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Alla ricerca del tempo perduto

Di

Editore: Newton Compton

4.6
(687)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 3264 | Formato: eBook

Isbn-10: 8854125814 | Isbn-13: 9788854125810 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Cofanetto , Altri , Copertina rigida , Paperback

Genere: Biography , Fiction & Literature , Philosophy

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Descrizione del libro
"Alla ricerca del tempo perduto" si articola in sette romanzi: "Dalla parte di Swann", "All'ombra delle fanciulle in fiore", "I Guermantes", "Sodoma e Gomorra", "La Prigioniera", "Albertine scomparsa" e "Il tempo ritrovato". Attraverso le pagine di quest'opera monumentale ci viene rivelata un'intera società, nell'arco di tempo che va dal 1880 al 1920. Protagonista assoluta è l'aristocrazia, colta nel momento in cui si conclude la sua splendida parabola. Tutti i personaggi sono sostanzialmente dei vinti, a ognuno il tempo ha tolto qualcosa. Soltanto le memorie sembrano sottrarsi alla sua tirannia e solo nell'arte è possibile trovare un compenso al disordine del mondo.
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  • 5

    2013:
    Meraviglioso. Non è un tomo, non è l’Everest da scalare, è un viaggio nella memoria, una rievocazione del passato, un percorso fatto di sensazioni e emozioni, il viaggio della vita, da assaporar ...continua

    2013:
    Meraviglioso. Non è un tomo, non è l’Everest da scalare, è un viaggio nella memoria, una rievocazione del passato, un percorso fatto di sensazioni e emozioni, il viaggio della vita, da assaporare con la lentezza che lo caratterizza. Non manca nulla in questo capolavoro, tutti i sentimenti sono rappresentati e perciò il lettore non può non ritrovarsi e non condividere le molteplici riflessioni di Marcel Proust sull’infanzia, sull’amore, l’amicizia, l’arte, la letteratura. Unico inconveniente è stato dover maneggiare un unico volume di circa tremila pagine, un po’ faticoso, ma ne è valsa la pena. E’ pieno di post-it e sottolineature a matita (perderò mai quel vizio?) perché in ogni pagina c’è un paragrafo, una frase su cui soffermarsi e riflettere. Lo terrò in lettura perché questo non è un libro da tenere chiuso e riposto nella libreria, è un libro da tenere a portata di mano, sul comodino o sul tavolino accanto alla poltrona, per poterlo aprire in ogni momento in cui c’è la necessità di uscire dalla nostra frenetica quotidianità, per immergersi in un’atmosfera fatta di lentezza, di passato e di ricordi. Così sia.

    ha scritto il 

  • 5

    Finito! Dopo 317 giorni di, paziente, lenta ma sistematica, lettura ho portato a termine un’impresa che in altro tempo avrei ritenuto impossibile.
    Virginia Woolf scrisse: ”La mia grande avventura in r ...continua

    Finito! Dopo 317 giorni di, paziente, lenta ma sistematica, lettura ho portato a termine un’impresa che in altro tempo avrei ritenuto impossibile.
    Virginia Woolf scrisse: ”La mia grande avventura in realtà è Proust. Be’ – cos’altro resta da scrivere dopo di lui? […] Com’è riuscito finalmente qualcuno a cristallizzare ciò che è sempre sfuggito – e persino a trasformarlo in questa sostanza stupenda e perfettamente duratura? Si deve posare il libro e restare a bocca aperta”.
    Mi rifiuto dunque di recensire il libro – ci vuole anche un po’ di modestia cribbio!- ma segnalo solo alcune impressioni (già, l’impressione, così importante in Proust!):
    - Proust ci fa attraversare una dimensione della letteratura assolutamente nuova. La Recherche è uno Stargate che ti fa entrare nella letteratura da una porta che non avevi visto, ti proietta in una dimensione del Tempo che non avevi neppure immaginato.
    - Proust completa una visione del romanzo europeo che mancava, da Balzac, a Zolà, da Mann a Verga, da James a Woolf, da Dostoevskj a Pirandello, e nello stesso tempo anticipa con forza quanto sta accadendo sul fronte della ricerca introspettiva, nell’analisi dei sentimenti, nello studio della coscienza profonda.
    - Proust nel suo penetrare lo spazio ed il Tempo, per i lunghi decenni della narrazione e delle vita del narratore, pianta la bandiera del valore supremo: la Memoria. Una memoria, quella involontaria, non solo specchio ma luogo della presa di coscienza di ciò che è stato e della differenza tra un “allora” ed un “ora” dove l’”ora” non sarebbe possibile senza l’”allora” ma anche dove l’”allora” prende sfumature diverse rivisto e ripensato con il trascorrere del Tempo. Tempo spesso scritto con la T maiuscola.
    - La Recherche è pervasa dal tema dell’omosessualità, cosa non comune per quell’epoca, ma non è un romanzo omosessuale. La condizione di diversità viene vissuta dai protagonisti con grande serenità ad esclusione dell’ossessione del narratore nei confronti di Albertine (più legata al tema della gelosia) ed allo stupore del saperlo di Saint Loup, cosa che però non gli impedisce di aver un rapporto profondo con il Barone di Charlus.
    - La Recherche è pervasa dal tema dell’amore e della gelosia. Anche qui un’ossessione per il narratore. La gelosia come fonte per il vero amore senza la quale lo stesso non può esistere se non come una noiosa routine.
    - Infine accanto ai grandi temi della vita e della morte, dello spazio e del Tempo, dell’arte e della bellezza, un’attenzione maniacale per i dettagli, per i particolari: una luce, un rumore, un fiore, uno sguardo, un colore, un respiro, una risata, un viso, quali elementi decisivi per comporre un quadro d’insieme capace d’imprimersi nella memoria e formare il potenziale del ricordo. Una memoria che si attiva nostro malgrado, come riflesso involontario al riaffiorare del particolare una volta rimasto impresso.
    La lettura, fatta diligentemente con matita e vocabolario, arricchisce le nostre conoscenze linguistiche, rende fertile il terreno per tante altre letture, si radica nella vita concreta del quarantennio, più o meno, analizzato tra la fine dell’800 (il narratore nasce nel 1880) ed il 1919 data della folgorazione sulla necessità di usare la scrittura per “ritrovare il Tempo perduto”. È essenziale per tentare di approfondire la cultura del romanzo e del pensiero del 900.

