Alla ricerca del tempo perduto - vol.5

La prigioniera

Di

Editore: Einaudi (Gli struzzi 181)

4.4
(389)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 460 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: A000010217 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Paolo Serini

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
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    Il prigioniero

    [È, a scelta, il libro più inutile oppure fondamentale del Novecento. In buona compagnia, a onor del vero. Proust essendone l’autore, per mere ragione dogmatiche, bando a dichiarazioni di illusoria ob ...continua

    [È, a scelta, il libro più inutile oppure fondamentale del Novecento. In buona compagnia, a onor del vero. Proust essendone l’autore, per mere ragione dogmatiche, bando a dichiarazioni di illusoria obiettività, opto per fondamentale.]

    ---

    Ma l’errore è più pertinace della fede, e non esamina mai le proprie credenze.
    La parola chiave è menzogna. Ricorre tante volte da perderne il conto; se anche l’autore non si premurasse di esplicitarla risuonerebbe con eguale potenza. Apprendiamo, la sorpresa è per pochi, che il narratore protagonista si chiama Marcel; ironia, nel momento in cui si rivela indossa la maschera. Quattrocento pagine di recita, contorno di recite minori, dai Verdurin al barone di Charlus, a tentare, con arrampicate quelle sì degne di ammirazione, di giustificare un sequestro di persona. Appurato che la Simonet è a) intrinsecamente bugiarda e b) lesbica o al più bisex, la domanda ovvia è una: perché rinchiuderla? Per un delirio da inquisitore che vuole salvare l’anima che si è presa in carico? Per l’aspirazione a essere il novello Pigmalione che modella la donna a suo gusto (risultato conseguito: la ragazzetta illuminata dal sole di Balbec diventa la grigia prigioniera)? Più plausibilmente, si deve tornare al bambino ipocondriaco che vagheggiava l’obbedienza dell’inafferrabile Gilberte e supporre che, con gli strumenti accordati dall’età quasi adulta e dal denaro, abbia tentato di realizzare infine il suo gioco.
    Per amore, intendo qui una tortura reciproca. Quello che ci frega da più di un secolo è Tolstoj, con l’estensione dell’incipit di “Anna Karenina” dalla famiglia a ogni ambito della vita: l’idea che la felicità sia, nel caso remoto in cui si riesca a conseguirla, banale. Meglio allora, prefigurando tutte le banalità del male future, investirsi per l’infelicità. In soldoni è quel che ottiene Marcel. Dilata il mondo interiore, per viverci a suo agio una relazione non solo insoddisfacente ma pure tossica, nelle ore sdraiato sul letto mentre Albertine è fuori, sorvegliata dalla donna che, come ha fatto Proust a resettare la memoria? bastava rileggersi i volumi precedenti, plausibilmente è la sua amante. E quando torna a casa, salvo qualche momento di lingua in bocca, pure con l’oggetto (non posso chiamarlo altrimenti, è stato fatto tale) davanti agli occhi è solo fantasticheria, analisi, speculazione, consunzione sistematica dell’anima che si innesca e non si può arrestare. Il prigioniero, quello vero, altro che Albertine: lei con la fantasia evade, Marcel si rinchiude. E ce ne potremmo fregare, è un problema suo. Se non facesse di peggio: combatte la menzogna con la menzogna, sdoganandola, conferendole la dignità di strumento di negoziazione e di mediazione nelle relazioni.
    “La prigioniera” è il romanzo del Novecento che sulla menzogna, sull’eccesso di analisi, sulla distruzione dell’intelligenza emotiva rimpiazzata da un’intelligenza razionale usata sempre nei peggiori modi, sulla reiterazione sistematica degli errori, produce tragedie collettive e individuali (in questo successivo secolo abbiamo forse mitigato le prime ma dilatato, se fosse ancora possibile, le altre).

