America

Di

Editore: Einaudi

3.9
(1452)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 210 | Formato: Cofanetto | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Portoghese , Olandese

Isbn-10: A000146331 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Alberto Spaini

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Copertina rigida , Tascabile economico , Non rilegato , CD audio

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Viaggi

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Descrizione del libro
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  • 4

    Il fattore K

    Non a caso l'aggettivo kafkiano ha trovato casa nel vocabolario universale dell'esperienza umana.
    Quando vogliamo definire le situazioni e i sentimenti dell'assurdo e del grottesco, ma anche l'angosci ...continua

    Non a caso l'aggettivo kafkiano ha trovato casa nel vocabolario universale dell'esperienza umana.
    Quando vogliamo definire le situazioni e i sentimenti dell'assurdo e del grottesco, ma anche l'angoscia che chiude la gola, il labirinto infinito e senza scampo entro cui ogni significato si perde, la realtà coincidente con l'allucinazione e il trionfo del paradosso.
    C'è tutto il Kafka futuro qui. Meno strutturato e quindi meno rigoroso, certamente, ma allo stesso modo geniale. E nelle pieghe del tragico e del parossistico s'affaccia, inevitabile, il sorriso dell'irresistibilmente comico.

    ha scritto il 

  • 3

    Il personaggio di Karl è un incrocio tra Pinocchio e Gianburrasca, ti vien voglia di scuoterlo per la sua dabbenaggine sin dal prime righe. Per il resto una bella scrittura, ma non il meglio di Kafka. ...continua

    Il personaggio di Karl è un incrocio tra Pinocchio e Gianburrasca, ti vien voglia di scuoterlo per la sua dabbenaggine sin dal prime righe. Per il resto una bella scrittura, ma non il meglio di Kafka.

    ha scritto il 

  • 4

    Il "sogno americano" di Kafka ...

    Il giovanissimo Karl Rossmann accetta suo malgrado dalla sua famiglia di allontanarsi da Praga per andare in America così da non dover affrontare lo scandalo da lui stesso provocato di non aver saputo ...continua

    Il giovanissimo Karl Rossmann accetta suo malgrado dalla sua famiglia di allontanarsi da Praga per andare in America così da non dover affrontare lo scandalo da lui stesso provocato di non aver saputo resistere all'assalto amoroso (subìto passivamente) di una cameriera rendendola così madre.
    Ma in America , dopo un inizio promettente propiziato dall'incontro col suo facoltoso zio Jakob , le cose diventano improvvisamente complicate a causa di quella che viene considerata una mancanza di riguardo nei confronti dello zio stesso cosicché egli si ritrova nuovamente solo .
    E il grande e generoso “Continente Nuovo” non si rivela per lui quella fortunata terra promessa per chi vi cerca fortuna , bensì gli presenta il suo lato peggiore , quello della disoccupazione e della prevaricazione , costringendo il ragazzo , dal carattere timido e remissivo , ad affrontare avversità che non si sarebbe aspettato.
    Il romanzo , incentrato totalmente sulle figure dei personaggi , per lo più oscuri e sgradevoli come quello di Delamarche e di Brunelda , resta alla fine senza una conclusione .
    Ma nella determinazione di Karl di non soccombere nonostante tutto alle difficoltà che la sua nuova vita continua a proporgli e nella sua volontà di combattere per una riscossa (il circo Oklahoma ?) si può forse scorgere una speranza.
    Un'opera giovanile , rimasta incompiuta e pubblicato solo dopo la morte , che mi è parsa la meno “Kafkiana” fra tutte quelle scritte dal grande autore , ma nella quale si possono già intravedere quelle tematiche che diventeranno più ricorrenti nei suoi lavori successivi , quali il difficile rapporto col padre, i sensi di colpa ed il conseguente desiderio di espiazione da parte del protagonista.

    ha scritto il 

  • 2

    Il Kafka che mi è piaciuto meno.

    Come ha detto Brod, con America si completa la trilogia della solitudine, ma a differenza de Il Castello e Il Processo, a me America sembra proprio... scritto male.

    Ri ...continua

    Il Kafka che mi è piaciuto meno.

    Come ha detto Brod, con America si completa la trilogia della solitudine, ma a differenza de Il Castello e Il Processo, a me America sembra proprio... scritto male.

    Risente ovviamente dell'essere incompleto (così come Il Castello, comunque), e sono convinto che il giudizio sarebbe stato diverso, ma il fatto è che anche nel testo che ci è pervenuto vedo un'abbondanza di dettagli inutili che affaticano veramente la lettura (ad esempio nei flash-back di quando ricorda l'Europa, dove ricorda addirittura la posizione in casa di alcuni oggetti [...]).

    E poi, va bene, è Kafka, ma le vicende di Karl sono ridicole.
    Neanche il Fantozzi più sfigato.

    Il rimpianto è non aver potuto leggere ancora di più lo sviluppo dei personaggi di Robinson, Delamarche e soprattutto Brunelda, che erano davvero eccellenti.

    ha scritto il 

  • 4

    Karl Kafka? Ancora una volta un personaggio kafkiano è così simile al suo autore. Ci mette tutta la buona volontà del mondo ma non riesce mai ad imporsi o a dimostrare la sua innocenza in qualsiasi si ...continua

    Karl Kafka? Ancora una volta un personaggio kafkiano è così simile al suo autore. Ci mette tutta la buona volontà del mondo ma non riesce mai ad imporsi o a dimostrare la sua innocenza in qualsiasi situazione. Rimane però sempre in piedi nonostante tutti gli sconvolgimenti, tutte le vicende, spesso comiche e grottesche che gli capitano. La sua dignità rimane intatta ed anche se il libro è incompiuto, le ultime pagine aprono uno scenario di speranza, tranquillità e felicità. Finalmente.

    ha scritto il 

  • 2

    «?»

    Incompiuto come gli altri, America è il romanzo più potabile di Kafka.
    Resta per me un bel punto interrogativo non tanto la sua produzione letteraria quanto il diffuso entusiasmo suscitato dalla stess ...continua

    Incompiuto come gli altri, America è il romanzo più potabile di Kafka.
    Resta per me un bel punto interrogativo non tanto la sua produzione letteraria quanto il diffuso entusiasmo suscitato dalla stessa, specie presso la critica.

    ha scritto il 

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