Alice nel Paese delle Meraviglie

Di

4.1
(7985)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco , Inglese , Francese , Chi tradizionale , Spagnolo , Catalano , Olandese , Chi semplificata , Portoghese , Finlandese , Rumeno , Greco , Giapponese , Polacco , Basco , Ceco , Esperanto , Indiano (Hindi) , Russo , Cinese

Isbn-10: 8846670043 | Isbn-13: 9788846670045 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Paperback , Copertina rigida , Copertina rinforzata scuole e biblioteche , Cofanetto , eBook

Genere: Bambini , Narrativa & Letteratura , Fantascienza & Fantasy

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  • 3

    Iniziato accidentalmente, maltrattato, trascurato, svillaneggiato, abbandonato e poi distrattamente recuperato. Forse la colpa è un po' mia. E tuttavia questo libro originalissimo, irriverente, imposs ...continua

    Iniziato accidentalmente, maltrattato, trascurato, svillaneggiato, abbandonato e poi distrattamente recuperato. Forse la colpa è un po' mia. E tuttavia questo libro originalissimo, irriverente, impossibile, canoro... non mi ha appassionato. E me ne dispiaccio sinceramente. Forse che l'iniziale respiro s'involve ad un tratto in un pigolio pettegolo da zitelle. Forse basterà invece recuperarlo con maggior riverenza. Magari lasciando che sia il testo di Dodgson a parlarmi, anziché lo strepito chiassoso e civettuolo di cotanto traduttore.

    ha scritto il 

  • 3

    https://lemieletturecommentate.wordpress.com/

    Come previsto le parti più interessanti sono state la prefazione e le note critiche. La favola in sé mi annoia e mi stanca, la narrazione è logorroica ed il senso dell’assurdo non mi diverte. Una favo ...continua

    Come previsto le parti più interessanti sono state la prefazione e le note critiche. La favola in sé mi annoia e mi stanca, la narrazione è logorroica ed il senso dell’assurdo non mi diverte. Una favola molto moderna nel suo modo di essere frenetica sembra quasi scritta ai giorni nostri.In questa edizione del libro la prefazione di Lella Costa è sicuramente un valore aggiunto per chi come me non è amante di una certa letteratura diciamo dell’infanzia… Anche se chiamarla letteratura dell’infanzia è riduttivo.

    Molto interessanti le note in fondo alle pagine nelle quali si spiegano certi giochi di parole che altrimenti con la traduzione sarebbero persi e nelle quali si spiegano anche aneddoti e fatti che rendono più interessante la lettura.

    Nonostante le spiegazioni e le critiche notevolmente interessanti e piacevoli rimane il fatto che a me questo libro in sé non piace, non mi diverte leggerlo, non provo alcuna soddisfazione A navigare nell’assurdo… A me piacciono le favole classiche, quelle stupide, quelle banali, dove vissero felici e contenti e dove il massimo della pazzia è una fata che trasforma la zucca in carrozza.

    ha scritto il 

  • 5

    null

    Ho scoperto quando ho deciso di leggere questo libro che in realtà sono due LE AVVENTURE DI ALICE NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE e ATTRAVERSO LO SPECCHIO. Molto belli entrambi e pieni di giochi di parole. ...continua

    Ho scoperto quando ho deciso di leggere questo libro che in realtà sono due LE AVVENTURE DI ALICE NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE e ATTRAVERSO LO SPECCHIO. Molto belli entrambi e pieni di giochi di parole. Quello che mi ha lasciata un po' perplessa, devo dire, è la biografia di Lewis Carrol, mi è parso un pedofilo bipolare -.-' cose da matti...

    ha scritto il 

  • 0

    -ma tu ogni tanto impari qualcosa dalle esperienze passate o cosa? - cosa

    Le dici magra, si sente grassa
    Son tutte bionde, lei è corvina
    Vanno le brune, diventa albina
    Troppo educata, piaccion volgari
    Troppo scosciata per le comari
    Sei troppo colta preparata
    Intellige ...continua

