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Ameni inganni

Di

Editore: A. Mondadori

3.1
(166)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 211 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8804606630 | Isbn-13: 9788804606635 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Alberto ha due grandi passioni, e una piccola mansarda dove le nasconde al resto del mondo. Adora le astronavi, che colleziona sotto forma di modelli ricostruiti con cura maniacale. E venera le ragazze, che coccola e cataloga con cura, se possibile, anche maggiore. Ne conosce di nuove ogni mese, grazie a certe riviste porno americane - Sophie e Clara, Judith e Leila, Sandreta e Deborah, e poi Jenny, Kerry, Carmen, Marlies... Alberto vuol bene a ciascuna di loro, ma in cima a tutte c'è Olga: che non è una ragazza di carta, e che grazie a Twitter condivide ogni segreto con lui. Solo che Alberto non ha quindici anni, ma quarantuno. Studente brillante all'epoca delle superiori, una volta iscritto alla facoltà di Fisica ha falsificato tutti i voti del suo libretto universitario, scegliendo di non lavorare e di rimanere accanto a sua madre. Quando la mamma all'improvviso muore Alberto è in difficoltà, costretto a occuparsi di cose nuove, inquietanti e sconosciute: come preparasi da mangiare, come aprire un conto in banca. Un giorno, per caso, reincontra Letizia, la sua fidanzata del liceo, e capisce che è la sua reale occasione per spezzare la solitudine. Con la stessa paziente perizia con cui assembla i pezzi delle astronavi o esamina ogni centimetro delle sue amiche patinate, dà inizio al suo assedio. Tutto fatto di menzogne, a cui è lui il primo a credere...
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  • 2

    Giuseppe Culicchia scrive di una scrittura invitante e fluida. Arrivare alla fine di un suo libro si rivela impresa facile. Il problema, almeno per me, è che quello che scrive proprio non mi interessa. Non mi interessano i personaggi, ma neanche le loro non storie o le loro banali manie. O meglio ...continua

    Giuseppe Culicchia scrive di una scrittura invitante e fluida. Arrivare alla fine di un suo libro si rivela impresa facile. Il problema, almeno per me, è che quello che scrive proprio non mi interessa. Non mi interessano i personaggi, ma neanche le loro non storie o le loro banali manie. O meglio, potrebbero interessarmi se i personaggi si mettessero completamente a nudo, se si aprissero totalmente fino a farmi sentire la vera essenza del loro malessere e soprattutto se non fossero tutti la replica uno dell’altro.

    Si perché questa tecnica della ripetitività, che può andare bene per manifestare il disagio di un personaggio, a lungo andare diventa, come dire, ripetitiva. Crea una sorta di ipnotica e noiosa replica della vita di tutti i giorni. E benché forse il suo scopo sia proprio quello, credo che la letteratura offra possibilità meravigliose e assolutamente originali per rendere la ripetitività della vita qualcosa di elevato e comunque altro dalla realtà.

    Si, mi sono stancata di vedere la stessa pagina riscritta. E particolarmente in questo libro mi sono stancata di vedere questo omino viscido e superficiale che striscia casella dopo casella cercando di arrivare alla fine di un gioco che nemmeno lo interessa. E’ come se ogni volta tirasse i dadi apposta per arrivare alla casella della prigione. Ma non è neanche questo il punto. Perché se in questa sua speciale prigione fatta di astronavi e giornaletti porno ci fosse spazio per la verità della sua esistenza, allora forse sarei attratta da questo modo di vivere la vita lontano da me ma che in sé ha una sua sconvolgente coerenza. Non ho trovato nulla di tutto ciò in questo racconto, ed è proprio questo il punto.

