American Psycho

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Publisher: Pan Macmillan

3.9
(4982)

Language: English | Number of Pages: 399 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) French , Spanish , German , Italian , Swedish , Finnish , Dutch , Catalan , Hungarian , Polish , Czech , Portuguese

Isbn-10: 0330319922 | Isbn-13: 9780330319928 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , Audio CD , Others , Mass Market Paperback , eBook

Category: Crime , Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

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Book Description
Patrick Bateman is Harvard-educated and intelligent. He works by day on Wall Street, earning a fortune to complement the one he was born with. His nights he spends in ways we cannot begin to fathom - doing impermissible things to women. He is living his own "American Dream".
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  • 3

    Alienante.

    Comunque, non mi si può biasimare. Si presume che qualsiasi modello di comportamento umano abbia una sua validità. Il male sta in quello che sei? O in quello che fai? La mia pena è costante, acuta, e ...continue

    Comunque, non mi si può biasimare. Si presume che qualsiasi modello di comportamento umano abbia una sua validità. Il male sta in quello che sei? O in quello che fai? La mia pena è costante, acuta, e io non spero in un mondo migliore, per alcuno. Anzi, voglio che la mia pena sia inflitta anche ad altri. Ma anche dopo aver ammesso questo (e io l’ho ammesso innumerevoli volte, pressoché in ogni atto che ho commesso), anche dopo essermi trovato a faccia a faccia con queste verità, non avviene la catarsi. Non acquisto una conoscenza più profonda di me stesso.

    said on 

  • 2

    NERISSIMO

    Romanzo letto all'epoca della sua uscita, sulla scia dei due precedenti (soprattutto MENO DI ZERO che personalmente considero il migliore di Ellis) e ripreso negli ultimi giorni. Una virata improvvisa ...continue

    Romanzo letto all'epoca della sua uscita, sulla scia dei due precedenti (soprattutto MENO DI ZERO che personalmente considero il migliore di Ellis) e ripreso negli ultimi giorni. Una virata improvvisa e violenta rispetto al passato con questo protagonista della dorata gioventù newyorchese che divide la propria esistenza fra lavoro, palestra e ristoranti di lusso ed una nerissima zona d'ombra interiore che lo porta a scannare letteralmente le ragazze che transitano nel suo appartamento, dopo averle torturate nei modi più svariati.
    Il racconto vive della narrazione in prima persona quasi esclusivamente come un'ininterrotta lista degli oggetti da acquistare, dei locali da frequentare, degli oggetti da possedere, in ossequio a quegli anni di glamour e consumismo esasperato.
    Romanzo violentissimo e allucinato con squarci di ironia, ragazze descritte come oche senza nessun pensiero, capricciose se nn vengono condotte nei locali più "in" della città. Promiscuità sessuale ed il solito vuoto totale di valori che non siano drogarsi e fare di tutto per essere parte di uno stretto giro di persone che si ritrova nei soliti luoghi, diventando esse stesse "massa".
    Da questo romanzo in poi, personalmente ritengo che l'autore abbia iniziato a perdere colpi, come dimostrano i successivi libri più o meno avvitati sulla stessa falsariga.

    said on 

  • 0

    se tu ora bussassi alla mia porta

    attenzione a parlare di questo libro con certe persone
    attenzione!

    per esempio: siamo tutti d'accordo che il protagonista ha dei
    problemi?

    siamo d'accordo.
    Bene: cosa gli facciamo?

    Castrazione chimica ...continue

    attenzione a parlare di questo libro con certe persone
    attenzione!

    per esempio: siamo tutti d'accordo che il protagonista ha dei
    problemi?

    siamo d'accordo.
    Bene: cosa gli facciamo?

    Castrazione chimica?
    Ergastolo?

    Lo picchiamo?
    Cosa facciamo?

    E poi:
    tu, tu proprio tu, tu, tu tu tu dico te, proprio

    te, o mi mostri il certificato di nascita con la dicitura
    DIO e non ti rompo i maroni

    oppure anche tu forse hai dei problemini.
    Certo, dice lui o lei, però NON così.

