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Altai

By Wu Ming

(843)

| Mass Market Paperback | 9788866213079

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Book Description

Venezia, 1569. Un boato scuote la notte, il cielo è rosso e grava sulla laguna: è l'Arsenale che va a fuoco, si apre la caccia al colpevole. Un agente della Serenissima fugge verso oriente, smarrito. Costantinopoli sarà l'approdo. Sulla vetta della p Continue

Venezia, 1569. Un boato scuote la notte, il cielo è rosso e grava sulla laguna: è l'Arsenale che va a fuoco, si apre la caccia al colpevole. Un agente della Serenissima fugge verso oriente, smarrito. Costantinopoli sarà l'approdo. Sulla vetta della potenza ottomana conoscerà Giuseppe Nasi, nemico e spauracchio d'Europa, potente giudeo che dal Bosforo lancia una sfida al mondo e a due millenni di oppressione. Intanto, ai confini dell'impero, un altro uomo si mette in viaggio, per l'ultimo appuntamento con la Storia.

616 Reviews

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  • 3 people find this helpful

    "La religione cristiana è una falsa religione".

    di giuseppe nasi so quel poco che ho letto sull'internet dopo avere terminato questo romanzo. quel poco è proprio poco, per cui non so dire se il buon yoseph fosse veramente il sognatore di cui ho lett ...(continue)

    "La religione cristiana è una falsa religione".

    di giuseppe nasi so quel poco che ho letto sull'internet dopo avere terminato questo romanzo. quel poco è proprio poco, per cui non so dire se il buon yoseph fosse veramente il sognatore di cui ho letto.
    un sognatore sprovveduto, come tutti i sognatori sono, incapace di immaginare le conseguenze delle sue azioni e di farsi carico [morale? etico?] del disastro cui va naturalmente incontro sopratutto chi sta ai margini del suo disegno.
    è probabile, sempre dando retta più al poco di cui sopra che a quanto raccontato dai wu ming, che il nostro abbia veramente lavorato per la riunificazione del popolo ebreo in una stessa terra.
    prendo per buono. e riferisco che la storia che viene qui romanzata è situata tra venezia e contastinopoli tra il 1569 e il 1571 e ha come protagonista e narratore ben due persone: emanuele de zante e manuel cardoso.

    bene documentato e scritto, con le semplificazioni tipiche dei romanzi storici, un po' barocco, tirato via nelle situazioni che coinvolgono i sentimenti, politicamente corretto [bah] nella descrizione delle personalità femminili, con attori psicologicamente piatti e con le concessioni alla stupidità tipiche di quando si tratta in maniera fumettistica di onore e libertà e uomini.
    si legge bene, anche se la storia narrata mi era nota e l'epilogo, per quanto riguarda i protagonisti di fantasia, è prevedibile.
    i wu ming costituiscono un gruppo di scrittura non apolitico. per cui non sfuggano i collegamenti tra lo scontro di civiltà [cristiani vs musulmani], vissuti però dalla parte dei deboli. ovvero di chi, sempre, rimane stritolato suo malgrado quando un vero potere ne combatte un altro. sono gli stessi temi che si ritrovavano in q e che qui si arricchiscono dell'utopia sionista. utopia che oggi noi sappiamo essere realtà.
    una realtà, non la prima né l'ultima, che sa di sangue.

    "non vi è regno che non nasca dal sangue dei vinti".

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    flound said on Oct 17, 2014 | 8 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Certo, non è Q, certo la storia ha alti e bassi, certo forse si arriva troppo presto e velocemente alla fine, però la capacità narrativa del collettivo raggiunge sempre apici notevoli, e poi l'emozione per il ritorno in scena del protagonista dai mil ...(continue)

    Certo, non è Q, certo la storia ha alti e bassi, certo forse si arriva troppo presto e velocemente alla fine, però la capacità narrativa del collettivo raggiunge sempre apici notevoli, e poi l'emozione per il ritorno in scena del protagonista dai mille nomi di Q vale da sola la lettura.

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    Rocco b said on Oct 14, 2014 | Add your feedback

  • 4 people find this helpful

    3 stelle. Mi pare il giudizio più corretto. Per tutti i seguenti motivi:
    - curatissima l'ambientazione storica, frutto evidente di una ricerca accurata, precisa, fatta da gente capace. Questo è un vero romanzo storico. Con i controcazzi.
    - sempre not ...(continue)

