Alkamar

La mia vita in carcere da innocente

Di ,

Editore: Chiarelettere

4.4
(11)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 220 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8861904092 | Isbn-13: 9788861904095 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: eBook

Ti piace Alkamar?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis

ACQUISTA LIBRO
Acquisto non disponibile
per questo libro
Descrizione del libro
Dopo 22 anni di carcere Giuseppe Gulotta racconta la sua storia incredibile e la sua resurrezione.

“Una storia tenebrosa, violenta, inaccettabile... La liberazione (atrocemente tardiva) di un innocente non basta a chiudere una pagina così sporca.”
Michele Serra, “la Repubblica”, 15 febbraio 2012.

“Per trentasei anni sono stato un assassino. Mi hanno costretto a firmare una confessione con le botte, puntandomi una pistola in faccia, torturandomi per una notte intera. Mi sono autoaccusato: era l’unico modo per farli smettere. Da lì in avanti non ho avuto un attimo di pace. Oggi ho cinquantacinque anni. Ho passato in una cella i migliori anni della mia vita. Mi chiamo Giuseppe Gulotta e questa è la mia storia.”
Giuseppe Gulotta

Una storia vera e incredibile, che si legge come un giallo. A diciotto anni Giuseppe Gulotta, giovane muratore con una vita come tante, viene arrestato e costretto a confessare l’omicidio di due carabinieri ad “Alkamar”, una piccola caserma in provincia di Trapani. Il delitto nasconde un mistero indicibile: servizi segreti e uomini dello Stato che trattano con gruppi neofascisti, traffici di armi e droga. Per far calare il silenzio serve un capro espiatorio, uno qualsiasi. Gulotta ha vissuto ventidue anni in carcere da innocente e trentasei anni di calvario con la giustizia. Non è mai fuggito. Ha lottato a testa alta e in questo libro racconta tutto per la prima volta: l’arresto, le torture, i processi (ben nove), la prigione, l’amore per Michela, che ha conosciuto mentre attendeva la sentenza definitiva (cioè l’ergastolo), il figlio,William, che ha visto crescere dall’altra parte del vetro divisorio, durante i colloqui settimanali, la verità su Alkamar.
Oggi Gulotta è un uomo libero, la sua storia è finita su tutti i giornali e in tv, è stato ospite di Fabio Fazio a QUELLO CHE (NON) HO, la trasmissione con Roberto Saviano. In molti lo fermano per strada manifestandogli stima e ammirazione. Dalle istituzioni e dall’Arma dei carabinieri nemmeno un comunicato di scuse.
Ordina per
  • 4

    Il “lieto fine” non basta.

    Giuseppe Gulotta non saprà mai perché è finito dentro quest’incubo.
    Non saprà mai perché coloro che erano a conoscenza dei fatti abbiano aspettato trent’anni per parlare.
    Non saprà mai che uomo sarebb ...continua

    Giuseppe Gulotta non saprà mai perché è finito dentro quest’incubo.
    Non saprà mai perché coloro che erano a conoscenza dei fatti abbiano aspettato trent’anni per parlare.
    Non saprà mai che uomo sarebbe stato e che vita avrebbe avuto se per più di trent’anni non gli avessero cucito addosso la maschera del mostro.
    Nessuno sa spiegare perché “non si discute mai di cosa succede nelle caserme, come se queste godessero di un salvacondotto”.
    Nessuno sa spiegare com’è possibile che, ancora nel XX e XXI secolo, in Italia, esista una “tortura sistemica”, destinata a rimanere impunita.
    Il “lieto fine” non basta quando restano senza risposta quesiti del genere.

    ha scritto il 

  • 4

    C'è un'Italia delle stragi, dei grandi misteri irrisolti che, da troppo tempo, aspetta risposte e colpevoli.Tra queste c'è anche quella (a cui Lucarelli ha dedicato una puntata del suo BluNotte) della ...continua

    C'è un'Italia delle stragi, dei grandi misteri irrisolti che, da troppo tempo, aspetta risposte e colpevoli.Tra queste c'è anche quella (a cui Lucarelli ha dedicato una puntata del suo BluNotte) della casermetta di Alcamo Marina, frazione di un comune del trapanese: è il gennaio del '76 quando i due carabinieri di guardia vengono trovati uccisi. Dietro, si scoprirà dopo, c'è probabilmente una intricata questione di servizi segreti e uomini dello Stato che trattano con gruppi neofascisti, traffici di armi e droga. Per questo, per mettere a tacere lo scandalo che ne può venir fuori, è più facile velocizzare le indagini, non importa quanto rischiano di diventare grossolane, trovare alla svelta un colpevole a cui dare un nome. È questa la storia di Giuseppe Gulotta, che ora prende forma, grazie anche al giornalista Nicola Biondo, in un libro “Alkamar”.

    <<continua qui: http://www.imieilibri.it/?p=14823>>

    ha scritto il 

  • 4

    Alkamar è un libro davvero toccante, che racconta la storia di Giuseppe Gulotta, una storia piena di paure e menzogne. Potrebbe sembrare la storia inventata di un bravo giallista, ma invece è una stor ...continua

    Alkamar è un libro davvero toccante, che racconta la storia di Giuseppe Gulotta, una storia piena di paure e menzogne. Potrebbe sembrare la storia inventata di un bravo giallista, ma invece è una storia vera: questa è la storia di un ragazzo che viene arrestato, picchiato ed umiliato per un delitto che non ha commesso.

