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Altri colori

Vita, arte, libri e città

By Orhan Pamuk

(57)

| Paperback | 9788806201777

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Book Description

Quando un terremoto, alla fine degli anni Novanta, devastò Istanbul, Pamuk decise di percorrere le strade della sua città per prestare soccorso alle vittime e osservare, con gli occhi dello scrittore, le conseguenze del sisma. Il terremoto è soltanto Continue

Quando un terremoto, alla fine degli anni Novanta, devastò Istanbul, Pamuk decise di percorrere le strade della sua città per prestare soccorso alle vittime e osservare, con gli occhi dello scrittore, le conseguenze del sisma. Il terremoto è soltanto l'ultimo dei disastri che hanno colpito Istanbul nel corso dei secoli: incendi, assedi, conquiste, invasioni, rivoluzioni sono gli agenti di una distruzione che ciclicamente ridisegna il volto della città. Eppure camminare tra le macerie, osservare i palazzi sventrati e le vite annientate, conduce Pamuk a una scoperta sorprendente: epoche, popoli e tradizioni a Istanbul non si sostituiscono ma si sovrappongono come sedimenti geologici, come gli strati successivi di rovine che si accumulano le une sulle altre. Tocca al romanziere inoltrarsi nelle profondità di questo territorio e opporre all'opera devastatrice del tempo e della storia il gesto riparatore della scrittura. E veramente è un gesto, un movimento: quello di chi scende in strada e diventa testimone oculare, di chi si addentra nella complessità dei fenomeni con la leggerezza e la sensibilità del flâneur e poi torna alla scrivania, armato solo della sua immaginazione, e scrive.

13 Reviews

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    http://antoniodileta.wordpress.com/2014/01/28/altri-col… “Vi riferisco questi dettagli non tanto per raccontarvi come io abbia scritto il mio libro, quanto piuttosto per affrontare un argomento che riguarda l’arte del romanzo: trasfor ...(continue)

    http://antoniodileta.wordpress.com/2014/01/28/altri-col…

    “Vi riferisco questi dettagli non tanto per raccontarvi come io abbia scritto il mio libro, quanto piuttosto per affrontare un argomento che riguarda l’arte del romanzo: trasformare “l’altro”, “lo straniero”, “il nemico” che abbiamo nella testa. È possibile, certo, scrivere libri immaginando i personaggi in situazioni simili alle nostre. Vogliamo prima di tutto che il romanzo racconti di persone simili a noi, anzi di noi stessi. Raccontiamo una madre simile alla nostra, un padre come il nostro, una famiglia, una casa, una strada, una città e un paese che conosciamo bene. Ma le regole strane e magiche dell’arte del romanzo trasformano improvvisamente la nostra famiglia, la nostra casa e la nostra città in luoghi che appartengono a tutti. Si è affermato spesso che I Buddenbrook sono un romanzo troppo autobiografico. Ma quando a diciassette anni ne sfogliavo le pagine, vi leggevo la storia di una famiglia in cui mi immedesimavo facilmente, e non quella dello scrittore che non conoscevo affatto. I meravigliosi meccanismi dell’arte del romanzo servono all’autore per offrire a tutta l’umanità la propria storia come se fosse quella di un estraneo.
    Ecco, l’arte del romanzo è il dono di raccontare la propria storia come se fosse quella di altri; ma questo è solo un aspetto di questa grande arte che da quattrocento anni emoziona i lettori con tutta la sua forza e appassiona ed esalta noi scrittori. L’altro aspetto è costituito da ciò che mi spinse sulle strade di Francoforte o di Kars: la possibilità di scrivere la storia degli altri come se fosse la “mia”. In questo modo, attraverso i buoni romanzi, cerchiami di cambiare prima i confini degli altri, poi i nostri. Gli altri diventano “noi”, e noi diventiamo gli “altri”. Naturalmente, un romanzo svolge le due funzioni insieme. Racconta sia la nostra vita come fosse quella di un’altra persona, sia la vita degli altri come fosse la nostra. Per arrivare a questo non è necessario raggiungere per forza altre città e vagare per strade sconosciute come ho fatto io per Neve. Tanti romanzieri attingeranno all’immaginazione per trasformare se stessi in altre persone, per scrivere degli altri come di se stessi. Per spiegarmi meglio, vorrei citare questo esempio che riprende anche il concetto di parentela letteraria: “ Che cosa succederebbe se una mattina mi svegliassi nel mio letto trasformato in un enorme scarafaggio?”. Secondo me, dietro i grandi romanzi c’è sempre uno scrittore preso dal piacere di trasformare se stesso in un’altra persona, con una creatività che preme sui propri limiti. Per immaginare di diventare una mattina un enorme scarafaggio e per vedere i vostri famigliari disgustati e spaventati - i genitori che vi scagliano addosso delle mele mentre voi scappate su muri e soffitti -, non è necessario uno studio sugli insetti, ma uno su Kafka. Prima di immedesimarsi in un’altra persona, però, è importante fare qualche ricerca. E dobbiamo soffermarci soprattutto su una domanda: chi è “l’altro” che siamo tenuti a immaginare? Questa persona che non ci assomiglia si rivolge ai nostri istinti più primitivi: protezione, aggressione, odio e paura. Sappiamo che questi sentimenti accendono la nostra capacità di immaginazione e ci spingono a scrivere.”
    (Orhan Pamuk, “Altri colori”, ed. Einaudi)

