sproloquianti, predicatori e "proprio come noi". Di essi il più originale, il più grande e insieme il più antico, il meno naturalistico, il più scatenato fu Roberto Benigni, che ha avuto una grande stagione in teatro e mediocre in cinema, nonostante gli inizi con i bei film diretti da Giuseppe Bertolucci, ed è finito con l'Oscar grazie ad astute macchiette che hanno via via tradito l'aceto della sua arte, coprendoci di insipida melassa."

    Mi sembra che il giudizio sottintenso sia che "La vita è bella" non si sia meritato le sue lodi: non sono una fan sfegatata di Benigni ma lo apprezzo. Mi sembra che l'errore sia di guardarlo nella prospettiva di un erede della commedia all'italiana, quando Benigni è assolutamente un personaggio a parte. Non mi sembra che abbia mai preteso di mostrare la verità al suo pubblico, come Sordi voleva fare e come il neorealismo si proponeva.
    Benigni ormai dentro a questo vortice apparentemente insormontabile del "buonismo" italiano? Sì, non si può nascondere che la visione che offre della realtà è una visione enfaticamente positiva, ma d'altronde io direi che Benigni è un ottimista di partenza e che se davvero dona agli italiani più calore e consolazioni che autocritica, almeno non lo fa con l'ipocrisia e l'automatismo di altri bei finali riparatori e autoindulgenti del film italiano medio. La sua entrata in scena è un tale vortice di gioia di vivere e vitalità che va oltre la tendenza media buonista e si presenta come qualcosa di diverso.
    Benigni che rientra nella sfera piaciona del "uno proprio come noi"? No! Benigni è un personaggio strano, buffo, singolare, che decisamente non vuole essere specchio di nessuna particolare fascia di italiano basso-medio-alto. Benigni è e fa Benigni, forse ultimamente senza più quello slancio di novità e vitalità di prima, forse ora sembra che sia destinato a ripetere se stesso senza stupori, ma non lo giudicherei "insipido", non negli anni che lo hanno visto protagonista.

    ha scritto il 

  • 5

    Storia di un italiano

    Alberto Sordi maschera dell'italiano medio. Splendida biografia di Alberto Sordi come metafora dell'Italia e degli italiani. Goffredo Fofi ricostruisce il contesto storico del teatro, della radio e de ...continua

    Alberto Sordi maschera dell'italiano medio. Splendida biografia di Alberto Sordi come metafora dell'Italia e degli italiani. Goffredo Fofi ricostruisce il contesto storico del teatro, della radio e del cinema all'interno del quale emerge il talento di Alberto Sordi. Lettura da non perdere per capire l'Italia del dopoguerra.

    ha scritto il 

  • 0

    TERRA - fuoco lento

    Non stello perché in pratica non sono in grado.
    Consiglio vivamente di affrontare il libro dopo aver visto tutti i film citati, ma tutti.
    E io, come mi si è fatto notare, non me ne intendo di cinema e ...continua

    Non stello perché in pratica non sono in grado.
    Consiglio vivamente di affrontare il libro dopo aver visto tutti i film citati, ma tutti.
    E io, come mi si è fatto notare, non me ne intendo di cinema e quindi mica tutti li ho visti.
    Perché in pratica il libro è l'incastro critico tra filmografia, italianità, critica delle precedenti e autoreferenzialità.

    ha scritto il 

  • 2

    Ma Sordi in questo libro dov'è?

    Scrittura elegante e testo interessante sull'Italia di una volta. Ma mi resta una domanda... in tutto questo Alberto Sordi dov'è? Chiunque acquisti un libro che come titolo e copertina ha il nostro gr ...continua

    Scrittura elegante e testo interessante sull'Italia di una volta. Ma mi resta una domanda... in tutto questo Alberto Sordi dov'è? Chiunque acquisti un libro che come titolo e copertina ha il nostro grande attore è ovvio che si aspetti di ritrovarlo anche come protagonista delle pagine. No, assolutamente no. Lo troviamo come comparsa, che indubbiamente cattura lo stesso l'attenzione dello spettatore, relegata nello sfondo di una foto ampia ed esauriente degli anni d'oro del cinema italiano. Trovo molto ruffiano e ingiusto sfruttare il suo nome per vendere qualche copia in più. Bisognerebbe avere l'onesta intellettuale di vendere un prodotto per quello che è, senza deludere quelle poche persone che ancora spendono i loro soldi in qualcosa di ormai quasi dimenticato come i libri stampati...

    ha scritto il 

  • 4

    Il Sordi attore, l’Italia degli anni in cui si affermò, soprattutto quelli dal 43 al 63.
    Le considerazioni sono interessanti, e, per me, condivisibili.

    Fofi riporta anche articoli di altri. Molto int ...continua

    Il Sordi attore, l’Italia degli anni in cui si affermò, soprattutto quelli dal 43 al 63.
    Le considerazioni sono interessanti, e, per me, condivisibili.

