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Ali di piombo

Il 1977, trent'anni dopo. Lotte di piazza e vittime innocenti. Le radio libere, la piaga dell'eroina, il terrorismo. La cronaca, i documenti, le testimonianze.

By Concetto Vecchio

(253)

| Mass Market Paperback | 9788817014939

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Book Description

Ouesto libro è la cronaca appassionata di un caso italiano: il 1977. Un nuovoSessantotto, culminato nelle morti tragiche di tre militanti: FrancescoLorusso, Giorgiana Masi, Walter Rossi. Ma è anche l'anno che segna ladrammatica ascesa d Continue

Ouesto libro è la cronaca appassionata di un caso italiano: il 1977. Un nuovoSessantotto, culminato nelle morti tragiche di tre militanti: FrancescoLorusso, Giorgiana Masi, Walter Rossi. Ma è anche l'anno che segna ladrammatica ascesa delle Brigate rosse, che a Torino uccidono il presidentedell'Ordine degli avvocati Fulvio Croce e il vicedirettore della "Stampa"Carlo Casalegno. Concetto Vecchio, trent'anni dopo, è tornato a Bologna, Roma,Torino, rivisitando i luoghi di allora, e ha ripercorso gli ultimi mesi divita di Casalegno e dei suoi assassini. Attraverso quasi quarantatestimonianze, tra cui quelle di Gad Lerner, Ezio Mauro, Diego Novelli,Giancarlo Caselli, Giampaolo Pansa, Gianfranco Bettin, Diego Benecchi, BifoBerardi, Silvio Viale, Renato Nicolini, racconta l'attacco dei giovani delmovimento al Pci, la nascita di Radio Alice, il trionfo della controcultura.Spiccano figure indimenticabili come quella di Carlo Rivolta, giovane promessadi "Repubblica" stroncato dalla droga, e di Antonio Cocozzello, un piccolodemocristiano che si ritrova incredibilmente nel mirino del terrorismo.

17 Reviews

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  • 2 people find this helpful

    la difficoltà di fare storia...

    Questo lavoro di Concetto Vecchio sul 1977, non lo posso che ammucchiare sui tanti altri libri di pubblicistica, che tentano di raccontare tra episodi chiave, parole d'ordine e aggettivi( spesso negativi) quel che successe nell'anno "dei due sette" e ...(continue)