    Le dici magra, si sente grassa
    Son tutte bionde, lei è corvina
    Vanno le brune, diventa albina
    Troppo educata, piaccion volgari
    Troppo scosciata per le comari
    Sei troppo colta preparata
    Intelligente, qualificata
    Il maschio è fragile, non lo umiliare
    Se sei più brava non lo ostentare
    Sei solo bella ma non sai far niente
    Guarda che oggi l’uomo è esigente
    L’aspetto fisico più non gli basta
    Cita Alberoni e butta la pasta
    Troppi labbroni non vanno più
    Troppo quel seno, buttalo giù
    Bianca la pelle, che sia di luna
    Se non ti abbronzi, non sei nessuna
    L’estate prossima con il cotone
    Tornan di moda i fianchi a pallone
    Ma per l’inverno la moda detta
    Ci voglion forme da scolaretta
    Piedi piccini, occhi cangianti
    Seni minuscoli, anzi giganti
    Alice assaggia, pilucca, tracanna
    Prima è due metri, poi è una spanna
    Alice pensa, poi si arrabatta
    Niente da fare, è sempre inadatta
    Alice morde, rosicchia, divora
    Ma non si arrende, ci prova ancora
    Alice piange, trangugia, digiuna
    E’ tutte noi, è se stessa, è nessuna.

    Lella Costa

    ha scritto il 

  • 4

    Tutti conoscono "Alice nel Paese delle Meraviglie": dal celebre film d'animazione della Disney alle ultime pellicole cinematografiche, dai retelling in formato libro o manga alle rivisitazioni nelle s ...continua

    Tutti conoscono "Alice nel Paese delle Meraviglie": dal celebre film d'animazione della Disney alle ultime pellicole cinematografiche, dai retelling in formato libro o manga alle rivisitazioni nelle serie TV come "Once Upon A Time" (o "Once Upon A Time in Wonderland"), senza contare le innumerevoli citazioni.
    Ma quanti di voi ne conoscono l'origine e hanno letto il classico di Lewis Carroll?
    Grazie al blog tour ho colto l'occasione di colmare questa mia lacuna recuperando il libro che, tra l'altro, erano almeno cinque anni che prendeva polvere sullo scaffale della mia libreria!

    Come tutti i libri per ragazzi che si rispettino, si potrebbe dire che anche "Alice nel Paese delle Meraviglie" ha due chiavi di lettura, una per i giovani e l'altra per gli adulti, eppure quest'ultima non è così immediata (altrimenti non avrebbero pubblicato l'edizione annotata della Bur!), e piuttosto, il libro ha la particolarità di riuscire a far tornare fanciulli coloro che non lo sono più.

    In questo libretto di 128 pagine io ho trovato soprattutto una favola straordinaria e scaccia pensieri che mi ha fatto ridere più volte ad alta voce! Un mondo fatto di filastrocche, giochi di parole, un mondo di non-regole, non-educazione, dove si parla con gli animali, non esistono responsabilità (che fine fa il processo?), o guai che non si possano risolvere, dove persino chi governa alla fine spende solo minacce e non c'è conseguenza alcuna (la regina non fa davvero tagliare le teste!); un mondo coloratissimo, vario, dove ci si può comportare da svitati poiché è quella la normalità, e se ti giudicano poco importa! E' un mondo che non conosce limiti né di tempo (è sempre l'ora del tè!) o di spazio (basta mangiare qualcosa per crescere o rimpicciolire) né gravitazionali (non ci si fa male se si cade per miglia e miglia). Insomma: la realtà che ogni bambino vorrebbe vivere.

