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Altai

Di

Editore: Einaudi (Numeri primi)

3.9
(3019)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 412 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Greco , Inglese

Isbn-10: 8866213071 | Isbn-13: 9788866213079 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Fiction & Literature , History , Political

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Descrizione del libro
Venezia, 1569. Un boato scuote la notte, il cielo è rosso e grava sulla laguna: è l'Arsenale che va a fuoco, si apre la caccia al colpevole. Un agente della Serenissima fugge verso oriente, smarrito. Costantinopoli sarà l'approdo. Sulla vetta della potenza ottomana conoscerà Giuseppe Nasi, nemico e spauracchio d'Europa, potente giudeo che dal Bosforo lancia una sfida al mondo e a due millenni di oppressione. Intanto, ai confini dell'impero, un altro uomo si mette in viaggio, per l'ultimo appuntamento con la Storia.
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  • 4

    Altai è un romanzo del collettivo Wu Ming, pubblicato da Einaudi Stile Libero nel 2009.

    E' un romanzo ambientato nel Mediterraneo negli anni successivi alle vicende di "Q", celebre romanzo di Luther B ...continua

    Altai è un romanzo del collettivo Wu Ming, pubblicato da Einaudi Stile Libero nel 2009.

    E' un romanzo ambientato nel Mediterraneo negli anni successivi alle vicende di "Q", celebre romanzo di Luther Blisset, il precedente nome del collettivo.

    E' il 1569, e l'Arsenale di Venezia sta bruciando. Emanuele De Zante indaga sui colpevoli, su incarico del consiglio di Venezia, ma le sue conclusioni non piacciono ai governanti della Serenissima, che vogliono che il colpevole sia designato nell'ebreo alla corte del sultano ottomano, Giuseppe Nasi, storico nemico della Repubblica. Allora il colpevole diventa lo stesso De Zante, alias Manuel Cardoso, ebreo convertito. L'uomo riesce a fuggire, prima nel Delta del Po, poi alla sua città natale, Ragusa (Dubrovinik). Qui viene catturato da emissari di Giuseppe Nasi, che lo condurranno a Istanbul. De Zante si troverà allora faccia a faccia con le origini che ha fuggito, lavorando proprio per quello che era il suo storico nemico.

    Nonostante fosse stato ribadito a più riprese, "Altai" non è un seguito di Q. Ambientato soltanto cinque anni dopo le vicende del più celebre romanzo del collettivo, Altai è un romanzo bellissimo, ambientato in una delle città più misteriose del Mediterraneo (Istanbul) e con una trama avvincente e credibile.

    La forza del collettivo spesso credo sia proprio questa: dipingere un contesto storico assolutamente credibile nel quale inserire personaggi cangianti che si evolvono di pari passi con la trama, e spesso appartenenti a gruppi sociali emarginati e perseguitati.

    Si parla quindi di lotte, di ricerca di riscatto, di ritorno alle origini e a una sorta di "purezza". Il tutto con una scrittura fluida ed avvincente.

    Se vi aspettate il seguito di Q rimarrete delusi. Se lo leggete come un romanzo di uno dei collettivi migliori e più interessanti attualmente in circolazione... Allora sarà un bel leggere.

    ha scritto il 

  • 4

    Ho voglia di rileggere Q

    Ormai avevo solo un ricordo vago di Q e degli anabattisti e dei rivoluzionari. Addirittura non mi ricordavo più nemmeno di Ismael. A leggere Altai mi sono ricordata di com'è quando leggi un romanzo st ...continua

    Ormai avevo solo un ricordo vago di Q e degli anabattisti e dei rivoluzionari. Addirittura non mi ricordavo più nemmeno di Ismael. A leggere Altai mi sono ricordata di com'è quando leggi un romanzo storico e già sai che starai dalla parte dei perdenti. E di leggere un libro che ti dice che la storia non è fatta solo di avvenimenti, battaglie, armistizi, ma anche di persone che portano avanti le loro idee come meglio possono, nei ruoli anche marginali che occupano.

    ha scritto il 

  • 4

    Iniziato subito dopo Q. Non potevo resistere alla lettura del sequel.
    Bello anche questo. Mi è piaciuto di più Q., ma anche questo merita.
    Ci sono un paio di punti parecchio cruenti, ed uno in partico ...continua

    Iniziato subito dopo Q. Non potevo resistere alla lettura del sequel.
    Bello anche questo. Mi è piaciuto di più Q., ma anche questo merita.
    Ci sono un paio di punti parecchio cruenti, ed uno in particolare mi ha un po' infastidita.
    Però è nel complesso un buon libro, vale la pena di leggerlo.
    [Anch'esso per ora in versione ebook, ma presto spero di averlo cartaceo nella mia libreria.]

    ha scritto il 

  • 3

    Nonostante abbia letto questo libro a Istanbul, quindi con l'ambientazione più propizia che potevo trovare, non mi ha entusiasmata. Forse perchè mi aspettavo che fosse degno di Q, mentre mi sono ritro ...continua

