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Altezza reale

Di

Editore: Dall'Oglio (I corvi, 71)

3.7
(201)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 309 | Formato: Paperback

Data di pubblicazione: 

Traduttore: I. Douglas-Scott

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , Copertina morbida e spillati , Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Da Wikipedia.
Il romanzo è ambientato nell'immaginario Granducato di Grimmburg e racconta la storia della famiglia granducale ed in particolare del secondogenito del Granduca, Klaus Heinrich, a cui spetta il compito di arrestare la crisi, sposando Imma, la figlia di un miliardario americano. Mann descrisse Altezza Reale come una "fiaba razionale" oppure come una "commedia in forma di romanzo". Questa opera, come tutte le principali di Thomas Mann, è pervasa dalla descrizione della peculiare decadenza, creatrice di nuovi valori e di nuovi sistemi politico-sociali che ha caratterizzato il mondo occidentale di fine Ottocento. Questa decadenza ambivalente, da un lato minerà gli usi e i costumi tradizionali non solo della aristocrazia ma anche della borghesia, dall'altro consentirà il rifiorire di arti, letteratura e ideologie atte a migliorare la vita dell'uomo. Mann non intende fare proclami né tantomeno inviare messaggi a governanti ed agli innovatori, si rivolge piuttosto all'uomo.
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  • 4

    Per legge e per tradizione i figli della coppia regnante devono nascere nella fortezza di Grimmburg. Ai primi di giugno, esattamente il giorno dopo Pentecoste, sessantadue colpi di cannone annunciano un lieto evento: la granduchessa Dorothea ha dato alla luce, per la seconda volta, un principe. I ...continua

    Per legge e per tradizione i figli della coppia regnante devono nascere nella fortezza di Grimmburg. Ai primi di giugno, esattamente il giorno dopo Pentecoste, sessantadue colpi di cannone annunciano un lieto evento: la granduchessa Dorothea ha dato alla luce, per la seconda volta, un principe. Il padre del piccolo, avvisato telegraficamente, si precipita alla fortezza per ammirare il nuovo nato. Pare sano - soprattutto rispetto al primogenito da sempre di salute cagionevole - tranne che per quella piccola mano rattrappita. I medici chiamati ad esaminarlo affermano trattarsi di un’atrofia incurabile. Ma dopo la prima reazione si comprende come ci si debba abituare a quella malformazione e, d’altronde, una zingara profetizzò la salvezza del regno ad opera di un sovrano con una mano sola…
    Come ne I Buddenbrook anche in questa opera del 1909 Mann affronta il tema della decadenza, questa volta della dinastia di un piccolo regno, scandita dal ritmo lento delle vicende nelle quali muove i suoi passi (con la mano atrofica rigorosamente celata agli sguardi altrui) Klaus Heinrich, secondogenito ma destinato a svolgere le funzioni del fratello, il granduca, sempre afflitto da problemi di salute. Il regno è sommerso dai debiti, le manovre economiche si son rivelate insoddisfacenti e le sale di rappresentanza magistralmente simboleggiano, con le loro tende scolorite e divorate dalle tarme, un crescente degrado che comunque non impedisce lo svolgersi delle cerimonie di rito, “perché cosi dev’essere”. Klaus è amabile nella sua ingenuità, nella sua voglia di scoprire il mondo pur soffocato dall’isolamento e i suoi sforzi volti a mescolarsi col mondo esterno risultano vani e fagocitati da ciò che rappresenta: non può essere diverso da ciò che deve essere. Più che un essere umano è un simbolo. E quando si lascia andare spogliandosi dei suoi panni non gli è consentito muoversi liberamente perché tutti “pur senza indovinarla” sentono la sovranità. E se la prima parte del romanzo lascia presagire una decadenza tout court, ci si dovrà ricredere nell’ultima dove Mann ha dato un cambio di rotta al racconto regalandoci il dolce sapore di una favola.

    ha scritto il 

  • 4

    Apparentemente testo su una lunghezza d'onda diversa dal Mann più noto, è tuttavia una storia costruita con il solito scrupolo, e a suo modo pungente (tutti i problemi finanziari che la percorrono e la determinano...), in cui l'autore sembra divertirsi a combinare in un pastiche la regalità quasi ...continua

    Apparentemente testo su una lunghezza d'onda diversa dal Mann più noto, è tuttavia una storia costruita con il solito scrupolo, e a suo modo pungente (tutti i problemi finanziari che la percorrono e la determinano...), in cui l'autore sembra divertirsi a combinare in un pastiche la regalità quasi da operetta (ma il mondo germanico fino alla prima Guerra mondiale ospitava una teoria di teste blasonate: non a caso vi si stampava l'Almanacco di Gotha!) con i problemi economici e di "apertura" sociale.

    ha scritto il 

  • 3

    E' PUR SEMPRE MANN, MA DUE P...

    Lo stile è quello, la penna inconfondibile, quindi tanto rispetto. Ma dire che la prima parte del libro è noiosa è farle un complimento enorme. Ma forse è voluto, visto che si descrive la vita di una corte reale tedesca stantia e incapace di adattarsi ai nuovi tempo e di reagire alle sfide del nu ...continua