    Finito di leggere di Alberto, chiuso il libro, volto lo sguardo altrove, non mi è rimasto nulla e non ho provato nulla per lui, e questo un personaggio proprio non se lo può permettere. Non per me almeno.

    ha scritto il 

  • 2

    quattro pagine in padella

    Di buste di 4 salti in padella Alberto ne compra una vagonata, non gli resta che scaldarle e mandarle giù, cercando di mandare giù anche il fatto che sua madre è morta, che è rimasto solo, che a 40 anni suonati non ha concluso niente. Non ha terminato gli studi, non ha una donna, non ha un lavoro ...continua

    Di buste di 4 salti in padella Alberto ne compra una vagonata, non gli resta che scaldarle e mandarle giù, cercando di mandare giù anche il fatto che sua madre è morta, che è rimasto solo, che a 40 anni suonati non ha concluso niente. Non ha terminato gli studi, non ha una donna, non ha un lavoro e passa il tempo a consultare giornaletti porno o a costruire modellini spaziali in scala. Questi gli ingredienti, ora a Culicchia è bastato prenderli e rifrullarli un po', addirittura componendo capitoli facsimile fra loro, e senza osare nessun tipo di conclusione se non il solito, prevedibile finale sospeso (definirlo aperto è un po' troppo). Dunque non c'è da stupirsi se pur partendo da materiale interessante, il libro ha il sapore di una minestra riscaldata.

    ha scritto il 

  • 4

    Un monopoli del disagio

    Culicchia in questo libro ci regala la storia di un personaggio, Alberto, incapace di vivere se non all'interno di binari precostituiti, formati da riviste porno e modellini di navicelle spaziali. L'esistenza di Alberto è priva di un reale spessore; ha paura di tutto e le sue uniche sicurezze son ...continua

    Culicchia in questo libro ci regala la storia di un personaggio, Alberto, incapace di vivere se non all'interno di binari precostituiti, formati da riviste porno e modellini di navicelle spaziali. L'esistenza di Alberto è priva di un reale spessore; ha paura di tutto e le sue uniche sicurezze sono quelle che lo nascondono al mondo, in un appartamento troppo grande per lui.

    Le cose sembrano cambiare quando incontra l'unica persona con cui nel passato era riuscito ad avere una relazione, una vecchia compagna di scuola. Ma la diversità che all'epoca affascinava diventa presto timore nei confronti di un uomo che mette a nudo tutte le proprie paranoie e la propria incapacità di vivere.

    Un romanzo duro, crudo, che allarma per i meccanismi alienanti che una società digitalizzata pone in atto: la comunicazione è relativa al web e non ci si accorge nemmeno più del vicino.

    In "Ameni inganni" si ha la sensazione che qualcosa di brutto stia per accadere, sin dalla prima pagina. Ma quel brutto è solo consapevolezza che il monopoli umano di Alberto non è un gioco, non più. E' il mondo in cui tutti noi viviamo.

    ha scritto il 

  • 4

    Sull'orlo di un baratro.

    Alberto è un uomo di 41 anni schivo e riservato. Non lavora nè ha mai lavorato in vita sua, vive con la mamma e dedica la sua vita alle due passioni che coltiva con maniacale cura: il modellismo e le riviste porno.
    Costruisce modellini di astronavi e possiede annate complete di svariate riviste p ...continua

    Alberto è un uomo di 41 anni schivo e riservato. Non lavora nè ha mai lavorato in vita sua, vive con la mamma e dedica la sua vita alle due passioni che coltiva con maniacale cura: il modellismo e le riviste porno. Costruisce modellini di astronavi e possiede annate complete di svariate riviste pornografiche. Non ha relazioni sociali, ma segue costantemente sui social network le pagine di alcune pornodive sognando storie e situazioni totalmente irreali. La morte della madre sconvolge i suoi ritmi di vita, mettendolo di fronte a incombenze alle quali non aveva mai pensato prima: cucinare e cercare un'occupazione. Decide di visitare alcuni appartamenti in vendita per entrare in contatto con nuove persone. In una di queste visite incontra Letizia, suo primo e unico amore ai tempi delle scuole superiori, unica donna con la quale sia riuscito a instaurare un vero rapporto. I due non si vedono da ormai 20 anni e Alberto si convince che il loro incontro è un segno del destino: tra 1000 bugie cerca di riconquistare il suo vecchio amore. Il libro si legge velocemente, non è il miglior romanzo di Culicchia, tuttavia è piacevole e accompagna il lettore nella spirale di menzogne che il protagonista ha messo tra sè e la realtà: un viaggio allucinante in compagnia di un disadattato dei giorni nostri, prigioniero delle sue paure e di una società che lascia indietro chi non ce la fa ad adattarsi ai suoi ritmi.

