Alle radici del male

Di

Editore: Marsilio

4.1
(665)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 670 | Formato: Altri

Isbn-10: 8831734156 | Isbn-13: 9788831734158 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Copertina rigida , eBook , Paperback

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Mistero & Gialli

Ti piace Alle radici del male?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis

ACQUISTA LIBRO
Acquisto non disponibile
per questo libro
Descrizione del libro
Alla fine sarà una ragazza, incompresa e coraggiosa, a condurlo per mano fino alle radici del Male.
Ordina per
  • 5

    Secondo libro su Michele Balistreri, Alle radici del male è un degno successore, riesce a tenere il lettore incollato alle pagine.
    Ho apprezzato molto la parte della sua infanzia in Libia, salto tempo ...continua

    Secondo libro su Michele Balistreri, Alle radici del male è un degno successore, riesce a tenere il lettore incollato alle pagine.
    Ho apprezzato molto la parte della sua infanzia in Libia, salto temporale magistrale (come in tu sei il male, del resto..) nella seconda parte personalmente c'è stata qualche forzatura, qualche coincidenza un po' tirata per i capelli...ma in romanzo così si può tranquillamente sopportare.
    Un 5 stelle meritato a Costantini!

    ha scritto il 

  • 4

    MICHELE IL POLIZIOTTO

    qui la storia si fa interessante; la Libia conquistata dagli Italiani in cui vanno a fare i ricchi.
    Il regime , L'Italia, gli omicidi. Il secondo capitolo più bello del primo.

    ha scritto il 

  • 4

    Mi piace lo stile di Costantini. La trama cattura l'attenzione del lettore e l'ambientazione storica è molto ben ricostruita. Ora mi preparo a leggere il terzo romanzo della trilogia.

    ha scritto il 

  • 0

    «Non vedo cosa c’entri con l’assassino di quelle ragazze, Balistreri. Quello è solo uno che uccide con un coltello.»
    «Si sbaglia. L’assassino uccide con il cervello. Per convenienza personale. Come ci
    ...continua

    «Non vedo cosa c’entri con l’assassino di quelle ragazze, Balistreri. Quello è solo uno che uccide con un coltello.»
    «Si sbaglia. L’assassino uccide con il cervello. Per convenienza personale. Come ci avete insegnato voi.»

    Dedicato al popolo libero della Libia in un momento storico di grande sofferenza e morte per quella gente, “Alle radici del male” è un giallo ben costruito, anche se in alcuni momenti sembra che l’autore debba trattenere una materia fremente per bloccarla un attimo prima che parta per la tangente, di cui i personaggi, pur con qualche concessione di maniera, sono il punto forte.
    Anche Costantini va “alle radici”, alla sua giovinezza di italiano in Libia. La lunga parte dedicata alle vicende di Balistreri a Tripoli racconta di un mondo scomparso, una storia che fu cancellata quando Gheddafi espulse definitivamente gli ultimi Italiani.
    La storia si sposta nel 1982, nei giorni in cui ha inizio il primo romanzo dell’autore, “Tu sei il male”, intrecciando alcuni episodi per il piacere del lettore ormai “fidelizzato”.
    Costantini pesca nel marcio della storia italiana, smonta, rielabora: i rapporti tra Italia e Gheddafi, le guerre per il petrolio, DC e PCI, il Vaticano e lo IOR, il caffè di Sindona, il ponte sullo stretto di Messina, lo strapotere della televisione che era commerciale ben prima dell’arrivo di Berlusconi. Rispetto al romanzo d’esordio non proliferano i personaggi omonimi di famosi calciatori, ad eccezione della ragazza argentina che di cognome fa Messi e sul braccio ha tatuato Maradona.

    Di colpo mi sentii vecchio. Trentadue anni buttati dietro ai risentimenti, alla rabbia, ai tradimenti e ai morti ammazzati.