    Fino alla lettura oggetto di quest’articolo, non avevo mai letto alcunché di Orhan Pamuk, nonostante avessi avuto modo di apprezzarlo in alcune interviste. Il mio incontro con lui è avvenuto in maniera casuale (ma cos’è il “caso”? Non è questa la sede per cercare di capirlo), mentre giravo in biblioteca alla ricerca di tutt’altro. Notando su uno scaffale “Altri colori”, l’ho preso in mano e, dopo averne letto la presentazione, ho aperto il libro in un punto qualunque, trovando un capitolo intitolato "Leggere Thomas Bernhard in un momento di sconforto". Siccome Bernhard è un autore che ammiro, mi sono incuriosito e ho scoperto, nella stessa sezione del libro, altri saggi dedicati a scrittori che hanno segnato la mia formazione da lettore o che comunque mi sono piaciuti, cioè Dostoevskij, Camus, Stendhal e Nabokov. Stimolato da quelle pagine, mi sono deciso a prendere “Altri colori” e, ultimata la lettura, debbo dire che l'attesa di una dolente bellezza non è stata vana.
    Come spiega lo stesso Pamuk nella breve introduzione, nel volume sono raccolti tutta una serie di scritti eterogenei rispetto ai suoi romanzi per finalità e circostanze in cui furono elaborati, ma che egli riteneva opportuno accorpare in un’unica edizione, sia pure limando e tagliando ciò che, a posteriori, riteneva superfluo. Si tratta di articoli per quotidiani, prefazioni alle edizioni turche di grandi romanzi, interviste, saggi e reportage. Sullo sfondo, il rapporto con Istanbul e soprattutto con la letteratura, una dipendenza necessaria, con l’estasi della creazione, la sofferenza dovuta alla lotta per diventare l’autore dei libri che si vorrebbero scrivere. Per comodità di lettura, nel raccogliere gli scritti non è stato seguito un criterio cronologico, ma una più opportuna, benché labile, suddivisione per tematiche.
    Essendo stato colpito dalle parole su Bernhard, inizio proprio con l’evidenziare la sezione intitolata “Libri e letture”, nella quale Pamuk omaggia i suoi autori prediletti e più in generale si sofferma sul suo rapporto con la lettura, nonché su quella tra lo scrittore e i suoi lettori. In un brano ricorda quando si liberò di alcuni testi presenti nella sua libreria perché quasi si vergognava di averli apprezzati in gioventù, ma l’episodio è un pretesto per riflettere sull’importanza della rilettura e su come possiamo vederci diversi alle prese con uno stesso libro, secondo la nostra predisposizione del momento. In particolare, egli narra la sua esperienza nel rileggere “La certosa di Parma” di Stendhal. Il romanzo inoltre, scrive Pamuk, è una fuga da un mondo che riteniamo inaccettabile, ma non si tratta di qualcosa di scisso dal mondo stesso, perché dal mondo prende la sua materia viva e nel mondo ci rigetta non appena solleviamo lo sguardo dalla pagina. Sarebbe più corretto dire, forse, che tra i due mondi c’è un interscambio continuo. Molti degli scritti racchiusi in questa sezione del libro sono prefazioni alle edizioni turche di grandi romanzi. Nel precedente articolo ho riportato tre passaggi dedicati a Dostoevskij, che mi hanno particolarmente colpito, considerata la mia ammirazione per lo scrittore russo, ma altrettanto lucidi e coinvolgenti sono le pagine su Sterne e il suo “Tristram Shandy”, quelle su Nabokov, sull’iracondo vortice lessicale nel quale ci avvolge Thomas Bernhard con i suoi capolavori, su Hugo e la sua magniloquenza, arma a doppio taglio, su un gigante del pensiero come Albert Camus o ancora su Vargas Llosa e su che significato possa darsi all’espressione “letteratura del Terzo Mondo”.
