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American Psycho

Di

Editore: Einaudi

3.9
(4729)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 517 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo , Tedesco , Svedese , Finlandese , Olandese , Catalano , Ungherese , Polacco , Ceco , Portoghese

Isbn-10: 8806155776 | Isbn-13: 9788806155773 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: G. Culicchia

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , eBook

Genere: Crime , Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Patrick Bateman è giovane, bello, ricco. Vive a Manhattan, lavora a WallStreet e con i colleghi Timothy, David, Patten e Craig, frequenta i locali piùalla moda, le palestre più esclusive e le toilette dove gira la migliorecocaina della città, discutendo di nuovi ristoranti, cameriere corpoduro edeleganza maschile. Ma la sua vita è ricca di particolari piuttosto inquietantie quando le tenebre scendono su New York, Patrick Bateman si trasforma in untorturatore omicida, freddo, metodico, spietato.
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  • 1

    Un voce fuori dal coro.

    Ammetto di aver letto le precedenti recensioni col dubbio di aver acquistato un libro completamente diverso, perché francamente non comprendo l'entusiasmo di chi lo definisce un capolavoro. Ho provato ...continua

    Ammetto di aver letto le precedenti recensioni col dubbio di aver acquistato un libro completamente diverso, perché francamente non comprendo l'entusiasmo di chi lo definisce un capolavoro. Ho provato a sfogliare ancora una volta le pagine che più mi avevano lasciato perplessa, ma alla fine, mio malgrado, mi trovo a confermare la prima impressione che ho avuto e a riportare una recensione che avevo già scritto altrove, tempo fa. Dopotutto, de gustibus...

    Dopo due mesi di pura agonia, durante i quali ho seriamente rischiato di perdere il desiderio di leggere qualcosa di diverso dallo scontrino del bar, sono finalmente riuscita a portare a termine la lettura di American Psycho. Definirlo semplicemente il libro più brutto che abbia mai letto sarebbe un eufemismo, quindi, pur essendo conscia di non essere probabilmente abbastanza arguta (o sadica) d'apprezzare cotanto sofisticato splatterume, proverò a denominarlo educatamente in altro modo: uno spreco di tempo e - a parer mio - anche di carta. Prendete un protagonista che è la quintessenza dell'antipatia e del narcisismo e cucitegli addosso un bel faccino affascinante, sormontato da una bella chioma rigorosamente impalcata; circondatelo, poi, di comparse ugualmente sgradevoli - tutte ovviamente ricche, strafatte di coca, ingioiellate ed ossessivamente fissate con le grandi firme - con l'unico scopo d'impelagarlo in discussioni paradossali sull'uso di questo o quel capo d'abbigliamento. Che uomo di classe, nevvero ? Peccato che quest'uomo di classe, con mille donne e mille paia di scarpe, nasconda un torbido e macabro segreto. Vi sembra la premessa di Cinquanta Sfumature di Boiate (paragone volutamente azzardato - intendiamoci - ché quella è un'altra dimostrazione di quanto dannatamente stiamo cadendo in basso) ? PEGGIO. Patrick Bateman è fuori come un balcone. E siccome l'autore intende farcelo capire in ogni modo, decide - molto carinamente - di raccogliere in un solo libro tutte le tematiche che abitualmente offendono la pubblica morale e la sensibilità del lettore, trattandole in modo così crudo e nauseante da sollevare, presto o tardi, nel suddetto lettore, un quesito spontaneo, ossia: “Che cosa ca... sto leggendo ?”. Violenza gratuita ? C'è. Maltrattamento delle donne ? C'è. Maltrattamento di animali ? C'è. Maltrattamento di bambini ? C'è. Sesso descritto con l'unico scopo di farvi rigurgitare la colazione, il pranzo, la merenda, la cena e addirittura lo spuntino di mezzanotte ? C'è. Uso improprio di parti anatomiche rigorosamente amputate, stuprate, bollite e mangiate ? C'è. Morale della favola ? Non c'è una morale. Colpo di scena sbalorditivo che vi fa rivalutare le "millemila" pagine di sevizie ? Magari. Alla fine di questo scempio, mi sono sentita in dovere di documentarmi sull'autore per comprendere se abbia o meno un disturbo della personalità, ma, ahimè, non c'è dato saperlo. L'unica cosa certa è che, dopo la lettura di American Psycho, mi sento fortunata a non esserlo diventata io stessa. Psycho, s'intende.

