Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Altai

Di

Editore: Einaudi (Stile libero Big)

3.9
(3008)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 413 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Greco , Inglese

Isbn-10: 8806198963 | Isbn-13: 9788806198961 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , History , Political

Ti piace Altai?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Venezia, anno Domini 1569.
Un boato scuote la notte, il cielo è rosso e grava sulla laguna: è l'Arsenale che va a fuoco, si apre la caccia al colpevole.
Un agente della Serenissima fugge verso oriente, smarrito, "l'anima rigirata come un paio di brache".
Costantinopoli sarà l'approdo. Sulla vetta della potenza ottomana conoscerà Giuseppe Nasi, nemico e spauracchio d'Europa, ponte giudeo che dal Bosforo lancia una sfida al mondo e a due millenni di oppressione.
Intanto, ai confini dell'impero, un altro uomo si mette in viaggio, per l'ultimo appuntamento con la Storia.
Porta al collo una moneta, ricordo del Regno dei folli.
Echi di rivolte, intrighi, scontri di civiltà. Nuove macchine scatenano forze inattese, incalzano il tempo e lo fanno sbandare.
Nicosia, Famagosta, Lepanto: uomini e navi corrono verso lo scontro finale.
Intanto, ai confini dell'impero, un altro uomo si mette in viaggio, per l'ultimo appuntamento con la Storia. Porta al collo una moneta, ricordo del Regno dei Folli.
Echi di rivolte, intrighi, scontri di civiltà. Nuove macchine scatenano forze inattese, incalzano il tempo e lo fanno sbandare. Nicosia, Farmagosta, Lepanto: uomini e navi corrono verso lo scontro finale.
Wu Ming, collettivo di scrittori che al suo esordio si firmò "Luther Blisset", torna nel mondo del suo primo romanzo.
Ordina per
  • 3

    Nonostante abbia letto questo libro a Istanbul, quindi con l'ambientazione più propizia che potevo trovare, non mi ha entusiasmata. Forse perchè mi aspettavo che fosse degno di Q, mentre mi sono ritro ...continua

    Nonostante abbia letto questo libro a Istanbul, quindi con l'ambientazione più propizia che potevo trovare, non mi ha entusiasmata. Forse perchè mi aspettavo che fosse degno di Q, mentre mi sono ritrovata a leggere di un personaggio principale che non mi diceva niente e di vicende storiche di contorno non molto più approfondite delle relative pagine di wikipedia.

    ha scritto il 

  • 4

    Bel romanzo storico, seguito del prezioso ed affascinante Q, quest'opera dei Wu Ming mantiene del predecessore la grandiosità della cornice storica, il XVI secolo, ma sposta l'asse dell'azione tra Ven ...continua

    Bel romanzo storico, seguito del prezioso ed affascinante Q, quest'opera dei Wu Ming mantiene del predecessore la grandiosità della cornice storica, il XVI secolo, ma sposta l'asse dell'azione tra Venezia e Costantinopoli, direttamente in direzione dell'Impero Ottomano.
    E' una storia di sacrifici e tradimenti che corre a perdifiato incontro alla battaglia di Lepanto, con una scrittura stringata epppure evocativa.
    Il romanzo è penalizzato dall'essere il seguito di una formidabile e complessa opera, ma è comunque notevole ed assolutamente godibile e consigliato

    ha scritto il 

  • 4

    Altai: 1) catena montuosa della Siberia meridionale, al confine tra Russia e Mongolia; 2) uccello rapace, della famiglia dei falconidi.
    Il romanzo è una sorta si sequel di “Q”, di cui rimane qualche g ...continua

