Altai

Di

Editore: Einaudi (Stile libero Big)

3.9
(3139)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 413 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Greco , Inglese

Isbn-10: 8806198963 | Isbn-13: 9788806198961 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Tascabile economico

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Politica

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Descrizione del libro
Venezia, anno Domini 1569.
Un boato scuote la notte, il cielo è rosso e grava sulla laguna: è l'Arsenale che va a fuoco, si apre la caccia al colpevole.
Un agente della Serenissima fugge verso oriente, smarrito, "l'anima rigirata come un paio di brache".
Costantinopoli sarà l'approdo. Sulla vetta della potenza ottomana conoscerà Giuseppe Nasi, nemico e spauracchio d'Europa, ponte giudeo che dal Bosforo lancia una sfida al mondo e a due millenni di oppressione.
Intanto, ai confini dell'impero, un altro uomo si mette in viaggio, per l'ultimo appuntamento con la Storia.
Porta al collo una moneta, ricordo del Regno dei folli.
Echi di rivolte, intrighi, scontri di civiltà. Nuove macchine scatenano forze inattese, incalzano il tempo e lo fanno sbandare.
Nicosia, Famagosta, Lepanto: uomini e navi corrono verso lo scontro finale.
Intanto, ai confini dell'impero, un altro uomo si mette in viaggio, per l'ultimo appuntamento con la Storia. Porta al collo una moneta, ricordo del Regno dei Folli.
Echi di rivolte, intrighi, scontri di civiltà. Nuove macchine scatenano forze inattese, incalzano il tempo e lo fanno sbandare. Nicosia, Farmagosta, Lepanto: uomini e navi corrono verso lo scontro finale.
Wu Ming, collettivo di scrittori che al suo esordio si firmò "Luther Blisset", torna nel mondo del suo primo romanzo.
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  • 3

    Chi ha amato “Q” potrebbe essere tentato dalla lettura di “Altai”. Che non è un brutto libro, sia chiaro: scorre piuttosto spedito e vivace. Ma la ricchezza di “Q” è davvero tutta un’altra cosa. Manca ...continua

    Chi ha amato “Q” potrebbe essere tentato dalla lettura di “Altai”. Che non è un brutto libro, sia chiaro: scorre piuttosto spedito e vivace. Ma la ricchezza di “Q” è davvero tutta un’altra cosa. Manca l’approfondimento. Manca il colpo di scena. Manca l’emozione. Manca… beh, manca “Q”. “Altai” più che altro è una lettura di intrattenimento.

    ha scritto il 

  • 4

    Pur essendo il seguito di Q, si tratta di un'opera completamente diversa. Altai è sicuramente un ottimo libro, ben scritto e con un'ambientazione suggestiva e storicamente curatissima. Un thriller che ...continua

    Pur essendo il seguito di Q, si tratta di un'opera completamente diversa. Altai è sicuramente un ottimo libro, ben scritto e con un'ambientazione suggestiva e storicamente curatissima. Un thriller che rapisce il lettore, anche grazie all'escamotage di usare capitoli molto brevi e distaccati tra loro. Non ha la complessità di temi, tempi e intrecci di Q, ma scorre molto più facilmente e si fa divorare in pochissimo tempo, a differenza del precedente che ha bisogno di più tempo per essere metabolizzato ed è sicuramente più impegnativo. Il finale mi ha lasciato un senso di insoddisfazione così come alcuni punti che potevano essere sviluppati meglio. Probabilmente merita una stella in meno, ma non posso tralasciare il fatto che mi abbia catturato e inchiodato in poltrona per 2 giorni

    ha scritto il 

  • 3

    Storia di una delle tante sconfitte di Venezia contro i turchi. L'aspetto notevole è la rappresentazione dei servizi segreti e delle spie che, normalmente, non si suppone esistessero nei secoli passat ...continua

    Storia di una delle tante sconfitte di Venezia contro i turchi. L'aspetto notevole è la rappresentazione dei servizi segreti e delle spie che, normalmente, non si suppone esistessero nei secoli passati.

    ha scritto il 

  • 3

    L'hanno venduto come il proseguimento di "Q". Bella mossa di marketing. Sì, forse c'è un personaggio in comune, ma siccome è "in disguise" non lo si riconosce. A parte, è lo stile, la profondità che p ...continua

