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American Gods

By Neil Gaiman

(6)

| Audio CD | 9781402566233

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Book Description

917 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Per ora si sta rivelando una delusione non da poco, questo famosissimo romanzo di Gaiman. Se prima di pagina 200 non migliorerà, lo abbandonerò senza rimpianti. E con questo chiuderò con Gaiman, di cui avevo già letto (il deludente) Stardust. È inuti ...(continue)

    Per ora si sta rivelando una delusione non da poco, questo famosissimo romanzo di Gaiman. Se prima di pagina 200 non migliorerà, lo abbandonerò senza rimpianti. E con questo chiuderò con Gaiman, di cui avevo già letto (il deludente) Stardust. È inutile saper scrivere, se non si hanno storie da raccontare. O meglio, è inutile gettare esche al caldo largo, se poi non si riescono a pescare le storie giuste. Ottime le premesse...ma poi...

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    Sara said on Jul 17, 2014 | 5 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Despite an impressive idea and a fantastic beginning, soon I lost interest in plot: too long when it should be concise, plenty of useless dialogues and full detailed descriptions.
    Also the ending is predictable and definitely under expectation with a ...(continue)

    Despite an impressive idea and a fantastic beginning, soon I lost interest in plot: too long when it should be concise, plenty of useless dialogues and full detailed descriptions.
    Also the ending is predictable and definitely under expectation with a theme like that.

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    fmd said on Jul 12, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Ha più valore un’idea o la sua realizzazione? È questo l’interrogativo davanti al quale, suo malgrado, ci pone quella che è forse, almeno da un punto di vista strettamente letterario, l’opera più celebre di Neil Gaiman.

    Notevole, nella sua semplicit ...(continue)

    Ha più valore un’idea o la sua realizzazione? È questo l’interrogativo davanti al quale, suo malgrado, ci pone quella che è forse, almeno da un punto di vista strettamente letterario, l’opera più celebre di Neil Gaiman.

    Notevole, nella sua semplicità, lo spunto: immaginare le antiche divinità come creature generate dalla mente umana e perciò, per quanto potenti, alla costante e disperata ricerca di quella venerazione che le fa sussistere. Vivono ai margini della società, costrette quasi ad elemosinare la linfa vitale dell’adorazione: c’è chi fa la prostituta, chi si occupa di onoranze funebri, chi tira a campare guidando un taxi… e c’è chi se la passa decisamente meglio: sono i nuovi idoli, come internet o la televisione, che ad oggi occupano gran parte di quello spazio interiore che un tempo l’uomo dedicava al sacro e che ora è sempre meno appannaggio degli dei antichi.

    Un’idea, una lettura del mondo, un conflitto imminente e un vasto immaginario esotico da cui pescare: abbastanza materiale per dare vita a una saga (che non ha caso da anni si tenta invano di trasformare in una serie tv) e Gaiman che fa? Da smaliziato narratore qual è, sceglie un approccio per così dire minimalista e pone un uomo al centro del racconto, perché il lettore possa seguirne la vicenda concreta e adottare il punto di vista di chi scopre pian piano delle presenze incredibili nelle pieghe del mondo.

    Il punto è che, a mio modesto parere, sta proprio qui la nota dolente di questa storia. Shadow è un protagonista con cui c’è poca possibilità di empatizzare, in quanto sin troppo supino e accondiscendente con tutto quanto di incredibile gli accade. Manca in lui qualunque forma di meraviglia che permetta al lettore una graduale – e dunque avvincente – scoperta di ciò che gli vortica intorno e del motivo per cui ne è coinvolto. D’altra parte, i suoi movimenti all’interno della storia sono sempre manovrati dall’alto, in modo tale da renderlo poco più che un filo conduttore, uno strumento per far procedere la trama. E lo scontro degli dei rimane troppo a lungo sullo sfondo perché le rivelazioni finali possano coinvolgerci come dovrebbero.

    Il romanzo, alla fine, snodandosi fra piacevoli inserti on the road, gli ancor più godibili racconti che concludono alcuni capitoli e che narrano “l’arrivo in America” di alcune divinità e qualche stereotipo di troppo (basta con la solita solfa “a storm/a war is coming”!), premia comunque il lettore con una buona storia, pur lasciando l’impressione che si sarebbe potuto tirarne fuori qualcosa di gran lunga più entusiasmante.

    Per scoprire di più: http://grulloparlante.wordpress.com/

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    Lorenzo Antonazzo said on Jul 7, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Tremendo.
    Il libro di Gaiman più brutto che abbia letto.
    Se non ci fosse stato scritto "Neil Gaiman" in copertina, lo avrei mollato dopo le prime 100 pagine, invece sono arrivato fino alla fine, ho letto tutte le 500 e passa pagine di questa noia tre ...(continue)

