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Altai

Di

Editore: Einaudi (Stile libero Big)

3.9
(3061)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 413 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Greco , Inglese

Isbn-10: 8806198963 | Isbn-13: 9788806198961 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , History , Political

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Descrizione del libro
Venezia, anno Domini 1569.
Un boato scuote la notte, il cielo è rosso e grava sulla laguna: è l'Arsenale che va a fuoco, si apre la caccia al colpevole.
Un agente della Serenissima fugge verso oriente, smarrito, "l'anima rigirata come un paio di brache".
Costantinopoli sarà l'approdo. Sulla vetta della potenza ottomana conoscerà Giuseppe Nasi, nemico e spauracchio d'Europa, ponte giudeo che dal Bosforo lancia una sfida al mondo e a due millenni di oppressione.
Intanto, ai confini dell'impero, un altro uomo si mette in viaggio, per l'ultimo appuntamento con la Storia.
Porta al collo una moneta, ricordo del Regno dei folli.
Echi di rivolte, intrighi, scontri di civiltà. Nuove macchine scatenano forze inattese, incalzano il tempo e lo fanno sbandare.
Nicosia, Famagosta, Lepanto: uomini e navi corrono verso lo scontro finale.
Intanto, ai confini dell'impero, un altro uomo si mette in viaggio, per l'ultimo appuntamento con la Storia. Porta al collo una moneta, ricordo del Regno dei Folli.
Echi di rivolte, intrighi, scontri di civiltà. Nuove macchine scatenano forze inattese, incalzano il tempo e lo fanno sbandare. Nicosia, Farmagosta, Lepanto: uomini e navi corrono verso lo scontro finale.
Wu Ming, collettivo di scrittori che al suo esordio si firmò "Luther Blisset", torna nel mondo del suo primo romanzo.
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  • 4

    Identità e Trasformazione

    Questo è il fil rouge del romanzo - un'opera, per inciso, che non costituisce il prosieguo di "Q" ma è del tutto autonoma rispetto a questa; strano che i più non l'abbiano compreso perdendone così sen ...continua

    Questo è il fil rouge del romanzo - un'opera, per inciso, che non costituisce il prosieguo di "Q" ma è del tutto autonoma rispetto a questa; strano che i più non l'abbiano compreso perdendone così senso e spessore.
    Identità soffionica, che muta, s'invola, sale e scende duttile rispetto a persone, situazioni e tempi.
    Qualcuno la chiamerebbe incoerenza, Emerson riteneva il contrario di questa la peculiarità delle piccole menti. Whitman parlava di moltitudini interiori.
    Le identità sono granitiche in forza e plastiche in forma e sostanza (come il marmo carezzato dallo scalpello di Michelangelo o Canova).
    Rifuggono l'identificazione sicura e gratificante della massa.
    Sognano in grande, quei sogni che il pragmatismo e l'interesse infrangono puntualmente, dimentichi gli uomini che senza l'utopia lo schiavo, il plebeo, la femmina, il negro, l'infedele, ordalie, scomuniche, inquisizioni e sperequazioni di qualsivoglia natura, la negazione del diritto allo studio, l'abiezione dello stupro e della pedofilia, il matrimonio riparatore o la ricusazione dell'aborto, per elencare solo un po' di "conquiste", sarebbero legittime e legittimate (credo sia questo il senso ultimo, che rende realista e pieno di speranza assieme il libro: per uno che cade ce ne saranno altri dieci pronti a sostituirlo).

    L'utile, ciò che permette di asservire l'altai - falco del nord nato per cacciare - al volere umano - soddisfa il basso (che sia la borsa, il sesso, la pancia, il potere che logora, si dice, chi non ce l'ha), ma il senso di pienezza, la realizzazione totale che permette di sbeffeggiare il proprio carnefice, come fa Emanuel, non lo consentiranno mai.
    Essere e non possedere. Piccola, banale decisiva scelta.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Un'agevole collina..

    ..Inizialmente fu la montagna: Q, con il suo stile difficile e particolarissimo (personaggi buttati là "in medias res" senza grandi presentazioni, genere epistolare, complessità anche a livello di tra ...continua

    ..Inizialmente fu la montagna: Q, con il suo stile difficile e particolarissimo (personaggi buttati là "in medias res" senza grandi presentazioni, genere epistolare, complessità anche a livello di trama). Scalare la montagna è difficile, faticoso, spesso si pensa anche di abbandonare per la fatica..ma poi cominci a godere il panorama, la montagna di prende e ti abitui alle sue rocce, alle punte, e senti che senza non sapresti che fare..
    e arrivi in cima e senti che sei in alto e c'è aria buona.
    e ti piace.

    Poi trovi Altai.
    che in confronto è una collinetta: più agevole, più breve, più circoscritto, ma con un panorama diverso.

