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Alla ricerca del tempo perduto - Vol. 1

Dalla parte di Swann - All'ombra delle fanciulle in fiore

Di

Editore: Mondadori (I Meridiani)

4.7
(258)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 1469 | Formato: Cofanetto | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Spagnolo

Isbn-10: 8804555254 | Isbn-13: 9788804555254 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Giovanni Raboni ; Contributi: Daria Galateria , Alberto Beretta Anguissola

Genere: Fiction & Literature , Philosophy , Romance

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Descrizione del libro
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  • 4

    "Dalla parte di Swann"
    (1° - 20 gennaio 2014)

    Le mie impressioni? Difficile esprimerle di fronte a una tale prosa, musicale, avvolgente, fluida e continua. In questo primo libro i temi sono i ricordi suscitati da piccoli dettagli, il tempo e il Tempo, la memoria, quel che crediamo di ...continua

    "Dalla parte di Swann"
    (1° - 20 gennaio 2014)

    Le mie impressioni? Difficile esprimerle di fronte a una tale prosa, musicale, avvolgente, fluida e continua. In questo primo libro i temi sono i ricordi suscitati da piccoli dettagli, il tempo e il Tempo, la memoria, quel che crediamo di conoscere e quel che non conosciamo delle persone che amiamo, l'amore, l'innamoramento dell'amore, la gelosia, i batticuori. Ci viene rappresentata una vita oziosa, quella cui può dedicarsi chi deve solo scegliere a quale serata partecipare, quali compagnie frequentare, quali artisti seguire, quale gioiello regalare e quale cappellino indossare. Siamo alla fine dell'800, la borghesia parigina si intreccia con la nobiltà decaduta. Sono descritti l’infanzia a Combray e i ricordi del primo amore adolescenziale dell'io narrante, lo sbocciare dell'amore tra Charles Swann e Odette, un amore che somiglia più ad una serie ininterrotta di schermaglie amorose che trovano origine in una brama intellettuale (per Swann) e nel calcolo (per Odette), e non ad una passione rumorosa e travolgente. Inutile dire che Odette è l'ultima persona di cui un uomo dovrebbe innamorarsi ma, tant'è, Swann crede di esserne innamorato.
    Il testo è pieno di metafore che gli studiosi, da un secolo ormai, tentano di catalogare e sviscerare, ma io mi sono lasciata guidare dai profumi, dai sapori e dai colori, da ciò che essi evocano nei protagonisti, dai momenti vissuti, dai luoghi reali o immaginari raccontati, dalle sensazioni sedimentate, dai ricordi sopiti.
    *******

    "All'ombra delle fanciulle in fiore"
    (22.1.2014 - 5.3.2014)

    Continua il mio viaggio nel mondo proustiano. Mi colpiscono la sua capacità di definire con precisione le sfumature di uno sguardo, di un sentimento, di un paesaggio, la profusione di aggettivi, l'erudizione, il richiamo costante e continuo ad immagini, sculture, monumenti, racconti, storie, personaggi mitologici, i cerchi concentrici che compongono la trama. Mi è stato detto che tutto questo, comunque, non definisce il nucleo essenziale della Récherche, costituito invece dalla capacità di suscitare nel lettore la memoria e il tempo interiori e dall'influenza che la psicanalisi ha avuto su di lui. Riguardo al tempo e alla memoria interiori, questo in parte è stata risvegliata in me ma credo anche che l'intera opera necessiti di più riletture per coglierne il cuore.
    In questo secondo libro, la prima sorpresa è scoprire Swann e Odette sposi e genitori di Gilberte. Si approfondisce la figura di Odette, si apprende del primo amore (non corrisposto) dell'io narrante per Gilberte e di quello successivo, ancora in fieri, per Albertine Simonet, altro personaggio chiave di tutta l'opera proustiana. Per il momento non sono attratta dai risvolti freudiani e non intendo nemmeno perdermi dietro ad essi. Mi accontento di lasciarmi incantare dalla musicalità che pervade lo stile di questo autore.

    ha scritto il 

  • 0

    Rifuggo come la peste lo scavo interiore nella narrativa e, possibilmente, nella vita. Nonostante questo, la Recherche mi ha sempre attratta, con quel nome da progetto impossibile che,a giudicare dal titolo dell' ultimo volume, pare tra l’altro concludersi bene. Progetto che sembra anche il bila ...continua

