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Amatissima

By Toni Morrison

(597)

| Others | 9788876843952

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Book Description

147 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Woman Salad - 03 ago 14

    Saranno più di venti anni che la mia amica Cristina cerca di convincermi a leggere gli scritti del Premio Nobel 1993, l’americana Toni Morrison. E per una somma di motivi (stanchezza, casualità ed altro) avevo fino ad ora tralasciato questa potente s ...(continue)

    Saranno più di venti anni che la mia amica Cristina cerca di convincermi a leggere gli scritti del Premio Nobel 1993, l’americana Toni Morrison. E per una somma di motivi (stanchezza, casualità ed altro) avevo fino ad ora tralasciato questa potente scrittura nero americana. Preso ora da voglie di recupero di tanti testi passati (ma non invano) ho preso e letto questo scritto, tra l’altro Premio Pulitzer nel 1988. Che dire? Non è un testo facile, né una lettura che lascia indifferenti. Anche se, appunto, è pieno di citazioni e rimandi alla storia americana, non sempre decifrabili da noi poveri d’oltreoceano (e ringrazio per le esaurienti note al testo). Ed è, sopratutto, una scrittura personalmente ostica, che rimanda molto (pur con i dovuti distinguo) ad alcune belle prose suda-mericane, con voli nello spazio e nel tempo, con sogni, con invenzioni ed irrealtà difficili da com-prendere. Una specie di “flusso di coscienza” collettivo, che ci porta in pieno Ottocento americano, e per la precisione, nel pieno della metà del Secolo. Con tutte le lotte tra neri e bianchi, e tra bianchi e bianchi, che quell’epoca provocò la schiavitù. La Morrison, dobbiamo senz’altro dargliene atto, dà voce, e che voce, ai neri, tirando fuori, ad una ad una tutti i soprusi, gli abusi, le negazioni dell’individuo che l’epoca schiavista portò alla luce. Lo fa attraverso la storia di Sethe (tra l’altro lo spunto è una storia vera, qui romanzata e portata ad epigono di un momento storico), dei momenti della sua schiavitù, della fuga, del carcere, della libertà, dell’angoscia, e di un finale forse non allegro, ma forse speranzoso e non più disperato. La difficoltà, dicevo, è che il racconto non è lineare, ma va a balzi, passa da un personaggio all’altro, il quale ci porta i suoi pensieri, i suoi ri-cordi, di modo che, certo, alla fine, si potrà avere una pittura completa, ma bisogna prestare at-tenzione a tutti i passaggi (e non è un caso che ho impiegato più tempo a leggerlo e capirlo). Quindi da una parte c’è la storia come la possiamo ricostruire: Sethe è schiava in una piantagione dove non conosce sua madre, dove deve scegliersi un compagno nero che possa dare figli schiavi al padrone (sempre indecisa tra due, Halle e Paul D), nelle grazie dei padroni (più umani di loro simili negrieri) finché uno muore e la signora si ammala e cerca aiuto in un nuovo gestore della piantagione. Questo sarà come la quasi totalità degli schiavisti, pieno di rancore verso i neri (ma perché non si capisce), consentirà lo stupro di Sethe da parte del nipote, metterà ferri e catene ai neri validi per età. Tanto che un gruppo cerca di fuggire. Halle sembra scomparire. Paul D viene ripreso, messo alla catena, e solo dopo mille traversie riuscirà ad arrivare a Cincinnati. Sethe ed i suoi tre figli più la piccola che ha in pancia arrivano per primi a casa della madre di Halle (che questi aveva riscattato). Ma il cattivo padrone li ritrova e mentre sta per prenderli, per non essere di nuovo ridotta in schiavitù, Sethe uccide la figlia piccola. Tutto si ferma allora. La prendono, la processano, la giudicano pazza. Poi tornerà dalla nonna, in una casa piena dei fantasmi della figlia uccisa (che lei chiamerà solo e soltanto “Beloved”, Amatissima, come dice il titolo italiano, ma an-che Adorata o Diletta, che avrebbe rispettato le 7 lettere dell’inglese). I maschi partiranno presto, e lei rimarrà con la piccola Denver. Dopo la morte della nonna li raggiungerà Paul D che per un po’ scaccerà i fantasmi, fino a che Diletta (così la chiamerò io) non compare di nuovo, come fantasma tangibile, intossicando la vita ai presenti, facendoli piombare nei rimorsi. Paul D viene subito e-marginato. Denver pensa di aver ritrovato una sorella, la cerca, le sta vicino, ma si accorge ben presto che Diletta è tornata per tormentare la madre. Sethe proverà a spiegarle e spiegarci che stava uccidendo i suoi figli per non farli tornare schiavi. Ma Diletta non la comprende. E quel che è peggio, neanche Sethe, pur capendosi, si assolve. Fino a che, grazie alla costanza ed all’amore sia di Denver che di Paul D, Diletta scompare e rimarranno i vivi a cercare di portare avanti una vita non certo facile. La forza e la potenza del libro sono quegli squarci quasi giornalistici sulla crudeltà subita dai neri durante la schiavitù (e non a caso, il libro è dedicato ai milioni di persone morte durante la traversata atlantica nelle navi-prigione). La difficoltà (mia) è nel seguire le vicende di Diletta come se fosse vera, come se il fantasma potesse muoversi tra noi, agire fisicamente e non solo nella mente e nella coscienza delle persone. Ma il libro, che nonostante tutto consiglio di leg-gere, pone tante domande forti, oltre a quelle sul rapporto tra le due razze, tuttora irrisolto (lì e altrove). Pone domande sull’amore e sul rapporto tra Sethe e Paul D. Pone soprattutto domande sul rapporto genitori – figli e sui sensi di colpa che i genitori potranno avere (avranno) per tutta la loro vita, perché “un figlio è sempre un figlio”. Al solito, ora che ne scrivo, lucidamente dopo la lettura, trovo punti e spunti migliori, che durante le pagine mi lasciavano perplesso, e mi mettevano fatica. Chissà forse questo ci insegnerà qualcosa.
    “Grande non significa niente per una mamma. Un figlio è sempre un figlio. È chiaro, crescono, in-vecchiano. Grande, però, cosa vuol dire? … Io la proteggerò quando sarò viva e la proteggerò an-che quando non ci sarò più.” (64)
    “Quello che è giusto non è detto che vada bene per forza.” (357)
    “Io e te messi assieme abbiamo più passato di tutti quanti. Ora abbiamo bisogno di un po’ di futu-ro.” (382)

