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Altai

Di

Editore: Einaudi (Numeri primi)

3.9
(2971)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 412 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Greco , Inglese

Isbn-10: 8866213071 | Isbn-13: 9788866213079 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Fiction & Literature , History , Political

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Descrizione del libro
Venezia, 1569. Un boato scuote la notte, il cielo è rosso e grava sulla laguna: è l'Arsenale che va a fuoco, si apre la caccia al colpevole. Un agente della Serenissima fugge verso oriente, smarrito. Costantinopoli sarà l'approdo. Sulla vetta della potenza ottomana conoscerà Giuseppe Nasi, nemico e spauracchio d'Europa, potente giudeo che dal Bosforo lancia una sfida al mondo e a due millenni di oppressione. Intanto, ai confini dell'impero, un altro uomo si mette in viaggio, per l'ultimo appuntamento con la Storia.
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  • 0

    Il problema di Altai è che viene dopo "Q", un romanzo storico difficilmente eguagliabile, anche se a tentare l'impresa sono i medesimi autori!


    Altai sarebbe un gran bel romanzo di avventura e si piazzerebbe in una egregia posizione tra storie consimili: è ambientato in città che di ...continua

    Il problema di Altai è che viene dopo "Q", un romanzo storico difficilmente eguagliabile, anche se a tentare l'impresa sono i medesimi autori!

    Altai sarebbe un gran bel romanzo di avventura e si piazzerebbe in una egregia posizione tra storie consimili: è ambientato in città che di loro sono il massimo dell'esotismo, la Venezia dei dogi e la Costantinopoli dei sultani, storicamente accurato e collocato nel tardo '500, epoca di conflitti politico-dinastici, di lotte religiose portate all'estremo, di intrighi e di tradimenti: ce n'è per una storia densa di colpi di scena, di personaggi complessi che perseguono piani ambiziosi.
    C'è il segno dei Wu Ming: uno spessore politico ed etico che sarebbe inutile cercare in altri romanzi storici; una passione per la sorte dei deboli ed oppressi, un grande ideale di libertà e redenzione per un popolo oppresso ed, al medesimo tempo, la consapevolezza della sua irreazzabilità. tutto questo rende Altai leggibile ed avvincente e rende accettabili alcune forzature, una trama talvolta troppo macchiavellica e troppo densa.

    Ma gli autori hanno commesso quello credo sia un errore imperdonabile: hanno collegato Altai a Q, sia in termini di contiguità storica che di presenza di un personaggio importante quale Gert ed, in certo qual modo, sviluppando un tema portante simile: la lotta degli oppressi contro un potere inattaccabile.
    Q incombe sulla lettura di Altai sollecitando confronti, richiamando situazioni e soluzioni narrative ma la logica del sequel si adatta perfettamente alla narrativa commerciale, "all'americana", storie costruite a tavolino (magari con l'utilizzo anche di ghost-writer) e la cui qualità standardizzata è facilmente riproducibile e gestibile.
    Nel caso di Q la faccenda è temeraria, dagli esiti dubbi e, in definitiva, controproducente.

    ha scritto il 

  • 3

    Era un po' di tempo che non leggevo un libro che mi tenesse così avvinghiato alla storia, con la voglia di sapere come andava a finire.Letto "d'un fiato" relativamente ai tempi di una vita sempre troppo priva di fiato. Ben congegnato, ben scritto, dettagliato.
    Inutile cercare le linee di su ...continua

    Era un po' di tempo che non leggevo un libro che mi tenesse così avvinghiato alla storia, con la voglia di sapere come andava a finire.Letto "d'un fiato" relativamente ai tempi di una vita sempre troppo priva di fiato. Ben congegnato, ben scritto, dettagliato.
    Inutile cercare le linee di sutura, il collettivo sa essere collettivo davvero, le molte mani non si vedono proprio.
    Ma? Dai dillo che hai un dubbio. Cos'è che non ti torna?
    L'anima.
    Razionale, incisivo, documentato. La passione, però, è un'altra cosa. Mi è piaciuto, ma non mi ha appassionato. Troppa intelligenza, poco cuore. E lo dice uno a cui tutti i giorni rimproverano l'uso eccessivo della ragione. Grandissimo mestiere, ma non ho trovato quello scarto che ti avvince. Forse la letteratura che fa per me è altra.