    Altai: 1) catena montuosa della Siberia meridionale, al confine tra Russia e Mongolia; 2) uccello rapace, della famiglia dei falconidi.
    Il romanzo è una sorta si sequel di “Q”, di cui rimane qualche gradino al di sotto e non ne riprende lo spessore, anche se gli autori, pur utilizzando tre personaggi del libro suddetto, compreso soprattutto il protagonista, hanno specificato che l’ opera non andava interpretata quale seguito. Pur riprendendone l’ambientazione storica, l’azione si colloca tra il 1569, l’incendio dell’Arsenale di Venezia e il 1571, decisivo scontro navale di Lepanto, passando dall’Europa settentrionale all’area mediorientale, con la contrapposizione tra Venezia e l’Impero Ottomano, per il predominio mediterraneo e commerciale.
    Decisamente più movimentato di “Q”, ne riprende, in maniera più accentuata, il plot simil-spy story, dove in fondo nulla è come appare e tutto è ad appannaggio dei vari secret-service, tra ebrei sognatori di una terra promessa, identificata però con l’isola di Cipro più per ragioni di opportunità che di esatta collocazione geografica, onde riunificare i correligionari e i perseguitati, ed ebrei rinnegati che ritrovano l’antica fede, passando attraverso le trame sotterranee che si ordiscono alla corte ottomana del sultano Selim e gli aiuti della corona inglese agli insorti, il tutto condito dagli epocali scontri dell’assalto di Famagosta e del massacro finale della battaglia lepantina. Rimangono note dolenti, che rimandano a un gioco “do ut des”, che è in fondo il rapporto tra il falco Altai ed il falconiere: un succoso pezzo di carne in cambio della preda.

    ha scritto il 

  • 4

    Donna Gracia, Grazia Nasi, alias Gracia Miquez, alias Beatriz de Luna è la donna che aveva riscattato dalla schiavitù molti ebrei, e a molti ancora aveva dato rifugio e protezione durante le persecu ...continua

    Donna Gracia, Grazia Nasi, alias Gracia Miquez, alias Beatriz de Luna è la donna che aveva riscattato dalla schiavitù molti ebrei, e a molti ancora aveva dato rifugio e protezione durante le persecuzioni e gli esili della metà del 1500.
    Il suo ritratto campeggiava nella casa del nipote, Yossef Nasi, alias Giuseppe Nasi alias João Miquez.
    Yossef aveva un sogno molto più grande di quello che animava la zia sionista antelitteram: costruire uno regno dove potessero convivere in pace e armonia tutti i perseguitati per motivi religiosi, un luogo dove potesse trovare spazio il tempo degli ebrei, quello dei cristiani e quello dei musulmani, senza attriti e senza coperture, così come veniva scandito dal grande orologio inventato dallo scienziato Takiyuddin.
    Una terra in cui Yossef Nasi sarebbe stato re per concessione del sultano, in cambio del sostegno finanziario nella guerra contro la Serenissima.
    Il regno di Cipro.
    Cipro, roccaforte veneziana nel mare su cui si affacciava l’impero Ottomano.

    Yossef Nasi era per i veneziani il nemico: l’ebreo che si era finto cristiano nelle peregrinazioni in Europa e che era al fine stato accolto a Costantinopoli dall’imperatore dei musulmani, il sultano; nulla di più diabolico e spregevole.
    Così, prima di conoscerlo, lo considerava Emanuele de Zante alias Manuel Cardoso, il protagonista della vicenda, un ebreo trapiantato a Venezia e posto al servizio del Consigliere Nordio come spia, agente della sicurezza spinto alla ricerca dei nemici della repubblica.
    Emanuele de Zante, un ebreo rinnegato, il perfetto capro espiatorio.

    La vicenda raccontata in “Altai” copre pochi anni, dall’incendio dell’Arsenale di Venezia nel 1569 all’epilogo della battaglia di Lepanto, Lega Santa contro Impero Ottomano, nel 1571.
    Lo sfondo storico è documentatissimo - sono bravi, sono bravi i Wu Ming.
    La prospettiva con cui viene letta la storia potrebbe essere considerata faziosa - le vicende legate alla battaglia di Lepanto viste con gli occhi degli ebrei - ma questa è faziosità di superficie, il senso è da tutt’altra parte, e comunque, ben venga una sana faziosità, cazzarola, che l’oggettività non esiste manco nei saggi palla, perché pure in quelli l’occhio del ricercatore allinea fatti e documenti privilegiando una certa prospettiva.

    C’è un’anima inquieta in tutto il romanzo.

    Non è più quella del protagonista di Q, il senza nome dai mille nomi, che assume un ruolo chiave, seppur da personaggio secondario, in questo Altai, un “non seguito” del capolavoro di Luther Blissett.

