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All'ombra delle fanciulle in fiore

Alla ricerca del tempo perduto

Di

Editore: Newton Compton

4.5
(708)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 432 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Inglese

Isbn-10: 8881836378 | Isbn-13: 9788881836376 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Maura Del Serra ; Curatore: Paolo Pinto , Giuseppe Grasso

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati , Tascabile economico , Cofanetto , eBook

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Teens

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Descrizione del libro
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  • 5

    Dell'amore, della vita sociale, dell'apparenza, dell'innamoramento, della percezione di sé e degli altri, dell'ironia e l'autoironia.
    Tra pennellate impressioniste e ragionamenti esatti, tra metafore ...continua

    Dell'amore, della vita sociale, dell'apparenza, dell'innamoramento, della percezione di sé e degli altri, dell'ironia e l'autoironia.
    Tra pennellate impressioniste e ragionamenti esatti, tra metafore e le tanto amate, onnipresenti similitudini.

    Magnifico.
    Da centellinare, lottando contro l'impulso a divorarlo.

    ha scritto il 

  • 5

    Proust ama e su questo non ci sono dubbi. Ama Odette, Gilberte, Albertine, Andrée ma ama anche la nonna, la mamma, la cuoca governante Francoise e poi via via gli amici come Saint-Loup o le "vecchie" ...continua

    Proust ama e su questo non ci sono dubbi. Ama Odette, Gilberte, Albertine, Andrée ma ama anche la nonna, la mamma, la cuoca governante Francoise e poi via via gli amici come Saint-Loup o le "vecchie" signore e gli artisti che ammira, scrittori e pittori. Ama i luoghi che frequenta a Parigi, i luoghi che frequenta durante le vacanze, i luoghi dove vorrebbe andare. Ama la musica, l'arte, la natura. Ama la vita e ama vivere, ma non in modo viscerale, spendendosi e lasciandosi andare, ama in modo sentimentale, all'inizio diffidente poi via via sempre più intensamente, assorbe con tutti i sensi tutti gli stimoli che vive attraverso le esperienze. Capisce la verità profonda delle cose attraverso questo meccanismo globale di conoscenza e ce le ridona come ripulite, arricchite, preziose per noi. Questo è quello che mi sento di dire come primo commento a questo secondo volume della Recherche. E' un inno all'amore.

    ha scritto il 

  • 5

    Quando la morte si fa bella.

    Signore,
    (oserei dire caro signore che fingerebbe una familiarità senza avere “l’onore di essere conosciuto personalmente da voi”, come la fanciulla in fiore Gisele fa dire a Sofocle in una “lettera ...continua