    Fofi riporta anche articoli di altri. Molto interessante quello di Pasolini sulle motivazioni per cui Sordi non ebbe successo all’estero.
    E talvolta neppure in Italia. Ho sentito spesso dire A me Sordi non fa ridere! Come se qualcuno gli avesse tatuato la parola “comico” sulla fronte e come se quella parola significasse solo la risata e non la commedia.
    Che come sappiamo può essere graffiante, grottesca, perfino nera.
    Quelli che rappresentava non erano neppure personaggi “simpatici”, anzi spesso sgradevoli.
    Come quello del compratore di bambini nel Giudizio Universale. Né pietà, né rimorso, solo la necessità di sopravvivere che lo acceca.
    Persino nel finale della Grande guerra (Io non so niente. Io sono un vigliacco) quando muore come un eroe, rifiuta questo luogo comune.
    Ha ragione Fofi: sarebbe stato un grande Cicikov.

    Quello che manca è la parte più strettamente privata o di gossip. Ma d’altra parte se si vuol leggere di argomenti del genere non si prende un testo di Fofi.

    ha scritto il 

  • 3

    Non fatevi ingannare dal titolo

    A me è successo. Penssavo di trovarmi di fronte un libro sulla vita di Albertone (film, aneddoti, carriera, liti, amori e, perchè no, capricci), ed invece ecco un'approfondita, lucida ed abbastanza es ...continua

    A me è successo. Penssavo di trovarmi di fronte un libro sulla vita di Albertone (film, aneddoti, carriera, liti, amori e, perchè no, capricci), ed invece ecco un'approfondita, lucida ed abbastanza esaustiva analisi della commedia all'italiana, e non solo, che prende Sordi a spunto iniziale e terminale di un'indagine ricca di spunti analitici sulla società del Belpaese vista dagli occhi di chiha avuto l'onore e l'onere, tenuto conto del carattere atipico e vero romano (lo sottolineo con orgoglio), del massimo esponente dell'italianità delNovecento. Se il titolo fosse stato rovescato: L'italia in bianco e nero: Sordi e i suoi..., sarei stato più soddisfatto.

    ha scritto il 

  • 4

    «Sordi ci ha rappresentato e mostrato per quello che siamo, e che alcuni (molti? pochi?) avrebbero preferito non essere. Ci ha costretti allo specchio, e nei suoi momenti migliori – ma a ben vedere se ...continua

    «Sordi ci ha rappresentato e mostrato per quello che siamo, e che alcuni (molti? pochi?) avrebbero preferito non essere. Ci ha costretti allo specchio, e nei suoi momenti migliori – ma a ben vedere sempre, almeno dal tempo di I vitelloni – ci ha, diciamolo francamente fatto vergognare di noi stessi.»
    Alberto Sordi, classe 1920, romano di Roma, professione attore, è protagonista del bel libro di Goffredo Fofi, da cui traspaiono competenza critica e sincera passione civile.
    Non una biografia tout-court, dunque, non è questo l’intento di Fofi; piuttosto la riflessione sull’uomo/attore Sordi è al contempo motivo di analisi del tessuto sociale, culturale e politico di gran parte del Novecento italiano.
    «Si può odiare "il personaggio Sordi" per ciò che ha messo in luce di noi tutti, oppure, e forse dicendo questo ci si illude, di quasi tutti. Si può amarlo, per gli stessi motivi. Non si può studiarlo, e certamente io non ci riesco, come se non ci chiamasse in causa. Come se non ci costringesse oggi, a distanza, e più fortemente e immediatamente ieri e ier l'altro, a formulare un giudizio sul nostro cinema, sulla nostra storia e, come da qualche anno si è ripreso a dire e a studiare dopo decenni di silenzio, sul "carattere degli italiani". Su Sordi medesimo, anche, ma questo è facile farlo; sulle qualità specifiche dell'attore, e anche questo non è difficile. È "l'oltre" e "l'intorno" che ci stimolano, provocano, preoccupano. È l'Italia».
    Sordi è stato un fenomeno prettamente italiano perché i personaggi interpretati dall’Albertone nazionale si caratterizzavano spesso per la loro negatività, la loro cattiveria e se in Italia questo gli ha garantito comunque il favore degli spettatori (anche se Pasolini ha sottolineato come quello suscitato da Sordi era un “riso di cui ci si vergogna”), tuttavia gli ha impedito di incontrare altrettanto consenso presso il pubblico straniero (perché il comico deve essere buono, fondamentalmente).
    Fofi non si nasconde dietro formulette scontate (non è indulgente nemmeno verso alcuni grandi nomi del nostro cinema presente e passato), individua nel periodo 1943-1963 gli anni d’oro del cinema e della società italiana («sembrava trattarsi di un unico film, di un’opera collettiva che si ramificava in molti fiumi ma con un passaggio consequenziale e necessario da titolo a titolo, di stessi sangue e umori.»), e, di fatto, ci invita a vedere (o rivedere) numerose pellicole nostrane.
    Sparsi nel libro si trovano i contributi di Carlo Levi, Vittorio Spinazzola, Grazia Livi, Gianni Amelio, Franca Faldini e Mario Monicelli.
    Completa l’opera la filmografia di Alberto Sordi.

    ha scritto il