    Avrete sentito la sua storia in tv o la avrete letta sui giornali. E' diventato un caso nazionale, perché errori come questo in un paese civile non dovrebbero neanche sfiorare la mente dell'uomo.
    Tutto inizia il 27 Gennaio 1976 ad Alcamo Marina, due giovani carabinieri all'interno di una casermetta vengono uccisi brutalmente da alcuni colpi di pistola, ma chi può uccidere due giovanissimi ragazzi e per di più all'interno di una caserma e non lasciare nessuna traccia?
    Vengono battute diverse piste, ma ognuna di esse porterebbe ad ostacoli troppo grandi. Le brigate rosse? La mafia? No, evitiamo di attaccarli, perché allo stato non conviene inimicarsi i mafiosi.
    Così una sera prendono un ragazzo, ma da solo non può avere agito, cosa possiamo fare? Picchiamolo così ci dirà chi l'ha aiutato!
    Ma quel ragazzo non sa nulla, così pur di far smettere le percosse butta a caso quattro nomi. Tra questi c'è Giuseppe Gulotta. Ha appena 18 anni, quando si vede arrivare a casa i carabinieri, ma un giovane muratore non sa come funziona la legge, non sa che ha diritto ad un avvocato, lui è innocente!
    Da qui per Giuseppe inizia un vero e proprio calvario, anche lui viene picchiato affinché faccia una confessione e non importa se sia la realtà o meno.
    Nel 2012 finalmente il protagonista è libero, per la Corte d'Appello è innocente. Ma intanto, sono già passati 36 anni dal suo arresto. Ora Giuseppe è un uomo, ha una famiglia ma ha perso gli anni più belli della sua vita!
    Alkamar è il libro che racconta la sua storia, è la biografia di questo uomo, del suo cammino tra carceri diversi e verità nascoste. Ancora non si sa la verità su quella strage, non si sa chi abbia ucciso i carabinieri, ma sicuramente no dei semplici ragazzini!
    Noi alcamesi spesso passiamo davanti la casermetta, della quale oggi c'è in ricordo una stele per i due defunti. Quando passiamo ci chiediamo sempre quale sia la verità e perché siano stati uccisi, ma pare che non ci debba essere giustizia per i due carabinieri.

    Un libro toccante, che vi farà rimanere l'amaro in bocca, perché quello che è successo a Giuseppe, potrebbe succedere a chiunque, nessuno è al sicuro. Mi fa piacere che Giuseppe abbia avuto il coraggio di raccontare la sua storia e grazie al giornalista Nicola Biondo ci sia riuscito, penso che tutti dovrebbero conoscerla perché non accada più.
    Consiglio questo libro a coloro che sono curiosi di sapere la verità su questa storia, ma non sarà una passeggiata, non aspettatevi una lettura tranquilla e leggera perché non lo sarà!

    ha scritto il 

  • 5

    Preso a 18 anni, torturato dai poliziotti, costretto a confessare un duplice omicidio mai commesso e riconosciuto innocente solamente dopo 36 anni di martirio. Giuseppe Gulotta a 55 anni suonati puo' ...continua

    Preso a 18 anni, torturato dai poliziotti, costretto a confessare un duplice omicidio mai commesso e riconosciuto innocente solamente dopo 36 anni di martirio. Giuseppe Gulotta a 55 anni suonati puo' finalmente ricominciare a vivere. Tutto questo a 50 km da Palermo, nella Alcamo di Ciullo e di mafiosi potenti... I carabinieri morti ammazzati, (per questo Gulotta fu accusato di omicidio) non hanno ancora mandanti ed esecutori, probabilmente furono eliminati dallo stesso Stato per avere assistito a qualcosa di proibito a cui non dovevano assistere e tra mafia, logge massoniche, Gladio, colpi di Stato, fascisti irriducibili e pezzi di Stato deviato, oltre a magistrati di discutibile intelligenza assistiamo ancora una volta a casi del genere, dove la vita di un uomo viene distrutta a colpi d'imbuto con acqua e sale e scosse elettriche nei testicoli, confessioni estorte e carcere (quasi) a vita. E il colonnello Russo, responsabile di questi bestiali metodi di tortura a danno di giovani innocenti, ancora oggi è considerato un beato martire ucciso dalla mafia. Questa è anche l'Italia. Il nostro Paese. Dove non esiste ancora una legge che riconosce e quindi condanna espressamente la tortura come crimine, considerandolo semplicemente "lesioni aggravate". E questo siamo noi. Giornalisti che sapevano e tacevano, poliziotti che sapevano e tacevano e solo la casualità di una trasmissione televisiva (con Carlo Lucarelli) che ha riportato il caso in auge ha fatto riaprire i fascicoli che per nove volte erano stati ampiamente trattati in altrettanti processi. da leggere assolutamente!

    ha scritto il