All'ombra delle fanciulle in fiore

Alla ricerca del tempo perduto

Di

Editore: Newton Compton

4.4
(792)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 432 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Inglese

Isbn-10: 8881836378 | Isbn-13: 9788881836376 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Maura Del Serra ; Curatore: Paolo Pinto , Giuseppe Grasso

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati , Tascabile economico , Cofanetto , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Rosa

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    [No. Non è una buona idea suggerire le fanciulle in fiore agli adolescenti del primo o secondo anno assumendo che sia confacente alle loro fregole. Le fanciulle spuntano nelle ultime cento pagine su s ...continua

    [No. Non è una buona idea suggerire le fanciulle in fiore agli adolescenti del primo o secondo anno assumendo che sia confacente alle loro fregole. Le fanciulle spuntano nelle ultime cento pagine su seicentotrentasei in cui, per l’adolescente che ero, solo noia, irritante, della nobiltà decaduta e della borghesia in ascesa con già i boccioli della decadenza. E poi, ma questo lo si capisce poi, estrarre un testo a caso dalla ricerca non ha senso.]

    insinuava in me due sospetti terribilmente dolorosi. Il primo era che (mentre ogni giorno mi consideravo come sulla soglia della mia vita, ancora intatta e pronta a debuttare soltanto l’indomani mattina) la mia esistenza fosse già cominciata – di più: che ciò che ne sarebbe seguito non sarebbe stato molto diverso da ciò che era trascorso. Il secondo sospetto, che in realtà costituiva una semplice variante del primo, era ch’io non mi trovassi al di fuori del Tempo, bensì sottoposto alle sue leggi esattamente come quei personaggi letterari
    È tutto qui. Ci si ingegna, si studia, si fatica per prepararsi a vivere trascurando il dettaglio capitale: si sta già vivendo. Nulla vieta di continuare a faticare, ingegnarsi, studiare, solo bisogna stare accorti: non saremo sottoposti ad alcuna commissione o, almeno: non verremo chiamati, salutati, fatti accomodare, interrogati; semplicemente l’esame è continuo. È vero, talvolta (la più parte delle volte?) dovremo affrontare argomenti su cui non abbiamo finito di prepararci e in seguito diremo: ora potrei fare meglio. Ma, Marcel, tu te ne stupisci? Tu che hai sparigliato il romanzo traducendo quanto è della natura umana ma solo Agostino, una tantum nella storia, aveva formalizzato, che il tempo non è cronologia, lo è là fuori, ma non per noi che, malgrado i tentativi che ancora oggi si compiono per dimostrare il contrario, non seguiamo le leggi della fisica, e il nostro mal de vivre si riduce, all’osso, allo sfasamento tra il tempo là fuori e il tempo nostro che, nell’economia di un’esistenza, è l’unico che conti. Dopo il primo migliaio di pagine non mi inganni più. Tutte le volte che fingi di sorprenderti e di sorprendere, sornione ci stai rifilando verità elementari. Sogghignando sotto i baffi impomatati per la nostra naïveté: non ci siete arrivati da soli? Tutto il resto è corollario. Memoria e oblio. Morti e resurrezioni che rigenerano, e non senza traumi, la nostra vita (l’antidoto è, per coloro ai quali è possibile, e per questo sono da invidiare non poco, non analizzare troppo). Presentimenti e consapevolezze. Liberazione dell’altro dal blocco di marmo della persona idealizzata. È lavorio continuo per scaldare la materia di cui è fatta la vita per metterne in agitazione gli atomi, catturarli, ridisporli in un immagine che riconosciamo: la metafora è tua, la riferisci alla sola arte ma, se la vita vera è quella letteraria, non siamo un po’ tutti artisti? e l’unica differenza è tra chi è capace di scrivere tremila pagine o ritrarre una donna in abiti maschili per spiegare tutto questo e chi no. Forse.