    ha scritto il 

  • 0

    "Ameni inganni" di Giuseppe Culicchia

    Alberto ha quarant’anni. Non lavora: vive con la mamma e nell’appartamento di sopra coltiva due grandi passioni: i modellini di astronavi e le riviste pornografiche. Quando la mamma muore, Alberto smarrisce la sua unica possibilità di relazionarsi con l’altro. Il tarlo di una solitudine ostinatam ...continua

    Alberto ha quarant’anni. Non lavora: vive con la mamma e nell’appartamento di sopra coltiva due grandi passioni: i modellini di astronavi e le riviste pornografiche. Quando la mamma muore, Alberto smarrisce la sua unica possibilità di relazionarsi con l’altro. Il tarlo di una solitudine ostinatamente coltivata s’è fatto strada in lui e ormai anche i fugaci incontri con persone sono vissute nel segno di una paura del confronto che appare davvero invincibile. Finchè un giorno, in modo del tutto casuale, incontra Letizia, sua fidanzatina di vent’anni prima, ma unica donna con la quale abbia intrattenuto un rapporto da persona a persona. L’incontro con Letizia sembra aprire le porte ad un’amicizia concreta e reale. Ma sarà solo un’illusione effimera e dagli effetti devastanti. La mente di Alberto prende consapevolezza di un tempo ormai trascorso, fuggito in una mansarda tra modellini di astronavi e riviste porno e si trova a fare di Letizia il suo oggetto quotidiano di persecuzione. Si apre così un vortice folle che avrà il suo culmine in un finale amaro ma denso di significato. Esiste una paura più grande che quella di stare in solitudine per l’incapacità di cambiare o adattarsi a vivere in un mondo, in una mansarda, che sfugge al nostro controllo?

    ha scritto il 

  • 0

    Fisica quantistica, pornografia soft e modellismo aerospaziale... mix letale.

    Culicchia è uno scrittore che ho scoperto di recente. Torinese, classe 65, più grande di me di una manciata di anni, è stato ed è un autore “feticcio” della mia generazione ed in buona parte di quelle successive, un po' come Brizzi e soprattutto Ammaniti.
    Confesso di averlo cominciato a leggere d ...continua

    Culicchia è uno scrittore che ho scoperto di recente. Torinese, classe 65, più grande di me di una manciata di anni, è stato ed è un autore “feticcio” della mia generazione ed in buona parte di quelle successive, un po' come Brizzi e soprattutto Ammaniti. Confesso di averlo cominciato a leggere da un anno a questa parte, come per esempio il suo kult “Tutti giù per terra”, di cui però avevo visto il film. Mi dicono che come scrittore ha dato prove alquanto discontinue e alterne, tuttavia sono rimasto colpito da questo ultimo suo titolo, “Ameni inganni”, per via del plot: un quarantenne che vive in un mondo tutto suo, fatto di riviste soft-porno e modellismo, che poi fa i conti con un grave lutto in famiglia e con la riscoperta di un amore dei tempi del liceo. Detta così la storia farebbe presagire un romanzo di nuova iniziazione alla vita, e invece ci troviamo alle prese con un racconto fluido ma caustico, fatto di solitudine, ironia, sentimenti compressi che unicamente in certo modo solipsismo trovano il modo di divenire ossessivi. Non è però troppo difficile trovare un certo mondo maschile in ognuno di noi (noi maschietti, intendo). Il protagonista Alberto girovaga prendendo appuntamenti con agenti immobiliari donne nella speranza di intessere una storia, e alla fine si imbatte in Letizia, sua vecchia fiamma e compagna di classe, che gli offre un'amicizia, la quale diventerà occasione di ben altre conseguenze, che il lettore scoprirà. Culicchia è bravo nel cogliere quelle dinamiche reali di chi vive in una solitudine quasi di mezza età, e le percezioni di chi si mette fuori dal cerchio: l'osservazione alienata degli alienati pendolari, un senso del tempo e dello spazio, dei rapporti e delle distanze con gli altri. I tempi morti diventano i protagonisti: i lavoratori visti e osservati da un giovane uomo che ha casa di proprietà, il conto in banca lasciato dai suoi, e che pensa di poter vivere della sua ritualità: l'appuntamento con l'edicolante, la certosina catalogazione delle varie playmate, la pignola costruzione di diorami. E' uno stato che chiunque passa nella propria esistenza, a prescindere da tutto e da queste precise occupazioni. Il romanzo non è conciliante, si offre a determinazioni differenti, e alla fin fine l'unico vero successo è l'incontro con la modella Olga. Cos'è che mi ha deluso? Mi attendevo un romanzo che raccontasse una sorta di rinascita dei protagonisti. Cosa non mi ha deluso? I motivi stessi che hanno determinato la mia delusione, ovvero la descrizione dello spazio di coscienza del protagonista, l'illusorietà dell'esistente visto attraverso un uomo non più troppo giovane, il sentire una forte aderenza a ciò che io conosco bene: di quei tempi, di quegli spazi, di quelle osservazioni solitarie, di quelle dinamiche solipsistiche ne so abbastanza. Come per esempio un'anonima notizia di cronaca su un giornale possa aprire timori personali, di finire in quel modo. Sentire e capire che il confine tra la piena realizzazione vitale e il baratro è sempre molto sottile. La solitudine come amplificatore necessario della percezione, ma anche come ricettacolo di ossessioni. Curioso per me riflettere come ciò abbia molte attinenze con il mestiere dello scrivere. Un finale amaro con un pizzico di speranza, che è aperto comunque a soluzioni diverse.

