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Altai

Di

Editore: Einaudi (Numeri primi)

3.9
(3066)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 412 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Greco , Inglese

Isbn-10: 8866213071 | Isbn-13: 9788866213079 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Fiction & Literature , History , Political

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Descrizione del libro
Venezia, 1569. Un boato scuote la notte, il cielo è rosso e grava sulla laguna: è l'Arsenale che va a fuoco, si apre la caccia al colpevole. Un agente della Serenissima fugge verso oriente, smarrito. Costantinopoli sarà l'approdo. Sulla vetta della potenza ottomana conoscerà Giuseppe Nasi, nemico e spauracchio d'Europa, potente giudeo che dal Bosforo lancia una sfida al mondo e a due millenni di oppressione. Intanto, ai confini dell'impero, un altro uomo si mette in viaggio, per l'ultimo appuntamento con la Storia.
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Ho letto Altai subito dopo "Q", senza tuttavia approcciarmi al libro come fosse un seguito. Mi incuriosiva capire in che modo i Wu Ming li avrebbero collegati, e allo stesso tempo mantenendoli autonom ...continua

    Ho letto Altai subito dopo "Q", senza tuttavia approcciarmi al libro come fosse un seguito. Mi incuriosiva capire in che modo i Wu Ming li avrebbero collegati, e allo stesso tempo mantenendoli autonomi. E in effetti la cosa veramente riuscita del libro sta nel fatto che, per chi ha letto "Q", ritrovare il protagonista di quest'ultimo nei panni dell'ennesima "reincarnazione" fa scattare una molla emotiva che rende ancora più coinvolgente la narrazione (al punto che, almeno per me, il vero protagonista diventa lui, e si attende con ansia di conoscere quale sarà la sua sorte, il suo approdo finale); mentre chi non ha letto Q e ha apprezzato Altai non potrà non andarselo a leggere, vista la capacità degli autori di tratteggiare questa figura.. sempre a un passo dal riverlarlo, cucendogli intorno un alone epico e misterioso; se il protagonista della narrazione in senso proprio è Emmanuel De Zante/Manuel Cardoso, il vero fulcro della vicenda che restituisce il senso di tutto è lui, Ismail, l'anabattista eretico dai mille nomi di Q.
    Per il resto..cosa altro dire? La scrittura del romanzo è tesa, senza cadute, senza sbavature, con un intreccio narrativo meno complesso rispetto a "Q" o "54". Ho trovato molto belli i capitoli che raccontano dell'amore che nasce tra Manuel e Dana, un amore sacrificato dal protagonista, tanto abile nel tramare e scoprire intrighi quanto fragile nelle relazioni sentimentali (come la prima parte in cui rievoca il legame tormentato con sua madre e la sua gente ci lascia intuire). Un amore sacrificato sull'altare del sogno visionario di Yossef Nasi , un sogno che però viene tradito e che segna la fine dell'ultima illusione di riscatto dei reietti, degli umili, dei perseguitati anche per il vecchio Gert-Ludovico-Tiziano-Ismail. E quando si chiude il libro rimane davanti agli occhi l'immagine del bambino salvato dalla furia dei turchi durante l'assedio di Famagosta, e lo scambio di battute tra Manuel e Ismail:
    "Ne ho salvato soltanto uno tra tutti."
    "Hai fatto quello che potevi fare".

    ha scritto il 

  • 4

    Identità e Trasformazione

    Questo è il fil rouge del romanzo - un'opera, per inciso, che non costituisce il prosieguo di "Q" ma è del tutto autonoma rispetto a questa; strano che i più non l'abbiano compreso perdendone così sen ...continua

    Questo è il fil rouge del romanzo - un'opera, per inciso, che non costituisce il prosieguo di "Q" ma è del tutto autonoma rispetto a questa; strano che i più non l'abbiano compreso perdendone così senso e spessore.
    Identità soffionica, che muta, s'invola, sale e scende duttile rispetto a persone, situazioni e tempi.
    Qualcuno la chiamerebbe incoerenza, Emerson riteneva il contrario di questa la peculiarità delle piccole menti. Whitman parlava di moltitudini interiori.
    Le identità sono granitiche in forza e plastiche in forma e sostanza (come il marmo carezzato dallo scalpello di Michelangelo o Canova).
    Rifuggono l'identificazione sicura e gratificante della massa.
    Sognano in grande, quei sogni che il pragmatismo e l'interesse infrangono puntualmente, dimentichi gli uomini che senza l'utopia lo schiavo, il plebeo, la femmina, il negro, l'infedele, ordalie, scomuniche, inquisizioni e sperequazioni di qualsivoglia natura, la negazione del diritto allo studio, l'abiezione dello stupro e della pedofilia, il matrimonio riparatore o la ricusazione dell'aborto, per elencare solo un po' di "conquiste", sarebbero legittime e legittimate (credo sia questo il senso ultimo, che rende realista e pieno di speranza assieme il libro: per uno che cade ce ne saranno altri dieci pronti a sostituirlo).