    Alice non impiega molto prima di capire che si può approfittare di tutta questa libertà, ma col passare del tempo sembra quasi stufarsi, soprattutto dell'atteggiamento di animali e persone che sono dei veri immaturi, mentre lei acquisisce consapevolezza di sé e maturità. La cosa incredibile di questo racconto è che si riesce a notare il momento in cui Alice abbandona l'età infantile, perché è esattamente quando lascia il Paese delle Meraviglie, quando dicendo "Non siete altro che un mazzo di carte!" si stacca dall'illusione, si risveglia dal sogno, e guarda caso, proprio nel momento in cui la sua statura era "ritornata grande".
    E' allora che si scopre che dietro i deliri e le illusioni di "Alice nel Paese delle Meraviglie" non c'è una storia di formazione, quanto piuttosto il racconto di un passaggio che avviene in modo naturale. Lo vediamo anche nelle ultime righe dove il punto di vista passa alla sorella più grande; l'ultima frase del libro rende l'idea evidente più che mai. Ho notato, inoltre, che all'inizio Alice è piagnucolona e infantile, ma dopo aver pianto così tanto da rischiare d'annegare nel suo stesso "stagno di lacrime" (una delle interpretazioni più facili!) cambia drasticamente; questo episodio è una delle sue prime svolte.

    Potrei mettermi ad analizzare i numerosi nonsense, ipotizzare teorie e metafore, speculare sui messaggi subliminali che trasmette Carroll, ma per la prima volta nella vita mi è riuscito di prendere la storia semplicemente così com'è: una favola sulla crescita. Però, siccome adulta, in fondo, lo sono davvero, una parte di me almeno un pensiero se l'è fatto, e la mia personale interpretazione di "Alice nel Paese delle Meraviglie" non segue ciò scrive l'introduzione "Lewiss Carroll era un pedofilo?", ossia che Carroll era innamorato della piccola Alice Pleasance Liddell. Sicuramente è stata la sua musa ed è a lei che potrebbe aver dedicato il libro, ma qualcosa mi ha dato modo di pensare che l'Alice raccontata da Carroll sia in realtà la personificazione dello scrittore stesso.

    "Si stava meglio a casa" pensava la povera Alice "quando non c'era sempre il pericolo di diventare più grande o più piccola, e non ti capitava di ricevere ordini da topi e conigli. Quasi quasi, sarebbe stato meglio che non mi fossi infilata giù per quella tana di coniglio..."
    "Eppure... eppure... (era come un'altra Alice, ora, che parlava) E' proprio curiosa
    questa vita! Mi domando che cosa mi può capitare ancora? Quando leggevo novelle di fate, credevo che tutte quelle cose meravigliose non succedessero mai; e ora, eccomi qui, proprio nel mezzo d'un racconto di fate! Si dovrebbe scrivere un libro su di me, si dovrebbe! Quando sarò cresciuta lo scriverò..."

    Segue un dialogo "tra le due Alici" che avvalora la mia tesi poiché l'autore stesso aveva due vite, due identità, e forse, a questo punto, anche due personalità: Charles Lutwidge Dodgson (il suo vero nome) sacerdote e matematico; Lewiss Carroll (nome d'arte) romanziere.

    Come ultima cosa, una confessione! In realtà non sono mai stata attirata dalla storia di "Alice nel Paese delle Meraviglie". Il mio primo approccio è avvenuto col film d'animazione Disney, e sarò controcorrente ma a me stava proprio antipatica! Mi dava l'idea di una bambina viziata e capricciosa, mentre la Regina e il suo celebre grido "Tagliategli la testa!" lo trovavo inquietante e violento. Ebbene, quell'ordine è davvero violento, e Alice è talvolta saccente, ma la scrittura di Carroll è umoristica e incanta con la sua dialettica, inoltre è facile immedesimarsi in questa Alice coi suoi discorsi da bambina: da una parte suscita tenerezza, e dall'altra ci fa rendere conto che da piccoli la nostra mente semplice reagiva proprio così.
    Può darsi che quel film mi abbia traumatizzato in qualche modo... ma il libro ha risanato quelle ferite inconsce al punto che avrei già voglia di rileggerlo, scoprire il seguito "Oltre lo specchio", e magari leggerlo un giorno ai miei figli: è ideale per i bambini!