    Sei un chiacchierone, Marcel, ti diffondi su tutto, persino sull’odore del piscio dopo una mangiata di asparagi ma quando non vuoi dire una cosa non c’è modo di estorcertela. O magari sono tardo io, fatto sta che non ho capito a) che cosa hai combinato con Gilberte, fino a che base sei arrivato, per usare la cara metafora dei film americani; b) perché vi siete lasciati. Su una cosa, però, non ho dubbi. Tu hai invidiato Benjamin / Dustin Hoffman perché gli è riuscito, a lui che nemmeno ci aveva pensato, quello che non è stato accordato a te. All’opposto del vecchio in quel libro di Nabokov, tu volevi la figlia per arrivare alla tua signora Robinson. Non ci sei arrivato. Così siete rimasti in due a non dire male di Odette: Swann che si è volontariamente piazzato due fette di salame sugli occhi e tu che hai compiuto uno dei più antichi e rituali gesti d’arte: l’hai eletta a simulacro. Una delle muse, Beatrice o Lesbia o Lou Andreas Salomè, a cui siamo eternamente grati per quanto hanno ispirato.

    En passant. Sei diventato Bergotte? Scrittore geniale e uomo alquanto deludente. Moralista letterario perché lo scrittore è la sua letteratura e talvolta l’uomo possiamo senza rimpianti trascurarlo. Guarda come fanno oggi: scrivono un gialletto, nemmeno bello, e si sentono coscienza del mondo (non nei loro romanzi, fuori!). Sartre ha fatto danni, ma lui era Sartre e, quando lo avremo liberato dalle aberrazioni della militanza, ci resterà per sempre un’adorabile letteratura. Ma malediciamolo per aver fatto credere a chiunque abbia steso due righe di essere nobilitato anche al di fuori di quelle. Per questo la mia è tutt’altro che una critica, ma un auspicio. Mi auguro davvero che tu sia diventato Bergotte.

    Salto a piè pari la tua elegia della passante perché, non prendertela, Brassens è stato persino più incisivo di te. Albertine. Non mi diffondo perché pare che in seguito sarai tu a diffonderti e sono davvero curioso (anche quando si legge letteratura “alta”, definizione che non vuole dire nulla ma passami la semplificazione, non si resiste alla tentazione di sapere come andrà a finire una storia d’amore) di capire come evolverà la cosa, mi limito a due note. La prima: perdonami, ma quando ha suonato il campanello mi è scappato da ridere; sei ironico e autoironico e davvero, leggendo le tua pagine che tanti considerano mattone indigeribile, mi è capitato spesso di ridere; ma forse in questo momento specifico ci sei rimasto male; ancora una volta: perdonami, perché a ripensarci mi viene da ridere anche adesso. La seconda è una curiosità: Albertine fa una cosa che, forse, al tuo posto, mi avrebbe tenuto alla larga, sola andata: gioca con il “diabolo” e mentre scrivi segnali che quel passatempo è talmente caduto in disuso; non ci crederai ma ci sono ambienti freak in cui all’alba del 2017 si usa ancora. Alla faccia del tempo perduto.

