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Alla ricerca del tempo perduto

By Marcel Proust

(95)

| eBook | 9788854125810

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Book Description

"Alla ricerca del tempo perduto" si articola in sette romanzi: "Dalla parte di Swann", "All'ombra delle fanciulle in fiore", "I Guermantes", "Sodoma e Gomorra", "La Prigioniera", "Albertine scomparsa" e "Il tempo ritrovato". Attraverso le pagine di q Continue

"Alla ricerca del tempo perduto" si articola in sette romanzi: "Dalla parte di Swann", "All'ombra delle fanciulle in fiore", "I Guermantes", "Sodoma e Gomorra", "La Prigioniera", "Albertine scomparsa" e "Il tempo ritrovato". Attraverso le pagine di quest'opera monumentale ci viene rivelata un'intera società, nell'arco di tempo che va dal 1880 al 1920. Protagonista assoluta è l'aristocrazia, colta nel momento in cui si conclude la sua splendida parabola. Tutti i personaggi sono sostanzialmente dei vinti, a ognuno il tempo ha tolto qualcosa. Soltanto le memorie sembrano sottrarsi alla sua tirannia e solo nell'arte è possibile trovare un compenso al disordine del mondo.

163 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Un ciccione va alla spiaggia di Mondello: "Che ovvove, Mondello non è più quella di una volta, qui è pieno di volgavi ciccioni sudati!"

    Dopo più di mille pagine lette con la sensazione che Proust non riesca a dire con semplicità le cose semplici, mi imbatto in questa affermazione del Narratore:

    [Bloch] Come molti intellettuali, non riusciva a dire con semplicità le cose semplici ...(continue)

    Dopo più di mille pagine lette con la sensazione che Proust non riesca a dire con semplicità le cose semplici, mi imbatto in questa affermazione del Narratore:

    [Bloch] Come molti intellettuali, non riusciva a dire con semplicità le cose semplici.

    È una rivelazione, questo cambia tutto!

    Il narratore torna spesso sull'idea che la gente veda la pagliuzza negli occhi altrui ma non la trave nel proprio. Ma al lettore è chiarissimo che proprio il narratore non riesca a dire con semplicità le cose più semplici: questa non può che essere autoironia, quindi c'è distanza tra scrittore e narratore! Non sto leggendo il noioso diario di Proust, sto leggendo il noioso diario del Narratore e questo, cribbio, cambia veramente tutto!

    Quindi l'autore usa il Narratore come strumento di indagine delle dinamiche sociali. Oggetto di studio è l'alta borghesia, sia quella che orgogliosamente (e/o ipocritamente) disprezza l'aristocrazia, sia quella che gravita attorno all'aristocrazia, bramando un'improbabile assimilazione (ma è proprio quell'assimilazione che decreterà la fine dell'aristocrazia, come il desiderio di avere una villa su una spiaggia incontaminata priva la spiaggia del suo essere incontaminata).

    In questo universo, Bloch è uno dei personaggi che mi intriga di più, perché è irridente e spregiudicato, e vuole insinuarsi nell'ambiente aristocratico per mero, dichiarato interesse. Credo che Proust sapesse che un giorno saremmo diventati tutti Bloch; che avremmo avuto genitori chiassosi ed espansivi; che ci saremmo presi gioco del noblesse oblige (e che avremmo usato in modo inappropriato e sgrammaticato espressioni come noblesse oblige); che avremmo guardato tutto con cinismo e disincanto: la cultura, l'aristocrazia, la borghesia, l'amore, l'amicizia. Che saremmo tutti diventati barbari e che avremmo riempito di folle sudate le ville eleganti, di bambini urlanti il Grand Hotel, di secchielli e palette le spiaggie di Balbec. Vecchi accendini e mozziconi, altro che conchiglie. Madame Verdurin sposerà un Guermantes: in nuce, in questo evento, si vede già Patrizia De Blanc in completo maculato (per tacere dello scimmione sabaudo).
    Lui, Proust, sapeva tutto ciò e ha deciso di raccontare questa decadenza attraverso gli occhi di un wanna be (il Narratore), e divertendosi a dipingerlo ingenuo e sognante, fragile, un po' secchione, pieno di complessi e ipocrita (cioè l'incarnazione di tutto ciò che per Nietsche è disprezzabile). Ebbene, questo sgorbio finirà per distruggere tutto ciò che c'è di nobile al mondo e pasteggerà e cacherà sulle macerie dell'aristocrazia assieme a Madame Verdurin, perché esattamente questo è il suo karma.
    Ed esattamente in questo consiste la grandezza del romanzo.