    Questo lavoro di Concetto Vecchio sul 1977, non lo posso che ammucchiare sui tanti altri libri di pubblicistica, che tentano di raccontare tra episodi chiave, parole d'ordine e aggettivi( spesso negativi) quel che successe nell'anno "dei due sette" e in special modo la nascita di un Movimento giovanile che, se all'inizio interessò soprattutto gli studenti( che occuparono scuole ed università contro una riforma che il ministro Malfatti aveva reso una controriforma) poi dilagò, coinvolgendo un mondo eterogeneo fatto di giovani di ogni gruppo o categoria sociale, composto da dialetti e invenzioni, pensieri e azioni, fatto di parole e fiumi di assemblee, in cui le diversità si attraevano e si respingevano formando gruppi e idee troppo veloci per essere fermate e ragionate.
    Oggi invece, che a distanza d'anni si potrebbe tentare di capire, o al limite di ragionare, ci si rivolge ancora a quel periodo con lo sguardo del giudice e la riflessione di chi già allora era"tollerante" e oggi, ancora più di ieri. Vecchio infatti si avvalla di molte testimonianze, vediamo di chi:Ezio Mauro direttore di "Repubblica", Novelli, Pansa, Bettin, Boato, Deaglio, Lerner....ieri tra PCI e Lotta continua, oggi parlamentari o giornalisti di prim'ordine...Caselli, Pollice, Arrigo Levi: magistratura, ministero degli interni e ancora un giornalista del gruppo Fiat di Agnelli.Tutti concordi che in pericolo erano la democrazia e lo Stato parlamentare, nessuno a riflettere che quella rabbia e quei livelli di scontro, erano una faccia dell'Italia che nessuno voleva vedere, e che ancor oggi, dopo i fatti di tangentopoli, il crollo dei partiti, gli scandali, le stragi e le omissioni di quel periodo, rimane la lista dei morti e dei feriti senza un'analisi seria di quanto violenta fosse ed è diventata la società italiana, con '77 o senza '77. Concetto Vecchio invece, partendo dal narrare le vicende del vicedirettore della"Stampa" Carlo Casalegno, ucciso in un agguato delle B.R., riprende i soliti luoghi comuni, le solite statistiche e le solite voci... per raccontare. Con il piglio del giornalista, si avverte subito una grossa difficoltà di analisi, di capire che una protesta sociale può avere un rapporto con la violenza senza tuttavia privarsi di sbocchi e motivazioni politiche. E allora la testimonianza dell'ex di turno aggiunge un concetto: c'era molta violenza, un altro: c'erano armi da fuoco. u'altro ancora:fu devastata un armeria...e Concetto Vecchio, con la tolleranza dei suoi 35 anni e la sagacia di chi ha già capito, con una prosa astuta racconta della gioia di Radio Alice e della morte di Casalegno, degli indiani metropolitani e degli Autonomi che sparavano ad altezza d'uomo...di militanti che"chiosavano", per dire che parlavano...ma il risultato, la sensazione, non è la stessa; chiosare, a mio avviso, non è discutere con dignità. Come ogni "investigazione" giornalistica, "Ali di piombo" fa prevalere l'attenzione su un'aspetto piuttosto che un altro; qui le ali lasciano il posto, velocemente, al piombo... ci sono molti testimoni ma, a parte Bifo Berardi, mancano le persone comuni, la gente qualunque, ma anche i leader del "sacco di Roma" o del "convegno di Bologna". Più voce ai sindaci, agli uomini di partito, e ai figli delle vittime: è un po'quello che succede nell'editoria. ora dopo i protagonisti, pentiti e no, molti sono i libri dei figli delle vittime: Calabresi, Tobagi, Rossa, Giralucci, Peci...Sono ormai passati 30-40 anni e sembrerebbe che finalmente sia giunto il momento di una nuova generazione di storici, preparati e legati a due principi assoluti: l'attenzione alla filologia e un distacco che comporta onestà e valore storico a ciò che si scrive. Mi vien da pensare che, il Movimento del'77, davanti ad una classe politica corrotta e mafiosa manifestatasi nel futuro, sconvolse radicalmente tutte le previsioni degli esperti del capitale italiano. Del PCI, invece, non si spiega facilmente la durezza delle sue posizioni: la stessa idea di partito capace di entrare nelle situazioni dai'50 in poi, sarà fatta a pezzi. Le sue teorie con Asor Rosa in testa e "l'autonomia del politico" lo accompagneranno sempre più dentro al "Palazzo", quel sistema di poteri spiegato così bene dal grande Leonardo Sciascia che portarono il partito comunista ad un triste ed incomprensibile balletto che, alla fine di tutto lo costringeranno a far parte in pieno di quel "sistema dei partiti",che nessuna "questione morale" riuscì a differenziare, dalle manovre finanziarie occulte fino alle leggi liberticide dell'emergenza.Ma il malessere viene da lontano, lo intuì Pasolini, ovvio...la specificità romana degli eventi e l'azione dei sottoproletari senza partito è già un analisi che fa i conti con un passato...lo scontro tra Movimento e Pci e la famosa cacciata di Lama, ha una verità ben precisa e una storia ugualmente che parte da prima, a volte molto prima...se ci si fosse limitati all'ironia-dice un testimone- Lama avrebbe tenuto il suo comizio e l'egemonia, assieme alla DC, dei fatti da lì innanzi. Invece Lama fu cacciato dall'università, e fu un fatto dirompente negli anni; fu soprattutto...un fatto storico...in fin dei conti il'77 è esistito, con i suoi slanci e le sue rivolte. Come dice Walter Mosley, uno dei talenti della narrativa americana, parlando della rivolta" nera" della Los Angeles anni '90, in un suo romanzo:"Ognuno provava quella rabbia e, quando l'hanno sfogata tutti, il mondo l'ha potuto sapere se non capire. Quella rivolta l'ha detto forte e chiaro, tutto qui. Una volta detto, niente è stato più come prima. Non importa cosa si è perso. Non importa se non avete voluto capire, anche se sarebbe stata buona cosa.(...)Magari hanno anche sbagliato, non hanno neanche vinto, ma nel loro essere, almeno ci hanno provato." Il 1977 è una storia italiana, non importa se screditata o fino ad ora scritta a piacere di terzi...le barricate e le migliaia di persone, sono il brutto ricordo o l'incubo rincorrente della classe dei vincitori...ma forse, come dice Fabrizio De Andrè, "anche se voi vi credete assolti siete lo stesso coinvolti"...il Movimento fu anche questo: nella sua introduzione di gioia, dissacrazione, ironia, attraversato nel finale dalla desolazione,dalla rabbia,dalla disperazione della solitudine.