    L'hanno venduto come il proseguimento di "Q". Bella mossa di marketing. Sì, forse c'è un personaggio in comune, ma siccome è "in disguise" non lo si riconosce. A parte, è lo stile, la profondità che proprio divergono da "Q". E va bene che Wu Ming non è Luther Blisset, ma ragazzi, ditele un paio di paroline al vostro editore! La delusione mi ha fatto pensare di gettare il volume dal treno, ma ho tenuto duro ed alla fine ho imparato che la fermata Famagosta della metro di Milano è una citta cipriota legata ad un episodio truce ed inutile della guerra islam/occidente del 1500. Stile piatto, troppo personale, ti senti stretto nelle brache di un pirla e non è gradevole.

    ha scritto il 

  • 4

    Bella storia ambientata a Istanbul, fra intrighi locali ed internazionali; apre una finestra sul cortile affianco: il mondo dell'impero ottomano del '500.
    Consigliato anche a chi ha apprezzato Q, non ...continua

    Bella storia ambientata a Istanbul, fra intrighi locali ed internazionali; apre una finestra sul cortile affianco: il mondo dell'impero ottomano del '500.
    Consigliato anche a chi ha apprezzato Q, non ne è il seguito, è meno impegnativo e difficoltoso, ma più leggibile e gli avvenimenti si seguono più facilmente.

    ha scritto il 

  • 4

    dimenticate Q

    non è un vero e proprio proseguimento di Q, lo stile dell scrittura è diverso, manca quell'antagonismo esplicito, ma rimane la capacità di raccontare fedelmente la Storia, ed i personaggi Storici, att ...continua

    non è un vero e proprio proseguimento di Q, lo stile dell scrittura è diverso, manca quell'antagonismo esplicito, ma rimane la capacità di raccontare fedelmente la Storia, ed i personaggi Storici, attraverso la consueta narrazione fedele ai fatti senza rinunciare ad una narrativa piena e coinvolgente.

    ha scritto il 

  • 4

    Identità e trasformazione

    Questo è il fil rouge del romanzo - un'opera, per inciso, che non costituisce il prosieguo di "Q" ma è del tutto autonoma rispetto a questa; strano che i più non l'abbiano compreso perdendone così sen ...continua

    Questo è il fil rouge del romanzo - un'opera, per inciso, che non costituisce il prosieguo di "Q" ma è del tutto autonoma rispetto a questa; strano che i più non l'abbiano compreso perdendone così senso e spessore.
    Identità soffionica, che muta, s'invola, sale e scende duttile rispetto a persone, situazioni e tempi.
    Qualcuno la chiamerebbe incoerenza, Emerson riteneva il contrario di questa la peculiarità delle piccole menti. Whitman parlava di moltitudini interiori.
    Le identità sono granitiche in forza e plastiche in forma e sostanza (come il marmo carezzato dallo scalpello di Michelangelo o Canova).
    Rifuggono l'identificazione sicura e gratificante della massa.
    Sognano in grande, quei sogni che il pragmatismo e l'interesse infrangono puntualmente, dimentichi gli uomini che senza l'utopia lo schiavo, il plebeo, la femmina, il negro, l'infedele, ordalie, scomuniche, inquisizioni e sperequazioni di qualsivoglia natura, la negazione del diritto allo studio, l'abiezione dello stupro e della pedofilia, il matrimonio riparatore o la ricusazione dell'aborto, per elencare solo un po' di "conquiste", sarebbero legittime e legittimate (credo sia questo il senso ultimo, che rende realista e pieno di speranza assieme il libro: per uno che cade ce ne saranno altri dieci pronti a sostituirlo).
    L'utile, ciò che permette di asservire l'altai - falco del nord nato per cacciare - al volere umano - soddisfa il basso (che sia la borsa, il sesso, la pancia, il potere che logora, si dice, chi non ce l'ha), ma il senso di pienezza, la realizzazione totale che permette di sbeffeggiare il proprio carnefice, come fa Emanuel, non lo consentiranno mai.
    Essere e non possedere. Piccola, banale decisiva scelta.
    charta ha scritto il  21 ago 2015 20:32

