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Alla fine dell'arcobaleno

Nord SF Narrativa d'Anticipazione 39

By Frederik Pohl

(41)

| Mass Market Paperback

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Book Description

Un gruppo di giovani americani sono stati selezionati per prendere parte al primo viaggio interstellare verso un nuovo pianeta, appena scoperto, di Alpha Centauri. Il viaggio durerà anni, e quindi il direttore del progetto, il dottor von Knefhausen, Continue

Un gruppo di giovani americani sono stati selezionati per prendere parte al primo viaggio interstellare verso un nuovo pianeta, appena scoperto, di Alpha Centauri. Il viaggio durerà anni, e quindi il direttore del progetto, il dottor von Knefhausen, ha organizzato un complesso programma educativo allo scopo di allontanare da loro la minaccia della noia e della follia.
Potrebbe sembrare uno dei soliti romanzi sui viaggi interstellari, e invece no. Perché il grande Pohl ha qui ribaltato completamente i termini della questione. Il progetto spaziale per Alpha Centauri non è altro che una terribile beffa giocata ai danni dei giovani astronauti. Il pianeta verso cui stanno viaggiando non esiste: la loro vera destinazione è la morte. Il vero progetto consiste nel programma educativo: la loro astronave è un laboratorio deliberatamente isolato, in cui von Knefhausen spera di stimolare l'equipaggio verso ricerche scientifiche e scoperte impossibili sulla Terra. E il piano di von Knefhausen avrà in effetti successo; ma un successo che andrà al di là anche delle più folli aspettative e si ritorcerà contro gli autori del cinico complotto in maniera totalmente inaspettata!

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    Come nel precedente romanzo Jem (1979) anche in Starburst (Alla fine dell’Arcobaleno – 1982), Frederik Pohl immagina un mondo in piena crisi. La situazione politica è esplosiva, negli Usa vi sono continui attentati, rivolte insurrezioni. Mentre in Je ...(continue)