    Se questa è stata la sezione che mi ha attirato al libro, devo dire che le altre non sono state meno interessanti, benché trattino argomenti sui quali la mia preparazione è più lacunosa. Nella prima, “La vita e i suoi tormenti”, Pamuk si sofferma su Istanbul, la città che gli ha dato i natali e nella quale ha vissuto per gran parte della sua esistenza. A parte alcuni articoli di più stretta attualità, meno rilevanti a mio avviso, sono da segnalare le toccanti pagine riguardanti il terremoto che colpì la città nel 1999, causando oltre trentamila morti. La disperazione, la rabbia per le colpe dei corrotti costruttori, la speranza da preservare pur in mezzo a una situazione angosciante, ci sono rese con partecipazione e lirismo da Pamuk.
    Un’altra sezione molto interessante del volume è quella intitolata “Politica, Europa e la difficoltà di essere se stessi”. Nonostante alcuni riferimenti alla storia turca, che potrebbero ostacolare la lettura di chi (come me) non è ferrato in materia, gli scritti raccolti si lasciano leggere e riguardano temi molto rilevanti, a cominciare dal cosiddetto rapporto Oriente-Occidente, e più in particolare tra la Turchia e il continente europeo. Pamuk, ricordando episodi quali il golpe del 1980 o il processo intentatogli nel 2005 per “insulto all’identità nazionale”, avendo lui ricordato il genocidio degli armeni del 1915, analizza il controverso rapporto tra la sua nazione e l’Europa, da lui vissuto con sofferenza. L’infantile entusiasmo che un tempo aveva indotto parte dell’opinione pubblica turca a “occidentalizzarsi”, si scontra da un lato con le barriere insormontabili che l’Europa stessa pone, dall’altro con i nazionalismi interni di chi equipara l’Europa al Male. Questo miscuglio di ripugnanza e amore, di vergogna per le proprie arretratezze e orgoglio per i proprio valori fondanti, porta Pamuk a interrogarsi sui temi dell’identità, dell’integrazione, dell’intolleranza, dei fanatismi e fondamentalismi, e, su un piano più generale, circa l’impossibilità di esportare concetti come libertà e democrazia a suon di bombe.
    Nella quarta parte sono concentrate le riflessioni che Pamuk dedica al processo di creazione dei propri romanzi, con tutto il carico di speranze, paure, dubbi, senso di solitudine e sconfitta che un autore può provare mentre sta creando, ma anche la “felicità” e lo slancio della creazione stessa. Queste pagine, presumo, sarebbero state ancora più interessanti qualora avessi già letto qualche suo romanzo, cosa che mi propongo di fare in futuro, cominciando da “Neve”. L’ultima sezione, “Immagini e testi”, raccoglie riflessioni sul rapporto tra realtà e rappresentazione, sulla pittura, sul cinema, sul perché non divenne architetto e su tanti altri aspetti più o meno marginali dell’esistenza, che pure si riverseranno nelle opere di Pamuk.
    In conclusione, posso dirmi molto soddisfatto di aver aperto “a caso” questo libro e di aver così scoperto, almeno spero, una futura fonte di letture romanzesche.

