"È il 7 novembre 1938, il giorno del mio nono compleanno. I miei genitori mi hanno appena dato il regalo che desideravo ardentemente: un modellino di automobile a batteria telecomandato. È una bellissima, sfolgorante macchina blu...». Così nelle prime righe di Alla ricerca della memoria - in edicolaContinue
"È il 7 novembre 1938, il giorno del mio nono compleanno. I miei genitori mi hanno appena dato il regalo che desideravo ardentemente: un modellino di automobile a batteria telecomandato. È una bellissima, sfolgorante macchina blu...». Così nelle prime righe di Alla ricerca della memoria - in edicola con «Le Scienze» di maggio - Eric Kandel, premio Nobel per la medicina nel 2000, rievoca uno dei suoi ricordi più vividi. Un ricordo seguito, due giorni dopo, dall'irruzione delle truppe naziste nella casa di famiglia di Vienna, dall'ospitalità a casa di gente mai vista prima, dalla fuga dall'Europa ormai sull'orlo della guerra. «I ricordi di quei giorni sono i ricordi più potenti della parte iniziale della mia vita».
In che modo la meomria di quei giorni si è impresso nel cervello di un bambino di nove anni, con una forza tale da fargli rivivere l'esperienza di quegli episodi terribili a decenni di distanza? Questa è la domanda che ha ispirato Kandel in tutta la sua carriera scientifica, una domanda alla quale più di chiunque altro ha contribuito a dare una risposta. E per trovarla ha scelto uno degli esseri viventi all'apparenza più insignificanti: la lumaca Aplysia californica, una specie di grossa melanzana che se ne sta appoggiata sul fondo del mare e sopravvive cibandosi di alghe.
In verità, prima di dedicarsi all'Aplysia, da giovane neuroanatomista della Columbia University aveva provato a studiare la memoria nel cervello delle scimmie, ma era un modello troppo ambizioso: l'intricata rete dei neuroni nell'ippocampo di un primate è di una complessità sconcertante. Meglio dunque provare con la più semplice lumaca di mare, che ha appena 20.000 neuroni, alcuni dei quali sono così grandi da poter essere osservati a occhio nudo. E con una serie di test semplici e brillanti, da manuale della scienza sperimentale, Eric Kandel ha via via scoperto non solo che anche gli organismi più semplici possono imparare, ma soprattutto che l'apprendimento non altera i neuroni, bensì modifica le connessioni tra essi, le sinapsi, rimodellandole attraverso complicate variazoni dell'attivazione genica.
Con il passare degli anni, Kandel ha analizzato in dettaglio i circuiti sinaptici, i meccanismi di trasmissione dei segnali e, infine, i geni e le azioni geniche coinvolti in questi compiti. Fino a scoprire che, sottoposte a un certo processo, le lumache imparavano secondo tempi e modalità differenti, ma usavano tutte lo stesso circuito di 30 neuroni. Per poi osservare che, se la memoria a breve termine si crea rinforzando sinapsi esistenti, per la memoria a lungo termine si rende necessaria la creazione di nuove connessioni.
A cinquant'anni da quei primi esperimenti, le lumache di Kandel continuano a riservare sorprese. Di recente, per esempio, alcuni suoi collaboratori della Columbia University hanno scoperto una proteina prionica (sì, quelle della «mucca pazza», o meglio malattia di Creutzfeldt-Jacob) che ha un ruolo centrale nella ritenzione della memoria a lungo termine. Ma la tecnologia di oggi permette finalmente di spingersi un po' più in là. Così il vulcanico neuroscienziato viennese ha cominciato a dedicarsi ai processi di memoria e all'elaborazione delle sensazioni di paura e sicurezza nel cervello dei topi. E con i topi è tornato, ormai quasi ottantenne, a quegli studi sull'ippocampo che furono la sua prima passione.
«La memoria mi ha sempre affascinato», scrive Kandel. «Pensateci - tutti possiamo richiamare alla mente il primo giorno di liceo, il primo appuntamento, il primo amore. Nel farlo [...] riviviamo l'atmosfera in cui si è svolto: le visioni, i suoni, gli odori... Ricordare il passato è una forma di viaggio mentale nel tempo, che ci svincola dalle costrizioni di spazio e tempo e ci consente di muoverci liberamente in dimensioni del tutto diverse». È così che decise, mezzo secolo fa, di dedicare la vita a svelarne i segreti. Che ci racconta in un libro appassionante e commovente, in cui si intrecciano due avventure. Quella scientifica, con un percorso attraverso le straordinarie scoperte ottenute dalla ricerca sul cervello. E quella umana: un viaggio lungo la vita - e i ricordi - dell'uomo che ha violato i segreti della memoria.