    L'utile, ciò che permette di asservire l'altai - falco del nord nato per cacciare - al volere umano - soddisfa il basso (che sia la borsa, il sesso, la pancia, il potere che logora, si dice, chi non ce l'ha), ma il senso di pienezza, la realizzazione totale che permette di sbeffeggiare il proprio carnefice, come fa Emanuel, non lo consentiranno mai.
    Essere e non possedere. Piccola, banale decisiva scelta.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Un'agevole collina..

    ..Inizialmente fu la montagna: Q, con il suo stile difficile e particolarissimo (personaggi buttati là "in medias res" senza grandi presentazioni, genere epistolare, complessità anche a livello di tra ...continua

    ..Inizialmente fu la montagna: Q, con il suo stile difficile e particolarissimo (personaggi buttati là "in medias res" senza grandi presentazioni, genere epistolare, complessità anche a livello di trama). Scalare la montagna è difficile, faticoso, spesso si pensa anche di abbandonare per la fatica..ma poi cominci a godere il panorama, la montagna di prende e ti abitui alle sue rocce, alle punte, e senti che senza non sapresti che fare..
    e arrivi in cima e senti che sei in alto e c'è aria buona.
    e ti piace.

    Poi trovi Altai.
    che in confronto è una collinetta: più agevole, più breve, più circoscritto, ma con un panorama diverso.

    E giudicare Altai facendo i conti con Q sarebbe impietoso. Ma visto da solo confermo che è un libro "ottimo": ben scritto, leggibile, la storia è appassionante e legata alla storia rinascimentale come Q.
    Anche chi non conoscesse la storia della battaglia di Lepanto, può sentire che i segnali che arrivano dal testo nella sua seconda parte sono inesorabilmente negativi..
    e si va verso la sconfitta finale. La sconfitta di Ludovico-Gert-Ismael, che è la sconfitta di Yossef ed Emanuel, che è la sconfitta di tanti che vogliono cercare la giustizia ma vengono sconfitti dalle trame della politica e degli interessi.
    Ma la storia insegna che prima o poi verranno assolti e giudicati non eretici, ma martiri della libertà.

    ha scritto il 

  • 5

    Un concentrato di bellezza, cura, qualità: chiamiamola pure perfezione! I Wu Ming sanno ricostruire intere epoche, tratteggiare alla perfezione individui, climi storici e politici, indagare l'animo um ...continua

    Un concentrato di bellezza, cura, qualità: chiamiamola pure perfezione! I Wu Ming sanno ricostruire intere epoche, tratteggiare alla perfezione individui, climi storici e politici, indagare l'animo umano. Il tutto con una scrittura di sorprendente efficacia, della quale si percepisce lo spessore frase dopo frase, parola dopo parola. Insomma ne sono incantata. Avevo già ricavato queste impressioni da Manituana e da L'Armata dei Sonnambuli; Altai le conferma e le rinforza. Adesso non vedo l'ora di leggere tutti gli altri!
    Bravi, bravissimi.

    ha scritto il 

  • 4

    un altro ottimo libro degli autori di Q. Ricostruzione storica rigorosa, come sempre, avvincente. E la leggenda dell'ebreo errante (del protagonista ma anche di un intero popolo) ci trasporta appieno ...continua

    un altro ottimo libro degli autori di Q. Ricostruzione storica rigorosa, come sempre, avvincente. E la leggenda dell'ebreo errante (del protagonista ma anche di un intero popolo) ci trasporta appieno all'attualità dei nostri giorni. Bello anche ritrovare "Gertdalpozzo" sempre attivo e soprattutto "vivo" in tutte le sue accezioni.

    ha scritto il 

  • 5

    Ma che c'è da aggiungere a questo libro straordinario, bis?
    Un'avventura dai ritmi serratissimi, dalle atmosfere molto riuscite, avvincente fino alla fine, anch'esso molto attuale.
    NON è Q. NON è un s ...continua