    E giudicare Altai facendo i conti con Q sarebbe impietoso. Ma visto da solo confermo che è un libro "ottimo": ben scritto, leggibile, la storia è appassionante e legata alla storia rinascimentale come Q.
    Anche chi non conoscesse la storia della battaglia di Lepanto, può sentire che i segnali che arrivano dal testo nella sua seconda parte sono inesorabilmente negativi..
    e si va verso la sconfitta finale. La sconfitta di Ludovico-Gert-Ismael, che è la sconfitta di Yossef ed Emanuel, che è la sconfitta di tanti che vogliono cercare la giustizia ma vengono sconfitti dalle trame della politica e degli interessi.
    Ma la storia insegna che prima o poi verranno assolti e giudicati non eretici, ma martiri della libertà.

    ha scritto il 

  • 5

    Un concentrato di bellezza, cura, qualità: chiamiamola pure perfezione! I Wu Ming sanno ricostruire intere epoche, tratteggiare alla perfezione individui, climi storici e politici, indagare l'animo um ...continua

    Un concentrato di bellezza, cura, qualità: chiamiamola pure perfezione! I Wu Ming sanno ricostruire intere epoche, tratteggiare alla perfezione individui, climi storici e politici, indagare l'animo umano. Il tutto con una scrittura di sorprendente efficacia, della quale si percepisce lo spessore frase dopo frase, parola dopo parola. Insomma ne sono incantata. Avevo già ricavato queste impressioni da Manituana e da L'Armata dei Sonnambuli; Altai le conferma e le rinforza. Adesso non vedo l'ora di leggere tutti gli altri!
    Bravi, bravissimi.

    ha scritto il 

  • 4

    un altro ottimo libro degli autori di Q. Ricostruzione storica rigorosa, come sempre, avvincente. E la leggenda dell'ebreo errante (del protagonista ma anche di un intero popolo) ci trasporta appieno ...continua

    un altro ottimo libro degli autori di Q. Ricostruzione storica rigorosa, come sempre, avvincente. E la leggenda dell'ebreo errante (del protagonista ma anche di un intero popolo) ci trasporta appieno all'attualità dei nostri giorni. Bello anche ritrovare "Gertdalpozzo" sempre attivo e soprattutto "vivo" in tutte le sue accezioni.

    ha scritto il 

  • 5

    Ma che c'è da aggiungere a questo libro straordinario, bis?
    Un'avventura dai ritmi serratissimi, dalle atmosfere molto riuscite, avvincente fino alla fine, anch'esso molto attuale.
    NON è Q. NON è un s ...continua

    Ma che c'è da aggiungere a questo libro straordinario, bis?
    Un'avventura dai ritmi serratissimi, dalle atmosfere molto riuscite, avvincente fino alla fine, anch'esso molto attuale.
    NON è Q. NON è un seguito di Q. È piuttosto legato ad esso in maniera trasversale, e di certo più godibile se si è letto il precedente lavoro, visto il piacere di reincontrare delle vecchie conoscenze, ma va letto con un altro spirito. Al pari di Q è un gioiello della letteratura contemporanea italiana.

    ha scritto il 

  • 4

    Morte di una nazione mai nata

    Questo libro parte temporalmente da dove Q il romanzo del collettivo Wu Ming quando ancora si chiamava Luther Blisset era finito. Come in quel testo la scrittura è accuratissima e serrata, la ricostru ...continua

    Questo libro parte temporalmente da dove Q il romanzo del collettivo Wu Ming quando ancora si chiamava Luther Blisset era finito. Come in quel testo la scrittura è accuratissima e serrata, la ricostruzione storica è rigorosa, ma invece che nel Nord Europa qui si sta quasi sempre nel Mediterraneo, partendo da Venezia per toccare Durazzo, Cipro e Costantinopoli e finire nella battaglia navale di Lepanto, la grande sconfitta della potente flotta musulmana da parte della Lega Santa.
    Tutti gli avvenimenti si svolgono in un biennio tra il 1569 e il 1571. Una noia? Tutt'altro!
    La trama, intricata, ma sempre plausibile, ti avvinghia da subito e seguendo le orme e le conversioni del protagonista, un ebreo rinnegato e cristianizzato che ritorna giocoforza alla proprie radici, ti senti catapultato dalla Venezia, potente ma ancora isolata, che spinge per una guerra santa contro gli Ottomani, nella speranza di aggregare le forze cattoliche, a una Costantinopoli ottomana che è un melting-pot di etnie e fedi, che accoglie la diaspora della comunità ebraica il cui ricchissimo leader visionario Yossef Nasi finanzia e promuove la guerra alla Serenissima. In gioco c'è il predominio sui traffici del Mediterraneo e il sogno degli ebrei esuli di avere una patria che potrebbe essere Cipro. Ci sono intrighi di palazzo, tradimenti, accordi, amori, amicizie.

