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American Psycho

By Bret Easton Ellis

(1204)

| Others | 9788806155773

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Book Description

Patrick Bateman è giovane, bello, ricco. Vive a Manhattan, lavora a WallStreet e con i colleghi Timothy, David, Patten e Craig, frequenta i locali piùalla moda, le palestre più esclusive e le toilette dove gira la migliorecocaina Continue

Patrick Bateman è giovane, bello, ricco. Vive a Manhattan, lavora a WallStreet e con i colleghi Timothy, David, Patten e Craig, frequenta i locali piùalla moda, le palestre più esclusive e le toilette dove gira la migliorecocaina della città, discutendo di nuovi ristoranti, cameriere corpoduro edeleganza maschile. Ma la sua vita è ricca di particolari piuttosto inquietantie quando le tenebre scendono su New York, Patrick Bateman si trasforma in untorturatore omicida, freddo, metodico, spietato.

754 Reviews

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    Non lo so, cioè, lo so. Mi è piaciuto. Sul serio, neanche dopo cinque minuti pensavo fosse terribile, ma poi mi son ricreduta. La lettura si è fatta pressante. Mi è piaciuto, davvero, solo che, mah. Secondo me non si giunge a niente. È come star a pr ...(continue)

    Non lo so, cioè, lo so. Mi è piaciuto. Sul serio, neanche dopo cinque minuti pensavo fosse terribile, ma poi mi son ricreduta. La lettura si è fatta pressante. Mi è piaciuto, davvero, solo che, mah. Secondo me non si giunge a niente. È come star a preparare una cosa buonissima sul barbecue e poi rendersi conto che non si è condita a dovere. Manca qualcosa. Visto che io apprezzo questo osare estremo mi aspettavo più carica, più impeto. Ho apprezzato tantissimo la satira, l'osceno, ma poi, alla fine, mica mi son entusiasmata. In ogni caso credo lo rileggerò anche in lingua, c'è qualcosa che non mi quadra, e leggendo qualche passo originale mi son accorta che non sono queste tre stelle che in realtà sono tre meno, ma sarebbero almeno tre piene.

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    mementomihi said on Jul 22, 2014 | Add your feedback

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    questi non sono tempi adatti agli innocenti..

    Quando il romanzo fu pubblicato per la prima volta in America nel 1991, scatenò subito un vespaio di polemiche e proteste, soprattutto da parte della National Association for women, che accusava l’autore di cinismo e sadismo. Bret Easton Ellis è sen ...(continue)