    Pochi, certo, capiscono il carattere puramente soggettivo del fenomeno amoroso, e la sorta di creazione, cui esso dà luogo, d’una persona supplementare, distinta da quella che nel mondo porta lo stesso nome, e i cui elementi derivano per la maggior parte da noi stessi. [1]
    §
    I legami che ci uniscono a una persona si trovano ad essere santificati quando, per giudicare qualche nostro difetto, essa si pone dal nostro stesso punto di vista.
    §
    Né il pensiero può più ricostruire l’antica situazione per confrontarla con la nuova, giacché non ha più campo libero: la conoscenza che abbiamo acquisita, il ricordo dei primi, insperati minuti, le parole che abbiamo udite, sono là a ostruire l’ingresso della nostra coscienza, controllando gli sbocchi della nostra memoria assai più di quelli della nostra fantasia, retroagendo sul nostro passato – che non siamo più padroni di vedere senza tener conto di loro
    §
    gli uomini che producono opere geniali non sono quelli che vivono nell’ambiente più squisito, che hanno la conversazione più brillante, la cultura più vasta, ma quelli che, cessando bruscamente di vivere per se stessi, hanno il potere di rendere la loro personalità simile a uno specchio, in modo che la loro vita, per quanto potesse essere mondanamente e persino, in un certo senso, intellettualmente mediocre, vi si rifletta, giacché il genio consiste nel potere riflettente e non nella qualità intrinseca dello spettacolo riflesso.
    §
    così possono esistere vizi da mancanza di sensibilità e vizi da ipersensibilità. Forse, è solo in vite realmente viziose che il problema morale può porsi con tutta la sua forza d’ansia. E a questo problema l’artista dà una soluzione non sul piano della sua vita individuale, ma di quella che è per lui la sua vera vita: una soluzione generale, letteraria.
    §
    la nostra vita è così poco cronologica, tanti anacronismi interferiscono nella successione dei giorni
    §
    finiamo con l’accontentarci di immagini astratte, la cui insipida languidezza si piega appunto con la mancanza di quel carattere di cosa nuova, diversa da tutto quanto conosciamo, che è proprio della bellezza e della felicità. E diamo della vita un giudizio pessimistico, che supponiamo esatto perché siamo convinti di aver messo nel conto la felicità e la bellezza, mentre le abbiamo omesse e sostituite con semplici sintesi dove non ne sopravvive un solo atomo.È per questo che il letterato cui si parli di un “bel libro” nuovo anticipa subito uno sbadiglio di noia, immaginandoselo come una specie di concentrato di tutti i bei libri che ha letti, mentre un bel libro è peculiare, imprevedibile, e non consiste nella somma di tutti i capolavori precedenti, ma in qualcosa che la perfetta assimilazione di tale somma non basta davvero a farci cogliere perché si trova, appunto, al di fuori di essa.
    §
    (una grossa questione sociale: sapere se la parete di vetro proteggerà sempre il festino degli animali meravigliosi, se l’oscura folla che scruta avidamente nella notte non verrà a coglierli nel loro acquario e a mangiarseli)
    §
    Di fatto, come non è il desiderio di diventare celebri, ma l’abitudine d’essere laboriosi a consentirci di produrre un’opera, così non l’euforia del momento presente, ma le sagge riflessioni del passato contribuiscono a preservare il futuro.colpito da momentanea eclissi, il mio passato non proiettava più davanti a me quell’ombra di se stesso che chiamiamo futuro; ponendo lo scopo della mia vita non più nella realizzazione dei sogni del passato, ma nella felicità dell’attimo presente, non vedevo più in là di questo.
    §
    la conoscenza stessa si costituiva per successive sottrazioni, giacché a ogni parte di fantasia e di desiderio si sostituiva una nozione infinitamente meno preziosa, e tuttavia accompagnata da una sorta d’equivalente, nel campo dell’esistenza … [2]
    §
    Conosciamo il carattere delle persone che ci sono indifferenti, ma come potremmo cogliere quello d’un essere che si confonde con la nostra vita, che ben presto non distinguiamo più da noi stessi?
    [1][2] Sono le ragioni del cuore di Pascal, è l’amore conoscenza che spinge a scrivere un poeta di oggi come Davide Rondoni. È il segreto dell’amore e se ne potrebbe trarre un assioma: amore uguale non-analisi. Oggi si racconta poco l’amore che nasce, Marcel. Nella letteratura di oggi si trova quasi sempre solo la fine dell’amore. Perché, paradosso, siamo molto più superficiali ma anche molto più analitici; addirittura usiamo l’analisi per mascherare la nostra superficialità. Lo so, l’ho già scritto: è un paradosso; l’analisi dovrebbe essere in contrasto con la superficialità eppure l’abbiamo talmente interiorizzata, è diventata abitudine (introduco, forse impropriamente, una delle tue parole chiave) che finiamo per applicarla anche quando non solo non serve ma addirittura fa danni. Amore uguale non-analisi perché presume una conoscenza diversa,perché è una forma diversa di conoscenza. Così, forse prendendotela anche troppo comoda, ami Albertine nel momento in cui non l’analizzi più e, a quel punto, devi anche smettere di parlarne con lo stile analitico di cui sei maestro, perché hai afferrato una nuova conoscenza. Che non passa per l’analisi. Ragioni del cuore che, temo, noi abbiamo perduto diventando esperti di fine dell’amore. Purtroppo.