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    Giogio53 said on Aug 3, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Beloved, was Sethe's daughter. She was hers and she had to teach her what a mother should do.
    Beloved came back to her mother of her own free will and she didn't have to explain a thing. She didn't have time to explain before because it had to be do ...(continue)

    Beloved, was Sethe's daughter. She was hers and she had to teach her what a mother should do.
    Beloved came back to her mother of her own free will and she didn't have to explain a thing. She didn't have time to explain before because it had to be done quick. Quick. She had to be safe and she put her where she would be. But her love was tough and she was back now.
    She wanted her children to be free from the cruelty of slavery; so she killed Beloved, because, at that time, it was the best thing to do.
    She found the house at 124 of Bluestone Road where Beloved whispered to her and there she was, smiling at last.
    She couldn't lose her again and now they couldn't hurt them no more.
    Sethe was Beloved and she was hers; her face was her own and she wanted to be there in the place where her face was and to be looking at it too.
    She saw her smiling face and the face Sethe lost was her own face.
    She always said to herself to not love her daughter too much, but she loved her too much.
    Anything she wanted she got, and when Sethe ran out of things to give her, Beloved invented desire.
    She wanted Sethe's company, she imitated Sethe, talked the way she did, laughed her laugh and used her body the same way down to the walk, the way Sethe moved her hands, sighed through her nose, held her head.
    She took the best of everything.
    Beloved accused her of leaving her behind. Of not being nice to her, not smiling at her. She said they were the same, had the same face, how could she have left her?
    And Sethe cried, saying she never did, or meant to – -that she had to get her children out, away.