    Sembra solo un romanzo storico, ma è anche un testo molto moderno, forse ancora di più oggi rispetto a quando è stato scritto (nel 2009), denso di riflessioni profonde e suggestioni perché ci parla del concetto di nazione, di cittadinanza, di identità, di riconoscimento di e in un sistema di valori, di tradizione e religione. Ci parla di convivenze (tra persone e popolazioni) e convenienze. Ci parla di politica come i politici non vogliono fare, e di storia come gli storici non sanno fare. E ci parla infine della sconfitta, delle speranze svanite, delle aspettative tradite.
    Forse la figura più emblematica e inquietante è proprio il vecchio protagonista di Q, l'uomo dai mille nomi che ha visto svanire, spesso in un bagno di sangue, tutti i sogni libertari e anarchici che qui compare ormai vecchio e assiste impotente, ma non immobile anche al tramonto di un nuovo sogno.

    ha scritto il 

  • 0

    A dispetto di quanto mi hanno detto altri lettori, io ho trovato Altai più bello di Q. Forse perché la storia si svolge in luoghi per i quali ho sempre avuto un particolare interesse, forse perché Q l ...continua

    A dispetto di quanto mi hanno detto altri lettori, io ho trovato Altai più bello di Q. Forse perché la storia si svolge in luoghi per i quali ho sempre avuto un particolare interesse, forse perché Q l'avevo letto come e-libro ed era stata la mia prima, faticosa esperienza con un e-reader. In ogni caso, che sia un fatto oggettivo o soltanto una mia impressione, ho trovato anche la qualità di scrittura migliore in Altai. Il mistero di come si possa scrivere un libro collettivamente rimane: bravi Wu Ming, anche per quel bel giocare con mille lingue e dialetti.

    ha scritto il 

  • 3

    Il racconto è storicamente ambientato nel periodo 1569/71, durante la presa di Cipro da parte degli Ottomani a cui poi è seguita la battaglia di Lepanto. Il romanzo è ben calato nella parte storica e ...continua

    Il racconto è storicamente ambientato nel periodo 1569/71, durante la presa di Cipro da parte degli Ottomani a cui poi è seguita la battaglia di Lepanto. Il romanzo è ben calato nella parte storica e il lettore è avvolto da un mondo lontano, ma che ancora oggi ha tanti echi nella nostra vita, soprattutto in quella di Venezia.

    ha scritto il 

  • 4

    Altai è un romanzo del collettivo Wu Ming, pubblicato da Einaudi Stile Libero nel 2009.

    E' un romanzo ambientato nel Mediterraneo negli anni successivi alle vicende di "Q", celebre romanzo di Luther B ...continua

    Altai è un romanzo del collettivo Wu Ming, pubblicato da Einaudi Stile Libero nel 2009.

    E' un romanzo ambientato nel Mediterraneo negli anni successivi alle vicende di "Q", celebre romanzo di Luther Blisset, il precedente nome del collettivo.

    E' il 1569, e l'Arsenale di Venezia sta bruciando. Emanuele De Zante indaga sui colpevoli, su incarico del consiglio di Venezia, ma le sue conclusioni non piacciono ai governanti della Serenissima, che vogliono che il colpevole sia designato nell'ebreo alla corte del sultano ottomano, Giuseppe Nasi, storico nemico della Repubblica. Allora il colpevole diventa lo stesso De Zante, alias Manuel Cardoso, ebreo convertito. L'uomo riesce a fuggire, prima nel Delta del Po, poi alla sua città natale, Ragusa (Dubrovinik). Qui viene catturato da emissari di Giuseppe Nasi, che lo condurranno a Istanbul. De Zante si troverà allora faccia a faccia con le origini che ha fuggito, lavorando proprio per quello che era il suo storico nemico.

    Nonostante fosse stato ribadito a più riprese, "Altai" non è un seguito di Q. Ambientato soltanto cinque anni dopo le vicende del più celebre romanzo del collettivo, Altai è un romanzo bellissimo, ambientato in una delle città più misteriose del Mediterraneo (Istanbul) e con una trama avvincente e credibile.

    La forza del collettivo spesso credo sia proprio questa: dipingere un contesto storico assolutamente credibile nel quale inserire personaggi cangianti che si evolvono di pari passi con la trama, e spesso appartenenti a gruppi sociali emarginati e perseguitati.

    Si parla quindi di lotte, di ricerca di riscatto, di ritorno alle origini e a una sorta di "purezza". Il tutto con una scrittura fluida ed avvincente.

    Se vi aspettate il seguito di Q rimarrete delusi. Se lo leggete come un romanzo di uno dei collettivi migliori e più interessanti attualmente in circolazione... Allora sarà un bel leggere.

    ha scritto il 

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