    Basterebbe questo a rendere il libro inutile oppure, come ho già dichiarato trattarsi della mia scelta, appetibile. Proust si avvicina al tempo ritrovato aumentando lo spazio per le divagazioni; riduce il numero dei personaggi con l’espediente più immediato, il trapasso, per spostare il baricentro verso l’universalità. Il filosofo interiore che si bea delle corrispondenze medita sull’arte (è qualcosa di così straordinario o è in fondo, pure quella, vita?) e sul motore di tutta la sua opera, la memoria, con l’insorgere di un pernicioso dubbio: non è che la sensazione (per noi fan della prima ora: il sapore della madeleine inzuppata nel tè) che, senza essere cercata, forzata, richiesta, ci avverte della presenza, dentro di noi, di un ricordo, non sia poi così selettiva? Insomma: può capitare che il ricordo, per cui da quel momento cominciamo a struggerci per riesumarlo e riportarlo in vita, sia trascurabile, entropico. Bando agli eufemismi: una cazzata.

    ---

    La realtà, anche se necessaria, non è mai completamente prevedibile.
    ***

    Per natura, il mondo dei possibili mi fu certo sempre più aperto di quello della contingenza reale. Ciò aiuta a conoscere l’anima umana; ma a ingannarci sono gli individui.
    ***

    Va rilevato, del resto, che di solito la costanza di un’abitudine è in rapporto con la sua assurdità. Gli atti clamorosi si compiono generalmente a sbalzi; quel che cambia meno sono le vite insensate, nelle quali il maniaco si priva da sé di tutti i piaceri e s’infligge i peggiori mali. Per cambiare una volta per tutte un simile stato di cose, basterebbe, un giorno solo, un piccolo sforzo; ma i modi di vivere di tal sorta sono precisamente proprio di esseri privi di energia. I vizi sono un altro aspetto di quelle esistenze monotone, che la volontà basterebbe a rendere meno atroci.
    ***

    L’arte che s’ispira alla realtà più familiare esiste, infatti, e il suo dominio è forse il più vasto di tutti. Ma ciò non esclude che un grande interesse e, qualche volta, una certa bellezza possano nascere da azioni dettate da una mentalità talmente lontana da tutto quel che sentiamo e crediamo da riuscirci assolutamente incomprensibili e da configurarsi ai nostri occhi come uno spettacolo privo di ragione.
    ***

    Gli occhi chiusi dànno al viso una bellezza innocente e grave, sopprimendo tutto quello che gli sguardi esprimono sin troppo.
    ***

    Poteva la vita consolarmi dell’arte, c’era nell’arte una realtà più profonda in cui la nostra vera personalità trovi quell’espressione che non trova nelle azioni della vita? Ogni grande artista, infatti, sembra diverso dagli altri, e ci dà quella sensazione di individualità che cerchiamo invano nell’esistenza quotidiana.
    ***

    …giacché di certe entità noi ci facciamo un’idea così grandiosa che non riusciamo a identificarla con i lineamenti familiari d’una persona di conoscenza. E crediamo con difficoltà ai vizi, come non crederemo mai al genio d’una persona con la quale ci siamo recati ancor ieri all’Opéra.
    ***
    …giacché l’impressione dell’altezza ce la dà quel che è immediatamente sopra di noi, non già quel che ci è pressoché invisibile, e si perde nelle nuvole…
    ***

    L'insensibilità o l’immoralità confessata vale a semplificare la vita quanto la morale facile: trasformano le azioni biasimevoli in un dovere di sincerità, ed esimono così dalla seccatura di cercar loro scuse.
    ***

    Non bisogna mai serbar rancore agli uomini, né mai giudicarlo conforme al ricordo di una cattiveria, giacché non sappiamo tutto quel che di buono la loro anima abbia potuto volere sinceramente e compiere in altri momenti.
    ***

    Le parole tristi che pronunciamo, sebbene menzognere, recano in sé la loro tristezza e la iniettano profondamente in noi.
    ***