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    Cri1967 said on Aug 2, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Da un Pulitzer scritto da una Nobel mi aspettavo di più. Comunque è importante leggerlo.

    Tragico, fiabesco, affascinante, misterioso, terrificante, potente, poetico, irreale, ripetitivo, ossessivo, coinvolgente, storico.
    Difficile da capire. Talvolta, alcune frasi o pagine o capitoli, impossibile ( per me ).
    Sarebbe potuto essere un capo ...(continue)

    Tragico, fiabesco, affascinante, misterioso, terrificante, potente, poetico, irreale, ripetitivo, ossessivo, coinvolgente, storico.
    Difficile da capire. Talvolta, alcune frasi o pagine o capitoli, impossibile ( per me ).
    Sarebbe potuto essere un capolavoro, se fosse stato facile da leggere, come un qualunque libro scritto da un Mann o Dostoevskij.

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    Pantaleo Magrone said on Jul 27, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    La schiavitù, così incomprensibile e così atroce

    Non avendo letto nulla di questa scrittrice afroamericana, Premio Nobel per la letteratura 1993, ho deciso di rimediare iniziando con questo romanzo, vincitore del premio Pulitzer, tratto da un fatto di cronaca: l’uccisione di una bambina di colore d ...(continue)

    Non avendo letto nulla di questa scrittrice afroamericana, Premio Nobel per la letteratura 1993, ho deciso di rimediare iniziando con questo romanzo, vincitore del premio Pulitzer, tratto da un fatto di cronaca: l’uccisione di una bambina di colore da parte della madre, schiava fuggiasca, che crede in questo modo salvare la figlia, sottraendola alle violenze e ai soprusi che essa stessa ha dovuto subire.
    E’ quindi un romanzo sulla schiavitù, sulla sua inaudita e incontenibile brutalità, ma anche sul senso di colpa, sull’impossibilità di dimenticare.
    La scrittura è complessa, a volte si fatica a seguire la trama costruita attraverso continui rimandi temporali, ma è sicuramente potente, molto diretta e a volte dura.
    La difficoltà maggiore di lettura di questa storia sconvolgente forse sta nel riuscire ad entrare in un mondo che sembra lontanissimo e assurdo, ma se ci si riesce, il racconto diventa una lama tagliente che si conficca nelle viscere.
    Insomma un racconto bellissimo, intenso e atroce - come dice la stessa autrice: "non era una storia da tralasciare o da ignorare”.

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    Lella59 said on Jun 12, 2014 | Add your feedback

  • 4 people find this helpful

    ''Questa non è una storia da tramandare''

    Un libro che sicuramente resta nel cuore perchè quella di Sethe è una storia che non può lasciare indifferenti. Non mi è piaciuto però l'elemento magico usato dalla Morrison e soprattutto come è stato utilizzato. Non è un libro che si legge facilment ...(continue)

    Un libro che sicuramente resta nel cuore perchè quella di Sethe è una storia che non può lasciare indifferenti. Non mi è piaciuto però l'elemento magico usato dalla Morrison e soprattutto come è stato utilizzato. Non è un libro che si legge facilmente, i continui flashback a più voci non aiutano, a volte ho fatto fatica a riallacciare i fili di una storia che sembra incagliata in un punto ben preciso e non vuole andare avanti. Mi sento comunque di consigliarlo, perchè è veramente una bella storia, commovente, unica. Da leggere con calma.

    L'amore o c'è o non c'è. L'amore piccolo non è amore per niente.

    Dimmi solo questo. Un negro quanto deve sopportare? Dimmi. Quanto?

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    Mari said on Jun 5, 2014 | 2 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Video Recensione: https://www.youtube.com/watch?v=3wuFKO4FJEI
    ne parlo al minuto 0:33

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    Andrea Pennywise said on Jun 1, 2014 | Add your feedback

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