    Siamo d'accordo: e allora?
    Cambia qualcosa?

    CERTO, dice lui o lei, certo!!!
    Io non sono malato o malata!! urla lei o lui. Bene,

    gli faccio io, bene; ma l'esame delle urine l'hai fatto?
    E' importante eh.

    Ma vattene dice lei; "perverso teatrante idiota".
    Sì sì vado ma prima dimmi una cosa: tu hai la traduzione

    Bompiani (la prima) o Einaudi (Culicchia)?
    "Ma fottiti", dice lei o lui.

    Guarda che è importante, dice lui - e comunque ricordati
    dell'incipit di Dostojevskij, ti consiglio la traduzione di

    coso, merda non mi viene, gandolfo, come cazzo è
    comunque hai capito no?

    Hai capito vero?

    said on 

  • 0

    Ho cercato di parlare di un tema a cui tengo moltissimo, vale a dire l'autocensura in letteratura e la generosità nello scrivere, sostenendo che, in due parole, uno scrittore riesce a dare il meglio d ...continue

    Ho cercato di parlare di un tema a cui tengo moltissimo, vale a dire l'autocensura in letteratura e la generosità nello scrivere, sostenendo che, in due parole, uno scrittore riesce a dare il meglio di sé, e quindi riesce ad essere generoso, quando è capace di rischiare, quando rinuncia a qualcosa, quando scrive anche a costo di far male a qualcuno. Può sembrare un po' cinico, però credo che abbia una sua ragion d'essere in letteratura questa che secondo me è un'esigenza: questo bisogno di poter scrivere al di fuori della necessità di proteggere degli affetti.
    Sono partito da Il giovane Holden, per poi arrivare a Bret Easton Ellis, in particolare American Psycho, ma anche Glamorama, per chiudere con Javier Marìas, Domani nella battaglia pensa a me e L’uomo sentimentale.

    Diego De Silva
    Biblioteca Comunale di Quattro Castella (RE) | 18 dicembre 2016
    http://www.autorinprestito.it/i-consigli-di-diego-de-silva/

    said on 

  • 3

    Un libro che faccio fatica anche a recensire.
    Mi ha causato una chiamiamola dissociazione cognitiva non da poco, ed ecco il perché delle tre stellette, che in un certo senso hanno il valore di cinque. ...continue

