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Alle fonti del Nilo

Di

Editore: TEA

3.5
(1063)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 631 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8850217692 | Isbn-13: 9788850217694 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Giampiero Hirzer

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , History , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
Dopo un interminabile viaggio ai confini del mondo, per il mago Taita è tempo di far ritorno in Egitto. La sua terra è afflitta da piaghe senza fine: sulle regioni del Nilo, già stremate da lunghi anni senza esondazioni, si è abbattuto il flagello della peste, che non ha risparmiato neppure i figli del faraone Nefer Seti. E mentre i nemici di sempre tramano per mettere le mani sul regno, su di esso piomba una nuova, penosa calamità: il fiume, da sempre fonte di vita e di prosperità, si è ridotto a una serie sconnessa di pozze fangose del colore del sangue. Uno scenario drammatico in cui, impalpabile come un vento maligno, si diffonde il culto di una nuova, misteriosa dea. Disperato, il faraone chiede a Taita di rimettersi in cammino. Solo il grande mago, colui che un tempo era soltanto uno scriba e ora accoglie in sé arcani poteri, ha qualche speranza di scoprire e sconfiggere la minaccia che si annida alle fonti del Nilo. Il nuovo viaggio che lo attende lungo il maestoso fiume è lungo, colmo di insidie, avvolto da un’ombra nera…
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    1

    Squallido

    Con questo romanzo si chiude la mia pausa di libri di Wilbur Smith: ho letto i libri della saga egizia e li ho trovati come i più spocchiosi ed altezzosi mai letti. In questo romanzo c'è l'esasperazio ...continua

    Con questo romanzo si chiude la mia pausa di libri di Wilbur Smith: ho letto i libri della saga egizia e li ho trovati come i più spocchiosi ed altezzosi mai letti. In questo romanzo c'è l'esasperazione di ciò che c'era stato in "Figli del Nilo", ovvero un Taita mago, tutto sortilegi ed incantesimi, incredibile (nel senso di non credibile), mistico... non è un libro storico. Ovviamente è un libro illogico, con tantissime incongruenze, paradossale. Trama come sempre scontata, sembra di leggere un film. A Wilbur Smith direi: se vuoi fai lo sceneggiatore, ma se ti sei voluto buttare sul genere fantasy-magia, avresti dovuto capire che Taita non è Harry Potter e tu non sei la Rowling (ti passa più e più spanne in bravura).

    ha scritto il 

  • 2

    Completamente diverso dai precedenti volumi della saga egizia, questo più che un romanzo storico è quasi un fantasy... Magie, incantesimi e vari eventi soprannaturali sono la spina dorsale della trama ...continua

    Completamente diverso dai precedenti volumi della saga egizia, questo più che un romanzo storico è quasi un fantasy... Magie, incantesimi e vari eventi soprannaturali sono la spina dorsale della trama. Lo stesso Taita, il mitico Longevo dall'intelletto acuto, che ricordiamo come poeta, scrittore, architetto, stratega, in questo libro è presentato come mago. Mah.

    La storia comincia ad essere un po' più interessante nella seconda metà (cioè solo per chi non si lascia scoraggiare dalle prime 300 pagine lente e, per me, quasi fastidiose) quando gli eventi iniziano ad essere un po' più incalzanti, come si conviene ad un romanzo di un grande maestro dell'avventura come Smith, il tutto sempre, ovviamente, permeato di incantesimi e magie varie (ma, a quel punto, il lettore ci ha fatto l'abitudine!)

    Deludente per chi si aspetta di continuare la saga egizia con lo stesso registro dei primi volumi.

    Personalmente continuerò con la lettura dell'ultimo "Il Dio del deserto", sperando di ritrovare il Wilbur Smith di una volta.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    1

    Il "porno" egizio.

    Taita dopo un centiliardo di anni viene convocato da alcuni maghi che lo avvisano della venuta di una strega potentissima di nome Eos, che intende assoggettare tutti al suo potere e succhiar via le ca ...continua

    Taita dopo un centiliardo di anni viene convocato da alcuni maghi che lo avvisano della venuta di una strega potentissima di nome Eos, che intende assoggettare tutti al suo potere e succhiar via le capacità magiche di tutti i maghi più potenti del mondo al fine di rinforzarsi. Tutto questo è possibile usando una combinazione tra la forza attinta dai vulcani e la magia rossa che attinge la sua forza dalla sessualità.
    Taita scoprirà poco dopo che a causa sua l'Egitto versa in condizioni pietose e la regina si è rimbecillita dietro la speranza di riavere i suoi due figli.

