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Alcyone

Di

Editore: Mondadori

4.1
(291)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 768 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 880450000X | Isbn-13: 9788804500001 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , Philosophy

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Descrizione del libro
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  • 4

    Alcyone è il titolo di una raccolta di liriche di Gabriele D'Annunzio pubblicata nel 1903, composta tra il 1899 e il 1903 ed è considerato il terzo libro delle Laudi del cielo, del mare, della terra e degli eroi.
    Alcyone comprende 88 liriche, ordinate secondo un criterio strutturale che non ...continua

    Alcyone è il titolo di una raccolta di liriche di Gabriele D'Annunzio pubblicata nel 1903, composta tra il 1899 e il 1903 ed è considerato il terzo libro delle Laudi del cielo, del mare, della terra e degli eroi.
    Alcyone comprende 88 liriche, ordinate secondo un criterio strutturale che non ricalca l'ordine cronologico della composizione. Tra la prima (La tregua) e l'ultima (Il commiato) si delinea l'ideale percorso narrativo di un'estate di poesia (nel senso di una raccolta composta d'estate e che ha per tema l'estate, sia dal punto di vista della stagione fisica che della maturità poetica dell'autore). Nello schema qui proposto risulta evidenziata la simmetria ritmica con cui il poeta ha suddiviso la raccolta. Dopo il proemio de La tregua - che ha la funzione di istituire un collegamento fra Alcyone e i precedenti libri delle Laudi, dedicati all'impegno eroico (Maia) e civile (Elettra) - Il fanciullo apre una serie di sette ballate cui fanno seguito cinque sezioni, ciascuna aperta da una lirica con titolo latino cui segue un ditirambo, vero cardine della struttura poetica. Ai ditirambi sono destinati i cambiamenti di stagione e di approccio al mito, vero tema cardine dell'intero poema dannunziano.
    Quelle che ho apprezzato di più – e forse anche le più conosciute e studiate sono – :

    La sera fiesolana

    Fresche le mie parole ne la sera
    ti sien come il fruscìo che fan le foglie
    del gelso ne la man di chi le coglie
    silenzioso e ancor s’attarda a l’opra lenta
    su l’alta scala che s’annera
    contro il fusto che s’inargenta
    con le sue rame spoglie
    mentre la Luna è prossima a le soglie
    cerule e par che innanzi a sé distenda un velo
    ove il nostro sogno giace
    e par che la campagna già si senta
    da lei sommersa nel notturno gelo
    e da lei beva la sperata pace
    senza vederla.
    Laudata sii pel tuo viso di perla,
    o Sera, e pe’ tuoi grandi umidi occhi ove si tace
    l’acqua del cielo!
    Dolci le mie parole ne la sera
    ti sien come la pioggia che bruiva
    tepida e fuggitiva,
    commiato lacrimoso de la primavera,
    su i gelsi e su gli olmi e su le viti
    e su i pini dai novelli rosei diti
    che giocano con l’aura che si perde,
    e su ’l grano che non è biondo ancora
    e non è verde,
    e su ’l fieno che già patì la falce
    e trascolora,
    e su gli olivi, su i fratelli olivi
    che fan di santità pallidi i clivi
    e sorridenti.
    Laudata sii per le tue vesti aulenti,
    o Sera, e pel cinto che ti cinge come il salce
    il fien che odora!
    Io ti dirò verso quali reami
    d’amor ci chiami il fiume, le cui fonti
    eterne a l’ombra de gli antichi rami
    parlano nel mistero sacro dei monti;
    e ti dirò per qual segreto
    le colline su i limpidi orizzonti
    s’incùrvino come labbra che un divieto
    chiuda, e perché la volontà di dire
    le faccia belle
    oltre ogni uman desire
    e nel silenzio lor sempre novelle
    consolatrici, sì che pare
    che ogni sera l’anima le possa amare
    d’amor più forte.
    Laudata sii per la tua pura morte,
    o Sera, e per l’attesa che in te fa palpitare
    le prime stelle!

