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Alla cieca

Di

Editore: Garzanti Libri

3.4
(76)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: Altri

Isbn-10: 8811662176 | Isbn-13: 9788811662174 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1ª ed.

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Di chi è la voce che risuona in "Alla cieca? È certo il racconto di un recluso e di un fuggitivo. È Jorgen Jorgensen, il re d'Islanda poi condannato ai lavori forzati nell'inferno di un'altra isola, agli antipodi, Giù alla Baia. È il compagno Cippico, passato dai Lager nazisti a Goli Otok, la terribile Isola Calva dove Tito confinava i dissidenti. È Tore e Jan Jansen, Nevèra e Strijèla e i mille nomi dei partigiani e dei clandestini. È il rivoluzionario e il fondatore di città, il marinaio e il cybernauta... È anche l'argonauta nel suo viaggio infinito attraverso oceani dove s'incontrano solo l'avventura e la morte, il sangue e la violenza, in un esilio che solo a tratti s'illumina dell'amore di una donna che si chiama Maria, Marie, Mariza, Màrja, e Norah e Mangawana...
In questo devastante e struggente memoriale a narrarsi è l'eterno ribelle, l'ammutinato, l'eretico in balia delle onde e del buio della storia, ma anche dei suoi sogni di giustizia e della disciplina di partito. In un mondo dove tutto appare così disgustoso e innocente, dove tradire è comprensibile e umano, a parlare è una memoria viva e pulsante, che ogni tanto si spacca, come la terra durante il terremoto, e lascia sfuggire via le cose attraverso le sue voragini. Confessione e referto clinico, epopea e delirio, traccia continuamente cancellata e riscritta, "Alla cieca" intreccia storia e fantasmi, mito e ricordo. È un viaggio nel tempo che commuove e sgomenta, scava nelle pieghe più inquiete e dolorose dell'anima per trovare un senso, o almeno una estrema via di fuga.
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  • 5

    Lo sguardo cieco della polena osserva un abisso insondabile alla vista dei marinai, una polla d'ombra che non può essere rappresentata, solo evocata dalla narrazione. La voce demente del romanzo, la voce spastica, come direbbe Gadda, è quella di mille uomini: Giasone, Jorge Jorgensen, Cippico... ...continua

    Lo sguardo cieco della polena osserva un abisso insondabile alla vista dei marinai, una polla d'ombra che non può essere rappresentata, solo evocata dalla narrazione. La voce demente del romanzo, la voce spastica, come direbbe Gadda, è quella di mille uomini: Giasone, Jorge Jorgensen, Cippico... Destini sputati via dalla storia, che ha perso il suo senso e, con esso, la sua linearità. Non c'è un fine e non c'è una fine. Questa storia accartocciata come un foglio strappato torna continuamente su se stessa. In Colchide e sulle sponde della Tasmania; a Dachau e nel campo di internamento di Tito, tra le fiamme di Copenhagen e tra le onde dell'Oceano Pacifico. Questi uomini che si muovono alla cieca vivono un tempo senza storia, un tempo cristallizzato nel mito e, per questo, sottratto allo scorrere ordinario dei calendari. Non c'è via d'uscita né illusione, eppure c'è una direzione nella vita dei perdenti, una speranza, un ideale. Non un feticcio di plastica, ma un vessillo imbrattato dal fango dei campi di battaglia, dagli escrementi dei prigionieri, dal sangue delle vittime. Ma proprio per questo, profondamente umano. E' questo mistero etico che scorgono le donne, le Medea, Maria, Norah. E, soprattutto, la polena, i cui occhi vuoti custodiscono questo mistero etico sommerso dalle onde oceaniche come un feto nel ventre oscuro della madre.

    ha scritto il 

  • 5

    ALLA CIECA

    Il protagonista è un partigiano, un re, un clandestino, un recluso, un fuggitivo. La trama, si dipana tra le tante voci che popolano il racconto, cercando di ordinare vite multiformi, violente, senza scampo. Una lettura complessa, intensa, incalzante. Un grande Magris.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Autobiografia, colloquio psicologico, flusso di pensiero, denuncia politica.
    Non so a quale filone potrebbe appartenere questo libro, molto enciclopedico, che fa riferimento a eventi avvenuti negli ultimi secoli di storia e che ancora sanguinano.
    Sembra che nessuno sia stato un santo tra quelli c ...continua

