Alla mia Sinistra

Lettera aperta a tutti quelli che vogliono sognare con me

Di

Editore: A. Mondadori (Strade blu)

3.8
(242)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 228 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8804613726 | Isbn-13: 9788804613725 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: eBook

Genere: Affari & Economia , Non-narrativa , Politica

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Descrizione del libro
"Avevo il dovere di scrivere questo libro. Perché ho due figli ventenni che affrontano, come tutti i loro coetanei, il mercato del lavoro più difficile dai tempi della Grande Depressione. Perché devo rispondere delle mie responsabilità: appartengo a una certa generazione della sinistra occidentale che ha creduto di poter migliorare la società usando il mercato e la globalizzazione. Ho voluto sfogliare il mio album di famiglia, la storia che ho vissuto con un pezzo della sinistra italiana, per capire le ragioni delle nostre sconfitte, quindi aprire una pagina nuova. Plutocrazia, tecnocrazia, populismo, autoritarismo sono i mali che minacciano le nostre democrazie. L'Italia è un piccolo laboratorio mostruoso di queste patologie. Avendo vissuto un'esperienza pluridecennale da nomade della globalizzazione - in Europa, in America, in Asia - ho il dovere di dire ciò che è accaduto all'immagine del nostro paese nel mondo. Devo raccontare dal mio osservatorio attuale nell'Estremo Occidente" quali sono i costi dell'era Berlusconi, e anche le radici profonde del berlusconismo, che gli sopravvivranno, i vizi di un'Italia "volgare e gaudente" con cui dovremo fare i conti anche dopo. Che cosa farà questa Italia "da grande"? C'è ancora speranza? Alla sinistra indico le possibili vie d'uscita attingendo alle mie esperienze nelle nazioni emergenti, dall'Asia al Brasile: perché non possiamo farci risucchiare in una sindrome del declino tutta interna all'Occidente."
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  • 3

    Libro informativo e ricco di molteplici spunti di riflessione, anche se letto forse con qualche anno di ritardo, fattore non secondario quando si affrontano temi di stretta attualità.
    Rampini cerca di ...continua

    Libro informativo e ricco di molteplici spunti di riflessione, anche se letto forse con qualche anno di ritardo, fattore non secondario quando si affrontano temi di stretta attualità.
    Rampini cerca di ripercorrere sommariamente la storia recente della sinistra e delle sue alterne sfortune dal suo osservatorio di ex-comunista poi convertitosi al liberalismo sociale americano. Per farlo attinge alla sua esperienza più che trentennale di inviato internazionale (negli ultimi 15 anni è stato in Cina e USA per Repubblica), descrivendo, anche a partire da curiose o toccanti vicende personali (probabilmente le parti più appassionanti), le grandi trasformazioni delle società con l'avvento della globalizzazione, che hanno a suo dire segnato l'egemonia culturale della destra economica.
    Il taglio è giornalistico, ma i riferimenti sono abbastanza precisi e l'esposizione è molto chiara e curata allo stesso tempo. Manca però una solida cornice d'insieme che leghi il tutto in maniera organica, a volte infatti si fatica a trovare un filo conduttore evidente tra i vari frammenti riportati.
    Inoltre l'analisi politica vera e propria della crisi della sinistra, in Italia e nel mondo, mi è sembrata parziale e un po' sbrigativa, riconducibile in definitiva al problema dello statalismo intrinseco (ogni volta che lo stato funziona male, o viene messo in condizioni di funzionare male, la sinistra perde consensi a vantaggio di chi predica 'meno stato, più mercato') e ad una comunicazione poco efficace dei propri obiettivi, anche nei confronti di chi dovrebbe beneficiarne.
    L'idea di Rampini è che la sinistra che si è fatta contagiare dalle idee liberiste circa il rapporto tra stato e mercato (e qui c'è una tiepida autocritica, dopo le aspettative tradite da Clinton, Blair e, in misura diversa, Obama) dovrebbe tornare a guardare a quei paesi in cui la globalizzazione è stata accolta senza stravolgere lo stato sociale e distruggere i corpi intermedi a protezione dei più deboli, portando gli esempi del Brasile (che visto oggi, a quasi sei anni di distanza, suona un po' male) e soprattutto della Germania (più convincente, anche se è governata da diversi lustri da una coalizione in cui la componente socialdemocratica è minoritaria).
    Insomma, bisognerebbe ritornare alle origini per quanto possibile e riscoprire i principi etico-politici della socialdemocrazia, attualizzata certo ai tempi che corrono. Qui Rampini ritorna alla fascinazione del sogno americano, da cui sospetto non si sia mai veramente allontanato (infatti non fa una critica vera alle disuguaglianze che si celano dietro il feticcio della meritocrazia), proponendo al lettore una sfilza (forse sovrabbondante) di movimenti, startup e organizzazioni ambientaliste o con finalità sociali ad alto contenuto innovativo e tecnologico che sono fiorite nell'America post-crisi, in reazione allo strapotere e agli abusi delle élite capitalistiche. Sarebbero degli esempi di quelle energie da mettere in rete per costituire un fronte comune, dal basso, da cui far ripartire una società più equa, solidale, lungimirante e attenta all'ambiente, in cui la sinistra non debba più vergognarsi della propria storia e dei propri valori.
    Devo ammettere che in queste evocazioni finali ho ritrovato una traccia dell'ingenuità di quegli intellettuali che circa cinquanta anni fa erano convinti di essere prossimi ad una rivoluzione progressista irreversibile della società, salvo poi doversi ricredere, a volte oltre la misura necessaria, a decenni di distanza.
    Spero che non sia questa l'unica conseguenza di avere “una visione ottimistica della Storia.”