    La pioggia nel pineto

    Taci. Su le soglie
    del bosco non odo
    parole che dici
    umane; ma odo
    parole più nuove
    che parlano gocciole e foglie
    lontane.
    Ascolta. Piove
    dalle nuvole sparse.
    Piove su le tamerici
    salmastre ed arse,
    piove su i pini
    scagliosi ed irti,
    piove su i mirti
    divini,
    su le ginestre fulgenti
    di fiori accolti,
    su i ginepri folti
    di coccole aulenti,
    piove su i nostri volti
    silvani,
    piove su le nostre mani
    ignude,
    su i nostri vestimenti
    leggieri,
    su i freschi pensieri
    che l’anima schiude
    novella,
    su la favola bella
    che ieri
    t’illuse, che oggi m’illude,
    o Ermione.

    Odi? La pioggia cade
    su la solitaria
    verdura
    con un crepitío che dura
    e varia nell’aria
    secondo le fronde
    più rade, men rade.
    Ascolta. Risponde
    al pianto il canto
    delle cicale
    che il pianto australe
    non impaura,
    nè il ciel cinerino.
    E il pino
    ha un suono, e il mirto
    altro suono, e il ginepro
    altro ancóra, stromenti
    diversi
    sotto innumerevoli dita.
    E immersi
    noi siam nello spirto
    silvestre,
    d’arborea vita viventi;
    e il tuo volto ebro
    è molle di pioggia
    come una foglia,
    e le tue chiome
    auliscono come
    le chiare ginestre,
    o creatura terrestre
    che hai nome
    Ermione.

    Ascolta, ascolta. L’accordo
    delle aeree cicale
    a poco a poco
    più sordo
    si fa sotto il pianto
    che cresce;
    ma un canto vi si mesce
    più roco
    che di laggiù sale,
    dall’umida ombra remota.
    Più sordo e più fioco
    s’allenta, si spegne.
    Sola una nota
    ancor trema, si spegne,
    risorge, trema, si spegne.
    Non s’ode voce del mare.
    Or s’ode su tutta la fronda
    crosciare
    l’argentea pioggia
    che monda,
    il croscio che varia
    secondo la fronda
    più folta, men folta.
    Ascolta.
    La figlia dell’aria
    è muta; ma la figlia
    del limo lontana,
    la rana,
    canta nell’ombra più fonda,
    chi sa dove, chi sa dove!
    E piove su le tue ciglia,
    Ermione.

    Piove su le tue ciglia nere
    sìche par tu pianga
    ma di piacere; non bianca
    ma quasi fatta virente,
    par da scorza tu esca.
    E tutta la vita è in noi fresca
    aulente,
    il cuor nel petto è come pesca
    intatta,
    tra le pàlpebre gli occhi
    son come polle tra l’erbe,
    i denti negli alvèoli
    con come mandorle acerbe.
    E andiam di fratta in fratta,
    or congiunti or disciolti
    (e il verde vigor rude
    ci allaccia i mallèoli
    c’intrica i ginocchi)
    chi sa dove, chi sa dove!
    E piove su i nostri vólti
    silvani,
    piove su le nostre mani
    ignude,
    su i nostri vestimenti
    leggieri,
    su i freschi pensieri
    che l’anima schiude
    novella,
    su la favola bella
    che ieri
    m’illuse, che oggi t’illude,
    o Ermione.

    ha scritto il 

  • 0

    Le cose belle [nel pineto]

    Ne "Il visone sulla pelle" Doris Day per demotivare
    Cary Grant a instaurare una relazione d'amore con lei

    gli dice: "Ho uno zio socialista".
    Le cose belle succedono sempre agli altri.