    Un libro che faccio fatica anche a recensire.
    Mi ha causato una chiamiamola dissociazione cognitiva non da poco, ed ecco il perché delle tre stellette, che in un certo senso hanno il valore di cinque.
    Da un lato l'ho trovato assolutamente geniale e quindi non potrò che tesserne le lodi, dall'altro mi ha schifata così tanto che non lo riaprirò mai più in vita mia, quindi penso proprio che Ellis con me abbia raggiunto l'effetto sperato quando lo scrisse.
    Da un punto di vista contenutistico, il libro offre uno spaccato senza paragoni di una data società in una data epoca (la vita degli yuppies alla fine degli anni '80), nonché della mente di uno di loro dato che il libro offre una strepitosa narrazione autodiegetica.
    A emergere in maniera sovrana è il vuoto di umanità del relativamente ristretto mondo in cui Patrick Bateman vive. Un mondo in cui girano soldi e droga, in cui si potrebbe avere tutto ma in cui, in realtà, mancano le basi per qualsiasi relazione umana non verta attorno a un invito a cena in un ristorante di lusso. Bateman stesso nuota in questo vuoto, che è probabilmente congeniale a un essere dalla doppia identità come lui. Bateman il vuoto lo riempie di corpi, da scopare e/o fare a pezzi, poiché tutti - tranne lui, forse - sono oggetti. Tutti sono acquistabili.
    Questo aspetto è espresso splendidamente da Ellis tramite lo stile: ripetitivo, secco ma volutamente confuso. La testa di Bateman è riempita di firme di abiti, scarpe e orologi, l'unico metro di giudizio su cui basare frequentazioni e, con molte virgolette, "amicizie". Per il resto, gli riesce difficile perfino ricordare chi sia chi, e non soltanto per via delle droghe che assume o della sua follia. Vale anche per gli altri personaggi e per il lettore: le persone sono nomi e abiti. I nomi, spesso e volentieri, sono intercambiabili. Patrick o Marcus o chissà chi, non importa. A contare è l'apparire. Anche il lettore, quindi, si trova straniato: focalizzare le identità di certi personaggi risulta impossibile e del resto sarebbe anche inutile, perché il loro essere caratterizzati in modo pressoché identico li rende perfettamente intercambiabili. Ed è un effetto voluto, volutissimo ed estremamente efficace.
    Ecco, stilisticamente questo romanzo è geniale. Una sorta di monoblocco compatto scaturito direttamente dalla testa di Bateman - e mi domando che faticaccia assurda sia stato scriverlo! - che di capitolo in capitolo dedica tutto lo spazio che serve alle sue ossessioni: dalla routine mattutina, pagine e pagine, alla palestra, ai ristoranti, al lavoro, alle ignare donne che vedono in Bateman un giovane ricco e affascinante da accalappiare, fino a uccisioni e torture descritte con gran dovizia di particolari.
    Lo stile, oscillante fra il giornalistico e il noir, raggiunge le sue vette quando Bateman è sotto l'effetto di droghe e si tramuta in un flusso di coscienza efficacissimo e senza freni, che contrasta col Bateman "sobrio" la cui mente risulta estremamente fredda e lucida, incasellata appunto nelle sue stesse ossessioni. Indimenticabili un paio dei suoi monologhi interiori. Proprio quand'è drogato, forse, Bateman risulta in qualche modo distorto più "umano". Gli manca, per il resto, completamente l'empatia. Così come manca a tutto il suo ambiente. Manca, cioè, quello che lo renderebbe davvero umano. Non che a lui interessi, si intende, perché ha capito e personificato il male del suo mondo e ha compreso che non si salva nessuno e che sarebbe inutile perfino l'ipocrisia di provarci. Gran personaggio pur se impossibile da amare, e rimane forte il dubbio che di persone come lui ne esistano a vagonate in certi ambienti e non solo. Certo lui è fortemente e volutamente estremizzato, ma le zone grigie di ognuno di noi sono potenzialmente moltissime. Manca un vero e proprio finale perché non c'era bisogno di un finale e perché il vuoto e i soldi e la droga e il sadismo andranno avanti virtualmente in eterno e a Ellis non interessava proprio fornire una morale. Gli interessava mostrare la mente di Patrick Bateman, bello, vuoto ed estremo, e l'ha fatto nel migliore dei modi, perché insomma, stilisticamente e strutturalmente il libro è assolutamente geniale.
    Dopo un po', però, almeno per me il troppo stroppia.
    (Qualche perplessità sulla traduzione e fortuna che Culicchia a un certo punto ha aperto il dizionario e imparato che "organic" non si traduce con "organico" - nei primi capitoli gliene sono scappati tre o quattro.)
    C'est tout.

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  • 0

    485 pagine per sapere qualcosa di più dello psicopatico protagonista che non fossero il suo dress code,il suo cibo,i suoi esercizi in palestra,il palinsesto del suo programma preferito,le sue ossessio ...continue

    485 pagine per sapere qualcosa di più dello psicopatico protagonista che non fossero il suo dress code,il suo cibo,i suoi esercizi in palestra,il palinsesto del suo programma preferito,le sue ossessioni sessuali...troppe per me

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  • 5

    sono molto vicino....all'umanità

    "La superficie, la superficie, la superficie, ecco l'unica cosa in cui ciascuno trovava un qualche significato...”
    Non sei un lavoro prestigioso a Wall Street, non sei il contenuto della tua AmEx o de ...continue