    ha scritto il 

  • 4

    La principale sensazione che provo alla fine di questa lettura è una gran fame di conoscenza. Mi piace parecchio lo stile con cui Rampini riporta dati, fatti ed esperienze personali, senza mai ecceder ...continua

    La principale sensazione che provo alla fine di questa lettura è una gran fame di conoscenza. Mi piace parecchio lo stile con cui Rampini riporta dati, fatti ed esperienze personali, senza mai eccedere in saccenza, ma scrivendo in maniera fluida ed efficace. Manca la quinta stella perché ho avuto l'impressione che, nell'ultimo capitolo, perda le redini del discorso, aggrovigliando, in maniera poco ordinata, rispetto al resto del libro, gli argomenti.

    ha scritto il 

  • 3

    Come scritto in altre recensioni, Rampini fornisce una visione globale sullo stato della cultura progressista nel mondo, e nel finale suggerisce alcuni spunti interessanti per politiche innovative. L ...continua

    Come scritto in altre recensioni, Rampini fornisce una visione globale sullo stato della cultura progressista nel mondo, e nel finale suggerisce alcuni spunti interessanti per politiche innovative. Lo stile del libro è asciutto, pieno di fatti, ma l'ho trovato un po' frammentario: l'autore salta da un argomento all'altro un po' troppo frequentemente.

    ha scritto il 

  • 4

    Alla mia sinistra.
    Una bella analisi delle economie emergenti, di quelle in crisi.
    Un'analisi pulita, limpida, critica, della politica che vuole salvare questa l'economia, spaziando nel tempo e nei l ...continua

    Alla mia sinistra.
    Una bella analisi delle economie emergenti, di quelle in crisi.
    Un'analisi pulita, limpida, critica, della politica che vuole salvare questa l'economia, spaziando nel tempo e nei luoghi di tutto il pianeta.
    Senza alcun timore Federico Rampini , uomo di sinistra, chiede alla sinistra di avere la forza di prendere delle decisioni forti ascoltando sempre e comunque la base, come alle origini, e non fare l'errore di accettare la corruzione e la conquista del poter di alcuni uomini che si nascondono e si nascondevano dietro una ideologia , giusta,ma ormai dimenticata.
    La possibilità di cambiamento radicale delle nostre civiltà potrà avvenire solo se alla richiesta di sacrificio si affianca un patto sociale credibile, e giusto, che possa dare un beneficio di lungo periodo.
    Alla domanda : "cosa significa essere comunista" Berlinguer rispondeva "e' una scelta di vita" Come comunista vorrei che questa scelta di vita fosse di tutti coloro che credono in un futuro di benessere collettivo, scevro dai poteri individualisti.
    Grazie Federico.

    ha scritto il 

  • 4

    UNA VISIONE GLOBALE

    Una visione globale, sul mondo, sulla Cina e l'India in crescita, sul Brasile democratico e sociale, sulla Russia post comunista e sull'America in rotta con Obama. E sulla decadenza delle potenze occi ...continua

    Una visione globale, sul mondo, sulla Cina e l'India in crescita, sul Brasile democratico e sociale, sulla Russia post comunista e sull'America in rotta con Obama. E sulla decadenza delle potenze occidentali e la sconfitta di un modello, quello teorizzato da una sinistra italiana che non ha saputo rinnovarsi e captare i cambiamenti che la società proponeva o richiedeva. E' curioso come - per accorgersi degli errori di questa parte politica - Rampini (straordinario nell'analisi e nella narrazione) abbia dovuto prima allontanarsene e guardarla da lontano. Forse per avere una migliore prospettiva.

    ha scritto il 

  • 4

    Vale la pena leggere soprattutto il capitolo dedicato al boom del Brasile. La socialdemocrazia di Lula é riuscita laddove finora hanno fallito non solo i paesi occidentali ma anche India e Cina.
    Come ...continua

    Vale la pena leggere soprattutto il capitolo dedicato al boom del Brasile. La socialdemocrazia di Lula é riuscita laddove finora hanno fallito non solo i paesi occidentali ma anche India e Cina.
    Come la crescita economica del granaio del mondo - il Brasile è diventato uno dei maggiori esportatori mondiali di materie prime - è stata sfruttata per ridurre le diseguaglianze fra ricchi e poveri.

    ha scritto il 

  • 5

    Me lo avevano regalato il Natale scorso, questo libro di federico Rampini. Per un motivo o per l'altro ne ho rimandato la lettura fino alla fine dell'anno.
    Un bel libro sul mondo in cui viviamo. Una “ ...continua

    Me lo avevano regalato il Natale scorso, questo libro di federico Rampini. Per un motivo o per l'altro ne ho rimandato la lettura fino alla fine dell'anno.
    Un bel libro sul mondo in cui viviamo. Una “lettera aperta – dice il sottotitolo – a tutti quelli che vogliono sognare insieme a me”. Considerazioni per ridefinire l'essere di sinistra nel contesto attuale.
    'Stiamo attraversando qualcosa di più serio di un semplice «ciclo negativo» dell’economia. È la Grande Contrazione: questo termine dà l’idea di un disastro che rimpicciolisce tutto il mondo a cui eravamo abituati. L’unico evento storico con cui valgono i paragoni è la Grande Depressione avvenuta negli anni Trenta del secolo scorso. A quella furono date delle risposte di destra – Mussolini e Hitler – e delle risposte di sinistra: il New Deal di Franklin Delano Roosevelt negli Stati Uniti, il Fronte Popolare in Francia. Oggi esiste una risposta di sinistra a questa crisi?'

    A differenza di tanti altri che scriverebbero “dove la sinistra ha sbagliato” chiamandosi fuori degli errori, Rampini scrive “Dove ABBIAMO sbagliato”.
    Un libro che consiglio.

    ha scritto il 

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