    ha scritto il 

  • 0

    Parole come pietre rare

    Non so perché ma a me D'Annunzio non riesce così pesante. Si, a volte se la cava con la retorica dove si comprende benissimo che gli manca l'ispirazione. Però la luce che circola nelle poesie, il ricordo di un estate trascorsa all'ombra del mito, fra Versilia, Foci d'Arno, Firenze, Roma e Circeo, ...continua

    Non so perché ma a me D'Annunzio non riesce così pesante. Si, a volte se la cava con la retorica dove si comprende benissimo che gli manca l'ispirazione. Però la luce che circola nelle poesie, il ricordo di un estate trascorsa all'ombra del mito, fra Versilia, Foci d'Arno, Firenze, Roma e Circeo, la facilità con cui la parola quando si divincola dalla retorica diventa musica, luce, natura sono inarrivabili. Su D'Annunzio pesa la lontananza del suo italiano colto, raffinato dal nostro, più di quanto pesi su altri poeti. Pesa l'atteggiamento vitalistico, che spesso si fa voluta liberty, decoro floreale, arredo art-nouveau. Al di là di tutto, a volte sono tentata di prendere qua e là parole preziose e farne collezione. Non servono a nessuno come, appunto, i pezzi di una collezione, però fanno bella figura.

    ha scritto il 

  • 4

    Scrivere una recensione su "Alcyone" è difficile, forse perché si finirebbe per recensire D'Annunzio e quindi un pensiero completo e completamente centrato sulle poesie non potrebbe mai nascere; di conseguenza quelle che propongono non sono opinioni, ma impressioni.
    La passi scolastica ci i ...continua

    Scrivere una recensione su "Alcyone" è difficile, forse perché si finirebbe per recensire D'Annunzio e quindi un pensiero completo e completamente centrato sulle poesie non potrebbe mai nascere; di conseguenza quelle che propongono non sono opinioni, ma impressioni.
    La passi scolastica ci insegna che "Alcyone" è una sorta di pausa fra l'elitismo de "Il piacere" e il superomismo della produzione successiva, che la raccolta usa in modo abbondante la mitologia greca, trasfigurando il dato reale, e che i testi sono apprezzabili soprattutto per la loro qualità musicale; tutto questo è vero, ma non è abbastanza per definire la raccolta, perché, fra le mie impressioni, c'è anche la ricchezza e l'intelligente uso della poesia precedente, il senso di potenza della natura che circonda l'uomo e il senso di malinconia della parte finale, settembrina, della raccolta.
    Ecco, anche se quello che ho detto non è molto chiaro, credo che sia chiaro che per me "Alcyone" è un libro da leggere, perché "La sera fiesolana" e "La pioggia nel pineto" danno solo un'idea vaga della forza di questa raccolta.

    ha scritto il 

  • 4

    Volevo inserire qui, al posto della solita recensione, la mia relazione sull'Alcyone fatta per l'università, durante il corso di Letteratura Italiana I, dedicato proprio a d'Annunzio, ma sfortunatamente aNobii non riesce a caricarla, ragion per cui mi limiterò a dire le cose essenziali.
    Non ...continua