    Certo, qualsiasi cosa, sol che se ne consideri l’aspetto sociale, può esser ricondotta al più comune fatto di cronaca.
    ***

    I grandi scrittori non hanno mai composto se non un’opera sola; o, piuttosto, non hanno mai fatto che rifrangere attraverso «mezzi» diversi la stessa bellezza da loro arrecata al mondo.
    ***

    Dostoevskij, anziché presentarci le cose nel loro ordine logico, cominciando cioè dalle cause, ci mostra anzitutto l’effetto, l’illusione che ci colpisce.
    ***

    L’amore è lo spazio e il tempo resi sensibili al cuore.

    ha scritto il 

  • 5

    Per chi segue la recherche sin dall'inzio avrà ben chiaro in testa, arrivati a questo punto della narrazione, a cosa potrà riferire il capitolo in questione. Fulcro incomprensibile e per certi versi i ...continua

    Per chi segue la recherche sin dall'inzio avrà ben chiaro in testa, arrivati a questo punto della narrazione, a cosa potrà riferire il capitolo in questione. Fulcro incomprensibile e per certi versi ineffabile è, come mai i trascorsi di Swann appresi nella prima parte dell’opera, i quali ben testimoniano il tormento di un uomo innamorato di una cocotte, di cui il nostro avrebbe dovuto fare tesoro, risultano insufficienti ed inconsistenti per maturare una coscienza solida e risolutiva in questioni analoghe? La gelosia che permette mutevoli stati dell’animo, tant’è che passare dall’eccitazione allo sconforto sembra non esservi alcuna differenza, ha avuto come risultante delle forze interne: l’inerzia. O se prefereriamo chiamiamola ignavia, essendo il protagonista paralizzato e per certi versi avantaggiatosi in una situazione di comodo. Com’è che questo vestito mi calza così a pennello?

    La quiete di Marcel poteva manifestarsi solo così:
    [...] lei continuava a dormire. [...] La mia gelosia si calmava, perché sentivo Albertine trasformata in un essere che respira, che non è altro che questo, secondo quanto testimoniava il soffio regolare in cui si esprime quella pura funzione fisiologica che, totalmente fluida, non ha lo spessore né la parola, né il silenzio, e nella sua ignoranza d'ogni male, alito proveniente più da una canna forata che da una creatura umana, davvero paradisiaco per me che in quei momenti sentivo Albertine sottratta a tutto, non solo materialmente, ma moralmente, era il puro canto degli Angeli. E in quel respiro, tuttavia, dovevano forse - mi dicevo di soprassalto - risuonare non pochi nomi umani conovogliati dalla memoria. [...]

    ha scritto il 

  • 5

    Ci sono autori capaci di toccare l'animo del lettore e questo è un fatto noto, diciamo. Poi, però, c'è Proust che, non limitandosi a "suonare" le corde dell'animo umano, decide di carezzarle, pizzicar ...continua

    Ci sono autori capaci di toccare l'animo del lettore e questo è un fatto noto, diciamo. Poi, però, c'è Proust che, non limitandosi a "suonare" le corde dell'animo umano, decide di carezzarle, pizzicarle e poi strapparle, lacerando dall'interno il lettore. Il quinto volume della Ricerca è questo, con dei climax di intensità immensa (da 9/5, per intenderci).
    La Ricerca è quasi terminata e questo è, finora, il mio tomo preferito (superando, dunque, con immenso stupore, il primo ed il quarto!).

    ha scritto il 

  • 4

    E’ il primo dei due libri dedicati all’amore per Albertine : un amore contrastato violentemente dalla gelosia, che diventa tanto più forte quanto più il dominio dell’ amata non è completo, quanto più ...continua