    "La superficie, la superficie, la superficie, ecco l'unica cosa in cui ciascuno trovava un qualche significato...”
    Non sei un lavoro prestigioso a Wall Street, non sei il contenuto della tua AmEx o del tuo portafogli preso da Bottega Veneta, non sei il tuo abito Valentino o la tua cravatta Paul Smith, non sei nemmeno i posti che frequenti o le riviste che leggi, non sei la gemma di nulla astrale riflessa nello sguardo degli altri, non sei niente di tutto questo, e questo libro non è una lista dei marchi più chic sul mercato, non è un'accozzaglia di dialoghi tra persone appartenenti ad una generazione malsana, non è un ributtante esempio di violenza e sadismo; questa è solo la superficie, la fredda superficie, l'istintiva superficie; il fermarsi ad essa, credere di poter trovare la chiave di lettura sulla superficie del libro equivarrebbe a replicare lo stesso modus operandi con cui Bateman scruta le persone che frequenta, dal modello di scarpe al taglio di capelli. Semplicemente “American Psycho” non è lì....
    Patrick Bateman è l'uomo destrutturato, è il lato spirituale annientato da uno stile di vita che è in grado di dissipare tutto ciò che è positivo, è l'angelo risucchiato dentro il maelstrom abissale di un culto che fa del Superficiale un dogma primario. Lo sfarzo, i programmi tv, le droghe, il sesso, gli omicidi,la follia fanno da cornice a un vuoto esistenziale terrificante, ad un abisso profondo e radicato, una sorta di astrazione dal reale (ma cosa è rimasto del reale?) in cui dell'uomo che c'era permane solo un male inarrestabile e mai domo, il progresso rievoca la bestia, le barriere crollano, l'uomo torna l'animale selvaggio che è sempre stato e sempre sarà....rimane una vaga idea di Patrick Bateman e questa recensione non ha alcun significato...

    “E anche se non si è trattato in alcun modo di una serata romantica, mi abbraccia con un calore al quale non sono abituato. Sono talmente avvezzo a immaginarmi ogni cosa come succede nei film, a visualizzare la realtà come una serie di eventi che prendono forma sullo schermo, che mi sembra di sentire il commento musicale, e di vedere una cinepresa fare una panoramica dal basso, con i fuochi artificiali che esplodono al rallentatore sopra le nostre teste, l'immagine a settanta millimetri delle sue labbra che si aprono e il successivo sussurro: - Ti voglio, - in Dolby Stereo. Ma il mio abbraccio è freddo e avverto, dapprima confusamente e poi con maggiore chiarezza, che la tempesta dentro di me si sta gradualmente calmando, e quando lei mi bacia sulla bocca il suo gesto mi riporta a una specie di realtà e la spingo via gentilmente. Lei mi guarda spaventata. - Senti, devo andare, - dico, controllando il Rolex. - Non voglio perdermi.... Stupidi Animali Ammaestrati. “

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  • 4

    Più che sorprendermi la violenza di Bateman mi ha stupito l'indifferenza del mondo che lo circoda. Gente vacante e superficiale, superficilità incosapevole quindi più gretta e sconcertante. Generazion ...continue

    Più che sorprendermi la violenza di Bateman mi ha stupito l'indifferenza del mondo che lo circoda. Gente vacante e superficiale, superficilità incosapevole quindi più gretta e sconcertante. Generazione completamente marcia. Almeno Bateman ha dalla sua la follia, mentre a loro non resta che una perenne sensazione di inadeguatezza generata da una società che basa i suoi fondamenti sulla competizione e il concetto di dover essere di più, sempre di più, i migliori, perché in fondo noi possiamo e dobbiamo essere qualunque cosa desideriamo... E via con le nevrosi!

    said on 

  • 5

    Pazzesco

    Patrick Bateman è bello, palestrato, ricco sfondato, pieno di donne ma è anche completamente e totalmente pazzo nonché tossico. Le sua più grandi preoccupazione sono i capelli, i vestiti, i muscoli, ...continue

