Amatissima

Di

Editore: Frassinelli (Tascabili, 3)

4.2
(946)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 408 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco , Inglese , Spagnolo , Chi tradizionale , Francese , Olandese , Svedese , Portoghese

Isbn-10: 8876843957 | Isbn-13: 9788876843952 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Giuseppe Natale ; Curatore: Franca Cavagnoli ; Postfazione: Alessandro Portelli

Disponibile anche come: Copertina rigida , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
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  • 3

    Lettura non semplice, anche se molto interessante. Ho trovato stranamente questo libro poco coinvolgente emotivamente, ed è strano perchè è una storia pazzesca fatta di sentimenti fortissimi e vite du ...continua

    Lettura non semplice, anche se molto interessante. Ho trovato stranamente questo libro poco coinvolgente emotivamente, ed è strano perchè è una storia pazzesca fatta di sentimenti fortissimi e vite durissime, ma non s com'è erano là, descritte raccontate, e sembrava che non riuscissi a farne parte. Che strana sensazione.

    ha scritto il 

  • 5

    "Quei bianchi mi hanno preso tutto quello che avevo e che sognavo, e mi hanno anche rotto le corde del cuore. A questo mondo non c'è la sfortuna, ci sono solo i bianchi."

    Tra le tante cose che non capisco e che mi fanno inorridire e vergognare di appartenere al genere umano, la schiavitù è una delle cose che più mi sono incomprensibili. I dolori e le sofferenze di que ...continua

    Tra le tante cose che non capisco e che mi fanno inorridire e vergognare di appartenere al genere umano, la schiavitù è una delle cose che più mi sono incomprensibili. I dolori e le sofferenze di questi popoli strappati alla loro terra per essere usati come forza lavoro da gente cosiddetta civile: senza diritti, senza compensi, con le catene ai piedi e il morso alla bocca, mi fanno veramente vergognare di essere bianco. Da una vicenda accaduta realmente durante il periodo della schiavitù, Toni Morrison (prima donna afro-americana ad aver vinto il premio Nobel, nel 1993!!!!) prende spunto per raccontare la storia di Seth, schiava fuggita dai suoi padroni, per raggiungere la madre di suo marito (marito si fa per dire, perché agli schiavi non era permesso neanche di sposarsi!!) e i suoi figli, lasciati in custodia alla vecchia Baby Suggs, schiava liberata. Una storia meravigliosa e dolorosa, che ti entra dentro, ti lacera il cuore e i sentimenti, e che mi ha fatto soffrire, indignare e soprattutto vergognare di essere bianco. Capolavoro!!!

    ha scritto il 

  • 2

    Mi rendo conto che sono una voce fuori dal coro, ma questo libro l'ho detestato.
    Intanto, per circa la metà, non ho capito la trama: tutt tra il detto e il non detto, tra visioni di fantasmi e credenz ...continua

    Mi rendo conto che sono una voce fuori dal coro, ma questo libro l'ho detestato.
    Intanto, per circa la metà, non ho capito la trama: tutt tra il detto e il non detto, tra visioni di fantasmi e credenze tribali. La seconda parte un po' meglio, lo ammetto. Ci sono, è vero, dei brani molto toccanti che descrivono la schiavitù: immagini così forti che le ho sognate. Ma non posso dire altro, è uno stile che non mi appartiene.
    Una recensione più completa (e più diplomatica) qui:
    http://piedinudinelparco.blogspot.it/2015/10/amatissima.html

    ha scritto il 

  • 3

    Ad Alta Voce Radio 3 RAI

    http://www.adaltavoce.rai.it/dl/portaleRadio/Programmi/Page-9fe19bce-1c27-4b63-b41e-2d7581d21374?set=ContentSet-fe243d18-91c4-4d2c-aa66-d2c6b9761d5d&type=A
    Affascinante la storia ma soprattutto l'atmo ...continua

    http://www.adaltavoce.rai.it/dl/portaleRadio/Programmi/Page-9fe19bce-1c27-4b63-b41e-2d7581d21374?set=ContentSet-fe243d18-91c4-4d2c-aa66-d2c6b9761d5d&type=A
    Affascinante la storia ma soprattutto l'atmosfera un po' spiritual. Le scene sono descritte bene tanto che è facile immaginarle come fosse un film. Tuttavia il romanzo è talvolta un po' prolisso e la vicenda un po' troppo a forti tinte.
    Maria Paiato molto brava.

    ha scritto il 

  • 4

    "«Dimmi una cosa, Stamp.» Paul D aveva gli occhi lucidi. «Dimmi solo questo. Un negro quanto deve sopportare? Dimmi. Quanto?»
    «Tutto quello che può», rispose Stamp Paid. «Tutto quello che può.»"