    3 stelle. Mi pare il giudizio più corretto. Per tutti i seguenti motivi:
    - curatissima l'ambientazione storica, frutto evidente di una ricerca accurata, precisa, fatta da gente capace. Questo è un vero romanzo storico. Con i controcazzi.
    - sempre notevolissima la prosa. Intrigante, non banale, ben strutturata, non annoia mai.
    - Altai , che rimane comunque un ottimo libro, paga il confronto con Q , che è un capolavoro. Non ha, nonostante molte buone cose, la profondità, il senso politico e sociale di quest'ultimo. Nemmeno la trama è all'altezza: se dall'altra parte la disperata rivoluzione permanente dell'uomo dai molti nomi si intrecciava con naturalezza e senza forzature eccessive ai principali eventi storici della prima metà del Conquecento, qui pare tutto molto più forzato, dando l'impressione di volere a tutti i costi inserire il protagonista come spetattore o attore dei fatti più eclatanti del periodo preso in considerazione (scelta peggiore, a mio modestissimo parere: la partecipazione alla battaglia di Lepanto. Molto discutibile soprattutto sotto l'aspetto narrativo).
    - inoltre, e vale la pena sottolinearlo, se Q era un romanzo a tesi (gli oppressi che si ribellano ai loro padroni senza possibilità di successo duraturo e, molte volte, senza pianificazione a lungo termine) e lo era in maniera chiara e esplicita, con tutti gli annessi e connessi filosofici e politici, Altai è un romanzo d'avventura e poco più: le tematiche forti (soprattutto il tema della fuga e della mutevolezza come concezione e necessità di vita, cosa che accomuna i 3 personaggi principali, ossia il protagonista Emanuele De Zante, il ricchissimo Yossef Nasi e l'impenitente Ismail alias Gert del Pozzo alias Ludovico alias Tiziano ecc ecc ecc) rimangono molto sullo sfondo.
    - personaggi assai meno potenti e sfaccettati rispetto a Q . Molto meno interessanti.

    Nel complesso, si legge bene e i Wu Ming già Luther Blisset si confermano comunque degli ottimi narratori e dei rigorosissimi romanzieri storici. Nonostante sia a tutti gli effetti il seguito di Q (e infatti l'uomo dai molti nomi fa nel libro una apparizione abbastanza marginale ma comunque riuscita), non ne è all'altezza.

    Operazione commerciale? Forse, ma comunque godibile e certamente consigliabile per gli amanti del genere storico e soprattutto del periodo e dei luoghi presi in considerazione (Venezia, la Costantinopoli turca e il Mediterraneo orientale del secondo Cinquecento).

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    Dvd (ora su smartphone > non capisce > nokia 3310?) said on Oct 3, 2014 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    Niente a che vedere con Q

    Una piacevole lettura, ma nulla più. Credo che rispetto a Q Altai sia penalizzato da un’eccessiva linearità narrativa, complice una prima persona che, a mio parere, ha in questo caso l’effetto di appiattire anziché di coinvolgere. Sempr ...(continue)

    Una piacevole lettura, ma nulla più. Credo che rispetto a Q Altai sia penalizzato da un’eccessiva linearità narrativa, complice una prima persona che, a mio parere, ha in questo caso l’effetto di appiattire anziché di coinvolgere. Sempre a tal proposito, ho avuto poi la sensazione che gli autori si sforzassero di produrre un’enfasi che tuttavia era quasi sempre disattesa dall’intreccio (a parte, forse, verso la fine). Come se il ritmo del romanzo non riuscisse mai a essere all’altezza del linguaggio. Opinione quanto mai personale, com’è ovvio.

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    pempi said on Sep 6, 2014 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    *** This comment contains spoilers! ***

    La Battaglia di Lepanto come non l'avete mai vista (e molto di più)

    Romanzo storico ambientato negli anni immediatamente precedenti alla Battaglia di Lepanto (1571), narrati in prima persona dal protagonista: ebreo di origine, veneziano (e cattolico) d'adozione, che si troverà a combattere in difesa dell'impero ottom ...(continue)

    Romanzo storico ambientato negli anni immediatamente precedenti alla Battaglia di Lepanto (1571), narrati in prima persona dal protagonista: ebreo di origine, veneziano (e cattolico) d'adozione, che si troverà a combattere in difesa dell'impero ottomano per realizzare i sogni di un influente ebreo alla corte del sultano.

    Il cerchio si chiude.
    I temi toccati sono molti: dalle continue persecuzioni al popolo ebraico, alle atrocità commesse in nome della Chiesa, al "melting-pot" presente nell'allora impero ottomano, le difficoltà della convivenza tra diverse etnie e culture, la solidissima unità scaturisce dall'interesse economico, la ricerca dell'io, gli aspetti del tradimento... troppi argomenti da poter essere trattati in una breve recensione.

    Posso dire che il libro non è avvincente: non tiene incollati alla pagina. Buona narrazione, scorrevole e stilisticamente corretta, ma una volta chiuso il libro non si sente il bisogno di riaprirlo; seppure il riaprirlo non implichi uno sforzo (altrimenti avrei abbandonato la lettura).

    Da buon romanzo storico, la trama inventata si fonde alle vicende storiche alla perfezione. Essendo molto interessata alla Battaglia di Lepanto ho gradito la precisione nella descrizione degli eventi e l'intreccio, questo sì, di finzione e realtà è perfetto.

    4 Stelle perchè non eccelle, ma in giro si trova di molto peggio.

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    MissBee said on Sep 3, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Coinvolgente e interessante

    Adoro Luther Blisset e Wu Ming, perciò sono di parte. L'effetto che la narrativa di questo collettivo ha su di me è simile a quello di una droga: una volta che inizio un libro, non riesco a smettere di leggere finché non lo finisco.
    Altai è senz'altr ...(continue)

    Adoro Luther Blisset e Wu Ming, perciò sono di parte. L'effetto che la narrativa di questo collettivo ha su di me è simile a quello di una droga: una volta che inizio un libro, non riesco a smettere di leggere finché non lo finisco.
    Altai è senz'altro un libro appassionante, e come ogni romanzo di Wu Ming svela aspetti interessanti legati al potere e alla storia. Assolutamente consigliato.

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    Pocket Revolution said on Aug 30, 2014 | Add your feedback

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