    Rifuggo come la peste lo scavo interiore nella narrativa e, possibilmente, nella vita. Nonostante questo, la Recherche mi ha sempre attratta, con quel nome da progetto impossibile che,a giudicare dal titolo dell' ultimo volume, pare tra l’altro concludersi bene. Progetto che sembra anche il bilancio della vita di un uomo dall’aria languida vissuto un secolo prima di me (“Scrittore francese, perdente assoluto: mai fatto un lavoro vero, amori non corrisposti, gay” ) da cui mi aspetto qualcosa - un insegnamento, una prospettiva.
    Sara’ stata la prosa sinuosa, il fatto di leggere principalmente a letto, con il narratore che rievocava, anche lui, il momento in cui prendeva sonno e le varie camere in cui aveva dormito - almeno tre sono state le false partenze prima di riuscire a passare le prime cinquanta pagine della Recherche. Adesso, a primo volume terminato, l’avventura pare iniziata. Molto difficili le prime cento monotone pagine, dove non succede nulla. Arduo seguire i continui riferimenti a opera d’arte e a loro interpretazioni . Come pure, in generale, il periodare lungo e complesso che si snoda tra divagazioni continue, contribuendo ad un effetto di distanziamento dal fatto concreto funzionale a uno dei temi che vengono lanciati: il paradosso per cui l’esperienza piena del reale puo’ avvenire solo in maniera indiretta e mediata (dalla coscienza, dall’immaginazione, dal pensiero, dalla memoria). Inaspettata e piacevole la vena ironica nella rappresentazione di personaggi, idee e modi di vita di certi ambienti borghesi (ad esempio il salotto dei Verdurin, o le divagazioni sulle similitudini tra la servitu’di Combray e le allegorie delle virtu’ di certi dipinti), con una rievocazione di dettagli minimi e familiari – da poesia crepuscolare – che accompagna e contrappunta una riflessione per niente minimalista sul tempo e sull’esperienza. Le donne che passeggiano nel Bois de Boulogne, rievocate con rimpianto nelle ultime pagine, fanno perdonare tante lungaggini precedenti. Il riflesso dei loro colori e dei loro modi nello sguardo del narratore si trattiene nella coscienza con tanta grazia che sarebbe facile prenderle per mano e lasciarsi accompagnare di slancio verso il secondo volume. Ma, in onore del titolo, aspetteremo primavera (Dalla Parte di Swann, dicembre 2011 – gennaio 2012)

    ha scritto il 

  • 5

    Riletto, dopo molti anni.
    Mi ha sorpreso lo humor (che non ricordavo) dei ritratti di vita borghese.
    E poi (questa sì, la ricordavo) una scrittura fatta di digressioni che occupano ogni interstizio narrativo.
    Lettura totalizzante.

    ha scritto il 

  • 5

    Quel mondo rinato dal sapore di una madlaine. Alcuni spunti.

    Chi pensasse di avere a che fare con un romanzo tradizionale resterà deluso e forse spiazzato. L'opera di Proust sfugge a una qualsiasi catalogazione letteraria. Si sostiene che la sua monumentale Recherce sia punto di svolta della letteratura contemporanea. Mi chiedo tuttavia se essa abbia fatto ...continua

    Chi pensasse di avere a che fare con un romanzo tradizionale resterà deluso e forse spiazzato. L'opera di Proust sfugge a una qualsiasi catalogazione letteraria. Si sostiene che la sua monumentale Recherce sia punto di svolta della letteratura contemporanea. Mi chiedo tuttavia se essa abbia fatto veramente scuola, sia stato punto di partenza, scrittura con cui fare i conti, e non sia rimasta invece nell'alveo dorato di esempio unico e ineguagliabile, e là sia rimasta. È l'unica ombra peraltro parziale e forse immotivata che rimane dopo averne letto solo un terzo e non averne ancora una visione d'insieme.

    Sarebbe però un errore a mio avviso un approccio al testo che non tenesse conto di questa semplice constatazione, un distacco cioè da tutto ciò che lo precede, mi verrebbe da dire anche da tutto ciò che ad esso segue, cioè a dire innanzitutto, come prima si accennava, dal romanzo tradizionale e in più in particolare dal romanzo di derivazione ottocentesca. Per intenderci, quello nato a cavallo tra i due secoli precedenti il nostro dal pensiero positivista che ha dato vita alla letteratura naturalista con Balzac, Flaubert, Zola e alla sua variante verista con Verga e Capuana. Oggi, tutto ciò che noi attribuiamo alla letteratura di stampo realista e al realismo si rifà a quella tradizione: ossia a uno scenario storico e ambientale nel quale agiscono i personaggi, una trama e un codice narrativo del tipo: a ogni domanda una risposta, a un problema una soluzione. Tutti elementi necessari, direi, per rappresentare la realtà.