    P.S. A margine, spinto come (quasi) tutti a girellare su Internet a caccia di informazioni sulla parte storica del libro, scopro che Grazia Nasi sta dietro il trasferimento di molti dei commerci dal porto di Ancona a quello di Pesaro a causa della maggior tolleranza nei confronti degli ebrei della mia vecchia, strana Pesaro. C'era, dunque, un momento storico in cui Pesaro era capace di superare le città circostanti in tolleranza. Com'era quella cosa del progresso?

    ha scritto il 

  • 4

    Lettura davvero piacevole. Ci si immerge nel mediterraneo di fine 500, stretti tra nazionalismo pro - Venezia e ammirazione per Costantinopoli, divisi tra ebrei, cristiani e musulmani. I colori e gli odori ci pervadono i sensi, le lingue ci confondono, ma i viaggi ci meravigliano. Oh quanto mi p ...continua

    Lettura davvero piacevole. Ci si immerge nel mediterraneo di fine 500, stretti tra nazionalismo pro - Venezia e ammirazione per Costantinopoli, divisi tra ebrei, cristiani e musulmani. I colori e gli odori ci pervadono i sensi, le lingue ci confondono, ma i viaggi ci meravigliano. Oh quanto mi piacciono i romanzi storici!!
    Altai è stato un buon compagno di viaggio, qualche pagina di troppo qui, qualche in meno là, ma mi è dispiaciuto finirlo.

    ha scritto il 

  • 0

    "La religione cristiana è una falsa religione".

    di giuseppe nasi so quel poco che ho letto sull'internet dopo avere terminato questo romanzo. quel poco è proprio poco, per cui non so dire se il buon yoseph fosse veramente il sognatore di cui ho letto.
    un sognatore sprovveduto, come t ...continua

    "La religione cristiana è una falsa religione".

    di giuseppe nasi so quel poco che ho letto sull'internet dopo avere terminato questo romanzo. quel poco è proprio poco, per cui non so dire se il buon yoseph fosse veramente il sognatore di cui ho letto.
    un sognatore sprovveduto, come tutti i sognatori sono, incapace di immaginare le conseguenze delle sue azioni e di farsi carico [morale? etico?] del disastro cui va naturalmente incontro sopratutto chi sta ai margini del suo disegno.
    è probabile, sempre dando retta più al poco di cui sopra che a quanto raccontato dai wu ming, che il nostro abbia veramente lavorato per la riunificazione del popolo ebreo in una stessa terra.
    prendo per buono. e riferisco che la storia che viene qui romanzata è situata tra venezia e contastinopoli tra il 1569 e il 1571 e ha come protagonista e narratore ben due persone: emanuele de zante e manuel cardoso.

    bene documentato e scritto, con le semplificazioni tipiche dei romanzi storici, un po' barocco, tirato via nelle situazioni che coinvolgono i sentimenti, politicamente corretto [bah] nella descrizione delle personalità femminili, con attori psicologicamente piatti e con le concessioni alla stupidità tipiche di quando si tratta in maniera fumettistica di onore e libertà e uomini.
    si legge bene, anche se la storia narrata mi era nota e l'epilogo, per quanto riguarda i protagonisti di fantasia, è prevedibile.
    i wu ming costituiscono un gruppo di scrittura non apolitico. per cui non sfuggano i collegamenti tra lo scontro di civiltà [cristiani vs musulmani], vissuti però dalla parte dei deboli. ovvero di chi, sempre, rimane stritolato suo malgrado quando un vero potere ne combatte un altro. sono gli stessi temi che si ritrovavano in q e che qui si arricchiscono dell'utopia sionista. utopia che oggi noi sappiamo essere realtà.
    una realtà, non la prima né l'ultima, che sa di sangue.