    Non è più l’esaltazione della disobbedienza a tutti i costi che si esprimeva nell’adesione a tutti i movimenti di rivolta verso qualunque forma di potere del senza nome dai mille nomi - Gustav Metzger, Gert dal Pozzo, Hans Grüeb, Ludwig Schaliedecker, Tiziano l’anabattista - fino all’ultima identità che assume prendendo il largo su una barca, Ismail il viaggiatore.

    Ismail è diventato Ismail al Mokahawi.
    E’ vecchio.
    Dei suoi sogni non restano che briciole e la comunità di Mokha, che lo accoglie come un padre, avendola salvata senza che il sangue di nessuno venisse versato.
    Arriva tardi, ancora una volta, tardi per incontrare Gracia, tardi per comprendere quale sarebbe dovuto essere il suo ruolo.
    Perché se è vero che sulla terra migliaia sono i cani, servi dei padroni, è anche vero che il cielo pullula di Altai.
    “E’ un falco molto robusto, fedele, facile da addestrare. Non occorre far nulla, con un altai, e un buon falconiere fa il meno possibile. E’ la natura del falco che lo spinge in volo e gli fa conficcare gli artigli sulla preda. Se vuoi che lo faccia per te, devi solo mostrargli qual è il suo vantaggio.”

    Un irreparabile senso di sconfitta.

    “di fronte a un deserto, un fiume ha due scelte: gettarsi con foga tra le sabbie, determinato ad attraversarle e irrigarle, con il rischio di seccarsi e spegnersi per sempre, oppure evaporare e diventare nuvola, per volare sopra il deserto e, piovendo sulle montagne, tornare fiume.”
    Ismail
    “Ripensò alle parole della storia. Era un parabola sufi, l'aveva udita molte volte, in molte diverse varianti e conosceva il finale: al tempo del disgelo la neve si scioglieva e il fiume tornava ad essere sé
    stesso. Quella era stata la sua vita, per molti anni. Lasciarsi portare dal vento oltre le sabbie e ricominciare a ogni pioggia. Ora non temeva più di trasformarsi in palude, e dare acqua al deserto gli sembrava altrettanto nobile che correre tra gli argini e irrigare la pianura.”

    Un irreparabile senso di sconfitta o piuttosto la consapevolezza che occorre comprendere quando è il momento di fermarsi, e che ai sogni di trasformare il mondo in senso epico sia meglio…
    Sia meglio cosa?

    Ma Altai non è solo ripiegamento.
    E’ anche occasione di riflessione su molti temi, ma soprattutto sulla traccia che credo sia il fondo morale del libro: il senso dell’identità.
    Non a caso i personaggi più interessanti sono quelli che hanno sperimentato più “identità”, come il protagonista, Grazia e Yussef Nasi, e Ismail.

    Identità come limite e costrizione.

    (vallo a spiegare ai nazionalisti, agli omologatori, a chi vorrebbe una sola nera bandiera su terre e terre, eccetera eccetera)

    ha scritto il 

  • 4

    Seguito di un libro paurosamente bello, soffre un po' delle aspettative che ne derivano, ma non per questo può essere annoverato tra i libri sconsigliati. Romanzo storico e intrigante apre una finestr ...continua

    Seguito di un libro paurosamente bello, soffre un po' delle aspettative che ne derivano, ma non per questo può essere annoverato tra i libri sconsigliati. Romanzo storico e intrigante apre una finestra sul mondo medio orientale raccontando la vita di un ebreo adottato in tenera età dalla Repubblica della Serenissima, servitore dello stato, che dopo varie vicissitudini partirà per l'oriente. Qui conoscerà i sogni di giustizia di un ricco e visionario ebreo...un colpo al cuore, come solo Wu Ming è in grado di fare.

    ha scritto il 

  • 3

    Un altro viaggio nelle (e con le) parole

    Che dire: dopo Q. era difficile mantenere quella tensione, quel ritmo, quell'atmosfera. I Wu Ming qui ci sono riusciti a tratti, soprattutto dalla seconda metà in poi, ma leggerli è sempre un grande p ...continua