    ha scritto il 

  • 4

    All'ombra delle fanciulle in fiore di M. Proust

    Secondo me l'incanto di questo libro pubblicato in Francia nel 1919 e' candido e aulico nello stesso tempo. La lunga sua lettura mi ha accompagnato per un paio di mesi ed e' terminata il 28 ottobre 20 ...continua

    Secondo me l'incanto di questo libro pubblicato in Francia nel 1919 e' candido e aulico nello stesso tempo. La lunga sua lettura mi ha accompagnato per un paio di mesi ed e' terminata il 28 ottobre 2016, in pieno autunno, quasi a simboleggiare l'importanza del ricordo, dell'"autunno" che alberga in ciascuno di noi riguardo ai ricordi lontani, ma vividi nella nostra memoria, passati e presenti, sfumati di un giallo ocra che li rende antichi, ma moderni per i significati sottesi. "All'ombra delle fanciulle in fiore" ci invita alla lettura di un mondo alto borghese, le sue regole sono la formalita' piu' elegante, il lusso, le maniere di un'educazione di altri tempi, che in un certo senso l'autore vuole metterci in risalto, cosi' come a volte desidera criticarli, renderli ridicoli, forse farceli apparire esagerati. Il linguaggio ricercato si eleva al piu' alto grado espressivo, sia per la ricerca di parole, che per il loro assemblamento in frasi dall'alto contenuto, che rappresenta nel complesso un libro difficile da leggere, non immediato, ma il suo acculturato modo di descriversi ci culla in un mondo letteralmente alto, ci nutre, ci arricchisce, ci fa sentire lettori migliori, nuovi e antichi allo stesso tempo. Questo libro mi e' piaciuto molto per i suddetti motivi, mi sono sentita avvolta e assorta in un linguaggio di altri tempi, amica e confidente di uno degli autori piu' grandi della letteratura moderna internazionale. Continuero' la lettura dei volumi che suguono l'opera complessiva di "Alla ricerca del tempo perduto". CE

    ha scritto il 

  • 5

    WOW

    E due! Giunto alla fine del secondo gradino della scalata proustiana. Ora mi attendono i Guermantes, annunciato dalla guida critica come il più impegnativo. Vedremo. Questo secondo, intanto, mi svela ...continua

    E due! Giunto alla fine del secondo gradino della scalata proustiana. Ora mi attendono i Guermantes, annunciato dalla guida critica come il più impegnativo. Vedremo. Questo secondo, intanto, mi svela il Proust che non ti aspetti. Un bellissimo ritratto di un adolescente in giusta fregola, descritta in punta di forchetta. Va bene non sarà la recensione più colta che si possa trovare su questo testo: non la cercate qui. Io intanto mi sto godendo Proust, e il godimento passa anche, per me, attraverso la sorpresa, la sospensione, gli anacronismi e quest'anima che si mette a nudo con tratti da autentico genio. PS: alla fine, Albertine, quel neo sulla faccia, dove l'aveva? :-)

    ha scritto il 

  • 5

    "Per qualche fuoco d’artificio lanciato con grazia da uno scrittore, subito si grida al capolavoro. I capolavori non sono così numerosi!"

    Proust è immenso (come se l'avessi scoperto io!). Ho dovuto solo superare – ma mi era già successa la stessa cosa quando lessi, per ben due volte a distanza di molti anni, il primo libro della Recherc ...continua

    Proust è immenso (come se l'avessi scoperto io!). Ho dovuto solo superare – ma mi era già successa la stessa cosa quando lessi, per ben due volte a distanza di molti anni, il primo libro della Recherche – il dato di fatto che quello che racconta mi interessa relativamente. Infatti, sinceramente, che mi importa di leggere cinquanta pagine che riguardano un pranzo, con tanto di piatti tutti descritti nei dettagli fin dalla preparazione? o tutte quelle relazioni altoborghesi e nobili che esplora senza trascurare alcuna ramificazione? ma quando ho smesso di dirmi "che mi importa" ogni due pagine e mi sono lasciata trascinare dalla perfezione dello stile, dalla sua ricchezza, dalle immagini che sono quadri in prosa, dalle sue frasi ricamate… allora è stato proprio bello. Inoltre, ogni volta che la sua scrittura così carezzevole aveva su di me, lo confesso, l'effetto di una ninnananna mi tornavano alla mente queste parole di Nabokov:
    Un lettore superficiale dell'opera di Proust – ma è una contraddizione in termini, perché un lettore superficiale si annoierà a tal punto, sprofonderà talmente nei propri sbadigli, che non arriverà mai alla fine del libro – un lettore inesperto, diciamo… ecc… E io, rossa dalla vergogna, mettevo di nuovo a fuoco la pagina che stavo leggendo. Così sono giunta alla fine anche di questo secondo volume. Me ne mancano solo cinque. Ma come scrisse l'autore: "il tempo di cui disponiamo ogni giorno è elastico; le passioni che proviamo lo dilatano, quelle che ispiriamo lo restringono, e l’abitudine lo riempie."