    Sfortunatamente, per ogni pagina dedicata all'indagine delle dinamiche sociali dobbiamo sorbircene -a occhio e croce- CINQUANTA dedicate alle elucubrazioni del Narratore, messe lì per far da contraltare ai modi secchi e spensierati della nobiltà. Dopo pagine e pagine dedicate alle menate del Narratore, l'autore ci mette davanti il profilo d'arciere di Robert de Saint-Loup e non ci si capacita: com'è possibile che quell'onanista di Narratore possa minare alla radice il carattere del rampollo di una stirpe di guerrieri? E già. Così come è possibile che un virus abbatta un dinosauro...

    Ma il fatto che le menate di Narratore siano in qualche modo necessarie non le rende meno pallose. La cosa curiosa è che il romanzo piace per le elucubrazioni (basta leggere qualche commento su anobii): i lettori sono deliziati dalle decine di pagine sulla botanica di Combray o sull'abbigliamento di madame Swann o simili insulsaggini.

    Ma davvero c'è tanta gente che cerca grandi verità o supposte tali, in un romanzo?
    Davvero alla gente piacciono le supposte da 5 chili?
    Supposte decorate in stile Luigi XV, mioddìo?

    Per come la vedo io, questo non è un romanzo, è un Infinite Jest. Uno sberleffo alla borghesia, l'unica classe capace di vantarsi di aver letto Proust e di aver tratto godimento dal profumo di tigli che emanerebbe, ignorando il tanfo di barbarie.
    I nobili, quelli veri, sono a caccia, mentre i borghesi si rovinano la vista.

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    ferrigno said on Sep 8, 2014 | 19 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    3/03/2012 terminato "Dalla Parte di Swann". Per ora è un incredibile viaggio dentro me stesso.
    13/07/2014 riiniziato e terminato "All'ombra delle fanciulle in fiore".
    07/09/2014 terminato "La parte di Guermantes".

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    Francesco said on Sep 7, 2014 | 2 feedbacks

  • 7 people find this helpful

    Ho aspettato di avere un discreto numero di titoli alle spalle, tra i quali La colomba pugnalata di Citati, che di Proust delinea i tratti bio/bibliografici, prima di affrontare Dalla parte di Swann. Ci ho messo due mesi a leggerlo. Ten ...(continue)

    Ho aspettato di avere un discreto numero di titoli alle spalle, tra i quali La colomba pugnalata di Citati, che di Proust delinea i tratti bio/bibliografici, prima di affrontare Dalla parte di Swann. Ci ho messo due mesi a leggerlo. Tentato più volte d’abbandonarlo, e nello stesso tempo avvinto dalla scrittura, ne sono uscito ammaliato, stregato, con l’esatta percezione che la Recherche sia, come dice appunto Citati, “l’ultima cattedrale occidentale”. Il cielo più alto che può toccare un lettore, la più noiosa e digressiva delle narrazioni, la più intima e pudica pagina che possa essere letta, la più fragile e profonda delle autobiografie. Quando, nell’ottobre del 1912, Proust mandò il dattiloscritto di quello che sarebbe diventato il primo volume della Recherche all’editore Fasquelle, l’incaricato alla lettura nel suo rapporto scrisse:
    « Dopo settecentododici pagine di questo manoscritto - dopo infinite desolazioni per gli sviluppi insondabili in cui ci si deve sprofondare ed esasperanti momenti d’impazienza per l’impossibilità di risalire alla superficie - non si ha nessuna idea di quello di cui si tratta. Che scopo ha tutto questo? Che cosa significa? Dove ci vuole condurre? - Impossibile saperne e dirne nulla ».
    Questo primo parere, che doveva precedere di sette anni il Goncour dato al secondo volume della Recherche (All’ombra delle fanciulle in fiore), ci dà un’idea di quanto la Recherche abbia da sempre diviso i lettori tra chi ama e perdona tutto all’autore che si rinchiuse per anni nella sua camera in Boulevard Haussmann, e scrisse di notte, avvolto in una nube di polvere antiasmatica, protetto dai rumori esterni da pareti di sughero, e chi invece non gli perdona l’eccessivo dandysmo o l’eccessiva civetteria, che furono effettivamente parte della sua vita, come pure l’eccessiva prolissità dell’opera di cui non riescono a portare a termine la lettura. Io sono fra quelli che lo amano.

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    cesaremimmi said on Aug 15, 2014 | 2 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    09/08 Finito "Dalla parte di Swann":
    Per me iniziare questa lettura è stato come essere invitati a una cena elegante, presentandosi in jeans e senza troppa fame. Posso osare solo impressioni, perché troppi sono gli spunti e a seconda dello stato d’an ...(continue)

    09/08 Finito "Dalla parte di Swann":
    Per me iniziare questa lettura è stato come essere invitati a una cena elegante, presentandosi in jeans e senza troppa fame. Posso osare solo impressioni, perché troppi sono gli spunti e a seconda dello stato d’animo la visuale è diversa, però mi ritrovo molto con quanto ha scritto Piperno recentemente; parlando di ricordi, di ritrovare una memoria perduta l’autore fa un’arguta operazione di “marketing”, in quanto tocca un tasto presente in ognuno di noi. Pensiamo ai nostri nonni, al giardino della nostra infanzia o a una fotografia bellissima in bianco e nero di un luogo scomparso. E cosa trova, se non una profonda disillusione? I nostri desideri cessano di essere tale quando vengono soddisfatti, così rincorriamo l’amore nel momento che non l’abbiamo e quando l’abbiamo lo denigriamo. Ma davvero sarà stato così disperato senza il bacio della buona notte della mamma? O è solo il rimpianto. Mi sembra anche che strizzi l’occhio ai feuilleton della metà dell’ottocento, soprattutto verso la fine, con non poca di ironia. Ma ora aspetto di leggere i restanti.