    E’ il primo dei due libri dedicati all’amore per Albertine : un amore contrastato violentemente dalla gelosia, che diventa tanto più forte quanto più il dominio dell’ amata non è completo, quanto più quel sentimento egoistico che ha sempre avuto il protagonista nei confronti di chi ama è frustrato. Forse è proprio in questo libro che l’intreccio tra l’opera e l’autobiografia è molto stretto e chiaramente non si può non citare quello che fu l’amore di Proust per Agostinelli. Tuttavia questo non inficia la validità del testo, la sua atmosfera, la tensione spasmodica che scaturisce da ogni gesto, da ogni azione, l’eco di quelle tensioni, di quei desideri giovanili che ora sembrano prendere corpo ed realizzarsi, sì ma con quale angoscia?, con quale dolore? Scrive bene P. Citati : >. E Albertine è mutevole, molteplice con le sue bugie, la sue fughe , i suoi segreti, le sue finzioni. Non è più la fanciulla “in fiore” di Balbec, è diventata una donna sensuale e misteriosa. Lui può imprigionarla come vuole, può diventarne il tiranno, riempirla di regali , vestirla come una principessa ma non può possedere la sua anima, può essere solo torturato da una gelosia senza limiti ed accorgersi di essere dilaniato da un grande contrasto di sentimenti cui non riesce di dare uno sbocco. Lui stesso non sa se il suo è vero amore o no e questa incertezza lo tormenta incessantemente. Se la maggior parte delle pagine sono dedicate a questi sentimenti, nelle restanti si possono leggere passaggi indimenticabili come quelli dedicati all’esecuzione del “Settimino”, opera postuma di Vinteuil o quello in cui si descrive la morte di Bergotte. Molto bella è la descrizione dei rumori che provengono dalla strada e delle grida dei venditori ambulanti cos’ ricchi di doppi sensi. Non meno significativi sono il brano che descrive la fine di Swann e le vicende legate all’ascesa sociale dei Verdurin. L’umiliazione che essi infliggono al barone di Charlus non è il loro trionfo definitivo perché, in aiuto a Palamède viene la storicissima regina di Napoli; questo forse a sottolineare che esistono ancora le distanze tra la nobiltà e la borghesia.

    ha scritto il 

  • 5

    "troviamo di tutto nella nostra memoria, é una specie di farmacia, di laboratorio chimico dove mettiamo le mani a caso, ora su una droga calmante, ora su un pericoloso veleno"

    sempre eccezionale, la p ...continua

    "troviamo di tutto nella nostra memoria, é una specie di farmacia, di laboratorio chimico dove mettiamo le mani a caso, ora su una droga calmante, ora su un pericoloso veleno"

    sempre eccezionale, la prigioniera mi è sembrato più vicino, in special modo nelle ultime pagine, ai primi due volumi della "recherche".

    ha scritto il 

  • 5

    Finalmente il Narratore si rivela e riusciamo a scoprire il suo nome (seppure sia, a suo dire, solo una possibilità).

    La convivenza del Nostro con la sua lei è il tema del libro, anche se si stratta d ...continua

    Finalmente il Narratore si rivela e riusciamo a scoprire il suo nome (seppure sia, a suo dire, solo una possibilità).

    La convivenza del Nostro con la sua lei è il tema del libro, anche se si stratta di una vera e propria reclusione - ma chi è la vera Prigioniera? Sarà mica la stessa anima di chi scrive, incatenata nel tempo e nello spazio?

    Prosegue l'autodistruzione di quello straordinario personaggio che è il Barone di Charlus, e Proust giunge ad una conclusione: la verità è inconoscibile - nonché impossibile. Il nostro pensiero ha dei limiti insuperabili, decisivi, e non è in grado di rivelarci il mondo.
    Solo il cuore può (forse).

    A breve ---> 'Albertine scomparsa' a volte tradotto come 'la fuggitiva'

    PS. Piacevole sorpresa lo scoprire che i gusti letterari del Narratore sono molto simili ai miei.
    I Grandi sono tali per tutti.

    ha scritto il 

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