    Signore,
    (oserei dire caro signore che fingerebbe una familiarità senza avere “l’onore di essere conosciuto personalmente da voi”, come la fanciulla in fiore Gisele fa dire a Sofocle in una “lettera impossibile” a Racine) non posso che ringraziarla anche per la scelta della semplice locuzione”signore” mentre meditavo, già dal primo approccio, di sottoporre direttamente alla sua benevolenza le mie elucubrazioni sulla sua immensa ( e per numero di pagine nessuno potrebbe smentire) opera, non osando presentarle in pubblico come “critica” anche se travestita da umile “recensione”.
    Se da un lato la mia intelligenza e sensibilità, mutevoli e superficiali, mi ammonivano di non arrampicarmi sugli specchi, dall’altro la volontà, di cui lei parla in modo così ineccepibile,” incurante” del duo, “nascosta nell’ombra”, lavorava ininterrottamente facendomi “acchianari i mura lisci” della sua Recherche, parte seconda.
    Mi sembra di vedere il suo baffetto sinistro alzarsi disgustato ( schifato stavo per dire, ma non vorrei compromettere ancora di più la mia posizione, come la rischiava Albertine nell’usare “perfettamente” al posto di “completamente”) all’ “Acchianari i mura lisci “, locuzione che nella mia lingua connota le persone che al colmo dell'ira sembrerebbero capaci di un simile miracolo. Persone altrimenti dette “corna ruri” ( corna dure, della serie mi spezzo ma non mi piego, trait d’union tra la sua aulica definizione di volontà e la mia, decisamente plebea).
    Deve convenire che la sua opera ( chiaramente non un romanzo corredato da trama e intreccio,di cui fa magistralmente a meno, ma una ininterrotta digressione già nota a Omero che ne fa uso nel secondo canto, quello della conta delle navi achee, o nel XVIII quello dello scudo d’Achille -due palle, ops!-, non privandoci però dell’appassionante tenzone tra Achille, figlio di Angela, e Alexis /Ettore ) è debitrice della propria perfezione alla retrogradatio cruciata, polpa succosa della sestina lirica, che sulle prime ( La strada di Swann) avevo comparato al punto pavone (roba da donnette, ma complicatissima). Col risultato che un concetto adombrato nella prima riga ( altrimenti “I^ verso” della sestina) viene ripreso, parzialmente, dopo sei e poi dopo dodici ecc... Lo stesso per la seconda riga, la terza, ecc…. Se la pagina – come nel mio caso- è composta da 36 righe a carattere “6”, trattasi di sei sestine a retrogradatio cruciata e tutte e trentasei senza un punto che consenta respiro. Capirà che “acchianari i mura lisci” diventa il sinonimo più appropriato della retrogradatio retrograda che lei usa, sotto mentite spoglie, per lo sputtanamento generale di tutta una classe sociale che lei ha frequentato tutta la vita e che l’ha accolta nonostante la sua ascendenza da plebei speziali e pure ebrei.
    A riguardo, mi viene subito il trattamento da lei usato per il suo “amico” Block, ebreo “ridicolmente” apostata. O, tanto per continuare a disquisire sulle sue idee non proprio politicamente corrette, quello omofobo che riserva all’omosessuale barone di Charlus, cosa che a Gide non andò proprio giù rifiutando per la Gallimard la sua opera. Che lei fosse un pusillanime? Essere antieroi non significa essere vigliacchi. A sua discolpa voglio aggiungere che lei, democraticamente, ha “una buona parola per tutti”, nobili e popolino, donne e uomini, artisti talentuosi e mezze calzette. E Albertine, la povera parente di arricchiti, non sfugge al suo pungente giudizio.
    Lei, prende sul serio solo se stesso e forse la nonna, ma si sa che i nonni sono i numi tutelari che anche gli scollacciati antichi romani non vollero mai detronizzare dal loro pantheon.
    Ma non voglio continuare ad offenderla. Riconosco le sue mirabili intuizioni sul tempo (compresa la capacità di conoscere l’ora esatta svegliandosi nel bel mezzo del sonno notturno, e che io condivido con lei), sulla memoria e sull’abitudine alla vita ( che trovo la sua intuizione più originale) che lei lega tra loro indissolubilmente, e che nessuno dei suoi epigoni ha saputo doppiare, almeno in notorietà, come se il suo stile fosse il capo di Buona Speranza e lei un Vasco de Gama.
    E se quel mondo che lei descrive e le modalità che inventa non sono di mio completo piacimento, si deve anche alla mia storia personale che da spettatore e non da autore, posso mettere in campo. È quest’io storico, che non deve essere ricercato nel produttore di opere artistiche e lei, Marcel, non è il Narratore, come si è sgolato a dire ( anche se non posso non pensare quanto dovesse essere difficile la vita per lei e per N. ai tempi in cui la pompetta di ventolin era di là da venire e come questo essere sempre sull’orlo dell’arresto respiratorio non possa aver influito sul concentrarsi eccessivamente sul proprio “io”); questo mio “io” storico, dicevo, strutturatosi in un periodo in cui gli ultimi fuochi del romanticismo marxista divampavano (la prego di ammirare il mio sforzo di espressione), mi rende impermeabile a qualsiasi voglia giro periombelicale eccetto, forse, che per quel guidogozzano, quello del “Ma dunque esisto! O Strano! vive tra il Tutto e il Niente questa cosa vivente detta guidogozzano”. L’unico a sembrarmi sincero ma se devo dare retta a lei, è forse l’abitudine inveterata a riconoscere solo ciò che conosco, a farmelo salvare.
    Quest’abitudine a mettere in un solo calderone targato 1870-1914 tutte le produzioni della mente dell’epoca, compreso il cimitero liberty della mia città, Santa Maria dei Rotoli nato con cappelle già ruderi e angioloni amputati, fa sì che la mia mente vi ambienti la sua lunghissima Recherche e che le cappelle cadenti ospitino i suoi immortali, ma nati morti, personaggi. L’odore dei fiori putrefatti la pervade tutta come se la morte sia la vera protagonista occultata.
    Consentite signore, di porgervi le mie scuse e i più sentiti saluti.
    P.S.
    Ho chiesto a mia sorella se, leggendo questa missiva a Marcel, un mio eventuale lettore leggerebbe “All’ombra delle fanciulle in fiore”. Mi ha risposto che ci penserebbe due volte. Non posso dare torto né a mia sorella né all’eventuale visitatore che incappasse in questa vergognosa lenzuolata e la portasse a termine.

    ha scritto il 

  • 5

    Il 2° libro della Recherche, nonostante il titolo, non si è presentato di facilissima lettura, ovviamente se paragonato al primo; dalla parte di Swann. Qui Proust è alle prese con la formazione senti ...continua