    Passi per la magia rossa e i riferimenti sessualmente espliciti, passi per la ricostruzione dei testicoli tranciati in età giovanile, per gli acciacchi della vecchiaia, per i presunti incredibili poteri di Eos, per le ossessioni di maghi ossessionati, per il rincretinimento di Mintaka, personaggio coraggioso di "Figli del Nilo" ridotta a una donna senza spina dorsale... ma non posso far passare liscia l'autore per un finale così scontato, una trama così poco emozionante e un lieto fine stucchevole.
    È vero che Lostris "Fenn" meritava una seconda chance ed è anche vero che Taita ha sofferto troppo ma non sono riuscita ad accettare il finale.

    ha scritto il 

  • 3

    mah..

    I primi due mi erano piaciuti moltissimo. Durante il terzo già la sagra si era spostata sul fantasy e Taita era diventato una sorta di mago. In questo continua la veste fantasy e aumentano i suoi pote ...continua

    I primi due mi erano piaciuti moltissimo. Durante il terzo già la sagra si era spostata sul fantasy e Taita era diventato una sorta di mago. In questo continua la veste fantasy e aumentano i suoi poteri. Boh preferivo la versione storica del romanzo. Questo non mi ha per niente convinto.

    ha scritto il 

  • 3

    confesso che ritenevo chiusa la saga con Figli del Nilo, ma eccoci qui. Tolgo una stella perchè è una strana storia, insomma Taita che è un ingegnere, un filosofo, un poeta e uno stratega, all'improvv ...continua

    confesso che ritenevo chiusa la saga con Figli del Nilo, ma eccoci qui. Tolgo una stella perchè è una strana storia, insomma Taita che è un ingegnere, un filosofo, un poeta e uno stratega, all'improvviso diventa un mago. non so, non è convincente. Tolgo una seconda stella perchè la fine lascia intravedere un possibile sequel, il che è terrifcante se perde ancora. Non gli tolgo una terza stella solo perchè il povero Taita ha finalmente avuto il suo lieto fine con la reincarnazione della sua Lostris.

    ha scritto il 

  • 1

    La cosa più incredibile di questo romanzo è stato l'amplesso amoroso completo tra un eunuco conclamato e una regina morta da un ventennio, il peggior romanzo di Wilbur Smith, disintegrato definitivame ...continua

    La cosa più incredibile di questo romanzo è stato l'amplesso amoroso completo tra un eunuco conclamato e una regina morta da un ventennio, il peggior romanzo di Wilbur Smith, disintegrato definitivamente un personaggio quello di Taita che avevo adorato nel Dio del fiume