    Tremendo.
    Il libro di Gaiman più brutto che abbia letto.
    Se non ci fosse stato scritto "Neil Gaiman" in copertina, lo avrei mollato dopo le prime 100 pagine, invece sono arrivato fino alla fine, ho letto tutte le 500 e passa pagine di questa noia tremenda fatta romanzo.
    Un libro dove l'autore si dimentica completamente della regola dello "show, don't tell"; in cui impiega trenta pagine per esprimere concetti per cui ne basterebbero tre; in cui c'è un protagonista piatto, che non ha alcuna particolarità che lo faccia ricordare al lettore, in cui non ha il più piccolo controllo sugli eventi che lo circondano, almeno fino alle ultime cinquanta pagine, in cui c'è la prevedibile svolta finale.
    Si viene sballottati con lui da una parte all'altra dell'America, in una fiera del non-sense, incontrando di volta in volta gli antichi Dei dimenticati, approdati lì da tutte le parti del mondo, in attesa della battaglia finale.
    E' un romanzo basato su un'idea sicuramente originale, ma è sviluppata in un modo talmente diluito ed insipido da risultare irritante.
    In più è un romanzo assolutamente, passatemi il francesismo, paraculo: ma come, tutto ruota attorno ad una grande battaglia che si sta approntando tra gli Dei vecchi e nuovi, e mi tieni fuori le grandi fedi monoteiste? Nessun accenno al Dio dei cristiani, a Jahvè o ad Allah. Cos'è, Gaiman, avevi paura di scatenare le ire dei credenti?
    Per me, pollice verso.
    Prima o poi leggerò sicuramente anche Anansi boys, suo seguito spirituale, ma non sarà così presto.

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    Ippino said on Jun 12, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Ludico: Attinente al gioco, al giocare, con particolare riferimento all’aspetto libero e gioioso del gioco, svincolato per lo più da regole.Un romanzo può essere ludico?Certo!Può divertirci,facendoci giocare con la fantasia nella sua lettura.Ma non d ...(continue)

    Ludico: Attinente al gioco, al giocare, con particolare riferimento all’aspetto libero e gioioso del gioco, svincolato per lo più da regole.Un romanzo può essere ludico?Certo!Può divertirci,facendoci giocare con la fantasia nella sua lettura.Ma non deve essere per forza ludico.Può anche rompere i pupi siciliani che ci penzolano sotto le gambe o può annoiarci facendoci riflettere.Questo romanzo ha una base ludica,ma nel contempo vuole anche farci fare due pensieri sul nostro modo di vivere.Ce ne sono a bizzeffe di romanzi del genere direte voi.Certo,ce ne sono però questo in particolare,ultimamente,mi ha colpito in maniera positiva.Riesce ad avere una giusta calibrazione fra la sua natura,quella ludica e l'altro suo aspetto quello di riflessione.Andando per ordine esplico la trama;in realtà piuttosto semplice.Shadow,il protagonista del romanzo,esce dalla galera dopo aver scontato la sua pena,se non ricordo male inerente a un colpaccio a mano armata o a un pestaggio;poco importa.Mentre si sta recando a casa dalla moglie,viene avvicinato da un veccio pervertito,tale Mr.Wednesday che lo vuole assoldare come guardia del corpo.Il nostro,ormai stanco di fare cazzate,vuole rimettere in careggiata la sua vita con un lavoro onesto e una moglie tranquilla.Il problema?La moglie muore durante una fellatio automobilistica al miglior amico di Shadow e lui si ritrova in men che non si dica a dovere accettare l'offerta.Il nostro,così,si ritroverà suo malgrado in mezzo a una lotta senza quartieri fra i vecchi dei capitanati da Mr.Wednesday ovvero Odino e i nuovi dei adorati dalla nostra società contemporanea ovvero il denaro,la tecnologia,il sesso e le lobbies.Gaiman risulta essere piuttosto intelligente nel non calcare la mano sulla critica.Lasciando al lettore il compito di trovare la simpatia fra i nuovi o i vecchi dei.Il romanzo,quindi riesce ad essere piuttosto equilibrato dando anche un quadro pittoresco della campagna americana e della provincia quella più sperduta.In un certo senso,la battaglia non può avvenire solo nelle grandi città ma avviene centralmente nella provincia che risulta essere l'ultimo baluardo dell'americanità e sti cazzi.In questo aspetto,Gaiman mi ha ricordato il maestro dell'orrore Stephen King.In "American Gods" si percepisce quelle atmosfere così particolarmente provinciali e un pò barocche presenti in romanzi come It o le Notti di Salem.La fortuna è che Gaiman ha uno stile più asciutto o meno descrittivo.Il romanzo scorre via che è un piacere e non risulta mai nè troppo impegnativo,nè troppo pesante;insomma ricorda King ma non è King (per fortuna).Naturalmente "American Gods" non è un capolavoro,non è esente da difetti e risulta molte volte stereotipato,probabilmente prevedibile nonostante un discreto colpo di scena finale.Ma il fondo di critica ai nuovi dei,capisaldi del consumismo,un buon intreccio e uno stile asciutto e discreto,rendono questo libro una piacevole lettura.Sopratutto in vista della stagione in cui ci troviamo,potrebbe essere una di quelle letture estive non troppo impegnative (sennò si corre il rischio di sudare)ma gustose come un buon ice-cream.E a voi piace tanto il gelato,no?

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    Sine qua Non said on Jun 8, 2014 | 2 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Libro profundo y extraño. Dioses olvidados, en cuerpo humano, que quieren recuperar su poder. Muy bien escrito.

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    ttomaslucio said on May 22, 2014 | Add your feedback

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