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    LucBon71(de una Luna o una sangre o un beso al cabo) said on Nov 8, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Un tentativo non perfettamente riuscito di tenere dentro tutta la complessità dell'anno e non contentarsi di ridurlo ai suoi esiti. Lo sforzo merita comunque apprezzamento

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    Ugo Maria Tassinari said on Aug 17, 2013 | Add your feedback

  • 5 people find this helpful

    Un anno vissuto pericolosamente, da me.

    Il libro migliore tra i diversi che ho letto sul 1977 in Italia.
    Esistono opere monografiche su situazioni territoriali o politiche particolari di maggior approfondimento, ma questo volume è un ottimo compendio.

    Colonna sonora-- > The Rolling S ...(continue)

    Il libro migliore tra i diversi che ho letto sul 1977 in Italia.
    Esistono opere monografiche su situazioni territoriali o politiche particolari di maggior approfondimento, ma questo volume è un ottimo compendio.

    Colonna sonora-- > The Rolling Stones - Street fighting man.
    Quando: tardo pomeriggio di un sabato di fine 1977
    Dove: Milano, vicino a Piazza Santo Stefano
    Personaggi e interpreti: da un lato qualche centinaio di ragazzi non disposti a scappare, dall'altro una colonna di blindati.
    Effetti speciali: sassi in aria, bocce che volano, lacrimogeni che puzzano, autobus di traverso, botti, tanti botti.
    Primo piano: ragazzi che fischiettano gli Stones.

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    Fra Rocc, potrei essere tornato... said on Apr 6, 2012 | 2 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    La storia spesso è più atroce e dura di un romanzo

    Una narrazione davvero scorrevole di un anno di spari di buchi di sogni e di contraddizione, am sopratutto di dolore.

    Consiglio questo libro a chi sentendo parlare del 1977 in italia ha come l'impressione di essersi perso qualche pezzo......

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    Mandrake said on Jan 7, 2011 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    libro inutile, o quasi.
    pieno d'informazioni che riempiono le pagine ,ma non sono approfondite, alcuni dati anche sbagliati. se si vuole capire qualcosa di quegli anni questo libro non aiuta, non alimenta neanche l'interesse .

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    Giemmea said on Jun 16, 2010 | 2 feedbacks

  • 2 people find this helpful

    'la saldatura tra i movimenti e gli operai fu una delle peculiarità del'68. la mancata fiducia nel futuro e nel progresso, invece, fa sì che nella contestazione del'77 le rivendicazioni risultino più concrete e meno ideologiche.'

    il 1977, l'anno di ...(continue)

    'la saldatura tra i movimenti e gli operai fu una delle peculiarità del'68. la mancata fiducia nel futuro e nel progresso, invece, fa sì che nella contestazione del'77 le rivendicazioni risultino più concrete e meno ideologiche.'

    il 1977, l'anno di piombo per eccellenza nella storia italiana, raccontato attraverso le lotte e le morti tragiche di innocenti troppo in fretta dimenticati in un paese che dimentica e perdona sempre tutto alla velocità della luce. un'inchiesta giornalistica d'altri tempi, quando fare il giornalista significava scavare a fondo e non essere un compiacente prezzolato.

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    marcomaffei12 said on Apr 11, 2010 | 2 feedbacks

Book Details

  • Rating:
    (253)
    • 5 stars
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    • 1 star
  • Mass Market Paperback 281 Pages
  • ISBN-10: 8817014931
  • ISBN-13: 9788817014939
  • Publisher: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli
  • Publish date: 2007-01-01
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