    Quest ...continua

    "«Dimmi una cosa, Stamp.» Paul D aveva gli occhi lucidi. «Dimmi solo questo. Un negro quanto deve sopportare? Dimmi. Quanto?»
    «Tutto quello che può», rispose Stamp Paid. «Tutto quello che può.»"

    Questo romanzo è stato la lettura più estenuante mai intrapresa in vita mia. In realtà, non saprei nemmeno da dove iniziare per darne un parere.

    Amatissima (traduzione leggermente errata dall'inglese Beloved) è a tutti gli effetti un capolavoro. Il fatto che gli abbia dato quattro stelline e non cinque è relativo. E' un libro indubbiamente difficile, pesante, prolisso e lento. Me lo sono portato avanti con fatica per qualche mesetto, interrompendone la lettura. Ma non consiglio lo stesso, soprattutto per la sensazione di insieme che se ne ha una volta terminato.

    Il titolo si riferisce al personaggio più enigmatico di tutto il romanzo, Amata, una ragazza che sbuca dall'acqua, un bel giorno, per installarsi al 124, dove vivono Sethe e sua figlia Denver, insieme a Paul D. ritornato dopo un pellegrinaggio solitario di sette anni. Paul D. ha appena liberato la casa dalla presenza di un fantasma violento.

    Ma perché Amata è così enigmatica e importante, tanto da renderle omaggio con il titolo del romanzo? Piccolo spoiler (importante, secondo me): Amata ritorna dal mondo inconoscibile: quello dei morti. Amata è il rancore, il senso di colpa di Sethe, che ha dovuto ucciderla per evitarle un morte in mano ai bianchi. Amata ritorna per Sethe, sua madre. Ritorna perché Sethe ne ha bisogno, anche se per tutto il romanzo, la figura di questa ragazzina assumerà numerose sfaccettature: dalla graziosità all'umanizzazione del degrado vizioso.

    "Era un fantasma affamato [Amata] e aveva bisogno di un sacco di amore, il che era più che naturale, tutto sommato. E io così faccio. La amo. Lei giocava con me e veniva sempre da me, quando ne avevo bisogno. Lei è mia, Amata. Lei è mia."

    E' un romanzo che ho trovato perfetto per molti motivi. Partendo dalla rappresentazione in toni crudi, macabri e schifosi dello schiavismo (con casi di zoofilia, stupri, omicidi efferati), Morrison se ne va per una - alquanto brillantemente scritta - strada, ossia quella delle radici e della maternità. Le quattro donne che fanno da pedine di tutta la vicenda, sembrano quasi sovrastare gli uomini (che scappano, che muoiono, che non ci sono), non per qualche rivendicazione femminista, ma perché la donna e il grembo sono dirette vittime di uno schiavismo cieco. Non a caso, il trauma più grande di Sethe è quello del suo latte rubato. Latte rubatole dal seno. Un crimine disumano, se lo si analizza a fondo. Quel latte è linfa, per i suoi figli.

    Forse, quello che più ho amato del romanzo è lo stile. Toni Morrison non ha scritto un romanzo, ma una cantilena, una nenia, un lamento, un racconto pianto. Una storia caratterizzata molto spesso da anafore e varie ripetizioni che conferiscono ancora di più quella dimensione quasi epica ai personaggi. Anche la ripetizione del succo di alcuni passaggi, rende tutto il materiale narrativo come qualcosa che si sta dicendo dal dolore.

    I personaggi - non tutti, certamente - portano con sé una dimensione epica perché in certi casi sono quasi titanici. Sethe stessa è un titano, un titano che può crollare, ma pur sempre un titano. Reduce da una guerra di dolorose battaglie, il cui segno è sulla sua stessa schiena: un albero formatosi da cicatrici delle frustate. La grandezza di un simbolo del genere parla da sé.

