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Alla larga dai comunisti

Di

Editore: Baldini Castoldi Dalai

4.0
(57)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 378 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8884908515 | Isbn-13: 9788884908513 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri

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Descrizione del libro
Siamo nell'Italia degli anni Settanta. Cristiano è un adolescente alle prese con i normali problemi della sua età: non eccelle nello studio, è timido con le ragazze, vive con apprensione le tensioni in famiglia. Possiede però un talento: è una piccola promessa del calcio. E questa sua irresistibile vocazione lo spinge a scoprire un mondo per lui nuovo e soprattutto a stringere "relazioni pericolose" con chi il calcio lo organizza e permette di praticarlo, come i tre fratelli Semplici, molto energici e molto comunisti. Questo romanzo dà vita a un affresco del nostro paese in una delle sue epoche critiche.

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  • 4

    Definito come un "romanzo di formazione", il libro mi è piaciuto soprattutto per motivi generazionali, che hanno portato il me-lettore ad identificarsi con il lui-protagonisti e a rievocare la propria infanzia degli anni settanta del secolo scorso. Altro, più importante, motivo di interesse è che ...continua

    Definito come un "romanzo di formazione", il libro mi è piaciuto soprattutto per motivi generazionali, che hanno portato il me-lettore ad identificarsi con il lui-protagonisti e a rievocare la propria infanzia degli anni settanta del secolo scorso. Altro, più importante, motivo di interesse è che entrambi tifiamo per il Toro! Questo tuffo nei settanta si è completato anche con la lettura del romanzo di Bruno Arpaia che ho letto subito prima di questo. Ah, bei tempi... Vabbè. Mi rendo conto che quanto scritto finora non sia di alcun aiuto a chi volesse capire se il libro vale la pena o no, per cui rimandando in soffitta i rimpianti per la giovinezza ormai passata posso dire che è una lettura piacevole, a volte divertente mentre in certi punti affiora il dramma (ad esempio nel racconto della situazione famigliare di Veleno, o nella vicenda esistenziale del Montagna, una sorta di fratello maggiore acquisito che appare saldo e fragile al contempo), e che ci sono sport, politica, sesso e tutti gli altri ingredienti giusti.

    ha scritto il 

  • 4

    L'ho letto diversi anni fa, appena uscito.
    Un libro immeritatamente poco noto (forse per il titolo fuorviante?).
    Mi ha colpito per come è riuscito a farmi rivivere certe atmosfere quotidiane degli anni '70-'80, che fanno da sfondo a una bella storia di amicizia tra adolescenti.

    ha scritto il 

  • 4

    Cristiano Bianciardi è un adolescente che vive in un paese, in una provincia italiana non definita, all’inizio degli anni Settanta. I suoi interessi sono, nell’ordine, il sesso, il pallone, gli amici e non diventare motivo di discussione per i suoi genitori. In casa Bianciardi, da molti anni, è i ...continua

    Cristiano Bianciardi è un adolescente che vive in un paese, in una provincia italiana non definita, all’inizio degli anni Settanta. I suoi interessi sono, nell’ordine, il sesso, il pallone, gli amici e non diventare motivo di discussione per i suoi genitori. In casa Bianciardi, da molti anni, è in atto qualcosa di simile a una guerra fredda. La madre, detta la Piera, frequenta solo l’ambiente parrocchiale e teme i comunisti forse anche più del diavolo. Il padre, Danilo, è socialista, e per la Piera è come avere il nemico in casa. Ma il problema più grande in famiglia è che non c’è più dialogo né amore tra i due coniugi. Il padre è sempre assente e, anche quando c’è, tace. Aspetta solo di uscire per potersi incontrare con l’amante ventenne, una collega che a suo tempo ha sedotto anche Cristiano. Il ragazzo si sente diverso dai coetanei perché, assistendo ogni giorno alla disgregazione della sua famiglia, ha sempre i nervi scoperti. Gioca a calcio da fuoriclasse e si è guadagnato il soprannome di Veleno, per la facilità con cui diventa sgarbato e spesso anche violento.
    Con una scrittura non originale ma puntualmente efficace, Carletti traccia un affresco vivido dell’Italia degli anni Settanta, descrivendo con parole semplici ma mirate le inquietudini di Cristiano e il clima di guerra fredda che si respira in casa Bianciardi come in tanti altri ambiti sociali in quel periodo. La Piera non vuole che il figlio giochi a calcio perché il campo l’hanno costruito i comunisti e continua con le sue litanie contro tutto ciò che non è democristiano fino alla fine del romanzo, come un disco rotto, senza mai verificare di persona se suo figlio veramente abbia doti calcistiche da fuoriclasse.
    In quel periodo i conflitti erano davvero troppo violenti, ma la politica era un ideale da inseguire e da difendere, una passione da trasmettere anche ai figli. Per motivi politici, al giorno d’oggi, non si litiga più né in famiglia né altrove, tranne forse nei talk show nel periodo pre-elettorale.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    La famiglia è finita

