Amatissima

Di

Editore: Frassinelli (Tascabili, 3)

4.2
(1043)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 408 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco , Inglese , Spagnolo , Chi tradizionale , Francese , Olandese , Svedese , Portoghese

Isbn-10: 8876843957 | Isbn-13: 9788876843952 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Giuseppe Natale ; Curatore: Franca Cavagnoli ; Postfazione: Alessandro Portelli

Disponibile anche come: Copertina rigida , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
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  • 5

    Un libro bellissimo. Intenso. Commovente.
    Si soffre con i personaggi in maniera vivida e forte. E si capisce bene cosa doveva essere la schiavitù e non potersi volere bene. Da leggere e rileggere ...continua

    Un libro bellissimo. Intenso. Commovente.
    Si soffre con i personaggi in maniera vivida e forte. E si capisce bene cosa doveva essere la schiavitù e non potersi volere bene. Da leggere e rileggere

    ha scritto il 

  • 5

    Una lettura difficile ma di grande suggestione. Un libro pieno di liricita', dove la carne e lo spirito si inseguono e si contrappongono. Non e' semplicemente un storia sulla schiavitu' americana. Un ...continua

    Una lettura difficile ma di grande suggestione. Un libro pieno di liricita', dove la carne e lo spirito si inseguono e si contrappongono. Non e' semplicemente un storia sulla schiavitu' americana. Un libro in cui il protagonista e' un fantasma puo' essere travisato. Il fantasma in se e' un concetto; e' il mezzo con cui Toni Morrison cerca di spiegare cosa significa essere uomini e schiavi. E' il senso di colpa di essere schiavi ma uomini nello stesso tempo, e di non riuscire a vivere quindi una condizione di piena liberta' umana.

    ha scritto il 

  • 4

    Siamo nel 1893,a Cincinnati,Ohio,nella casa al 124 di Bluestone Road vivono Sethe,un ex schiava fuggiasca con un passato straziante alle spalle e la figlia ormai diciannovenne Denver.
    Sethe era una sc ...continua

    Siamo nel 1893,a Cincinnati,Ohio,nella casa al 124 di Bluestone Road vivono Sethe,un ex schiava fuggiasca con un passato straziante alle spalle e la figlia ormai diciannovenne Denver.
    Sethe era una schiava della "dolce casa"una fattoria del Kentucky ce contava,compresa lei 6 negri.
    La ragazzina appena tredicenne viene comprata da Mr Garner come regalo per sua moglie,e giunta alla fattoria le viene data la possibilità di scegliere un marito,Sethe sceglie quindi Halle,un giovanotto di buon cuore che viene affittato per lavorare anche alla domenica per poter riscattare l'anziana madre,anch'essa schiava,Baby Suggs.
    Ma un giorno Mr Garner muore e la situazione degli schiavi della dolce casa peggiora,arriva infatti il marito della sorella della vedova Garner a gestire il lavoro e la casa,ed è un uomo spietato,lo chiamano il maestro poichè da lezioni ai suoi nipoti.
    Gli schiavi decidono di scappare,Sethe in evidente stato di gravidanza viene violentata,picchiata e frustata,gli viene rubato anche il latte materno e scappa,dopo aver messo al sicuro i propri figli.
    Sarà l'arrivo di Paul D,uno degli schiavi della dolce casa al 124 di Blustone Road a scatenare i ricordi di Sethe,ma la tragedia giungerà all apice solamente dopo l'arrivo di una ragazza sconosciuta trovata riversa fuori dalla porta.
    Sethe è convinta che sia la sua bambina morta,Amata,ma chi è davvero questa ragazza?che cosa nasconde oltre all'immenso dolore il passato di Sethe?
    Un romanzo intenso,denso di emozioni,triste,brutale e appassionante.
    La vittima che diventa carnefice,ma che alla fine è pur sempre vittima del suo stato,la schiavitù,la paura,la perdita della dignità umana.
    Personaggi indimenticabili,ben caratterizzati e di forte impatto.
    Uno stile di scrittura affascinante e una trama intensa rendono questo romanzo una bellissima lettura.

    ha scritto il 

  • 3

    Mi è piaciuto molto. Ci sono sopratutto un paio di "situazioni" veramente coinvolgenti, scritte in modo così perfetto da viverle ad occhi aperti...Il finale mi ha lasciato un po' perplessa. Non all'al ...continua

    Mi è piaciuto molto. Ci sono sopratutto un paio di "situazioni" veramente coinvolgenti, scritte in modo così perfetto da viverle ad occhi aperti...Il finale mi ha lasciato un po' perplessa. Non all'altezza di tutto il resto. Per questo 3 stelle.

    ha scritto il 

  • 3

    I babbuini urlanti vivevano sotto la loro pelle bianca, le gengive rosse erano le loro.

    “Non c’è posto peggiore del sud degli Stati Uniti per nascere nero”.
    Ricordo di averlo pensato questa estate durante il mio viaggio nel vecchio Sud, tra la Louisiana e l’Alabama, il Tennessee e la Geo ...continua

    “Non c’è posto peggiore del sud degli Stati Uniti per nascere nero”.
    Ricordo di averlo pensato questa estate durante il mio viaggio nel vecchio Sud, tra la Louisiana e l’Alabama, il Tennessee e la Georgia.
    No, non c’è posto peggiore di quello per nascere nero, ho pensato io. Ma io sono una donna bianca e italiana e magari penso cose di cui non so.
    Toni Morrison, invece, è una donna nera e americana e scrive di cose di cui sa. Di donne e di uomini neri. E racconta una storia nera come la pece, che non ti concede tregua, né sollievo.
    Non dà sollievo, ad esempio, collocare quella storia in un’epoca ormai andata, perché poi interroghi le tue viscere e senti che quella storia non è passata affatto.
    E non danno alcun sollievo neppure le pagine intrise di magia, perché una pagina dopo, appena un capoverso più giù, la narrazione magica lascia il passo alla realtà che irrompe con forza disumana.
    “I bianchi credevano che, qualunque fosse la loro educazione, sotto ogni pelle scura si nascondesse una giungla. Acque vorticose non navigabili, babbuini che si dondolavano gridando, serpenti addormentati, gengive rosse pronte a succhiare il loro sangue dolce di bianchi. In un certo senso, pensò, avevano ragione. Più la gente di colore si sforzava di convincerli di quanto fossero gentili, intelligenti e affettuosi, umani, più si usavano a pretesto per persuadere i bianchi di qualcosa che i negri credevano fosse fuori discussione, e più la giungla dentro si faceva fitta e intricata. Ma non era la giungla che i negri avevano portato con sé in quel posto dall'altro posto (vivibile). Era la giungla che i bianchi avevano piantato loro dentro. E cresceva. E si allargava, si allargava prima, durante e dopo la vita, fino a coinvolgere i bianchi stessi che l'avevano creata. Li rendeva crudeli, stupidi, più di quanto non volessero esserlo, tanto erano spaventati da quella giungla di loro creazione. I babbuini urlanti vivevano sotto la loro pelle bianca, le gengive rosse erano le loro”.

    ha scritto il 

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