    Taita di Gallala insieme al suo fidato Meren è in viaggio ormai da cinque lunghi anni alla ricerca del tempio di Sarasvati, il tempio della Conoscenza e della Rigenerazione. Taita è un Longevo e ormai molto venerato e rispettato in Egitto, al tempio diverrà un sapiente al servizio della Verità, iniziato ai segreti delle arti magiche. Qui Taita avrà notizie del suo Egitto e saprà che la sua amata patria è sotto la minaccia di un'altra terribile catastrofe: il fiume Nilo è prosciugato inspiegabilmente ormai da anni e la popolazione è allo stremo per la fame e le carestie.
    Dopo il ritorno a Gallala, Taita verifica con i suoi occhi che le notizie erano esatte, ormai sono trascorsi sette lunghi anni e l'Egitto è impotente. Finalmente Taita riceve la visita attesa di Demetrio, un sapiente che metterà Taita a conoscenza dell'origine del male che attanaglia l'Egitto e lo aiuterà ad imparare a gestire i poteri che gli sono stati affidati. Demetrio rivela a Taita che una strega molto potente, più potente di lui, ha bloccato il fiume Nilo con la brama di impossessarsi della nazione e poi delle altre nazioni. Il suo nome è Eos come la dea greca dell'aurora e si dice che sia immortale, si proclama unica dea e sta già imponendo la sua nuova religione nella nazione. Demetrio è l'unico che l'abbia incontrata, ma Eos l'ha circuito e ormai vecchio e morente e privato dei suoi poteri e della sua conoscenza non può fare altro che avvertire Taita circa gli straordinari poteri e inganni di questa semidea: ella inganna e circuisce tutti i sapienti della Terra e con le sue arti ne risucchia tutta la conoscenza, lasciandoli privi di qualsiasi potere.
    Demetrio e Taita insieme a Meren intraprendono il viaggio fino a Tebe per farsi ricevere dal faraone Nefer Seti, di cui Taita è stato il mentore e tutore, e dalla sua regina Mintaka entrambi legati a Taita come ad un membro anziano della famiglia. Taita scopre che Mintaka è soggiogata al potere di Eos, tramite un suo profeta di nome Soe, ella ha perso due figli per le carestie e le malattie e Soe con la promessa di restituirglieli ha circuito la regina, con l'intento di mettere da parte il faraone e proclamare unica dea Eos. Taita non dice nulla al faraone, ma lo mette a conoscenza dell'origine dei mali d'Egitto. Taita scopre che la strega si trova alle fonti del Nilo e il faraone assegnerà a Meren il grado di comandante della spedizione dei cento uomini tra i migliori che accompagneranno Taita alle fonti del Nilo.
    La spedizione parte alla ricerca delle fonti del Nilo, attraverseranno territori selvaggi e impervi, le paludi e le montagne e incontreranno popoli bellicosi e cannibali. Durante questo viaggio Taita ritroverà Fenn il nome da ragazza della sua amata Lostris, reincarnata in una piccola fanciulla. Inoltre Taita troverà come guida due cugini nubiani shilluk Nontu e Nakonto che facevano parte di una fiera popolazione guerriera con cui Taita aveva avuto già contati molto tempo prima quando la regna Lostris aveva portato il suo popolo nel Basso Egitto. Dopo due anni incontrano un primo gruppo di soldati egiziani che erano partiti molti anni prima per la spedizione alle fonti del Nilo. Infine Taita incontra Kalulu, un longevo scortato da donne soldato, che conosce bene la zona del lago Semliki Nianzu dove confluiscono due rami del Nilo, il ramo meridionale che nasce dalle Montagne della Luna e il ramo settentrionale invece nasce dal Lago di Nalubaale, ed è quest'ultimo che dovranno seguire. Seguendo il percorso del fime troveranno il motivo per cui il Nilo non scorre: le pietre rosse. Qui la spedizione ha un brusco arresto, vengono aggrediti dagli basmara che uccideranno Kalulu e quasi tutta la spedizione: tempestivamente Taita, Fenn, Meren, Nakonto e Imbali verranno salvati dal comandante Tinat Ankut, l'altra parte della spedizione che molti anni prima erano partiti alla ricerca delle fonti del Nilo.
    Da qui verranno scortati verso il Giarri, una città sotto il dominio di Eos. Qui Taita affronterà Eos e i suoi compagni dovranno lottare per la sopravvivenza con astuzia e con le armi.

    ha scritto il 

  • 1

    La distruzione di una saga

    Come si può pensare di trasformare Taita da personaggio di ingegno a uno stregone a metà tra Gandalf e Babasciò?
    E quegli stucchevolissimi dialoghi tra lui e la rediviva Lostris? Oh mio Dio!! Non ries ...continua

    Come si può pensare di trasformare Taita da personaggio di ingegno a uno stregone a metà tra Gandalf e Babasciò?
    E quegli stucchevolissimi dialoghi tra lui e la rediviva Lostris? Oh mio Dio!! Non riesco ancora a capire perchè mi sia ostinato a finire questo "Alle fonti del Nilo". Storia raffazzonata, lunga e tediosa, dialoghi pessimi... vi do un consiglio: se avete già letto il mediocre "I Figli del Nilo" fermatevi lì per carità! Non fate il mio stesso errore!! Una stella immeritata...

    ha scritto il 

  • 0

    Vorrei essere Tolkien

    Perché?
    Sig. Smith, perché rovinare una delle sue migliori saghe e trasformarla in un fantastico/fantasy?
    Qualche elemento esoterico non guasta, ma qui abbiamo abbondantemente oltrepassato qualunque c ...continua

    Perché?
    Sig. Smith, perché rovinare una delle sue migliori saghe e trasformarla in un fantastico/fantasy?
    Qualche elemento esoterico non guasta, ma qui abbiamo abbondantemente oltrepassato qualunque confine di sospensione dell'incredulità.
    Il libro non è poi neanche tanto male, se dimentichiamo per un attimo che fa parte di una saga ambientante nell'antico Egitto e l'immaginiamo invece nelle Terre di Mezzo di Tolkien (elementi sessuali esclusi).
    La storia termina lasciando ampli spazi a futuri volumi in questo pessimo sentiero intrapreso.

    ha scritto il