    Nonostante abbia letto questo libro a Istanbul, quindi con l'ambientazione più propizia che potevo trovare, non mi ha entusiasmata. Forse perchè mi aspettavo che fosse degno di Q, mentre mi sono ritrovata a leggere di un personaggio principale che non mi diceva niente e di vicende storiche di contorno non molto più approfondite delle relative pagine di wikipedia.

    ha scritto il 

  • 4

    Bel romanzo storico, seguito del prezioso ed affascinante Q, quest'opera dei Wu Ming mantiene del predecessore la grandiosità della cornice storica, il XVI secolo, ma sposta l'asse dell'azione tra Ven ...continua

    Bel romanzo storico, seguito del prezioso ed affascinante Q, quest'opera dei Wu Ming mantiene del predecessore la grandiosità della cornice storica, il XVI secolo, ma sposta l'asse dell'azione tra Venezia e Costantinopoli, direttamente in direzione dell'Impero Ottomano.
    E' una storia di sacrifici e tradimenti che corre a perdifiato incontro alla battaglia di Lepanto, con una scrittura stringata epppure evocativa.
    Il romanzo è penalizzato dall'essere il seguito di una formidabile e complessa opera, ma è comunque notevole ed assolutamente godibile e consigliato

    ha scritto il 

  • 4

    Altai: 1) catena montuosa della Siberia meridionale, al confine tra Russia e Mongolia; 2) uccello rapace, della famiglia dei falconidi.
    Il romanzo è una sorta si sequel di “Q”, di cui rimane qualche g ...continua

    Altai: 1) catena montuosa della Siberia meridionale, al confine tra Russia e Mongolia; 2) uccello rapace, della famiglia dei falconidi.
    Il romanzo è una sorta si sequel di “Q”, di cui rimane qualche gradino al di sotto e non ne riprende lo spessore, anche se gli autori, pur utilizzando tre personaggi del libro suddetto, compreso soprattutto il protagonista, hanno specificato che l’ opera non andava interpretata quale seguito. Pur riprendendone l’ambientazione storica, l’azione si colloca tra il 1569, l’incendio dell’Arsenale di Venezia e il 1571, decisivo scontro navale di Lepanto, passando dall’Europa settentrionale all’area mediorientale, con la contrapposizione tra Venezia e l’Impero Ottomano, per il predominio mediterraneo e commerciale.
    Decisamente più movimentato di “Q”, ne riprende, in maniera più accentuata, il plot simil-spy story, dove in fondo nulla è come appare e tutto è ad appannaggio dei vari secret-service, tra ebrei sognatori di una terra promessa, identificata però con l’isola di Cipro più per ragioni di opportunità che di esatta collocazione geografica, onde riunificare i correligionari e i perseguitati, ed ebrei rinnegati che ritrovano l’antica fede, passando attraverso le trame sotterranee che si ordiscono alla corte ottomana del sultano Selim e gli aiuti della corona inglese agli insorti, il tutto condito dagli epocali scontri dell’assalto di Famagosta e del massacro finale della battaglia lepantina. Rimangono note dolenti, che rimandano a un gioco “do ut des”, che è in fondo il rapporto tra il falco Altai ed il falconiere: un succoso pezzo di carne in cambio della preda.

    ha scritto il 

  • 4

    Donna Gracia, Grazia Nasi, alias Gracia Miquez, alias Beatriz de Luna è la donna che aveva riscattato dalla schiavitù molti ebrei, e a molti ancora aveva dato rifugio e protezione durante le persecu ...continua

    Donna Gracia, Grazia Nasi, alias Gracia Miquez, alias Beatriz de Luna è la donna che aveva riscattato dalla schiavitù molti ebrei, e a molti ancora aveva dato rifugio e protezione durante le persecuzioni e gli esili della metà del 1500.
    Il suo ritratto campeggiava nella casa del nipote, Yossef Nasi, alias Giuseppe Nasi alias João Miquez.
    Yossef aveva un sogno molto più grande di quello che animava la zia sionista antelitteram: costruire uno regno dove potessero convivere in pace e armonia tutti i perseguitati per motivi religiosi, un luogo dove potesse trovare spazio il tempo degli ebrei, quello dei cristiani e quello dei musulmani, senza attriti e senza coperture, così come veniva scandito dal grande orologio inventato dallo scienziato Takiyuddin.
    Una terra in cui Yossef Nasi sarebbe stato re per concessione del sultano, in cambio del sostegno finanziario nella guerra contro la Serenissima.
    Il regno di Cipro.
    Cipro, roccaforte veneziana nel mare su cui si affacciava l’impero Ottomano.

    Yossef Nasi era per i veneziani il nemico: l’ebreo che si era finto cristiano nelle peregrinazioni in Europa e che era al fine stato accolto a Costantinopoli dall’imperatore dei musulmani, il sultano; nulla di più diabolico e spregevole.
    Così, prima di conoscerlo, lo considerava Emanuele de Zante alias Manuel Cardoso, il protagonista della vicenda, un ebreo trapiantato a Venezia e posto al servizio del Consigliere Nordio come spia, agente della sicurezza spinto alla ricerca dei nemici della repubblica.
    Emanuele de Zante, un ebreo rinnegato, il perfetto capro espiatorio.