    Che dire: dopo Q. era difficile mantenere quella tensione, quel ritmo, quell'atmosfera. I Wu Ming qui ci sono riusciti a tratti, soprattutto dalla seconda metà in poi, ma leggerli è sempre un grande piacere. L'uso della lingua di Wu Ming attinge a ogni tonalità e stile e non solo descrivono una notte stellata su Costantinopoli, il silenzio al largo dell'Egeo, il tanfo e l'orrore della battaglia, ma ti ci catapultano a colpi di parole, tanto che dai loro libri si esce intrisi, grondanti, come da un'esperienza in cui la lettura è solo uno degli elementi.

    ha scritto il 

  • 3

    Ambientazione storica pressoché perfetta per un romanzo che "attira ma non cattura"; il protagonista e voce narrante non stimola particolari empatie, e la storia provere un po'stancamente, senza gra ...continua

    Ambientazione storica pressoché perfetta per un romanzo che "attira ma non cattura"; il protagonista e voce narrante non stimola particolari empatie, e la storia provere un po'stancamente, senza grandi emozioni. Un sussulto nel finale quando un po'di azione risolleva l'interesse.
    Un buon libro, ma anche un'occasione persa

    ha scritto il 

  • 5

    Vale nonostante Q

    Certo Q, scritto dagli stessi autori, ambientato nello stesso periodo, con un respiro narrativo più ampio e forse ritratti più forti è un capolavoro. Inutile ed anche ingiusto iniziare la critica conf ...continua

    Certo Q, scritto dagli stessi autori, ambientato nello stesso periodo, con un respiro narrativo più ampio e forse ritratti più forti è un capolavoro. Inutile ed anche ingiusto iniziare la critica confrontando i due romanzi.
    Detto ciò Altai, a mio giudizio, è un gran bel romanzo storico. Avvincente, rigoroso, che ti prende e non ti lascia fino all'ultima parola.

    Mi è piaciuto e quello che, per altri versi può essere un errore degli autori: l'averlo collegato a Q grazie alla presenza del suo protagonista, per me lo ha caricato di un ulteriore magia.

    Bello.

    ha scritto il 

  • 0

    Il problema di Altai è che viene dopo "Q", un romanzo storico difficilmente eguagliabile, anche se a tentare l'impresa sono i medesimi autori!

    Altai sarebbe un gran bel romanzo di avventura e si piazz ...continua

    Il problema di Altai è che viene dopo "Q", un romanzo storico difficilmente eguagliabile, anche se a tentare l'impresa sono i medesimi autori!

    Altai sarebbe un gran bel romanzo di avventura e si piazzerebbe in una egregia posizione tra storie consimili: è ambientato in città che di loro sono il massimo dell'esotismo, la Venezia dei dogi e la Costantinopoli dei sultani, storicamente accurato e collocato nel tardo '500, epoca di conflitti politico-dinastici, di lotte religiose portate all'estremo, di intrighi e di tradimenti: ce n'è per una storia densa di colpi di scena, di personaggi complessi che perseguono piani ambiziosi.
    C'è il segno dei Wu Ming: uno spessore politico ed etico che sarebbe inutile cercare in altri romanzi storici; una passione per la sorte dei deboli ed oppressi, un grande ideale di libertà e redenzione per un popolo oppresso ed, al medesimo tempo, la consapevolezza della sua irreazzabilità. tutto questo rende Altai leggibile ed avvincente e rende accettabili alcune forzature, una trama talvolta troppo macchiavellica e troppo densa.

    Ma gli autori hanno commesso quello credo sia un errore imperdonabile: hanno collegato Altai a Q, sia in termini di contiguità storica che di presenza di un personaggio importante quale Gert ed, in certo qual modo, sviluppando un tema portante simile: la lotta degli oppressi contro un potere inattaccabile.
    Q incombe sulla lettura di Altai sollecitando confronti, richiamando situazioni e soluzioni narrative ma la logica del sequel si adatta perfettamente alla narrativa commerciale, "all'americana", storie costruite a tavolino (magari con l'utilizzo anche di ghost-writer) e la cui qualità standardizzata è facilmente riproducibile e gestibile.
    Nel caso di Q la faccenda è temeraria, dagli esiti dubbi e, in definitiva, controproducente.

    ha scritto il 

Ordina per