    ha scritto il 

  • 5

    Dell'amore, della vita sociale, dell'apparenza, dell'innamoramento, della percezione di sé e degli altri, dell'ironia e l'autoironia.
    Tra pennellate impressioniste e ragionamenti esatti, tra metafore ...continua

    Dell'amore, della vita sociale, dell'apparenza, dell'innamoramento, della percezione di sé e degli altri, dell'ironia e l'autoironia.
    Tra pennellate impressioniste e ragionamenti esatti, tra metafore e le tanto amate, onnipresenti similitudini.

    Magnifico.
    Da centellinare, lottando contro l'impulso a divorarlo.

    ha scritto il 

  • 5

    Proust ama e su questo non ci sono dubbi. Ama Odette, Gilberte, Albertine, Andrée ma ama anche la nonna, la mamma, la cuoca governante Francoise e poi via via gli amici come Saint-Loup o le "vecchie" ...continua

    Proust ama e su questo non ci sono dubbi. Ama Odette, Gilberte, Albertine, Andrée ma ama anche la nonna, la mamma, la cuoca governante Francoise e poi via via gli amici come Saint-Loup o le "vecchie" signore e gli artisti che ammira, scrittori e pittori. Ama i luoghi che frequenta a Parigi, i luoghi che frequenta durante le vacanze, i luoghi dove vorrebbe andare. Ama la musica, l'arte, la natura. Ama la vita e ama vivere, ma non in modo viscerale, spendendosi e lasciandosi andare, ama in modo sentimentale, all'inizio diffidente poi via via sempre più intensamente, assorbe con tutti i sensi tutti gli stimoli che vive attraverso le esperienze. Capisce la verità profonda delle cose attraverso questo meccanismo globale di conoscenza e ce le ridona come ripulite, arricchite, preziose per noi. Questo è quello che mi sento di dire come primo commento a questo secondo volume della Recherche. E' un inno all'amore.

    ha scritto il 

  • 5

    Quando la morte si fa bella.

    Signore,
    (oserei dire caro signore che fingerebbe una familiarità senza avere “l’onore di essere conosciuto personalmente da voi”, come la fanciulla in fiore Gisele fa dire a Sofocle in una “lettera ...continua