    La vicenda raccontata in “Altai” copre pochi anni, dall’incendio dell’Arsenale di Venezia nel 1569 all’epilogo della battaglia di Lepanto, Lega Santa contro Impero Ottomano, nel 1571.
    Lo sfondo storico è documentatissimo - sono bravi, sono bravi i Wu Ming.
    La prospettiva con cui viene letta la storia potrebbe essere considerata faziosa - le vicende legate alla battaglia di Lepanto viste con gli occhi degli ebrei - ma questa è faziosità di superficie, il senso è da tutt’altra parte, e comunque, ben venga una sana faziosità, cazzarola, che l’oggettività non esiste manco nei saggi palla, perché pure in quelli l’occhio del ricercatore allinea fatti e documenti privilegiando una certa prospettiva.

    C’è un’anima inquieta in tutto il romanzo.

    Non è più quella del protagonista di Q, il senza nome dai mille nomi, che assume un ruolo chiave, seppur da personaggio secondario, in questo Altai, un “non seguito” del capolavoro di Luther Blissett.

    Non è più l’esaltazione della disobbedienza a tutti i costi che si esprimeva nell’adesione a tutti i movimenti di rivolta verso qualunque forma di potere del senza nome dai mille nomi - Gustav Metzger, Gert dal Pozzo, Hans Grüeb, Ludwig Schaliedecker, Tiziano l’anabattista - fino all’ultima identità che assume prendendo il largo su una barca, Ismail il viaggiatore.

    Ismail è diventato Ismail al Mokahawi.
    E’ vecchio.
    Dei suoi sogni non restano che briciole e la comunità di Mokha, che lo accoglie come un padre, avendola salvata senza che il sangue di nessuno venisse versato.
    Arriva tardi, ancora una volta, tardi per incontrare Gracia, tardi per comprendere quale sarebbe dovuto essere il suo ruolo.
    Perché se è vero che sulla terra migliaia sono i cani, servi dei padroni, è anche vero che il cielo pullula di Altai.
    “E’ un falco molto robusto, fedele, facile da addestrare. Non occorre far nulla, con un altai, e un buon falconiere fa il meno possibile. E’ la natura del falco che lo spinge in volo e gli fa conficcare gli artigli sulla preda. Se vuoi che lo faccia per te, devi solo mostrargli qual è il suo vantaggio.”

    Un irreparabile senso di sconfitta.

    “di fronte a un deserto, un fiume ha due scelte: gettarsi con foga tra le sabbie, determinato ad attraversarle e irrigarle, con il rischio di seccarsi e spegnersi per sempre, oppure evaporare e diventare nuvola, per volare sopra il deserto e, piovendo sulle montagne, tornare fiume.”
    Ismail
    “Ripensò alle parole della storia. Era un parabola sufi, l'aveva udita molte volte, in molte diverse varianti e conosceva il finale: al tempo del disgelo la neve si scioglieva e il fiume tornava ad essere sé
    stesso. Quella era stata la sua vita, per molti anni. Lasciarsi portare dal vento oltre le sabbie e ricominciare a ogni pioggia. Ora non temeva più di trasformarsi in palude, e dare acqua al deserto gli sembrava altrettanto nobile che correre tra gli argini e irrigare la pianura.”

    Un irreparabile senso di sconfitta o piuttosto la consapevolezza che occorre comprendere quando è il momento di fermarsi, e che ai sogni di trasformare il mondo in senso epico sia meglio…
    Sia meglio cosa?

    Ma Altai non è solo ripiegamento.
    E’ anche occasione di riflessione su molti temi, ma soprattutto sulla traccia che credo sia il fondo morale del libro: il senso dell’identità.
    Non a caso i personaggi più interessanti sono quelli che hanno sperimentato più “identità”, come il protagonista, Grazia e Yussef Nasi, e Ismail.

    Identità come limite e costrizione.

    (vallo a spiegare ai nazionalisti, agli omologatori, a chi vorrebbe una sola nera bandiera su terre e terre, eccetera eccetera)

    ha scritto il 

  • 4

    Seguito di un libro paurosamente bello, soffre un po' delle aspettative che ne derivano, ma non per questo può essere annoverato tra i libri sconsigliati. Romanzo storico e intrigante apre una finestr ...continua

    Seguito di un libro paurosamente bello, soffre un po' delle aspettative che ne derivano, ma non per questo può essere annoverato tra i libri sconsigliati. Romanzo storico e intrigante apre una finestra sul mondo medio orientale raccontando la vita di un ebreo adottato in tenera età dalla Repubblica della Serenissima, servitore dello stato, che dopo varie vicissitudini partirà per l'oriente. Qui conoscerà i sogni di giustizia di un ricco e visionario ebreo...un colpo al cuore, come solo Wu Ming è in grado di fare.

    ha scritto il 

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