    Per non dimenticarci di Baby Suggs, la nonna, la cui caratteristica è la costante ricerca di colori perché in quel mondo, come scrive Toni, mancano. Il semplice arancione di una coperta è un paradiso senza tempo.

    Il realismo magico, invece, non ha quei toni tipici della sua natura. E' qualcosa che non genera stupore, ma conseguenze. I fantasmi, Amata sono presenze che rendono irrequieti e generano pregiudizio. Generano domande che si riversano su Sethe, non sull'entità del problema.

    Il rancore e il senso di colpa sono, a mio parere, il filo conduttore dell'intera storia. Sono sentimenti nati da conseguenze dolorose ma necessarie ad una vita disumana. Non penso che questo romanzo abbia vinto il premio Nobel senza i giusti motivi.

    ha scritto il 

  • 4

    Recensione completa qui: http://lemieletturecommentate.blogspot.com/2015/07/amatissima-di-toni-morrison.html

    La mia infanzia è stata segnata emotivamente da due sceneggiati : "Radici" e "Olocausto".
    All'epoca il bollino rosso in Tv non esisteva, quel che passava il convento lo si guardava e nessuno avvisava ...continua

    La mia infanzia è stata segnata emotivamente da due sceneggiati : "Radici" e "Olocausto".
    All'epoca il bollino rosso in Tv non esisteva, quel che passava il convento lo si guardava e nessuno avvisava che la visione avrebbe potuto essere difficile per un bambino o che i genitori avrebbero dovuto filtrare certe storie e immagini...così io mi sono bevuta situazioni che hanno traumatizzato la mia giovane mente come se fossero acqua; fatto sta che quando si parla di sterminio degli ebrei o di schiavitù dei neri in me si apre una voragine di dolore e il rifiuto di tali argomenti.
    Probabilmente se invece di leggere "Amatissima" al buio avessi guardato almeno di cosa parlasse avrei evitato... ma ormai è tardi, mi sono fatta fregare.
    Si tratta di un libro doloroso, ben raccontato, nel quale si percepisce la sofferenza che certe popolazioni hanno dovuto affrontare, ma la si percepisce soltanto in parte a mio avviso, perché Toni Morrison ha il pregio di srotolare la storia in modo comunque discreto, fa arrivare alle verità per gradi e senza sbatterla in faccia con violenza alla prima occasione. Il pregio massimo del romanzo, secondo la mia opinione, è proprio il raccontare certe verità pur lasciano un velo di pudicizia, una sottile linea che non viene oltrepassata e che non fa scadere la vicenda in una mera sequela di fatti orrendi. Probabilmente questo modo di narrare è reso dolce anche dalla parte un po' esoterica che troviamo in tutta la storia, quel lato misterioso in cui i morti si confondono con i vivi, un realismo magico che troviamo anche in molti altri autori ( l'esempio più famoso è forse nell'america latina con Garcia Marquez) ma che qui ha una connotazione ben precisa, quella propria sviluppatasi tra le popolazioni di colore deportate in schiavitù in America.
    Tuttavia è proprio la parte esoterica a non convincermi al cento per cento, tutto questo dolore, tutta questa realtà che vengono a galla forse grazie alla figura di Beloved che reale non è...o forse lo è? La mia mente è più pragmatica di quanto sembri e forse non accetta di non avere spiegazioni tangibili e chiare ad una storia che avvolge e stordisce, che porta a respirare l'aria della schiavitù e del sangue.
    Resta il fatto che si tratta di un romanzo affascinante anche se non incarna certo i generi letterari che preferisco in questo periodo della mia vita.
    Per chi non ha tempo di leggere ne suggerisco l'ascolto nella bella versione di Ad Alta Voce, il Podcast di Radio Tre.

    ha scritto il 

  • 4

    Si vive l'orrore della schiavitù con straordinaria con viva sensazione di commozione come quando i ragazzini frustavano per gioco i domestici e gli adulti imparavano ai piccoli il riconoscimento dei s ...continua

    Si vive l'orrore della schiavitù con straordinaria con viva sensazione di commozione come quando i ragazzini frustavano per gioco i domestici e gli adulti imparavano ai piccoli il riconoscimento dei segni sulla schiena e cogliere le somiglianze tra uomo e bestia.

    ha scritto il 

  • 5

    Una vera grande sorpresa. Mai letto fino ad ora, mi è sembrato un unicum, per la dinamica narrativa, complessa e avvolgente, che procede per gradi, svelando l'orrore ed il dolore indicibile per accenn ...continua