    Il mio voto all'opera è di cinque stelle, ma per quest'edizione del libro abbasso di un punto perché a metà circa si fa riferimento a un'illustrazione che non c'è, inoltre si sarebbe potuto integrare la pubblicazione con qualche informazione storica in più.

    Questa e altre recensioni su
    http://valentinabellettini.blogspot.com

    ha scritto il 

  • 4

    Non posso tornare a ieri perché ero una persona diversa allora

    Chi non conosce "Alice nel paese delle meraviglie"? Il libro, scritto nel 1865 dal reverendo Dodgson sotto lo pseudonimo di Lewis Carroll, è uno dei più famosi racconti fantastici per l'infanzia. Carr ...continua

    Chi non conosce "Alice nel paese delle meraviglie"? Il libro, scritto nel 1865 dal reverendo Dodgson sotto lo pseudonimo di Lewis Carroll, è uno dei più famosi racconti fantastici per l'infanzia. Carroll era uno scrittore, ma anche un matematico e si divertì molto a riempire questo breve racconto, che aveva fini educativi, con tantissime metafore, proverbi, indovinelli, regole logiche fisiche e matematiche, tanto che da una parte sono stati scritti dei libri per spiegarne i significati, dall'altra a causa della difficoltà del testo sono fioccate le traduzioni. Anche se, comunque, per poter apprezzare appieno il libro bisognerebbe leggerlo in lingua originale. Nulla a che vedere comunque con il cartone animato della Disney, per intenderci.

    Il racconto si presta ad una lettura su più livelli. Oltre a quello "ricreativo" (sicuramente divertente ed interessante), uno dei temi principali è il rapporto conflittuale tra età infantile ed età adulta.

    Alcune citazioni valgono il romanzo:

    "Qual è la strada che devo prendere?" chiese. Il Gatto rispose "Dipende da dove vuoi andare". "Non importa dove" rispose Alice. "Allora- disse il Gatto- non ha importanza neppure quale strada prendi".

    Il testo, con i suoi giochi di parole e i suoi continui paradossi, è stato parecchio studiato nel tempo, dimostrando di essere ben di più di un semplice libro per ragazzi.

    “Ma vi assicuro che non volevo dire…” stava rispondendo Alice, ma la Regina Rossa l’interruppe:
    “È proprio questo che ti stavo rimproverando! Tu avresti voluto dire un’altra cosa! E a che cosa credi che serva una bambina, se non conosce il significato delle parole che dice? Anche una sciarada ha un significato… e io voglio credere che una bambina sia più importante di una sciarada. Non puoi negarlo, anche se tenti con ambedue le mani”.
    “Io non nego le cose con le mani”, obiettò Alice.
    “Nessuno dice che lo hai fatto”, disse la Regina Rossa. “Ho detto che non puoi farlo, anche se tenti”.

    Questa citazione fu ripresa cento anni dopo dai più importanti studiosi di pragmatica della comunicazione umana (il solito Paul Watzlawick del Mental Research Institute di Palo Alto) perché Carroll per la prima volta, tramite la Regina Rossa, accenna al primo assioma della comunicazione umana: “non si può non comunicare". In altre parole, quando siamo (volenti o nolenti) interpellati non possiamo esimerci dal comunicare. Perché qualunque risposta, verbale, positiva, negativa, non risposta, non verbale, includerà in ogni caso una chiara comunicazione (che è quello che pensa mia moglie quando alzo gli occhi al cielo...)