    Autobiografia, colloquio psicologico, flusso di pensiero, denuncia politica. Non so a quale filone potrebbe appartenere questo libro, molto enciclopedico, che fa riferimento a eventi avvenuti negli ultimi secoli di storia e che ancora sanguinano. Sembra che nessuno sia stato un santo tra quelli che dichiaravano la propria appartenenza alle ideologie degli ultimi secoli. Mi piace la filosofia di vita che segue tutto il discorso: la vita e' sangue, vita e morte. Sofferenza e gioia, peccato e purezza sono facce della stessa moneta. Non si puo' avere uno senza l'altro. Mi piace la semplice e viva accettazione di questa realta', senza ribellione, senza cercare una via di fuga da questa realta', ma assaporandola fino in fondo. Qualcuno l'ha definito poetico, non sono completamente d'accordo, ma certo condensa il bene e il male della Vita, in tutti i suoi aspetti. Ti lascia l'amaro in bocca, ma come te lo lascia la vita, se non riesci a viverla completamente, se tenti di schermirti dagli strali che non accetti, senza riuscirci oltre tutto. Non saprei nemmeno come descriverlo. Il romanzo e' una specie di flusso di pensiero di un paziente della CIM di Barcola, a Trieste, pero' contemporaneamente questa persona incarna la persona rifiutata, l'esiliato, l'accusato ingiustamente, la persona impegnata politicamente, la vittima e il carnefice, incarna in buona parte l'umanita'. E' un mosaico di esperienze, sofferenze e gioie vissute tutte attraverso gli occhi di una sola persona, pazza o no, che scrutano le profondita' della bassezza umana e le bellezze della vita che viviamo su questa terra.

    ha scritto il 

  • 2

    Mi è stato regalato da una persona che stimo oltre che personalmente in materia letteraria in maniera quasi mitologica, beh evidentemente non sono pronto per cogliere tanta profondità, io tanta bellezza non l'ho saputa cogliere. I regret con un po di complessi di inferirorità

    ha scritto il 

  • 4

    Basta leggere le Argonautiche di Apollonio Rodio. E, sul filo del racconto, seguire la nave Argo nel suo viaggio verso l'ignoto. Senza strumenti di navigazione o carte geografiche. In balia di onde volubili e bugiarde. Guidati solo dall'intraprendenza del sogno.
    E dietro la sua scia, sperime ...continua

    Basta leggere le Argonautiche di Apollonio Rodio. E, sul filo del racconto, seguire la nave Argo nel suo viaggio verso l'ignoto. Senza strumenti di navigazione o carte geografiche. In balia di onde volubili e bugiarde. Guidati solo dall'intraprendenza del sogno.
    E dietro la sua scia, sperimentare la marea e la risacca, la bonaccia e la tempesta, l'incubo del naufragio e l'abbraccio salvifico di un porto. L'approdo in terre inospitali o tra le promesse accoglienti dell'amore. Le insidie di mostri dalle mille camaleontiche facce; visibili o annidati tra le pieghe dell'animo. Il dolce canto delle sirene e l'inganno. Il sorriso della meta all'orizzonte.
    L' ombra di venti contrari sulla via del ritorno.
    E, dopo la lettura, riprendere il viaggio, il proprio. Senza bussola. Alla cieca.
    Per C. Magris, già scritto nel mito il diario di bordo della storia dell'uomo.

    ha scritto il 

  • 4

    Si tratta di un libro molto difficile. L'autore parla con la voce di diversi personaggi, in una specie di confessione a un medico psichiatra. Tutti questi personaggi sono dei perseguitati, dei fuggitivi, personaggi che hanno avuto avventure terrificanti: si Parte da Giasone alla caccia del Vello ...continua

    Si tratta di un libro molto difficile. L'autore parla con la voce di diversi personaggi, in una specie di confessione a un medico psichiatra. Tutti questi personaggi sono dei perseguitati, dei fuggitivi, personaggi che hanno avuto avventure terrificanti: si Parte da Giasone alla caccia del Vello d'oro, per arrivare a Jorgen Jorgensen, re d'Islanda per 10 giorni, poi deportato in Australia dalla giustizia inglese; a Cippico, il comunista che ha sperimentato i lager nazisti a Dachau ma anche i lager comunisti di Tito (L'isola Calva); e via via parlano e narrano altri fuggiaschi in un mondo dove verità e menzogna sono gli unici valori in cui credere.
    Nella narrazione i fatti si accavallano, slittano gli uni negli altri. Compaiono e spariscono donne forse solo cambiando nome.
    Vi è una oggettiva difficoltà a mantenere la rotta, come fa uno dei protagonisti, marinaio provetto, aggrappato alle polene, che poi forse sono le vere donne di chi si identifica col mare.

    Molta della difficoltà, sta nella necessità, per capire le vicende, di conoscere fatti, brandelli di storia, a volte anche luoghi che Magris dà per scontati ma che, almeno per me, scontati non lo sono affatto.
    Tre stelle, con l'impegno a rileggerlo, perché l'intuito mi dice che le stelle dovrebbero essere quattro.

    ha scritto il