    Una vera grande sorpresa. Mai letto fino ad ora, mi è sembrato un unicum, per la dinamica narrativa, complessa e avvolgente, che procede per gradi, svelando l'orrore ed il dolore indicibile per accenni progressivi. Un ritmo , una capacità di scavo nell'animo piagato della protagonista, che riescono a costruire un racconto avvincente come pochi.

    ha scritto il 

  • 5

    C'è una casa, una casetta malconcia, alla periferia di Cincinnati, accanto a un bosco e a un fiume. Siamo intorno al 1870, la guerra di secessione è finita da poco. Nella casetta ci vivono solitarie d ...continua

    C'è una casa, una casetta malconcia, alla periferia di Cincinnati, accanto a un bosco e a un fiume. Siamo intorno al 1870, la guerra di secessione è finita da poco. Nella casetta ci vivono solitarie due donne nere, madre e figlia, e un fantasma rabbioso. All'inizio sappiamo solo questo, eppure siamo così avvinti che in quella casa ci viviamo anche noi, anche dopo aver chiuso il libro. Ci viviamo mentre cerchiamo di addormentarci nel nostro letto, alzandoci la mattina, camminando per strada, cucinando, il nostro pensiero è sempre là. Pagina dopo pagina, flash-back dopo flash-back, incastriamo i pezzi e ricostruiamo la storia che c'è dietro: la donna è scappata avventurosamente dalla schiavitù a diciannove anni, dopo averne passate tante, e tante altre ne passerà. Il fantasma si materializza, e poi ancora compaiono altri personaggi, con le loro storie difficili, spesso strazianti, che si intrecciano. Fino all'ultima pagina, leggendo Amata, sono vissuta là, nella casa di Bluestone Road, nascosta e invisibile, ma partecipe, commossa, suggestionata, quasi ipnotizzata. Non tutto mi è piaciuto. Certe pagine le ho trovate un po' sentimentali. Ma è un dettaglio che viene spazzato via dalla potenza di questo romanzo, appassionato e poetico, dalla scrittura evocativa, originale, di grande intensità.

    ha scritto il 

  • 0

    E' un libro che mi ha riempito la testa di interrogativi dato che la lettura è stata una sorta di lotta contro me stessa e non arrivavo a comprenderne il motivo. Non sono riuscita ad apprezzarne la st ...continua

    E' un libro che mi ha riempito la testa di interrogativi dato che la lettura è stata una sorta di lotta contro me stessa e non arrivavo a comprenderne il motivo. Non sono riuscita ad apprezzarne la storia corale, di testimonianza, recupero e ricordo, e solo in parte quella fatta di ruscelli individuali.
    Se l'intenzione era denunciare l'inumanità e la spoliazione del sé operata contro le donne di colore, se una delle tante nuance di un'opera in cui il simbolismo si utilizza in quantità industriale era il femminismo, ho amato invece, i pochi, ma solidi, struggenti, umanissimi e concreti personaggi maschili.
    Con vergogna ammetto che l'orrore (più acquarellato che brutalmente detto) mi ha orripilato meno di quanto immaginassi.
    Forse per il linguaggio, che probabilmente nell'originale è pieno di sfumature e significati, fascinazione e ricchezza, ma nella mia lingua madre sembra sciatto oltre la tollerabilità.
    Forse perché l'insopportabile violenza dell'uomo bianco è già stata denunciata, fotografata, descritta, rappresentata, inchiodata, biasimata in modi che mi hanno annichilita mentre questo, di libro, mi ha toccata in profondità ma non lasciata senza parole come è accaduto quando leggevo "Radici".
    Forse perché l'odiatissima (da me) Beloved ricorda troppo da vicino personaggi che il lirismo latinoamericano ha saputo delineare a tutto tondo e con autentica originalità ben prima di questo.
    Non lo so. E un po' me ne duole. Mi sento insulsa, superficiale e giudicante.
    Ma sono quattro parole le mie, per descrivere ciò che ho percepito e ciò che mi sembra di non aver trovato (daltronde Amatissima è anche la narrazione delle lacerazioni dell'assenza e delle rimozioni). Non una brillante recensione alle celebrate fatiche di un Nobel per la letteratura.

    ha scritto il 

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