    Quando il romanzo fu pubblicato per la prima volta in America nel 1991, scatenò subito un vespaio di polemiche e proteste, soprattutto da parte della National Association for women, che accusava l’autore di cinismo e sadismo. Bret Easton Ellis è senza dubbio uno scrittore scomodo, nella misura in cui il libro va interpretato come una critica aperta dell’ipocrisia e del perbenismo di certe categorie sociali; da questo punto di vista, egli si muove decisamente al di fuori degli schemi canonici del romanzo, complice uno stile diretto e contenuti fin troppo espliciti che lo rendono sicuramente un autore non facile da capire ed apprezzare.
    Novello Dorian Gray del XXI secolo, Patrick Bateman è il “ridiculous villain” su cui ruota il romanzo: un giovane e rampante uomo di successo di Wall Street, che dietro un’apparente parvenza di bon ton e rispettabilità, nasconde abissi di perversione e una componente sado-voyeuristica, che trovano il loro precursore ideale nella figura del libertino depravato, teorico delle più sofisticate perversioni e omicida per natura, il Dolmancé frutto della penna del “divino” marchese, de Sade appunto. Bateman conduce una doppia vita: nel pubblico, è un uomo colto e affascinante, vestito impeccabilmente, esteticamente ineccepibile, un salutista dedito ad un culto fin troppo esasperato dell’aspetto fisico; nel privato, quando “l’odore del sangue penetra nei suo sogni” e “il bisogno di dedicarsi a pratiche omicide su larga scala” diventa “insopprimibile”, è il suo lato oscuro ad avere la meglio. Nessuno, meglio di lui stesso, è in grado di percepire e descrivere il dualismo tra il ”ragazzo della porta accanto” , come lo definisce la fidanzata Evelyn, e lo psicopatico sanguinario che stupra, tortura e uccide a sangue freddo: “c’è quest’idea di Patrick Bateman, una specie di astrazione che tuttavia non ha nulla a che vedere con chi sono veramente, è solo un’entità, è qualcosa di illusorio… Io semplicemente sono altro. Io sono un prodotto, un’aberrazione. La mia personalità è abbozzata, informe, la mia crudeltà è radicata e persistente...” Probabilmente la maggiore fonte di shock per il lettore dipende dalla particolare crudezza delle scene di violenza, dall’estrema freddezza, disinvoltura e metodicità con cui egli compie i crimini più efferati, dalla totale mancanza di empatia (“una crescente incapacità di sentire"), di sensi di colpa o pentimento, dal fatto che è una follia lucida e premeditata, del tutto priva di remore o inibizioni, a dominarlo - non c’è mai un raptus scatenante, una causa ben precisa, una qualsiasi motivazione che possa costituire in qualche modo una giustificazione alle sue azioni, questa è semplicemente la sua realtà, una realtà che esula dalle convenzioni sociali e dalle regole etico-morali, realtà nella quale peraltro egli non trova mai una qualche forma di catarsi alle inquietudini che lo tormentano (“in realtà desidero infliggere agli altri il mio dolore. Non voglio che nessuno mi sfugga. Ma anche dopo aver ammesso tutto questo [..] non c’è catarsi” . La psicosi viene rappresentata dal suo primo manifestarsi fino al parossismo più estremo, così, nuda e cruda, del tutto fine a sé stessa e senza abbellimenti, giustificazioni o attenuanti di sorta. La gratuità di omicidi commessi senza una ragione precisa ma con l’unico scopo di provocare dolore (“.. si tratterà come al solito di una morte inutile, insensata, ma sia come sia ormai all’orrore sono abituato. Sembra distillato, e nemmeno in questo momento riesce a turbarmi più di tanto..”) e la mancanza di una qualsiasi forma di rimorso o dispiacere (“non me ne importa nulla di tutto quello che ho in comune con i pazzi e i deliranti, i perversi e i malvagi, sono oltre tutto il dolore che ho causato e anche oltre la totale indifferenza che ho provato”), rendono il quadro ancor più aberrante e mostruoso, al di là delle scene cruente e, fuor di dubbio, sadiche, descritte con dovizia di particolari, che comunque costituiscono un numero di pagine trascurabili rispetto alla mole complessiva del libro.
    Veniamo gradualmente, strategicamente guidati in modo subdolo in questa mente alienata dallo stesso protagonista, narratore della vicenda in prima persona. Il primo centinaio di pagine ci appare forse anche un po’ noioso nel suo esagerato, parodistico insistere nelle descrizioni particolareggiate del modo di vestire dei personaggi che via via incrociano le loro esistenze con quella del protagonista. Il lettore non sospetta nulla, anche se qua e là inquietanti dettagli, buttati quasi a caso, lo lasciano perplesso, facendo presagire inquietanti sviluppi. L’ossessione per i dettagli estetici non è superflua ma è parte integrante della natura psicotico-narcisista del personaggio: dominato dai suoi istinti e dalle passioni più bestiali, come pure da ansie e paure incontrollate che lo rendono dipendente da Valium, Xanax e cocaina, gestire la propria immagine dà probabilmente al protagonista una sia pur minima illusione di controllo sulla propria vita.
    Se termini quali SPERSONALIZZAZIONE, PERVERSIONE, SCHIZOFRENIA, possono fornire una qualche chiave di lettura del romanzo, ci sono altri aspetti da non sottovalutare e su questo punto vale la pena citare le parole stesse dell’autore in un’intervista col giornalista Charlie Rose: “TO ME IT WAS NOT A BOOK ABOUT VIOLENCE, IT’S BASICALLY BLACK COMEDY, SOCIAL SATIRE. THERE’S BEEN A MISREADING: PEOPLE ASSUME THAT THE BOOK IS ALL ABOUT VIOLENCE BUT VIOLENT SEQUENCES ARE FEW. IT’S CRITICISM ON MALE BEHAVIOUR. “ L’idea era appunto quella di portare avanti una critica dell’universo maschile - qui resa evidente soprattutto dalla vacuità dei dialoghi (Patrick e la sua cricca parlano di tutto e di niente allo stesso tempo; non si va oltre il sesso, la cocaina, le “corpoduro”, come definiscono le donne sessualmente appetibili, o il ristorante più in voga del momento) - di mostrare un mondo reso ridicolo dalla propria superficialità (“La superficie, la superficie, la superficie, ecco l’unica cosa in cui ciascuno trovava un qualche significato…questa era la civiltà dal mio punto di vista...”; Mary Harron, la regista che ha curato la trasposizione cinematografica del libro, parla di “A VERY BLACK COMEDY OF MANNERS MAKING FUN OF CRAZY SOCIETY), scuotendo nel contempo le coscienze anestetizzate dal conformismo e dall’ossessione per l’apparenza, l’estetismo esasperato, e smascherando l’ipocrisia del perbenismo delle classi “alte”. Satira sociale dunque che finisce col ridicolizzare lo stesso “cattivo” di turno: Patrick porta gli occhiali, anche se non ne ha bisogno, perché sono di marca e fanno chic, è perennemente preoccupato che i suoi capelli, dal taglio all’ultima moda, siano a posto, ostenta compiaciuto un’abbronzatura perfetta e un corpo muscoloso, costantemente allenato, fa a gara con gli amici per chi possiede la carta di credito e il biglietto da visita più belli e s’innervosisce se non riesce a prenotare al ristorante più ”in” della città. L’episodio che lo rappresenta mentre discute imbestialito con la vecchia cinese della tintoria, insultandola e minacciandola di morte, senza che lei comprenda neanche una parola di ciò che sta dicendo, il capitolo dell’esilarante giro di telefonate tra lui e i suoi “compagni di merende” per riuscire a prenotare per la cena in un dato locale, senza riuscire in alcun modo a mettersi d’accordo, la scena ai limiti del paradosso allo Yale Club, nel separé, quando il suo tentativo di strangolare Luis, fidanzato di Courtney, con la quale va a letto, viene da questi - gay e innamorato di lui! - interpretato come un approccio sessuale, sono un trionfo di comicità surreale: se non fosse uno spietato maniaco omicida e antropofago, a volte risulterebbe persino patetico! D’altro canto i capitoli sui Genesis, Whitney Houston e Huey Lewis and the news sono piccoli capolavori di competenza e critica musicale. Cos’altro aggiungere? Il libro mi è piaciuto, malgrado tutto, basta non fermarsi alle apparenze per cui sarebbe fin troppo facile liquidarlo come un romanzo sadico, maschilista e violento, e prendersi la briga di scavare più a fondo, dietro la facciata. Ellis scrive bene anche quando scrive del ”male”: del resto, per dirla citando proprio il nostro buon Bateman , “questi non sono tempi adatti agli innocenti”.