    "non vi è regno che non nasca dal sangue dei vinti".

    ha scritto il 

  • 4

    Certo, non è Q, certo la storia ha alti e bassi, certo forse si arriva troppo presto e velocemente alla fine, però la capacità narrativa del collettivo raggiunge sempre apici notevoli, e poi l'emozione per il ritorno in scena del protagonista dai mille nomi di Q vale da sola la lettura.

    ha scritto il 

  • 3

    3 stelle. Mi pare il giudizio più corretto. Per tutti i seguenti motivi:
    - curatissima l'ambientazione storica, frutto evidente di una ricerca accurata, precisa, fatta da gente capace. Questo è un vero romanzo storico. Con i controcazzi.
    - sempre notevolissima la prosa. Intrigante, no ...continua

    3 stelle. Mi pare il giudizio più corretto. Per tutti i seguenti motivi:
    - curatissima l'ambientazione storica, frutto evidente di una ricerca accurata, precisa, fatta da gente capace. Questo è un vero romanzo storico. Con i controcazzi.
    - sempre notevolissima la prosa. Intrigante, non banale, ben strutturata, non annoia mai.
    - Altai , che rimane comunque un ottimo libro, paga il confronto con Q , che è un capolavoro. Non ha, nonostante molte buone cose, la profondità, il senso politico e sociale di quest'ultimo. Nemmeno la trama è all'altezza: se dall'altra parte la disperata rivoluzione permanente dell'uomo dai molti nomi si intrecciava con naturalezza e senza forzature eccessive ai principali eventi storici della prima metà del Conquecento, qui pare tutto molto più forzato, dando l'impressione di volere a tutti i costi inserire il protagonista come spetattore o attore dei fatti più eclatanti del periodo preso in considerazione (scelta peggiore, a mio modestissimo parere: la partecipazione alla battaglia di Lepanto. Molto discutibile soprattutto sotto l'aspetto narrativo).
    - inoltre, e vale la pena sottolinearlo, se Q era un romanzo a tesi (gli oppressi che si ribellano ai loro padroni senza possibilità di successo duraturo e, molte volte, senza pianificazione a lungo termine) e lo era in maniera chiara e esplicita, con tutti gli annessi e connessi filosofici e politici, Altai è un romanzo d'avventura e poco più: le tematiche forti (soprattutto il tema della fuga e della mutevolezza come concezione e necessità di vita, cosa che accomuna i 3 personaggi principali, ossia il protagonista Emanuele De Zante, il ricchissimo Yossef Nasi e l'impenitente Ismail alias Gert del Pozzo alias Ludovico alias Tiziano ecc ecc ecc) rimangono molto sullo sfondo.
    - personaggi assai meno potenti e sfaccettati rispetto a Q . Molto meno interessanti.

    Nel complesso, si legge bene e i Wu Ming già Luther Blisset si confermano comunque degli ottimi narratori e dei rigorosissimi romanzieri storici. Nonostante sia a tutti gli effetti il seguito di Q (e infatti l'uomo dai molti nomi fa nel libro una apparizione abbastanza marginale ma comunque riuscita), non ne è all'altezza.

    Operazione commerciale? Forse, ma comunque godibile e certamente consigliabile per gli amanti del genere storico e soprattutto del periodo e dei luoghi presi in considerazione (Venezia, la Costantinopoli turca e il Mediterraneo orientale del secondo Cinquecento).

    ha scritto il 

  • 3

    Niente a che vedere con Q

    Una piacevole lettura, ma nulla più. Credo che rispetto a Q Altai sia penalizzato da un’eccessiva linearità narrativa, complice una prima persona che, a mio parere, ha in questo caso l’effetto di appiattire anziché di coinvolgere. Sempre a tal proposito, ho avuto poi la sensazione c ...continua

    Una piacevole lettura, ma nulla più. Credo che rispetto a Q Altai sia penalizzato da un’eccessiva linearità narrativa, complice una prima persona che, a mio parere, ha in questo caso l’effetto di appiattire anziché di coinvolgere. Sempre a tal proposito, ho avuto poi la sensazione che gli autori si sforzassero di produrre un’enfasi che tuttavia era quasi sempre disattesa dall’intreccio (a parte, forse, verso la fine). Come se il ritmo del romanzo non riuscisse mai a essere all’altezza del linguaggio. Opinione quanto mai personale, com’è ovvio.

    ha scritto il 

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