    Proust rompe questo schema e rivoluziona il concetto. Non vi sono punti fissi che danno l'impronta alla narrazione. Più che una struttura lineare la sua poetica è una rete, una mappa senza confini precisi e delimitanti, dove ciò che è rappresentato non è la realtà, ma il tempo. La realtà coincide con l'illusione. Ciò che interessa è la realtà com'era, quella passata, perduta, che guarda indietro e non avanti, quella che mette in moto il passato e il presente, e dunque il tempo. Ma detto questo, non aspettiamoci un'ermeneutica del tempo con quei continui dotti riferimenti, all'arte, alla letteratura, alla musica, alla pittura di tutti i tempi passati e remoti. È la formazione in divenire e mai compiuta di una ricerca che penetra nel profondo dell'esistenza dell'autore.

    Da questo punto di vista si comprenderà allora come il romanziere sia per davvero l'uomo che si perde nel tempo storico o nel tempo sociale. Egli è soprattutto un interprete dei sentimenti umani, è un disvelatore del tempo interiore, che è ricordo, memoria; non memoria della volontà, ma memoria inconscia: quella che fa rinascere un mondo a noi lontano al profumo di una tazza di tè, quella che ci colma di un'essenza preziosa, noi stessi siamo quell'essenza mentre assaporiamo un pezzetto di madeleine; effetto prodigioso di quella memoria per noi inafferrabile e che può emergere solo dall'esplorazione dell'inconscio dove affiorano le pulsioni più aggressive ed erotiche, ogni oggetto a connotazione sessuale. Si comprenderà allora altrettanto chiaramente quanto sia stretto il rapporto autore-personaggio, speculare a quello narratore-lettore. Chi legge si lascia trasportare dentro l'anima del personaggio, un viaggio nel suo mondo interiore verso gli strati più profondi del suo essere, il personaggio autore è spogliato del proprio involucro esteriore, sfugge a ogni catalogazione precisa e il lettore deve accettare il suo disvelamento. Ciò che conta è dunque il tempo interiore, i sentimenti, la scoperta delle proprie emozioni, l'esaltazione della natura, i desideri inappagati, l'associare ai ricordi tutto ciò che si viene a conoscere soltanto molti anni dopo.

    Sicché nel raccontare la sua esperienza di vita il narratore si è ritrovato, forse senza nemmeno volerlo, dentro sfere d'influenza filosofica che non hanno niente in comune con il romanzo autobiografico, tanto che i piani si confondono: vita, realtà, interpretazione storica e concezione filosofica dell'esistenza. Di qui la dilatazione dei domini esplorati, le trame di vita indagate, la frammentazione dell'esistenza appunto, coi suoi richiami di luogo e di tempo, le contraddizioni umane che scavano un solco nel tragico della sua condizione. Siamo nel pieno delle scoperte che riguardano la psicologia, è l'alba della psicanalisi e l'autore è come investito della necessità di superare la cifra narrativa per contaminarla di nuovi strumenti.

    Tutto ciò si rende necessario sapere, a mio avviso, in quanto il lettore non avvertito, avendo in mente l'idea di romanzo di cui prima si è detto, può facilmente precipitare nel panico, come avere una sensazione di disorientamento già a partire dalle prime pagine. Perciò il consiglio che mi sento di dare è quello di leggere Proust con questa consapevolezza, che ci troviamo di fronte a un'eresia come la chiama Carlo Bo nella sua illuminante prefazione nella collana dei Meridiani Mondadori.

    Le notti non passano mai, l'autore le trascorre rievocando il tempo fanciullo, a Combray, a rivedere quel mondo rinato dal sapore di una tazza di tè.

    ha scritto il 

  • 5

    del non leggere

    In libreria con l'opera di Proust
    non ti danno un telecomando,
    non puoi cambiare
    sulla partita di calcio
    o sul telequiz con in premio una volvo.

    Viviamo più a lungo
    ma con minor esattezza
    e con frasi più brevi.

    Viaggiamo più veloci, più spesso, ...continua

    In libreria con l'opera di Proust
    non ti danno un telecomando,
    non puoi cambiare
    sulla partita di calcio
    o sul telequiz con in premio una volvo.

    Viviamo più a lungo
    ma con minor esattezza
    e con frasi più brevi.

    Viaggiamo più veloci, più spesso, più lontano
    e torniamo con foto invece di ricordi.
    Qui sono io con una.
    Là, credo, è la mia ex.
    Qui sono tutti nudi,
    quindi di certo in spiaggia.

    Sette volumi - pietà.
    Non si potrebbe riassumerli, abbreviarli
    o meglio ancora mostrarli in immagini?
    Una volta hanno trasmesso un serial La Bambola,
    ma per mia cognata è di un altro che inizia con la P.

    E poi, tra parentesi, chi mai era costui.
    Scriveva, dicono, a letto, per interi anni.
    Un foglio dopo l'altro, a velocità ridotta.
    Noi invece andiamo in quinta e - toccando ferro - stiamo bene.

    W. Szymborska

    Che proustrazione...

    ha scritto il 

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