    ha scritto il 

  • 4

    In una parola: wow.
    Delle infinite descrizioni di capi d'abbigliamento con tanto di marche avrei fatto volentieri a meno, è vero, ma è chiaro che l'autore sa dove vuole andare a parare e alla lunga ci ...continua

    In una parola: wow.
    Delle infinite descrizioni di capi d'abbigliamento con tanto di marche avrei fatto volentieri a meno, è vero, ma è chiaro che l'autore sa dove vuole andare a parare e alla lunga ci si fa il callo. Se mi ha preso è per altre ragioni, come per la contrapposizione tra le scene di vita mondana e la violenza, i tentativi di Patrick di confessare o esprimere quello che ha in mente e le scene più allucinate.
    Da un certo punto in poi ogni occasione era buona per andare avanti. E per quanto lo stile di vita di Patrick sia quanto di più lontano dal mio, a tratti mi sono immedesimato in lui.
    È uno di quei rari casi in cui mi sento di dire: «L'inizio è un po' una palla. Abbi pazienza e vedrai che ne vale la pena».

    ha scritto il 

  • 3

    Un viaggio nella follia, totalmente alienante

    Uscito nel 1991 questo libro ancora oggi gode di un fascino macabro tutto suo. Non vi parlerò della trama, una vera trama del libro non c'è. Molti hanno visto questo libro come un atto di accusa alla ...continua

    Uscito nel 1991 questo libro ancora oggi gode di un fascino macabro tutto suo. Non vi parlerò della trama, una vera trama del libro non c'è. Molti hanno visto questo libro come un atto di accusa alla società del 1989 e ai valori yuppie dell'america Raegeniana. A distanza di 10 anni questo modo di fare si percepisce nella mia società. Attraverso gli occhi di Patrick Bateman navighiamo in un mare di dolore, di locali sfavillanti tiri di cocaina e efferati omicidi. Quello che colpisce non è pero l'efferatezza dei delitti quando l'atmosfera di completa alienazione nel libro. Ellis non vuole lanciare alcun atto di accusa anzi è pienamente fuso nel rappresentare se stesso e la realtà che lo circonda attraverso questo romanzo. I dialoghi tra i personaggi sono scarni quasi che siano separati da un muro di incomunicabilità. Dalle serate guardando il patty winter show( ad oggi mi sembra una macabra parodia di Barbara D'Urso) alle casette porno guardate fino all'estremo ci viene raffigurato un universo dove lo spazio di riflessione, i sentimenti e l'introspezione vengono spappolati senza pietà. Quello che conta è che nulla ha senso, o ancora che solo la superficie conta. Parola di Patrick Bateman

    ha scritto il 

  • 0

    Ci ho provato, me lo sono quasi imposta di leggerlo, ma non ce l'ho fatta. Ho trovato odiose quanto inutili le descrizioni minuziose di ogni oggetto, capo di abbigliamento, ecc., tutto rigorosamente f ...continua

    Ci ho provato, me lo sono quasi imposta di leggerlo, ma non ce l'ho fatta. Ho trovato odiose quanto inutili le descrizioni minuziose di ogni oggetto, capo di abbigliamento, ecc., tutto rigorosamente firmato, anche i dialoghi banali, sproloqui senza fondamento.... Forse mi sono arresa troppo presto, ma questo libro non fa per me.

    ha scritto il 

  • 5

    Gli anni '90

    ...là dove c’era natura e terra, vita e acqua, vidi un paesaggio desertico senza confini, che sembrava una sorta di cratere, così privo di ragione e di luce e di spirito che la mente non poteva afferr ...continua

