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Alzaia

Di

Editore: Feltrinelli

3.9
(443)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 130 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese

Isbn-10: 8807819775 | Isbn-13: 9788807819773 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , eBook

Genere: Fiction & Literature , Religion & Spirituality

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Descrizione del libro
L'alzaia è la fune che serviva a tirare dalla riva di fiumi e canali chiatte e battelli controcorrente. E qui è la corda che trascina pensieri, frasi, spunti, accadimenti. Alzaia diventa così un prezioso quaderno di riflessioni, un esercizio per non perdere la memoria. Si procede per "voci" in ordine alfabetico (e a quelle dell'edizione del 1997 se ne aggiungono molte altre), come in un vocabolario. Voci come Agguati, Compiti, Confini, Emigranti, Esecuzioni, Indifferenza, Maternità, Nuvole, Operai, Ricordo, Rondine, Sazietà, Sono io, Testimoni, Vacci piano, Yiddish, Zingari. E in ogni voce c'è un dettaglio, un segmento di verità, un appunto da non dimenticare. Walter Benjamin, scrive De Luca, "immaginava di scrivere un libro di sole citazioni, il cui senso fosse dato dall'accostamento, il cui valore d'autore risultasse dal montaggio. Questo libretto Alzaia , che ammucchia frasi lette e vi appende un commento, è un seguace di quell'intuizione".
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  • 5

    Titoli di coda

    Grazie.
    Non finirò mai di ammirarti, Erri -e mi permetto il lusso di chiamarti per nome- per la tua sterminata conoscenza, per il modo che hai di veicolarne i contenuti senza dar fastidio agli occhi e agli orecchi inesperti di chi si avvicina, timido, a tanta sapienza.

    ha scritto il 

  • 4

    c'è tutto De Luca e la sua poetica saggezza, la sua esperienza di lettore e traduttore autodidatta dell'Antico Testamento, di operaio, di autista di soccorsi umanitarî in Bosnia, in queste paginette monografiche - ogni pagina dedicata a una parola, un tema, un'espressione, in ordine alfabetico, o ...continua

    c'è tutto De Luca e la sua poetica saggezza, la sua esperienza di lettore e traduttore autodidatta dell'Antico Testamento, di operaio, di autista di soccorsi umanitarî in Bosnia, in queste paginette monografiche - ogni pagina dedicata a una parola, un tema, un'espressione, in ordine alfabetico, ognuna indipendente dall'altra, frutto (almeno alcune di esse) di una rubrichetta tenuta su "Avvenire". Sorge qualche dubbio sulla genesi del libro: prima edizione del '77, ignoravo che a quella data De Luca avesse già cominciato a pubblicare (e a studiare le Scritture); seconda edizione ampliata, 2004; ma sono numerosissime le pagine che si riferiscono o alla guerra di Bosnia, o ad altri eventi ben posteriori al '77, tanto che a quella data sarebbe riferibile non so se metà o meno delle 130 pagine scarse totali. Sarà sbagliata la data in colophon, 1997 anziché 1977?

    ha scritto il 

  • 2

    "il silenzio oggi è solo un disturbo dell'udito"


    "per imparare a conoscere lo spazio tra creatura e creatore la lotta non basta più. ci vuole un'arte verticale,si chiama religione ed è governata dall'amore"


    "un ascolto partecipe vale almeno quanto un buon consiglio"


    "il nazis ...continua

    "il silenzio oggi è solo un disturbo dell'udito"

    "per imparare a conoscere lo spazio tra creatura e creatore la lotta non basta più. ci vuole un'arte verticale,si chiama religione ed è governata dall'amore"

    "un ascolto partecipe vale almeno quanto un buon consiglio"

    "il nazista non obbediva agli ordini,li realizzava ,li interpretava,li perfezionava con il suo entusiasmo.c'è anche un modo di obbedire agli ordini riuscendo a sabotarli."

    "i nuovi guerrieri della fede più che credere in Dio,pensano che sia lui a credere in loro,affidando alle loro mani certe sue missioni sbrigative"

    " cerco nei libri la lettera,anche solo la frase che è stata scritta per me e che per ciò, sottolineo, estraggo e porto via. Non mi basta che il libro sia avvincente, celebrato ne che sia un classico:se non sono anch'io un pezzo dell'idiota di Dostoevskij, la mia lettura è vana. Perchè il libro, anche il sacro, appartiene a chi lo legge e non per il diritto ottenuto con l'acquisto. Perchè ogni lettore pretende che in un rotolo di libro ci sia qualcosa scritto su di lui."

    ha scritto il 

  • 4

    breviario, livre de chevet, da sfogliare ogni tanto. Sono brevi, ma dense riflessioni, citazioni, commenti alla Scritture o a episodi autobiografici o storici. Va letto così: un po' per volta, per dare il tempo di riflettere, ponderare e 'crescere'.

    ha scritto il 

  • 5

    Che mondo sarebbe senza Erri!

    Da leggere e rileggere infinite volte... è un libro in grado di entrarti dentro ogni volta, in modo diverso, in modo straordinario!


    ‎Cerco nei libri la lettera, anche solo la frase che è stata scritta per me e che perciò sottolineo, ricopio, estraggo e porto via. Non mi basta che il li ...continua

    Da leggere e rileggere infinite volte... è un libro in grado di entrarti dentro ogni volta, in modo diverso, in modo straordinario!

    ‎Cerco nei libri la lettera, anche solo la frase che è stata scritta per me e che perciò sottolineo, ricopio, estraggo e porto via. Non mi basta che il libro sia avvincente, celebrato, né che sia un classico: se non sono anch'io un pezzo dell'idiota di Dostoevskij, la mia lettura è vana. Perché il libro, anche il sacro, appartiene a chi lo legge e non per il diritto ottenuto con l'acquisto. Perché ogni lettore pretende che in un rotolo di libro ci sia qualcosa scritto su di lui.

    ha scritto il 

  • 3

    ... Ognuno può riconoscere la saggezza di un destino che divaga sempre e per compiersi non insegue rotta, ma deriva ...

    Come le noccioline quando bevi un buon bicchiere di vino rosso :)


    ‎"L'italiano è una lingua raggiunta, la amo. Per l'altra non uso il verbo amare. Al napoletano voglio bene. Gli proteggo la siepe, non ci faccio entrare l'italiano, adesso è per me una riserva naturale. Gli voglio bene perch ...continua

    Come le noccioline quando bevi un buon bicchiere di vino rosso :)

    ‎"L'italiano è una lingua raggiunta, la amo. Per l'altra non uso il verbo amare. Al napoletano voglio bene. Gli proteggo la siepe, non ci faccio entrare l'italiano, adesso è per me una riserva naturale. Gli voglio bene perchè mette forza di raddoppio alla parola "ammore", al posto del più delicato amore, e nel "dimmane" che dev'essere migliore del solito domani. Gli voglio bene perchè al contrario dell'indicativo "abbiamo", toglie peso e presunzione al verbo avere, dicendo "avimm". Gli voglio bene perchè raddoppia "primma" e "doppo" e dà così più consistenza al prima e al dopo, al tempo passato e a quello venturo. Mentre il presente è un frattempo che si riduce a un "mo'", sillaba di momento. E sono affezionato al suo verbo andare che è il più veloce del mondo, "ì", più corto del già svelto "ire" latino. Perchè quando te ne devi andare, "te n'ia ì", SUBITO."

    ha scritto il 

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