    Voto o non voto? Do il mio sovente 4 stellette o niente? Beh, direi un 3 e ½ e non se parla più.

    N.B. Nel romanzo c'è appunto un pò di fisica quantistica, in modo iperaccessibile, e di ufologia, passioni comuni di Culicchia, "Alberto" e me, che non sono Alberto e nemmeno il Culicchia :-)

    La recensione completa e articolata su: www.patrialetteratura.com

    ha scritto il 

  • 3

    Barche nel Bosco

    Avviso ai Navignanti:


    Pubblicherò lo stesso identico commento per questi due libri di Culicchia "un'estate al mare" e "Ameni inganni" perché in fondo anche se le storie sono diversissime, il filo che le lega è evidentissimo: due quarantenni messi davvero malino!
    Il primo protagonista, Luc ...continua

    Avviso ai Navignanti:

    Pubblicherò lo stesso identico commento per questi due libri di Culicchia "un'estate al mare" e "Ameni inganni" perché in fondo anche se le storie sono diversissime, il filo che le lega è evidentissimo: due quarantenni messi davvero malino! Il primo protagonista, Luca, neosposo dopo ben sei mesi di fidanzamento, abitudinario e diciamo pure anche noioso, è vittima di una relazione con Benedetta che è la versione milanese della Jessica di Verdone in viaggi di nozze.. Lì era, "cheffate, n'dò annate", qui è tutto un "Taaammiiii ciccina, si si si, bacio bacio bacio, fighiiissiiimooo!!" (insopportabile, la lascerei all'autogrill dopo mezz'ora di strada). Lui, Luca, ipocondriaco, lettore incallito di quotidiani, pessimista sul futuro suo e della terra si deve divincolare tra le richieste di maternità della propria sposa e la tentazioni che gli arrivano addosso da una sua ex e dalla di lei figlia. Ne esce un ritratto di un uomo insicuro, dominato, triste, meschino che sopporta l'insopportabile pur di non prendere una decisione. In "ameni inganni" Alberto è un quarantenne che ha sempre vissuto con la mamma dopo la morte del padre (ricorrenza anche in "un'estate al mare"). Timido, disadattato, disagiato, probabilmente iperprotetto, è un collezionista di riviste pornografiche (ma soft) e modellini di astronavi. Si trova a fare i conti con qualcosa che da anni si aspettava e, parole sue -finalmente succede- dove il "finalmente" non è un'espressione di felicità, bensì il mattone che deve cadere e dopo tanto timore, cade. La morte della madre. Rimasto del tutto solo i suoi punti fissi rimangono le riviste, i modellini, i quattro salti in padella. Finché non si riaffaccia una una ex di 21 anni prima... Un'altalena di bizzarrie, prima ingenue, poi al limite dello stalking.. Luca e Alberto sembrano macchiette, uomini persi, vittime di madri, fidanzate, meschinità.. In realtà io di Luca e Alberto ne ho conosciuti diversi, meschini oppure dominati dalla propria paura di essere uomo...

    ha scritto il 

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