    Signore,
    (oserei dire caro signore che fingerebbe una familiarità senza avere “l’onore di essere conosciuto personalmente da voi”, come la fanciulla in fiore Gisele fa dire a Sofocle in una “lettera impossibile” a Racine) non posso che ringraziarla anche per la scelta della semplice locuzione”signore” mentre meditavo, già dal primo approccio, di sottoporre direttamente alla sua benevolenza le mie elucubrazioni sulla sua immensa ( e per numero di pagine nessuno potrebbe smentire) opera, non osando presentarle in pubblico come “critica” anche se travestita da umile “recensione”.
    Se da un lato la mia intelligenza e sensibilità, mutevoli e superficiali, mi ammonivano di non arrampicarmi sugli specchi, dall’altro la volontà, di cui lei parla in modo così ineccepibile,” incurante” del duo, “nascosta nell’ombra”, lavorava ininterrottamente facendomi “acchianari i mura lisci” della sua Recherche, parte seconda.
    Mi sembra di vedere il suo baffetto sinistro alzarsi disgustato ( schifato stavo per dire, ma non vorrei compromettere ancora di più la mia posizione, come la rischiava Albertine nell’usare “perfettamente” al posto di “completamente”) all’ “Acchianari i mura lisci “, locuzione che nella mia lingua connota le persone che al colmo dell'ira sembrerebbero capaci di un simile miracolo. Persone altrimenti dette “corna ruri” ( corna dure, della serie mi spezzo ma non mi piego, trait d’union tra la sua aulica definizione di volontà e la mia, decisamente plebea).
    Deve convenire che la sua opera ( chiaramente non un romanzo corredato da trama e intreccio,di cui fa magistralmente a meno, ma una ininterrotta digressione già nota a Omero che ne fa uso nel secondo canto, quello della conta delle navi achee, o nel XVIII quello dello scudo d’Achille -due palle, ops!-, non privandoci però dell’appassionante tenzone tra Achille, figlio di Angela, e Alexis /Ettore ) è debitrice della propria perfezione alla retrogradatio cruciata, polpa succosa della sestina lirica, che sulle prime ( La strada di Swann) avevo comparato al punto pavone (roba da donnette, ma complicatissima). Col risultato che un concetto adombrato nella prima riga ( altrimenti “I^ verso” della sestina) viene ripreso, parzialmente, dopo sei e poi dopo dodici ecc... Lo stesso per la seconda riga, la terza, ecc…. Se la pagina – come nel mio caso- è composta da 36 righe a carattere “6”, trattasi di sei sestine a retrogradatio cruciata e tutte e trentasei senza un punto che consenta respiro. Capirà che “acchianari i mura lisci” diventa il sinonimo più appropriato della retrogradatio retrograda che lei usa, sotto mentite spoglie, per lo sputtanamento generale di tutta una classe sociale che lei ha frequentato tutta la vita e che l’ha accolta nonostante la sua ascendenza da plebei speziali e pure ebrei.
    A riguardo, mi viene subito il trattamento da lei usato per il suo “amico” Block, ebreo “ridicolmente” apostata. O, tanto per continuare a disquisire sulle sue idee non proprio politicamente corrette, quello omofobo che riserva all’omosessuale barone di Charlus, cosa che a Gide non andò proprio giù rifiutando per la Gallimard la sua opera. Che lei fosse un pusillanime? Essere antieroi non significa essere vigliacchi. A sua discolpa voglio aggiungere che lei, democraticamente, ha “una buona parola per tutti”, nobili e popolino, donne e uomini, artisti talentuosi e mezze calzette. E Albertine, la povera parente di arricchiti, non sfugge al suo pungente giudizio.
    Lei, prende sul serio solo se stesso e forse la nonna, ma si sa che i nonni sono i numi tutelari che anche gli scollacciati antichi romani non vollero mai detronizzare dal loro pantheon.
    Ma non voglio continuare ad offenderla. Riconosco le sue mirabili intuizioni sul tempo (compresa la capacità di conoscere l’ora esatta svegliandosi nel bel mezzo del sonno notturno, e che io condivido con lei), sulla memoria e sull’abitudine alla vita ( che trovo la sua intuizione più originale) che lei lega tra loro indissolubilmente, e che nessuno dei suoi epigoni ha saputo doppiare, almeno in notorietà, come se il suo stile fosse il capo di Buona Speranza e lei un Vasco de Gama.
    E se quel mondo che lei descrive e le modalità che inventa non sono di mio completo piacimento, si deve anche alla mia storia personale che da spettatore e non da autore, posso mettere in campo. È quest’io storico, che non deve essere ricercato nel produttore di opere artistiche e lei, Marcel, non è il Narratore, come si è sgolato a dire ( anche se non posso non pensare quanto dovesse essere difficile la vita per lei e per N. ai tempi in cui la pompetta di ventolin era di là da venire e come questo essere sempre sull’orlo dell’arresto respiratorio non possa aver influito sul concentrarsi eccessivamente sul proprio “io”); questo mio “io” storico, dicevo, strutturatosi in un periodo in cui gli ultimi fuochi del romanticismo marxista divampavano (la prego di ammirare il mio sforzo di espressione), mi rende impermeabile a qualsiasi voglia giro periombelicale eccetto, forse, che per quel guidogozzano, quello del “Ma dunque esisto! O Strano! vive tra il Tutto e il Niente questa cosa vivente detta guidogozzano”. L’unico a sembrarmi sincero ma se devo dare retta a lei, è forse l’abitudine inveterata a riconoscere solo ciò che conosco, a farmelo salvare.
    Quest’abitudine a mettere in un solo calderone targato 1870-1914 tutte le produzioni della mente dell’epoca, compreso il cimitero liberty della mia città, Santa Maria dei Rotoli nato con cappelle già ruderi e angioloni amputati, fa sì che la mia mente vi ambienti la sua lunghissima Recherche e che le cappelle cadenti ospitino i suoi immortali, ma nati morti, personaggi. L’odore dei fiori putrefatti la pervade tutta come se la morte sia la vera protagonista occultata.
    Consentite signore, di porgervi le mie scuse e i più sentiti saluti.
    P.S.
    Ho chiesto a mia sorella se, leggendo questa missiva a Marcel, un mio eventuale lettore leggerebbe “All’ombra delle fanciulle in fiore”. Mi ha risposto che ci penserebbe due volte. Non posso dare torto né a mia sorella né all’eventuale visitatore che incappasse in questa vergognosa lenzuolata e la portasse a termine.