    << Con tuo padre ci siamo visti ad un funerale, era morta una mia zia, sua vicina di casa. Lui mi prestò un fazzoletto, pensava che stessi piangendo e invece avevo un'allergia al polline degli ulivi. E' iniziata così, per un equivoco.>>
    Un'unione cominciata con un funerale, un e ...continua

    << Con tuo padre ci siamo visti ad un funerale, era morta una mia zia, sua vicina di casa. Lui mi prestò un fazzoletto, pensava che stessi piangendo e invece avevo un'allergia al polline degli ulivi. E' iniziata così, per un equivoco.>>
    Un'unione cominciata con un funerale, un equivoco e un'allergia. E io ne ero il prodotto

    Oltre a questo folgorante stralcio ce ne sono parecchi altri che sottolineano l'incomunicabilità della famiglia lo scontro silenzioso ma non meno violento tra genitori e figli nei mittticci anni 70: << Quando Clara e sua madre se ne furono andate, restammo noi tre, i Bianciardi, in un silenzio ostinato quasi che all'improvviso ci fosse venuto a mancare l'interprete>>.
    Il dialogo familiare afono, questo è quello che colpisce più, più della probabilità di morire o vedere morire qualcuno a causa dell'eroina o della lotta terrorista.
    Comunque bel romanzo, ingiustamente poco pubblicizzato, vale la pena leggerlo solo per la Piera...

    ha scritto il 

  • 4

    Calcio, adolescenza, amicizia, delusioni amorose... ci sono tutti gli ingredienti per far un bel libro. Avesse avuto la stessa pubblicità di Acciaio dell'Avallone avrebbe avuto anche l'ingrediente segreto per un maggior successo con il grande pubblico.

    ha scritto il 

  • 4

    E' passato un po' di tempo da quando ho letto questo libro, ma mi ricordo la sensazione di realismo che mi aveva trasmesso e l'assoluta coerenza con alcune abitudini ancora presenti. Acquistato tanto per leggere qualcosa di diverso, mi ha poi convinto del suo autentico valore.

    ha scritto il 

  • 4

    Mi piacciono molto i libri che lasciano quella malinconia per la tua adolescenza passata ma nello stesso tempo la voglia di continuare a vivere la tua vita il più pienamente possibile.
    Ricorda "un' ultima stagione da esordienti" di Cavina dal quale si discosta per la maggior crudezza nel de ...continua

    Mi piacciono molto i libri che lasciano quella malinconia per la tua adolescenza passata ma nello stesso tempo la voglia di continuare a vivere la tua vita il più pienamente possibile.
    Ricorda "un' ultima stagione da esordienti" di Cavina dal quale si discosta per la maggior crudezza nel descrivere la società anni 70.

    ha scritto il 

  • 5

    Bello bello, senza essere uno di quei libri super famosi.
    Una lettura davvero consigliata, che ti fa vivere i temi importanti degli anni 70 attraverso gli occhi di un ragazzo di 16 anni, in modo mai pesante.

    ha scritto il 

  • 5

    Alla Larga dai Comunisti

    Un libro fantastico, ricco di poesia, con particolari che mi ricordano quando ero bambino, fin dal titolo, quando questa frase, nel 1976, era in voga sulla bocca di certe persone....non è che poi le cose son cambiate....tanto!!!ma sicuramente si viveva e si cresceva con più semplicità e con una c ...continua

    Un libro fantastico, ricco di poesia, con particolari che mi ricordano quando ero bambino, fin dal titolo, quando questa frase, nel 1976, era in voga sulla bocca di certe persone....non è che poi le cose son cambiate....tanto!!!ma sicuramente si viveva e si cresceva con più semplicità e con una coscienza pulita!

    ha scritto il 

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