    Interessante notare che il reverendo Dodgson capì l'importanza della fantasia nello sviluppo infantile ben prima dello sviluppo della pedagogia, che prese piede molto più tardi, all'inizio del 1900 con Montessori e Freud. Meno bello è sapere che forse l'interesse per l'infanzia fosse dovuto ad altre ragioni, visto che il reverendo fu accusato di pedofilia...

    ha scritto il 

  • 2

    una gabbia di matti

    In realtà non mi è piaciuto tantissimo e trovo Alice odiosa. Per fortuna ha il pregio della brevità.
    Come da titolo, una gabbia di matti mi sembra l'unica cosa giusta da dire a riguardo: a libri finit ...continua

    In realtà non mi è piaciuto tantissimo e trovo Alice odiosa. Per fortuna ha il pregio della brevità.
    Come da titolo, una gabbia di matti mi sembra l'unica cosa giusta da dire a riguardo: a libri finito, mi sento come se mi avessero suonato nelle orecchie con una vuvuzela per cinque ore di fila

    ha scritto il 

  • 3

    深受迪士尼《愛麗絲夢遊仙境》動畫影響,講到愛麗絲,就會想到那個穿著藍洋裝的女孩,還有紅心皇后和笑笑貓。第一次讀文本,覺得整個故事實在是太天馬行空、太無厘頭了啊~相比之下,喜歡《Through the Looking-Glass》多一點,裡面有幾個跟現實生活完全相反的設定我覺得很有趣,像是:要到達一個目的地,必需往相反方向走;或是已經有了記憶,真正的事件才發生。還有動畫裡面我印象深刻的「非生日派對」 ...continua

    深受迪士尼《愛麗絲夢遊仙境》動畫影響,講到愛麗絲,就會想到那個穿著藍洋裝的女孩,還有紅心皇后和笑笑貓。第一次讀文本,覺得整個故事實在是太天馬行空、太無厘頭了啊~相比之下,喜歡《Through the Looking-Glass》多一點,裡面有幾個跟現實生活完全相反的設定我覺得很有趣,像是:要到達一個目的地,必需往相反方向走;或是已經有了記憶,真正的事件才發生。還有動畫裡面我印象深刻的「非生日派對」,也是來自於這本續作。
    這個插畫版本,不論是畫風或整體排版印刷都很可愛。可惜兩本使用的紙質不同,第二本是亮面的,而夢遊仙境則是用質感有點像是厚紙卡的紙,帶著一點早期作品的樸拙。

    ha scritto il 

  • 5

    Non si può che perdersi come la piccola Alice nell'insensato Paese delle Meraviglie, dove nulla sembra appellarsi alle leggi del razionalità, dove ogni singolo pensiero è alterato da una imprevedibile ...continua

    Non si può che perdersi come la piccola Alice nell'insensato Paese delle Meraviglie, dove nulla sembra appellarsi alle leggi del razionalità, dove ogni singolo pensiero è alterato da una imprevedibile follia.
    Un mondo in cui, tutto quel che era certo, diviene dubbio o visto in un'ottica inedita, distorta, dove la pazza sembra Alice, e non le creature che abitano il Paese delle Meraviglie.
    Incasinato, talvolta privo di senso e alcun nesso logico. Lasciatevi semplicemente trasportare, senza arrovellarvi il cervello nell'ostinazione di trovargli un senso.
    Da leggere rigorosamente in inglese per poter godere dei giochi di parole e le assonanze che tempestano il racconto, rendendolo unico: una lettura deliziosa che fluisce come un torrente di melassa.
    E non si è mai troppo grandi per ruzzonalre nella tana del Bianconiglio e scoprire le stramberie che ci sono oltre.

    ha scritto il 

  • 3

    Alice nel Paese delle Meraviglie è il breve romanzo scritto dal reverendo Charles Lutwidge Dodgson sotto lo pseudonimo di Lewis Carroll, e pubblicato nel lontano 1865. Esso narra del sogno della picco ...continua