    Patrick Bateman è bello, palestrato, ricco sfondato, pieno di donne ma è anche completamente e totalmente pazzo nonché tossico. Le sua più grandi preoccupazione sono i capelli, i vestiti, i muscoli, in quale locale alla moda andare a cena o trovare cocaina e con quale "corpoduro" andare a letto. Ha una fidanzata, un'amante e un corollario di donne con cui fare sesso, peccato che poi molte di loro si ritrovino fatte a pezzi non dopo aver sopportato indicibili sevizie e torture. A volte può capitare ad un barbone. A volte ad un animale. Altre volte a uno qualsiasi che gli attraversi la strada. Bateman è così, non riesce a controllarsi e quando gli parte la follia a chi tocca tocca. Un libro pazzesco, completamente fuori di testa che non mi ha concesso lunghe pause dalla lettura. Il personaggio viene fuori un pò per volta, Ellis scopre le carte lentamente ma una volta fatto uscire allo scoperto, Bateman da il meglio di se. Potrebbe essere scoperto più volte, lui stesso ci prova a farsi fermare, confessa, butta li gli omicidi nel mezzo delle conversazioni ma le persone non ascoltano, non guardano, non si soffermano, i suoi amici quando non lo sentono o non gli credono perchè è pazzo e allora lui che fa?! continua......
    Il protagonista, la sua mente, i suoi pensieri intricati, al sua vita mi hanno trascinata in un vortice incredibile. Ipnotico. Magari un pò meno splatter sarebbe stato più digeribile. Consigliato per stomaci forti.

    Avevo tutte le caratteristiche di un essere umano - carne, ossa, sangue, pelle, capelli - ma la mia spersonalizzazione era tanto intensa, era penetrata così in profondo, che non esisteva più in me la normale capacità di provare compassione. Questa era stata sradicata, cancellata del tutto. Io stavo semplicemente imitando la realtà; avevo una vaga somiglianza con un essere umano; solo un’area limitata del mio cervello funzionava ancora. Qualcosa di orribile stava accadendo, ma non riuscivo a capirne il motivo; non riuscivo neppure a capire di che cosa effettivamente si trattasse. L’unica cosa che avesse il potere di calmarmi era il tintinnio dei cubetti di ghiaccio dentro un bicchiere di whisky.

    … c’è un’idea di Patrick Bateman, una sorta di astrazione, ma non esiste un vero e proprio “me”. C’è soltanto qualcosa di illusorio, al mio posto, un’entità che è anche possibile toccare con mano, sennonché io non ci sono. Puoi pure sentire la mia carne a contatto con la tua, e credere che i nostri stili di vita siano comparabili, ma io semplicemente non ci sono. Per me, è diffìcile avere un senso, a qualsiasi livello. Io sono un’invenzione, un’aberrazione. Sono un essere umano incoerente. La mia personalità è appena abbozzata, informe; solo la mia crudeltà è persistente e alligna nel profondo. La mia coscienza, la mia pietà, le mie speranze, sono scomparse molto tempo fa (probabilmente ad Harvard), se mai sono esistite. Non esistono più frontiere da varcare. Sono ormai al di là di ogni cosa. Sono assolutamente indifferente al male che ho fatto. Non me ne importa niente di ciò che ho in comune con i pazzi e gli energumeni, con i viziosi e i maligni. Tuttavia mi tengo ancora saldo a una singola, squallida verità: nessuno è al sicuro, nessuno si salva, non c’è redenzione per nessuno. Comunque, non mi si può biasimare. Si presume che qualsiasi modello di comportamento umano abbia una sua validità. Il male sta in quello che sei? O in quello che fai? La mia pena è costante, acuta, e io non spero in un mondo migliore, per alcuno. Anzi, voglio che la mia pena sia inflitta anche ad altri. Ma anche dopo aver ammesso questo (e io l’ho ammesso innumerevoli volte, pressoché in ogni atto che ho commesso), anche dopo essermi trovato a faccia a faccia con queste verità, non avviene la catarsi. Non acquisto una conoscenza più profonda di me stesso. Nessuna nuova comprensione si ricava da ciò che racconto. Non avevo, non ho nessun motivo per raccontarvi tutto questo. Questa mia confessione non significa assolutamente nulla…

    said on 

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