    Il 2° libro della Recherche, nonostante il titolo, non si è presentato di facilissima lettura, ovviamente se paragonato al primo; dalla parte di Swann. Qui Proust è alle prese con la formazione sentimentale e artistica del giovane protagonista Marcel. La prima abbastanza faticosa si svolge tra Parigi, nel salotto ovattato di madame Swann alle prese con una capricciosa Gilberte, e la balneare e assolata Balbec, dove da quel gruppo di “fanciulle in fiore”, di cui il titolo del romanzo, emergerà alla fine la giovane Albertine.” L’analisi particolareggiata e circostanziata del sorgere dei sentimenti, la necessità di imporre dei limiti alle proprie fantasia e ai propri desideri per non soffrire ulteriormente, l’opposizione tra l’immagine creatagli dalla sua immaginazione e la delusione provata di fronte alla stessa immagine, personificatasi nella realtà, il contrasto tra l’attesa febbrile della persona amata e la delusione che la sua presenza provoca, la consapevolezza di trovarsi costantemente inadeguato provocano un susseguirsi di speranze e di delusioni che altro non sono che il frutto della sua estrema sensibilità. Nella formazione artistica di Marcel ritroviamo molte delle caratteristiche della sua sensibilità e del suo modo di approcciare la realtà, come nell’incontro con lo scrittore Bergotte o la partecipazione allo spettacolo teatrale recitato della grande attrice Berma. I due incontri lo deludono perché non corrispondenti alle alte aspettative che lui si era creato. Con il pittore Elstir invece l’esperienza è diversa perché Marcel impara che <<la forma creatrice dello sguardo dell’artista è capace di mescolare terra e mare, sconvolgere la prospettiva e dare un ruolo nuovo ai soggetti rappresentati>> Siamo dunque lontani dalla visione mondana dell’arte: si riflette molto su ciò che è la realtà e ciò che è l’arte. Bellissima la spiegazione dei rilievi della cattedrale di Balbec da parte di Elstir! A tutto ciò si devono aggiungere poi la visione a tutto tondo della società dell’epoca e della sua elite culturale. Le riflessioni proustiane sulla memoria che già conosciamo dal primo volume sono di una acutezza impressionante, tanto che spesso ci troviamo a riflettere sulla loro modernità e consistenza , così come il sorgere e l’evolversi del sentimento amoroso. Questi ultimi elementi ti spingono a scavare molto in profondità anche nel tuo animo, perché un’azione o un sentimento che magari avevi solo superficialmente valutato, ora ti appaiono dettati da ben altre motivazioni e segnalatori di cambiamenti e conseguenze che non avevi immaginato. Quanti altri argomenti ci sarebbero da approfondire !!

    ha scritto il 

  • 5

    Secondo capitolo della Recherche.
    Marcel scopre l'amore, quello adolescenziale dell'attesa e del non detto.

    C'è tutto il contrasto tra l'attesa febbrile della persona amata (Gilberte) e la delusione c ...continua

    Secondo capitolo della Recherche.
    Marcel scopre l'amore, quello adolescenziale dell'attesa e del non detto.

    C'è tutto il contrasto tra l'attesa febbrile della persona amata (Gilberte) e la delusione che la sua presenza provoca.

    Quando l'ho letto mi ci sono ritrovata tutta, lettura ideale per l'epoca, e ancora mi sorge il desiderio di ritrovarmici.

    ha scritto il 

  • 5

    Troppo grande

    Uno scrittore enorme, forse il più grande, usa la scrittura per descrivere/spiegare concetti indefinibili,es il tempo, la nostalgia, il senso di colpa, e poi altro e altro,usa strutture narrative comp ...continua

    Uno scrittore enorme, forse il più grande, usa la scrittura per descrivere/spiegare concetti indefinibili,es il tempo, la nostalgia, il senso di colpa, e poi altro e altro,usa strutture narrative complesse ma accessibili a tutti. Solo prust è in grado di fare un romanzo senza trama con questa intensità di contenuti.

    ha scritto il 

  • 5

    Altro splendido libro, anche se mezzo gradino sotto La strada di Swann per i temi trattati e non certo per la qualità, sempre elevatissima. Oltre alla profondità delle introspezioni e la qualità espos ...continua

    Altro splendido libro, anche se mezzo gradino sotto La strada di Swann per i temi trattati e non certo per la qualità, sempre elevatissima. Oltre alla profondità delle introspezioni e la qualità espositiva, la vera magia di Proust è, per me, il riuscire a snocciolare un racconto lungo oltre 600 pagine in modo omogeneo, armonioso e naturale. Non ci sono stacchi, solo il fluire continuo di una riflessione, come se Proust fosse di fronte a noi e ci ipnotizzasse con le parole.

    I nostri desideri interferiscono via via fra di loro, e, nella confusione dell'esistenza, è raro che una felicità giunga a posarsi esattamente sul desiderio che l'aveva invocata.

    ha scritto il 

  • 2

    bookshelves: autumn-2013, series, fradio, france, published-1918, bellybutton-mining
    Read on November 14, 2013

    Marcel recalls the awakening of passion and his painful transition from boy to man. Stars ...continua

    bookshelves: autumn-2013, series, fradio, france, published-1918, bellybutton-mining
    Read on November 14, 2013

    Marcel recalls the awakening of passion and his painful transition from boy to man. Stars James Wilby and Imogen Stubbs.

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    'Why does everybody like this?'

    Found this bed-head notcher to be more interesting than Swann's Way; it is a little more structured, however the repetitions, with just a little deviation each time, can either be wearisome or one can let oneself just immerse.

    2* Swann's Way
    2.5* Within a Budding Grove

    ha scritto il 

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