    Alice nel Paese delle Meraviglie è il breve romanzo scritto dal reverendo Charles Lutwidge Dodgson sotto lo pseudonimo di Lewis Carroll, e pubblicato nel lontano 1865. Esso narra del sogno della piccola Alice, che, inseguendo un coniglio, si ritrova nel Paese delle Meraviglie, popolato da strani personaggi ed in cui accadono eventi bizzarri.
    Lessi per la prima volta questo libro da ragazzina, e lo trovai molto noioso e per questo difficile da terminare, mentre adesso mi è sembrato abbastanza piacevole ed a tratti divertente.
    La denominazione "Paese delle Meraviglie" è sempre stata molto affascinante per me, anche se mi riporta alla mente scene più fiabesche rispetto a quelle di cui ci narra Carroll (che, in realtà, aveva parlato di "sottomondo" o "sottosuolo").
    Ciò che mi è piaciuto di più sono stati i personaggi, così diversi tra loro, dal coniglio alla lepre marzolina, dal famosissimo cappellaio al simpatico Guglielmo la lucertola, fino ai miei preferiti, il mazzo di carte con la Regina di Cuori dalla condanna facile.
    Ad una lettura superficiale, la storia può apparire il trionfo del nonsense, ma una frase del testo mi ha colpito particolarmente, e mi ha spinto a riflettere meglio sulle avventure di Alice:" Guardate al senso; le sillabe si guarderanno da sé", dice infatti la Duchessa, che cerca una morale in tutto. Eppure, non potrebbe forse essere questo un messaggio dello stesso autore, che ci invita a non fermarci alle "sillabe", alla storia in sé, ma a guardare sotto la superficie?
    Ci sono in particolare tre elementi su cui credo valga la pena soffermarsi: il primo è il personaggio stesso di Alice. Ammetto che la bambina non mi è stata simpatica, mi è sembrata un po' presuntuosa e pronta a cacciarsi nei guai, eppure proprio quest'ultimo aspetto è dovuto a nient'altro che alla curiosità, che spesso - e a torto - noi adulti tendiamo a condannare, ed inoltre occorre una gran bella dose di coraggio - e di incoscienza - per affrontare qualcosa o qualcuno di cui non sappiamo nulla, come riesce a fare Alice. Il suo continuo crescere e rimpicciolirsi, inoltre, potrebbe essere collegato alla difficoltà di diventare grandi, ed alla confusione in cui spesso si ritrovano soprattutto i ragazzini, sospesi tra fanciullezza ed età adulta.
    Il secondo elemento è il tempo: l'orologio del cappellaio è fermo ormai da un po', e l'ora del tè si dilata senza fine, portando i convitati a scambiarsi ininterrottamente posto a tavola, ma anche a non terminare mai la propria bevanda o i propri biscotti, perché il tempo è fermo, cristallizzato, e, se questo fa in modo che non abbia più il "potere" di "rubare" secondi, minuti ed ore, d'altro canto non permette neppure all'uomo (o lepre o tasso che siano) di compiere qualsivoglia azione ed andare avanti con la propria vita.
    L'ultimo elemento che mi ha colpito è il fatto che alla sorella di Alice, dopo aver ascoltato il racconto del sogno della piccola, sembra quasi essere nel Paese delle Meraviglie, "benché sapesse" scrive l'autore, " che aprendo gli occhi tutto si sarebbe mutato nella triste realtà". Queste ultime parole, "triste realtà", mi hanno portato a domandarmi se Carroll non avesse voluto suggerirci che quella di Alice fosse stata una fuga da una quotidianità difficile, o se si riferisse, genericamente, alla realtà di tutti noi.
    Tra gli episodi per me più carini, l'iniziale caduta attraverso il tunnel (e tutto ciò che lì vi si trova); la casettina del coniglio, le chiacchierate con il gatto del Cheshire e il bruco e, naturalmente, il croquet della Regina.

    http://iltesorodicarta.blogspot.it/2015/05/alice-nel-paese-delle-meraviglie.html

    ha scritto il 

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