    ha scritto il 

  • 5

    Il 2° libro della Recherche, nonostante il titolo, non si è presentato di facilissima lettura, ovviamente se paragonato al primo; dalla parte di Swann. Qui Proust è alle prese con la formazione senti ...continua

    Il 2° libro della Recherche, nonostante il titolo, non si è presentato di facilissima lettura, ovviamente se paragonato al primo; dalla parte di Swann. Qui Proust è alle prese con la formazione sentimentale e artistica del giovane protagonista Marcel. La prima abbastanza faticosa si svolge tra Parigi, nel salotto ovattato di madame Swann alle prese con una capricciosa Gilberte, e la balneare e assolata Balbec, dove da quel gruppo di “fanciulle in fiore”, di cui il titolo del romanzo, emergerà alla fine la giovane Albertine.” L’analisi particolareggiata e circostanziata del sorgere dei sentimenti, la necessità di imporre dei limiti alle proprie fantasia e ai propri desideri per non soffrire ulteriormente, l’opposizione tra l’immagine creatagli dalla sua immaginazione e la delusione provata di fronte alla stessa immagine, personificatasi nella realtà, il contrasto tra l’attesa febbrile della persona amata e la delusione che la sua presenza provoca, la consapevolezza di trovarsi costantemente inadeguato provocano un susseguirsi di speranze e di delusioni che altro non sono che il frutto della sua estrema sensibilità. Nella formazione artistica di Marcel ritroviamo molte delle caratteristiche della sua sensibilità e del suo modo di approcciare la realtà, come nell’incontro con lo scrittore Bergotte o la partecipazione allo spettacolo teatrale recitato della grande attrice Berma. I due incontri lo deludono perché non corrispondenti alle alte aspettative che lui si era creato. Con il pittore Elstir invece l’esperienza è diversa perché Marcel impara che <<la forma creatrice dello sguardo dell’artista è capace di mescolare terra e mare, sconvolgere la prospettiva e dare un ruolo nuovo ai soggetti rappresentati>> Siamo dunque lontani dalla visione mondana dell’arte: si riflette molto su ciò che è la realtà e ciò che è l’arte. Bellissima la spiegazione dei rilievi della cattedrale di Balbec da parte di Elstir! A tutto ciò si devono aggiungere poi la visione a tutto tondo della società dell’epoca e della sua elite culturale. Le riflessioni proustiane sulla memoria che già conosciamo dal primo volume sono di una acutezza impressionante, tanto che spesso ci troviamo a riflettere sulla loro modernità e consistenza , così come il sorgere e l’evolversi del sentimento amoroso. Questi ultimi elementi ti spingono a scavare molto in profondità anche nel tuo animo, perché un’azione o un sentimento che magari avevi solo superficialmente valutato, ora ti appaiono dettati da ben altre motivazioni e segnalatori di cambiamenti e conseguenze che non avevi immaginato. Quanti altri argomenti ci sarebbero da approfondire !!

    ha scritto il 

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