    Volevo inserire qui, al posto della solita recensione, la mia relazione sull'Alcyone fatta per l'università, durante il corso di Letteratura Italiana I, dedicato proprio a d'Annunzio, ma sfortunatamente aNobii non riesce a caricarla, ragion per cui mi limiterò a dire le cose essenziali.
    Non stimo particolarmente d'Annunzio, né come uomo né come letterato. Ho letto alcuni suoi romanzi, poesie varie ma non mi hanno lasciato molto, anzi, se devo essere sincero, alle volte mi ha annoiato a morte, però devo ammettere che con Alcyone, dopo varie, attente e soprattutto estenuanti letture, ha compiuto qualcosa di veramente eccezionale. A titolo informativo, Alcyone è la terza di sette Laudi (gruppo che, come tante altre "saghe" di d'Annunzio, non verrà mai completato), famosa per il tono "dimesso" e lontano (in parte) dai furori e dagli eccessi superomistici tipici delle precedenti due Laudi, Maia ed Elettra. Dico in parte perché, come volevo dimostrare con la mia relazione, il superuomo dannunziano, mera fotocopia dell'originale nietzschiano, è pur sempre presente, solo con altre sembianze. Le lotte politiche, i discorsi alle masse, le imprese eroiche sono accantonate, per il momento, dal Vate, desideroso di una "tregua" (il primo componimento che apre Alcyone ha come titolo proprio "La tregua") all'interno di una natura che, passando dagli esordi francescano-georgici della prima parte, si libra nel cielo del mito, insieme al poeta, il quale subisce, come altri personaggi all'interno dell'Alcyone, continue metamorfosi, in particolare quella di Glauco, pescatore divenuto dio marino grazie ad un'erba magica, e Icaro, entrambi simboli di un superomismo appunto non abbandonato ma "trasformato". Proprio con Icaro, con il suo fallimento di raggiungere il Sole, meta suprema del poeta, e con la caduta nel mare, si raggiunge il momento massimo e la conseguente discesa verso il tempo e il mondo di nuovo umani, ma permeati di malinconia per la consapevolezza di non essere riuscito nel suo intento di elevazione lirica. Ho dato una summa molto stringata di Alcyone, ma consiglio di prendere un'edizione con note esplicative e introduzioni adeguate affinché sia possibile entrare preparati nel palazzo alcionio, dove le liriche non sono messe a caso, ma secondo un piano ben elaborato e scandito (basta vedere i numerosi manoscritti e taccuini).
    La boriosità di un autore come d'Annunzio è più che nota, ma se si lascia uno spiraglio per alcune poesie degne di essere addirittura musicate (come quelle della seconda parte ma non solo), lontano da pregiudizi precostituiti e basati su luoghi comuni, varrà la pena di leggere Alcyone.

    ha scritto il 

  • 3

    E tutto il resto è noia.

    Notevolissime le introduzioni, asciutto il commento ai singoli componimenti, ma manca il meglio. La poesia.
    D'annunzio è tutto uno scopiazzamento furioso e riesce qualche volta, solo per caso, quando le parole si incastrano bene. Vacuità sonora.

    ha scritto il 

  • 3

    Con tutto ciò che ha scritto..

    ..qualcosa di bello doveva venir fuori!
    Proprio così, Alcyone comprende alcuni componimenti (le stirpi canore, la sera fiesolana, la morte del cervo, lungo l'Affrico, Undulna, Versilia) degni di nota di un poeta che non sono mai riuscita a digerire.

    ha scritto il 

  • 5

    Sarò poco imparziale ma :io D'Annunzio lo amo!!
    Le poesie paniche e mitiche di Alcyone ti trascinano in un'altra dimensione...ed è bello lasciarsi trasportare, sentire l'odore dei boschi,immaginare di poter toccare una ninfa, perdersi nei colori della natura,fondersi con un cavallo che cor ...continua

    Sarò poco imparziale ma :io D'Annunzio lo amo!!
    Le poesie paniche e mitiche di Alcyone ti trascinano in un'altra dimensione...ed è bello lasciarsi trasportare, sentire l'odore dei boschi,immaginare di poter toccare una ninfa, perdersi nei colori della natura,fondersi con un cavallo che corre,trasformarsi in un albero, sparire nella bellezza,...se solo ci ripenso mi torna su la sensazione di benessere che ho provato nel leggere questa stupenda raccolta...è quasi eccitante: cinque stelle!!!

    ha scritto il 

  • 4

    (...)
    nella sua saliva amarulenta
    assaporai l’orìgano e la menta.

    Per entro al rombo della nostra ardenza
    udimmo crepitar sopra le canne
    pioggia d’agosto calda come sangue.

    Fremere udimmo nelle arsicce crete
    le mille bocche della nostra sete

    ha scritto il