    A domanda: ne consiglieresti la lettura? Rispondo: solo a chi a voglia di compiere un viaggio storico – letterario - linguistico con la convinzione di imparare, cercando di capire dai lunghi e spesso contorti periodi di Proust la sostanza del pensiero del narratore, la ricerca dentro se stesso dell’essenza della vita.
    Alain de Botton dice che “se vogliamo rendere davvero omaggio a Proust dobbiamo cominciare a guardare il nostro mondo attraverso i suoi occhi, e non guardare il suo mondo attraverso i nostro occhi”, questo sarebbe un buon metodo da utilizzare ex-post.
    Va letto senza fretta, come un impegno giornaliero, per tenere insieme i fili del racconto ma anche assaporarne i lunghi percorsi del pensiero proustiano.

    ha scritto il 

  • 4

    Isolare in poche righe un libro simile è sicuramente una forzatura, così come è proibitivo dare 4/5 stelle a un capolavoro.
    Però, lungo tutti i due anni che ho impiegato a finirlo, piano piano un libr ...continua

    Isolare in poche righe un libro simile è sicuramente una forzatura, così come è proibitivo dare 4/5 stelle a un capolavoro.
    Però, lungo tutti i due anni che ho impiegato a finirlo, piano piano un libro alla volta, il piacere della lettura è sempre stato oscillante.
    In alcuni momenti faticavo a finire a la pagina, perché quel mondo e quelle regole del gioco sono troppo lontani, perché quando Lui la ama, ma non riesce a dirglielo, né ad ammetterlo a sé stesso, lo vorresti strozzare e scagliare tutte le 2000 e passa pagine fuori dalla finestra.
    Però anche in quei momenti difficili mi rendevo conto che in fondo tutto mi sembrava sublime come se solo Proust ha capito tutto la vita e il tempo, l'amore e la morte, le persone e le relazioni sociali.
    Forse dovrei rileggerlo da capo :)

    ha scritto il 

  • 0

    7/01: terminato "Dalla parte di Swann". Tralasciando la nota dell'editore (edizione Newton Compton) con uno spoiler di dimensioni cosmiche, sono riuscito a godermi il libro. Di una potenza disarmante ...continua

    7/01: terminato "Dalla parte di Swann". Tralasciando la nota dell'editore (edizione Newton Compton) con uno spoiler di dimensioni cosmiche, sono riuscito a godermi il libro. Di una potenza disarmante il classico passaggio delle madeleines e non da meno la parte centrale del romanzo, ossia quella dedicata al signor Swann e ad Odette. Ho grandi aspettative per il secondo volume (di cui ho letto qualche pagina). 4/5

    ha scritto il 

  • 5

    Ineguagliabile. Certi periodi, certi pensieri costruiti parola dopo parola, trasformati in meraviglia, ci mostrano come attraverso la lettura sia possibile andare oltre, avanzando ad ogni pagina sempr ...continua

    Ineguagliabile. Certi periodi, certi pensieri costruiti parola dopo parola, trasformati in meraviglia, ci mostrano come attraverso la lettura sia possibile andare oltre, avanzando ad ogni pagina sempre più in profondità.

    ha scritto il 

  • 0

    Questa volta Proust mi ha messo alla prova. L'ho trovato lento, lentissimo; e infatti la maggior parte dei lettori si ferma qui.
    Però ogni riflessione è da manuale di vita.
    Ha un qualcosa di incredibi ...continua

    Questa volta Proust mi ha messo alla prova. L'ho trovato lento, lentissimo; e infatti la maggior parte dei lettori si ferma qui.
    Però ogni riflessione è da manuale di vita.
    Ha un qualcosa di incredibile questa Richerche.

    ha scritto il 

  • 3

    Un ciccione va alla spiaggia di Mondello: "Che ovvove, Mondello non è più quella di una volta, qui è pieno di volgavi ciccioni sudati!"