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    Roxy said on Jul 9, 2014 | Add your feedback

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    Il nervoso che sale leggendo questo libro è ineguagliabile.

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    Flo said on Jul 8, 2014 | Add your feedback

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    In un primo momento, quando ho cominciato a leggere, il mio primo impulso è stato di chiudere tutto e dimenticarlo: troppe descrizioni di abiti e inutilità, proprio in maniera antipatica e insistente, e che due coglioni. Poi, continuando a leggere, h ...(continue)

    In un primo momento, quando ho cominciato a leggere, il mio primo impulso è stato di chiudere tutto e dimenticarlo: troppe descrizioni di abiti e inutilità, proprio in maniera antipatica e insistente, e che due coglioni. Poi, continuando a leggere, ho preso il ritmo e ho capito Patrick Bateman: in una società che ti spersonalizza, di uomini e donne tutti uguali, l'unico modo per riappropiarsi di se stessi, di sentire di fare parte del cambiamento, è uccidere giovani e belle donne e masturbarsi coi loro cadaveri.
    E' illuminante.
    3 stelle perché il libro sarebbe potuto finire almeno 100 pagine prima e comunque non sarebbe cambiato granché.

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    Grimes said on Jul 7, 2014 | Add your feedback

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    Devo dire che ho cominciato questo libro cercando proprio scene crude, violente e cruenti e da questo punto di visto il libro ha soddisfatto il mio lato sadico (fin troppo), ma la maggior parte del libro si perde in discorsi dei vari personaggi su do ...(continue)

    Devo dire che ho cominciato questo libro cercando proprio scene crude, violente e cruenti e da questo punto di visto il libro ha soddisfatto il mio lato sadico (fin troppo), ma la maggior parte del libro si perde in discorsi dei vari personaggi su dove andare a mangiare, cosa e come indossare e capitoli che trattano di cantanti e band a dir poco noiosi e superflui. Mi è piaciuta molto la descrizione dei protagonista: mai il loro aspetto fisico, ma solo l'abbigliamento, scambiati tutti per modelli e attori, tutti uguali tra loro e solo gusci vuoti senza una vera personalità.

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    Wendy said on Jun 29, 2014 | Add your feedback

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    *** This comment contains spoilers! ***

    inutilmente cruento, senza capo né coda

    Deludente.
    Scene inutilmente cruente e terrificanti riguardo alle torture perpetuate alle sue vittime, capitoli insulsi sulla sua musica preferita, passaggi interminabili in cui i personaggi del libro discutono sui ristoranti in cui cenare (e poi tan ...(continue)

    Deludente.
    Scene inutilmente cruente e terrificanti riguardo alle torture perpetuate alle sue vittime, capitoli insulsi sulla sua musica preferita, passaggi interminabili in cui i personaggi del libro discutono sui ristoranti in cui cenare (e poi tanto non mangiano mai nulla), sull'uso più appropriato del fazzoletto da taschino, se per un biglietto da visita è meglio il bianco uovo o il bianco panna, ecc, ecc...
    Onestamente speravo che nel finale si capisse un po' meglio perchè questo Bateman fa tutto ciò... oppure che venisse finalmente arrestato... o ancora che si scoprisse che son tutte sue allucinazioni... invece nulla: finisce esattamente come è iniziato, come se niente fosse.
    No, decisamente bocciato.

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    Slamdy85 said on Jun 23, 2014 | Add your feedback

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