    Lo stile è quello, la penna inconfondibile, quindi tanto rispetto. Ma dire che la prima parte del libro è noiosa è farle un complimento enorme. Ma forse è voluto, visto che si descrive la vita di una corte reale tedesca stantia e incapace di adattarsi ai nuovi tempo e di reagire alle sfide del nuovo che avanza.
    Il corteggiamento tra il principe e la bella e misteriosa ereditiera, invece, è bellissimo, pagine davvero graziose. Qui il libro prende ritmo. Bello anche il contrasto tra il ricco americano e il suo modo di fare e le regole rigide e antiche della corte reale. Due mondi a confronto, quello vecchio del XIX secolo e quello nuovo del XX secolo, tema molto caro a Mass.
    Il finale con tanto di pompa e descrizioni auliche e altisonante non mi ha convinto.
    In generale, comunque, per essere un romanzo di Mann mi è parso sinceramente deboluccio. Si intravedono alcuni temi potenzialmente interessanti, ma complessivamente non vengono trattati a dovere e non si capisce bene dove voglia andare a parare l'autore.
    Consigliabile solo ai veri appassionati di Mann come il sottoscritto. Gli altri possono trovare romanzi decisamente migliori del grande scrittore tedesco.

    ha scritto il 

  • 4

    Non ho trovato chi condivida la mia opinione, ma insisto: “Altezza reale” non è una favola. Le atmosfere vagamente fiabesche si dissolvono presto e rivelano, fin dalle prime pagine, che c’è del marcio. Il granduca nasce con un braccio rattrappito e deforme. Segue la malinconica infanzia, nello sq ...continua

    Non ho trovato chi condivida la mia opinione, ma insisto: “Altezza reale” non è una favola. Le atmosfere vagamente fiabesche si dissolvono presto e rivelano, fin dalle prime pagine, che c’è del marcio. Il granduca nasce con un braccio rattrappito e deforme. Segue la malinconica infanzia, nello squallore dei palazzi reali, fatiscenti e disabitati. La decadenza del regno, sempre più irrimediabile, per corruzione, ignoranza, inedia. Il padre svanito, la madre fatua, il fratello altezzoso e malato, tutti si avviano verso una brutta fine, uno dopo l’altro. Le dorature si scrostano, i rosai puzzano di muffa. Il precettore, che sembrava essere l’unico amico del granduca, si rivela ambizioso fino al fanatismo e fa una fine ancora più brutta degli altri. Arida, solitaria e sinistra è l’esistenza del granduca e così anche quella di Imma, la figlia del miliardario: rinchiusa tra la dama di compagnia pazza e il cane ugualmente pazzo, i volumi di algebra, la noia della beneficenza e l’odio delle folle che vedono in lei la nipote di un gangster. E infine, e soprattutto, ripugna la storia d’amore tra i due protagonisti, che tiene conto sempre e soprattutto dei soldi di lei, al ritmo del gioioso ritornello “per il bene del regno e di tutti”. Non credo alla felicità che si promettono l’un l’altro i due sposi, nelle ultime righe, affacciandosi al balcone reale a salutare la folla; non credo a questo lieto fine appiccicato a una storia tetra, un lieto fine ambiguo che non convince e che suona forse addirittura beffardo: la vita non è una favola, no davvero.

    ha scritto il 

  • 4

    Thomas Mann è una garanzia, e "Altezza Reale" non delude. Ambientato in un inventato ma verosimile granducato tedesco nei primi anni del '900, racconta la storia del principe Cola Enrico, dalla nascita al matrimonio.
    Legata alla sua troviamo però anche la storia della sua famiglia, del popo ...continua

    Thomas Mann è una garanzia, e "Altezza Reale" non delude. Ambientato in un inventato ma verosimile granducato tedesco nei primi anni del '900, racconta la storia del principe Cola Enrico, dalla nascita al matrimonio.
    Legata alla sua troviamo però anche la storia della sua famiglia, del popolo, del granducato e della sua decadente economia, che verrà risanata grazie all'arrivo di un milionario tedesco emigrato in America e di sua figlia, l'enigmatica Imma.
    Molti temi di questo libro si trovano anche negli altri di Mann (la malattia, l'inadeguatezza, la decadenza...) ma qui assumono un tono più mite, come dev'essere in una favola per adulti.

    ha scritto il 

  • 4

    Una stella in meno della media di Thomas Mann, solo perché c'è meno impegno intellettuale del solito.

    Sembrerebbe assurdo dare una stella in meno perché il libro è divertente. Ma Mann mi ha abituato a libri impegnativi, solidi, eterni. Questo rispetto agli altri si può addirittura definire frivolo. Una storia di reali e nobili della mittle-europa ottocentesca.

    ha scritto il 

  • 5

    La mia contingente nostalgia dell'Aura, dell'Opera e dell'Autore è stata ampiamente soddisfatta da questo bel libro dei bei tempi andati. Pienezza romanzesca e solidità strutturale. Dialoghi che restaurano la civiltà umanistica, conversazioni lievementi dissacranti e meravigliose lungaggini. Ritm ...continua

    La mia contingente nostalgia dell'Aura, dell'Opera e dell'Autore è stata ampiamente soddisfatta da questo bel libro dei bei tempi andati. Pienezza romanzesca e solidità strutturale. Dialoghi che restaurano la civiltà umanistica, conversazioni lievementi dissacranti e meravigliose lungaggini. Ritmo ineluttabile. Questi i preziosismi che sovrastano lo sfacciato e consolatorio finale.

    ha scritto il 

  • 4

    L’erede al trono di un piccolo regno dalle finanze dissestate, una ricca e colta fanciulla americana, una prudente storia d’amore… il risultato è una fiaba moderna ricca di ironia.
    Un Mann ridotto all’essenziale, con i suoi artifici letterari (per esempio i leitmotiv) ben in mostra. ...continua

    L’erede al trono di un piccolo regno dalle finanze dissestate, una ricca e colta fanciulla americana, una prudente storia d’amore… il risultato è una fiaba moderna ricca di ironia.
    Un Mann ridotto all’essenziale, con i suoi artifici letterari (per esempio i leitmotiv) ben in mostra. Anche per questo, delizioso.

    ha scritto il