    Dopo più di mille pagine lette con la sensazione che Proust non riesca a dire con semplicità le cose semplici, mi imbatto in questa affermazione del Narratore:

    [Bloch] Come molti intellettuali, non r ...continua

    Dopo più di mille pagine lette con la sensazione che Proust non riesca a dire con semplicità le cose semplici, mi imbatto in questa affermazione del Narratore:

    [Bloch] Come molti intellettuali, non riusciva a dire con semplicità le cose semplici.

    È una rivelazione, questo cambia tutto!

    Il narratore torna spesso sull'idea che la gente veda la pagliuzza negli occhi altrui ma non la trave nel proprio. Ma al lettore è chiarissimo che proprio il narratore non riesca a dire con semplicità le cose più semplici: questa non può che essere autoironia, quindi c'è distanza tra scrittore e narratore! Non sto leggendo il noioso diario di Proust, sto leggendo il noioso diario del Narratore e questo, cribbio, cambia veramente tutto!

    Quindi l'autore usa il Narratore come strumento di indagine delle dinamiche sociali. Oggetto di studio è l'alta borghesia, sia quella che orgogliosamente (e/o ipocritamente) disprezza l'aristocrazia, sia quella che gravita attorno all'aristocrazia, bramando un'improbabile assimilazione (ma è proprio quell'assimilazione che decreterà la fine dell'aristocrazia, come il desiderio di avere una villa su una spiaggia incontaminata priva la spiaggia del suo essere incontaminata).

    In questo universo, Bloch è uno dei personaggi che mi intriga di più, perché è irridente e spregiudicato, e vuole insinuarsi nell'ambiente aristocratico per mero, dichiarato interesse. Credo che Proust sapesse che un giorno saremmo diventati tutti Bloch; che avremmo avuto genitori chiassosi ed espansivi; che ci saremmo presi gioco del noblesse oblige (e che avremmo usato in modo inappropriato e sgrammaticato espressioni come noblesse oblige); che avremmo guardato tutto con cinismo e disincanto: la cultura, l'aristocrazia, la borghesia, l'amore, l'amicizia. Che saremmo tutti diventati barbari e che avremmo riempito di folle sudate le ville eleganti, di bambini urlanti il Grand Hotel, di secchielli e palette le spiaggie di Balbec. Vecchi accendini e mozziconi, altro che conchiglie. Madame Verdurin sposerà un Guermantes: in nuce, in questo evento, si vede già Patrizia De Blanc in completo maculato (per tacere dello scimmione sabaudo).
    Lui, Proust, sapeva tutto ciò e ha deciso di raccontare questa decadenza attraverso gli occhi di un wanna be (il Narratore), e divertendosi a dipingerlo ingenuo e sognante, fragile, un po' secchione, pieno di complessi e ipocrita (cioè l'incarnazione di tutto ciò che per Nietsche è disprezzabile). Ebbene, questo sgorbio finirà per distruggere tutto ciò che c'è di nobile al mondo e pasteggerà e cacherà sulle macerie dell'aristocrazia assieme a Madame Verdurin, perché esattamente questo è il suo karma.
    Ed esattamente in questo consiste la grandezza del romanzo.

    Sfortunatamente, per ogni pagina dedicata all'indagine delle dinamiche sociali dobbiamo sorbircene -a occhio e croce- CINQUANTA dedicate alle elucubrazioni del Narratore, messe lì per far da contraltare ai modi secchi e spensierati della nobiltà. Dopo pagine e pagine dedicate alle menate del Narratore, l'autore ci mette davanti il profilo d'arciere di Robert de Saint-Loup e non ci si capacita: com'è possibile che quell'onanista di Narratore possa minare alla radice il carattere del rampollo di una stirpe di guerrieri? E già. Così come è possibile che un virus abbatta un dinosauro...

    Ma il fatto che le menate di Narratore siano in qualche modo necessarie non le rende meno pallose. La cosa curiosa è che il romanzo piace per le elucubrazioni (basta leggere qualche commento su anobii): i lettori sono deliziati dalle decine di pagine sulla botanica di Combray o sull'abbigliamento di madame Swann o simili insulsaggini.

    Ma davvero c'è tanta gente che cerca grandi verità o supposte tali, in un romanzo?
    Davvero alla gente piacciono le supposte da 5 chili?
    Supposte decorate in stile Luigi XV, mioddìo?

    Per come la vedo io, questo non è un romanzo, è un Infinite Jest. Uno sberleffo alla borghesia, l'unica classe capace di vantarsi di aver letto Proust e di aver tratto godimento dal profumo di tigli che emanerebbe, ignorando il tanfo di barbarie.
    I nobili, quelli veri, sono a caccia, mentre i borghesi si rovinano la vista.

    ha scritto il 

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