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    0

    Una storia che appassiona

    Questo libro dei Wuming è una bella storia che odora di attualità. Scritto diversi anni fa, sembra di leggere episodi che sono di questi giorni. Il mondo occidentale ne esce con le ossa rotte, mentre ...continua

    Questo libro dei Wuming è una bella storia che odora di attualità. Scritto diversi anni fa, sembra di leggere episodi che sono di questi giorni. Il mondo occidentale ne esce con le ossa rotte, mentre il mondo mussulmano viene presentato come un campione della tollerenza.
    La storia di Cardoso, un ebreo di Ragusa, è appassionante e intrigante. Si legge bene e il tono narrativo è sempre eccellente.

    ha scritto il 

  • 4

    Ogni città ha un odore di fondo: Venezia è muffa e salmastro, Salonicco sa di piscio, Costantinopoli di terra bagnata e fatica e sogno

    Quando il vecchio scende dalla cavalcatura, tutti si stringono intorno a lui, ringraziando Dio, Colui che riunisce, di averlo ricondotto a casa. Adesso non c'è più motivo di trattenere le lacrime, che ...continua

    Quando il vecchio scende dalla cavalcatura, tutti si stringono intorno a lui, ringraziando Dio, Colui che riunisce, di averlo ricondotto a casa. Adesso non c'è più motivo di trattenere le lacrime, che possono mescolarsi al sorriso stanco di Yossef Nasi.
    Da qualche parte, lontano, ci sarà pioggia e una nuova stagione. Torneranno i monsoni, verrà il tempo di ascoltare le storie dei marinai e dei pellegrini. E di ammirare ancora il volo dei falchi sugli altipiani.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Ho letto Altai subito dopo "Q", senza tuttavia approcciarmi al libro come fosse un seguito. Mi incuriosiva capire in che modo i Wu Ming li avrebbero collegati, e allo stesso tempo mantenendoli autonom ...continua

    Ho letto Altai subito dopo "Q", senza tuttavia approcciarmi al libro come fosse un seguito. Mi incuriosiva capire in che modo i Wu Ming li avrebbero collegati, e allo stesso tempo mantenendoli autonomi. E in effetti la cosa veramente riuscita del libro sta nel fatto che, per chi ha letto "Q", ritrovare il protagonista di quest'ultimo nei panni dell'ennesima "reincarnazione" fa scattare una molla emotiva che rende ancora più coinvolgente la narrazione (al punto che, almeno per me, il vero protagonista diventa lui, e si attende con ansia di conoscere quale sarà la sua sorte, il suo approdo finale); mentre chi non ha letto Q e ha apprezzato Altai non potrà non andarselo a leggere, vista la capacità degli autori di tratteggiare questa figura.. sempre a un passo dal riverlarlo, cucendogli intorno un alone epico e misterioso; se il protagonista della narrazione in senso proprio è Emmanuel De Zante/Manuel Cardoso, il vero fulcro della vicenda che restituisce il senso di tutto è lui, Ismail, l'anabattista eretico dai mille nomi di Q.
    Per il resto..cosa altro dire? La scrittura del romanzo è tesa, senza cadute, senza sbavature, con un intreccio narrativo meno complesso rispetto a "Q" o "54". Ho trovato molto belli i capitoli che raccontano dell'amore che nasce tra Manuel e Dana, un amore sacrificato dal protagonista, tanto abile nel tramare e scoprire intrighi quanto fragile nelle relazioni sentimentali (come la prima parte in cui rievoca il legame tormentato con sua madre e la sua gente ci lascia intuire). Un amore sacrificato sull'altare del sogno visionario di Yossef Nasi , un sogno che però viene tradito e che segna la fine dell'ultima illusione di riscatto dei reietti, degli umili, dei perseguitati anche per il vecchio Gert-Ludovico-Tiziano-Ismail. E quando si chiude il libro rimane davanti agli occhi l'immagine del bambino salvato dalla furia dei turchi durante l'assedio di Famagosta, e lo scambio di battute tra Manuel e Ismail:
    "Ne ho salvato soltanto uno tra tutti."
    "Hai fatto quello che potevi fare".

    ha scritto il 

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