    ...là dove c’era natura e terra, vita e acqua, vidi un paesaggio desertico senza confini, che sembrava una sorta di cratere, così privo di ragione e di luce e di spirito che la mente non poteva afferrarlo ad alcun livello conscio e, se ti avvicinavi, la mente indietreggiava vacillando, incapace di comprenderlo. Era una visione talmente chiara e reale e vitale che, nella sua purezza, era quasi astratta. Questo è ciò che riuscii a capire, questo è il modo in cui vissi la mia vita, intorno a questo, la mia vita ruota; è così che ho affrontato il tangibile. Questa è la geografia intorno alla quale la mia realtà ha sempre ruotato: non mi è mai passato per la testa, a me, mai, che la gente possa essere buona, che uno possa mai cambiare in meglio, o che il mondo possa essere migliorato dall’amore, dal piacere che uno prova per uno sguardo o un gesto d’affetto; insomma, che l’amore o la gentilezza possano modificare alcunché. Non c’è mai stato nulla di positivo, nulla di affermativo, per me, frasi come “bontà d’animo”, “generosità dello spirito” sono sempre state vuote, per me, vani stereotipi, scherzi di dubbio gusto. Il sesso si riduce a matematica. L’individualità è fuori questione. Che significato ha l’intelligenza? E la ragione, come definirla? Il desiderio: una cosa senza senso. L’intelletto è impotente. La giustizia è morta. Paura, recriminazione, innocenza, comprensione, senso di colpa, spreco, fallimento, dolore, sono tutte cose, emozioni, sentimenti, che nessuno prova più. La riflessione è inutile. Il mondo non ha nessun senso. Solo il male vi ha permanenza. Dio non è vivo. Dell’amore non ci si può fidare. Solo ciò che è superficiale conta qualcosa… Questa è la civiltà moderna, qual io la vedo e l’intendo…

    ha scritto il 

  • 1

    L'inventario del vuoto

    Un vortice di tutti i marchi del lusso si rincorrono in un fragore accecante e pirotecnico e sono i veri protagonisti di queste pagine, l’unico propellente che anima e distingue i soggetti di questo r ...continua

    Un vortice di tutti i marchi del lusso si rincorrono in un fragore accecante e pirotecnico e sono i veri protagonisti di queste pagine, l’unico propellente che anima e distingue i soggetti di questo romanzo, i piccoli uomini nevrastenici e vacui del mondo finanziario newjorkese.
    Ai fitti, insulsi dialoghi che tessono questa storia si potrebbero tranquillamente elidere tutti i nomi dei personaggi e la comprensione del testo non ne subirebbe alcun danno, tanto sono uguali e sovrapponibili i profili subumani di ciascuno.
    Tutti prigionieri di un’ossessione narcisistica consumistica, anaffettivi riprodotti con lo stesso calco.
    L’autore pare voler spingere il lettore all’interno di una spirale asfittica per gettarlo in modo ruvido di fronte alla sua visione della società occidentale che descrive come spellata di ogni umanità, dove solo le cose mantengono una dignità: il rango che attribuiscono loro le firme dei grandi stilisti.
    Personalmente credo che la letteratura nordamericana sia di gran lunga la più ricca e articolata del ‘900, ma questo libro cosa c’entra con la letteratura?
    Forse nell’intento dell’autore questa doveva essere una performance, una provocazione, di uno di quelli che dicono che il romanzo è morto, però continuano a scrivere.
    L’ho trovato solo un brutto libro, irritante e, davvero imperdonabile, noioso.
    No, a qualcosa ci può essere utile questa lettura: se avete un paio di mocassini con nappine, no, non indossatele con un completo, proprio non va.
    Ma ora, siccome amo i provocatori veri, ma soprattutto gli scrittori puri, comincerò a leggere l’ultimo di Houellebecq che ancora mi manca, lui si, un maestro.

    ha scritto il 

  • 4

    E' un libro che va su e giù, a tratti strascicato a tratti talmente brillante che ti dimentichi di avere letto le scorse ventina di pagine di noia. Lo consiglio. Non è un capolavoro assoluto, ma sicur ...continua

    E' un libro che va su e giù, a tratti strascicato a tratti talmente brillante che ti dimentichi di avere letto le scorse ventina di pagine di noia. Lo consiglio. Non è un capolavoro assoluto, ma sicuramente una lettura interessante, brillante e a tratti stimolante.

    ha scritto il 

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