    Come nel precedente romanzo Jem (1979) anche in Starburst (Alla fine dell’Arcobaleno – 1982), Frederik Pohl immagina un mondo in piena crisi. La situazione politica è esplosiva, negli Usa vi sono continui attentati, rivolte insurrezioni. Mentre in Jem il problema era la Guerra Fredda in un mondo che aveva ormai quasi esaurito le risorse naturali, in Starburst l’umanità si trova in una fase di pericoloso blocco nella crescita economica e sociale che ha portato ad una gravissima depressione. Alla base vi è una forma di stagnazione tecnologica, un rallentamento considerevole delle scoperte scientifiche e delle loro applicazioni pratiche. La situazione è tale che gli scienziati prevedono una via involutiva per l’umanità.
    Come in Jem, anche qui si cercano soluzioni per uscire dal declino. Una soluzione geniale viene ideata dal dottor Dieter Von Knefhausen, consulente scientifico del presidente Usa. Rifacendosi agli studi sulla creatività e sul pensiero laterale dello psicologo Edward de Bono, Knefhausen convince il presidente Usa a mettere in atto un suo progetto: inviare otto individui, selezionati per l’elevatissimo quoziente di intelligenza, con una navicella spaziale verso il pianeta Alpha Aleph nella costellazione di Alpha Centauri. Pubblicamente la spedizione viene propagandata come un ulteriore passo tecnologico degli Usa in un mondo stagnante. Il vero motivo, segreto, noto solo al dottore e alla ristretta cerchia dell’amministrazione politica e militare statunitense, è l’idea che, costretti all’inattività sulla navicella, in viaggio a velocità che si approssimano progressivamente a quella della luce, e dotati solo di materiale di studio matematico, fisico e biologico (forniti agli astronauti con l’etichetta di materiale ricreativo), gli otto geni focalizzeranno le loro capacità cognitive e daranno origine a nuove sensazionali scoperte in vari campi scientifici (come accadeva nei soggetti partecipanti agli esperimenti di de Bono) che, comunicati alla terra, permetteranno all’umanità di uscire dalla stagnazione, grazie a veri e propri balzi quantici immediati che necessiterebbero altrimenti di molti decenni per essere raggiunti.
    Questa parte è ciò che da forza ed interesse al romanzo, soprattutto per un elemento drammatico originale (che ricorda il tema di Lies Inc. / The Unteleported Man di Philip Dick) che viene svelato all’inizio del romanzo. Per non rivelare nulla, dico solo che gli otto astronauti sono stati ingannati e manipolati come cavie da laboratorio, per il “bene superiore dell’umanità”.
    Fin qui il romanzo è avvincente. Costretti a dedicarsi al materiale ‘ricreativo’ gli otto astronauti effettivamente risolvono teoremi matematici (Fermat), sviluppano teorie fisiche (il limite di Chandrasakar, l’uso della tecnica di Godelizzazione come metodo di trasmissione di messaggi, la Congettura di Goldberg) e fanno scoperte genetiche importanti. Un aspetto ironico che Pohl mette in risalto è il fatto che in breve gli interessi degli astronauti si rivolgono verso temi filosofici o ‘extraumani’ che divengono di scarsa utilità per la terra. E la frustrazione del dottor Knefhausen (una figura grottesca di ex nazista, alla dottor Stranamore, che continua a pensare agli otto come se fossero i suoi figli, nonostante il terribile fato a cui li ha condannati) nel ricevere messaggi incomprensibili (comunicazioni supercompresse che nemmeno i computer più potenti riescono a decifrare, oppure messaggi criptici derivati dall’ I Ching) è uno degli elementi più divertenti ed interessanti del romanzo. Intorno alla figura del dottore ruota la critica sarcastica di Pohl al potere: una democrazia non può permettersi pubblicamente di assumere decisioni che hanno poco di democratico, è meglio utilizzare la consulenza tecnica di un vero furfante per attuare progetti ‘estremi’. Se le cose andranno bene, il merito sarà dell’amministrazione, altrimenti ci sarà il caro dottore a fare da capro espiatorio, ad essere identificato come fonte del male. Ed è proprio ciò che accade a Knefhausen: precipita in fretta dall’Olimpo alla feccia, non appena il progetto fallisce. Nonostante i vertici dell’amministrazione avessero accettato e finanziato il progetto malvagio da lui ideato.
    Intorno al progetto in realtà si sviluppa un’altra riflessione: è giusto causare un ‘piccolo male’, per quanto estremamente criminale, se il risultato è evitare un male più grande? Si possono sacrificare delle persone se l’obiettivo, sperato, è salvare l’umanità? L’amministrazione ritiene che si possa, basta non essere poi considerata colpevole.
    Un tema derivante da questo è poi il fatto che la soluzione al male - risolvere lo stagno tecnologico inviando astronauti-cavie che potrebbero sviluppare tecnologie nuove da impiegare sulla terra – diventa il problema - gli astronauti stessi avendo scoperto di essere delle cavie, per vendetta sviluppano una tecnologia (i kaoni) con l’intento di distruggere definitivamente lo sviluppo della terra.
    A questo punto il romanzo prende un’altra strada. Da un lato, descrivendo la crescita esponenziale dell’intelligenza degli astronauti, Pohl rappresenta una possibile evoluzione umana che ad un certo punto smarrisce la propria umanità: un astronauta, in seguito ad un incidente muore, ma si trasforma in pura energia e continua ad esistere (viene chiamato Zio Spettro); un’altra entra in una sorta di distacco nirvanico e acquisisce poteri sovraumani che le consentono di generare pianeti; i figli che cominciano a nascere hanno livelli di intelligenza straordinari entro i primi due anni; altri sono persi in problemi matematici o fisici di livello estremo, trasformandosi in esseri autistici, privi di relazioni umane. Una sola astronauta, considerata dagli altri la stupida del gruppo, è l’unica che mantiene la capacità di allevare i bambini e di coltivare le relazioni. Il senso qui è che la crescita estrema dell’intelligenza porta alla perdita di umanità, ad una sorta di isolamento autistico privo di capacità relazionali.
    D’altro canto, continuando la narrazione della storia umana sulla terra, Pohl descrive una umanità che, in seguito alla ‘vendetta’ degli spaziali, è ritornata ad uno stato pre-moderno, ma nello stesso tempo si è salvata dalla catastrofe che l’attendeva. Tutto sommato la soluzione trasformatasi in problema si è rivelata alla fine una soluzione, anche se non quella prevista originariamente. Ma il pericolo di ripercorrere ancora i vecchi errori persiste: il nuovo presidente Usa, uomo di scarso valore umano e poche capacità è intenzionato a ricostituire lo status quo con la forza, la minaccia ed il sotterfugio. Un tema di Pohl che si è già incontrato anche in Jem.
    E come in Jem viene infine affrontato il confronto tra due umanità ormai tra loro aliene: quella degli ‘spaziali’, discendenti dagli otto astronauti, e la nuova realtà frammentata e pre-industriale della terra. Anche in questo romanzo Pohl afferma che il desiderio degli ‘spaziali’ di aiutare i terrestri è una fantasia illusoria: la conoscenza che porterebbero potrebbe sconvolgere i delicati equilibri di potere sulla terra. Si rischierebbe il fallimento per un eccesso di aiuto.
    I temi dunque sono complessi, ma le soluzioni di Pohl diventano a tratti eccessive e forse un po’ pretenziose. Il tono del romanzo inoltre nella seconda parte perde quella tensione e quella carica originale e promettente che lo guidava.
    Ho trovato interessanti le riflessioni di zio Spettro, in una specie di reminiscenza di Spoon River, Pohl conferisce la maggiore umanità al personaggio più materialmente disumanizzato, poiché ormai incorporeo. Nonostante sia ridotto a pura energia, il suo pensiero è il più intenso e si confronta con il più grande degli enigmi umani: cosa c’è al di là del Limite di Chandrasakar? Con quest'ultima domanda carica di umano timore termina il romanzo.
    Starburst, Alla fine dell’arcobaleno, è lo sviluppo di un romanzo breve The Gold at Starbow’s end che Pohl aveva scritto nel 1972. Era stato pubblicato su Urania n. 663 col titolo Alpha Aleph.

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    Dhalgren said on Feb 26, 2014 | Add your feedback

Book Details

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  • Mass Market Paperback 216 Pages
  • ISBN-10: A000121078
  • Publisher: Editrice Nord
  • Publish date: 1983-09-01
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