    Ma che c'è da aggiungere a questo libro straordinario, bis?
    Un'avventura dai ritmi serratissimi, dalle atmosfere molto riuscite, avvincente fino alla fine, anch'esso molto attuale.
    NON è Q. NON è un seguito di Q. È piuttosto legato ad esso in maniera trasversale, e di certo più godibile se si è letto il precedente lavoro, visto il piacere di reincontrare delle vecchie conoscenze, ma va letto con un altro spirito. Al pari di Q è un gioiello della letteratura contemporanea italiana.

    ha scritto il 

  • 4

    Morte di una nazione mai nata

    Questo libro parte temporalmente da dove Q il romanzo del collettivo Wu Ming quando ancora si chiamava Luther Blisset era finito. Come in quel testo la scrittura è accuratissima e serrata, la ricostru ...continua

    Questo libro parte temporalmente da dove Q il romanzo del collettivo Wu Ming quando ancora si chiamava Luther Blisset era finito. Come in quel testo la scrittura è accuratissima e serrata, la ricostruzione storica è rigorosa, ma invece che nel Nord Europa qui si sta quasi sempre nel Mediterraneo, partendo da Venezia per toccare Durazzo, Cipro e Costantinopoli e finire nella battaglia navale di Lepanto, la grande sconfitta della potente flotta musulmana da parte della Lega Santa.
    Tutti gli avvenimenti si svolgono in un biennio tra il 1569 e il 1571. Una noia? Tutt'altro!
    La trama, intricata, ma sempre plausibile, ti avvinghia da subito e seguendo le orme e le conversioni del protagonista, un ebreo rinnegato e cristianizzato che ritorna giocoforza alla proprie radici, ti senti catapultato dalla Venezia, potente ma ancora isolata, che spinge per una guerra santa contro gli Ottomani, nella speranza di aggregare le forze cattoliche, a una Costantinopoli ottomana che è un melting-pot di etnie e fedi, che accoglie la diaspora della comunità ebraica il cui ricchissimo leader visionario Yossef Nasi finanzia e promuove la guerra alla Serenissima. In gioco c'è il predominio sui traffici del Mediterraneo e il sogno degli ebrei esuli di avere una patria che potrebbe essere Cipro. Ci sono intrighi di palazzo, tradimenti, accordi, amori, amicizie.

    Sembra solo un romanzo storico, ma è anche un testo molto moderno, forse ancora di più oggi rispetto a quando è stato scritto (nel 2009), denso di riflessioni profonde e suggestioni perché ci parla del concetto di nazione, di cittadinanza, di identità, di riconoscimento di e in un sistema di valori, di tradizione e religione. Ci parla di convivenze (tra persone e popolazioni) e convenienze. Ci parla di politica come i politici non vogliono fare, e di storia come gli storici non sanno fare. E ci parla infine della sconfitta, delle speranze svanite, delle aspettative tradite.
    Forse la figura più emblematica e inquietante è proprio il vecchio protagonista di Q, l'uomo dai mille nomi che ha visto svanire, spesso in un bagno di sangue, tutti i sogni libertari e anarchici che qui compare ormai vecchio e assiste impotente, ma non immobile anche al tramonto di un nuovo sogno.

    ha scritto il 

  • 0

    A dispetto di quanto mi hanno detto altri lettori, io ho trovato Altai più bello di Q. Forse perché la storia si svolge in luoghi per i quali ho sempre avuto un particolare interesse, forse perché Q l ...continua

    A dispetto di quanto mi hanno detto altri lettori, io ho trovato Altai più bello di Q. Forse perché la storia si svolge in luoghi per i quali ho sempre avuto un particolare interesse, forse perché Q l'avevo letto come e-libro ed era stata la mia prima, faticosa esperienza con un e-reader. In ogni caso, che sia un fatto oggettivo o soltanto una mia impressione, ho trovato anche la qualità di scrittura migliore in Altai. Il mistero di come si possa scrivere un libro collettivamente rimane: bravi Wu Ming, anche per quel bel giocare con mille lingue e dialetti.

    ha scritto il 

  • 3

    Il racconto è storicamente ambientato nel periodo 1569/71, durante la presa di Cipro da parte degli Ottomani a cui poi è seguita la battaglia di Lepanto. Il romanzo è ben calato nella parte storica e ...continua

    Il racconto è storicamente ambientato nel periodo 1569/71, durante la presa di Cipro da parte degli Ottomani a cui poi è seguita la battaglia di Lepanto. Il romanzo è ben calato nella parte storica e il lettore è avvolto da un mondo lontano, ma che ancora oggi ha tanti echi nella nostra vita, soprattutto in quella di Venezia.

    ha scritto il 

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