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    elalma said on Aug 9, 2014 | 2 feedbacks

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    "Mi e' venuta una voglia suicida, ma ne è valsa la pena!"

    Inutile tentare di descrivere "Alla ricerca del tempo perduto". È come descrivere la Bibbia: tutti sanno di cosa si tratta, ognuno ha la propria idea su cosa ci sia scritto dentro, quasi nessuno l'ha letta. Inutile descrivere "Alla ricerca del tempo ...(continue)

    Inutile tentare di descrivere "Alla ricerca del tempo perduto". È come descrivere la Bibbia: tutti sanno di cosa si tratta, ognuno ha la propria idea su cosa ci sia scritto dentro, quasi nessuno l'ha letta. Inutile descrivere "Alla ricerca del tempo perduto" poichè l'unico modo sensato di farlo sarebbe riscriverla completamente e offrirla nella sua interezza all'interessato. Non sembra possibile fare delle modifiche, delle riduzioni, delle sintesi a un meccanismo così perfetto, così assolutamente organico.
    Viene da dire che non sia necessario conoscere il mondo per potere apprezzare la bellezza dell'opera: la Ricerca è il mondo intero, e non deve appoggiarsi a nulla di esterno per sostenersi: probabilmente un marziano che potesse leggerla la apprezzerebbe tanto quanto un terrestre. Precisazioni, solo di precisazioni può avere bisogno questo incredibile libro, e il mio consiglio è per l'edizione dei Meridiani, della Mondadori, con traduzione di Giovanni Raboni e note di Daria Galateria e Alberto Beretta Anguissola, che permettono di apprezzare alcune delle mille sfaccettature, dei mille riferimenti alle persone e alla società dell'epoca.

    La Ricerca ha un andamento nel tempo bizzoso: a volte centinaia di pagine servono per raccontare alcune ore passate a una festa, altre volte con due righe si compiono salti di anni, ed è proprio questa distorsione del tempo che forse è la cosa più affascinante del libro: la possibilità di percorrere una vita grazie alla memoria, avendo quindi la conoscenza del futuro, e potendo a posteriori soffermarsi sugli avvenimenti principali. Per il lettore è stupendo lasciarsi trasportare dai ricordi del narratore, ricordi così vividi e espressi con tale precisione e trasporto che potrebbero addirittura sovrapporsi ai ricordi reali del lettore, più scialbi e in un certo senso curiosamente meno personali. La prosa di Proust è in qualche modo funzionale ai ricordi: è contorta come il pensiero umano, a volte sfuocata come il passato, ma nello stesso tempo incredibilmente netta e precisa, quasi senza dispersioni e divagazioni: è come un nodo compatto, in cui si può seguire l'andamento imprevedibile della corda, o lo si può immaginare dietro le spire superficiali, ma che ugualmente non si riesce a sciogliere, non lo si afferra mai completamente.

    Esistono le letture di evasione, che permettono di evadere dalla vita di tutti i giorni, di dimenticare i pensieri e di ignorare di possedere un cervello, per un certo periodo. La Ricerca è l'esatto opposto: è una lettura di invasione, che permette di invadere la vita del narratore, di farsi carico delle sue angosce, delle sue speranze, di osservare e odorare ciò che lui osserva e odora, di percepire i pensieri formarsi, di stupirsi e di annoiarsi. Comporta uno sforzo di immedesimazione maggiore rispetto ad altri libri: è certo una lettura impegnativa, ma le soddisfazioni che si ricavano da tale fatica sono tanto simili alle soddisfazioni della vita reale.
    Si fa un gran parlare periodicamente di realtà virtuale e di possibilità di provare esperienze indotte, ebbene: l'esperienza più vicina alla realtà virtuale che mi sia capitata di vivere è stata la lettura di un libro scritto cento anni fa.

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    Wednesday said on Jul 7, 2014 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (95)
    • 5 stars
    • 3 stars
  • eBook 3264 Pages
  • ISBN-10: 8854125814
  • ISBN-13: 9788854125810
  • Publisher: Newton Compton
  • Publish date: 2011-07-01
  • Also available as: Paperback , Hardcover , Boxset , Others
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