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    Sisifo77 said on Jan 28, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Non 5 stelle perchè è una antologia di articoli vari, ma ognuno mi ha rafforzato nella mia stima di Pamuk; buffo che lo conosca più come saggista che come romanziere.
    Ho scoperto con piacere un amore comune per Tristram Shandy anche se non mi immagin ...(continue)

    Non 5 stelle perchè è una antologia di articoli vari, ma ognuno mi ha rafforzato nella mia stima di Pamuk; buffo che lo conosca più come saggista che come romanziere.
    Ho scoperto con piacere un amore comune per Tristram Shandy anche se non mi immagino Pamuk come emulo di Sterne.
    Mi piacerebbe che Pamuk volesse diventare l'Unamuno de "Le Mille e una Notte".

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    Henry Newbolt said on Jul 10, 2011 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    Si può non essere mai stati in una città e avere la sensazione di esserci; non si conoscono le persone di cui parla l'autore ma ci sembra di averle viste: è tutto un gioco d'incanti, di rimandi, di cose non dette ma solo intuite. I luoghi di cui ci p ...(continue)

    Si può non essere mai stati in una città e avere la sensazione di esserci; non si conoscono le persone di cui parla l'autore ma ci sembra di averle viste: è tutto un gioco d'incanti, di rimandi, di cose non dette ma solo intuite. I luoghi di cui ci parla l'autore, i fatti che ci narra, diventano subito familiari. È una specie di magia ma forse sono magici tutti i grandi autori.

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    Silverenes said on Dec 24, 2010 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    "one day I'll write a book that's made only from fragments too" This is that book, set inside a frame to suggest a center that I have tried to hide : I hope that readers enjoy imagining that center into being. O. Pamuk

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    Angela said on May 25, 2010 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    "Otros colores" es un libro constituído por fragmentos, por retazos, por momentos. En él, Orhan Pamuk nos ofrece relatos autobiográficos, recuerda su primer encuentro con la idealizada Nueva York, describe con emoción de padre los pormenores de la g ...(continue)

    "Otros colores" es un libro constituído por fragmentos, por retazos, por momentos. En él, Orhan Pamuk nos ofrece relatos autobiográficos, recuerda su primer encuentro con la idealizada Nueva York, describe con emoción de padre los pormenores de la gestación de algunas de sus obras, la repercusión (no siempre positiva) que éstas tuvieron en su país y en su vida personal y detalla las declaraciones que pudieron haberlo llevado a la cárcel en su país. También habla de "sus" libros (los de su biblioteca) y de su particular visión del arte (imposible no recordar "Me llamo Rojo")

    Imprescindible para aquellos que conocen y admiran la obra de un autor que verdaderamente cree que la buena literatura es una aproximación a la felicidad y que consigue describirnos la realidad con sus matices, con sus diferentes colores.

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    Alexia73 said on Apr 11, 2010 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    mi stò innamorando di questo scrittore senza averne mai finito un libro, mi piace come parla di Istanbul e dei suoi ricordi, ma specialmente amo quando uno scrittore parla di se e delle sue letture, della sua propria tecnica di scrittura e di altre d ...(continue)

    mi stò innamorando di questo scrittore senza averne mai finito un libro, mi piace come parla di Istanbul e dei suoi ricordi, ma specialmente amo quando uno scrittore parla di se e delle sue letture, della sua propria tecnica di scrittura e di altre divagazioni sempre intrecciate alla sua vita, alla storia sua personale e della città di Istanbul che sempre ritorna in ogni sua pagina.

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    Sem973 said on Jan 14, 2010 | Add your feedback

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