    Balistreri è un fascista. Storciamo il naso ma cerchiamo di conoscerlo un po’. Il suo fascismo più che politico è morale, la ribellione a una mentalità italiana basata sul tradimento, sul cambio di casacca, sull’opportunismo; sulla Realpolitik che in nome del benessere generale e dell’interesse di pochi è disposta a sacrificare un pugno di capri espiatori.
    Ma, soprattutto, Balistreri è un uomo ferito, che diventa giustiziere solitario per risolvere questioni personali, per difendere la memoria della madre, per elaborare il rapporto conflittuale col padre.
    Alla fine del romanzo fiume, Balistreri trova qualche risposta ma prende coscienza che nella vita non si risolve tutto. E specialmente le ferite più vecchie non trovano necessariamente una cura. E allora l’unica alternativa possibile all’autoannientamento è, malgrado le ferite, il dolore, le domande senza spiegazione, provare semplicemente a vivere.

    Perché se i nostri giudizi sono assoluti, allora i nostri errori sono imperdonabili. E la nostra vita impossibile.

    Dovevo accettare di vivere senza conoscere la verità. Come i tanti al mondo che soffrono per una grande disgrazia senza sapere perché è capitata a loro.
    Io non ero più importante di quelle persone. Le mie disgrazie erano uguali alle loro.

    ha scritto il 

  • 3

    Ancora il commissario...

    Se del primo episodio mantiene vive le caratteristiche del Commissario Balestrieri, in questo il ritmo perde di vivacità. Certo, le sorprese non mancano mai, ma a volte la ricerca del sensazionalismo ...continua

    Se del primo episodio mantiene vive le caratteristiche del Commissario Balestrieri, in questo il ritmo perde di vivacità. Certo, le sorprese non mancano mai, ma a volte la ricerca del sensazionalismo porta il romanzo a delle lungaggini inattese. Il filo logico è difficile da seguire, il percorso che porta al finale è volutamente intricato, ma la conclusione è un po' forzata, facendoci finire dentro tutti quelli che rappresentano il male. Insomma, la sorpresa c'è ma non troppo.

    ha scritto il 

  • 4

    "Emerge sempre più prepotente il personaggio di Balistreri, dissipato, perfido, scorrettissimo, eppure capace di farsi volere bene. Quantomeno dai lettori." Leopoldo Fabiani, La Repubblica
    Un giallo/n ...continua

    "Emerge sempre più prepotente il personaggio di Balistreri, dissipato, perfido, scorrettissimo, eppure capace di farsi volere bene. Quantomeno dai lettori." Leopoldo Fabiani, La Repubblica
    Un giallo/noir fantastico, a cavallo fra la Libia e l'Italia negli anni 60 e 80. Un'ambientazione viva, la stessa struttura proposta per il primo capitolo della Trilogia del Male, personaggi complessi e vicende che si intersecano a più livelli, tra politica, petrolio e vita privata, ti fanno divorare questo libro, forse più del precedente. Promosso su ogni campo, compreso quello della ricostruzione storica. Decisamente consigliato. Non vedo l'ora di leggere il prossimo!

    ha scritto il 

  • 4

    Anche questo non male

    Che dire? La saga del Commissario Balistreri mi ha proprio preso. E' uno dei pochi giallisti italiani con respiro internazionale, non provinciale. Scrittura scorrevole, paragrafi brevi, colpi ad effet ...continua

    Che dire? La saga del Commissario Balistreri mi ha proprio preso. E' uno dei pochi giallisti italiani con respiro internazionale, non provinciale. Scrittura scorrevole, paragrafi brevi, colpi ad effetto. Funziona, solo è un po' macchinosa la trama e (mi era successo anche con il primo) ho sospettato dell'assassino già da prima della fine. Ottimo lavoro Costantini!

    ha scritto il 

  • 3

    Esagerato

    La trama di fondo non è male anche se poi sono aggiunti troppi ingredienti e il raccontocdivaga e si allunga inutilmente. A volte una saga a volte un giallo.

    ha scritto il 

Ordina per