American Rust

By

Publisher: Simon & Schuster UK

3.8
(407)

Language: English | Number of Pages: 384 | Format: eBook | In other languages: (other languages) Italian , Portuguese , German

Isbn-13: 9781847377203 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , Softcover and Stapled , Paperback , Others

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Travel

Do you like American Rust ?
Join aNobii to see if your friends read it, and discover similar books!

Sign up for free
Book Description
Set in a beautiful but dying Pennsylvania steel town, American Rust is a novel of the lost American dream and the desperation that arises from its loss. It is the story of two young men bound to the town by family, responsibility, inertia and the beauty around them who dream of a future beyond the factories, abandoned homes, and the polluted river.
Isaac is the smartest kid in town, left behind to care for his sick father after his mother commits suicide and his sister Lee moves away. Now Isaac wants out too. Not even his best friend, Billy Poe, can stand in his way: broad-shouldered Billy, always ready for a fight, still living in his mother's trailer. Then, on the very day of Isaac's leaving, something happens that changes the friends' fates and tests the loyalties of their friendship and those of their lovers, families, and the town itself.
Evoking John Steinbeck's novels of restless lives during the Great Depression, American Rust is an extraordinarily moving novel about the bleak realities that battle our desire for transcendance, and the power of love and friendship to redeem us.
Sorting by
  • 3

    Philipp Meyer - Ruggine Americana

    In realtà di questo autore mi ha sempre incuriosito Il figlio, però insomma mi è sembrato più logico partire dal suo primo lavoro, questo American Rust che si presenta come una lavoro corale frutto di ...continue

    In realtà di questo autore mi ha sempre incuriosito Il figlio, però insomma mi è sembrato più logico partire dal suo primo lavoro, questo American Rust che si presenta come una lavoro corale frutto di tante voci narranti a comporre il mosaico di un'America di provincia, sperduta in mezzo a boschi ed acciaierie, a tratti sporca, dura e cruda.

    Il libro mi ha convinto a metà, nel senso che da un lato il ritratto fornito dall'autore è poliedrico, non monotematico, ricco di tante figure, complici anche i numerosi punti di vista che però a mio parere sono anche un pò il limite del romanzo, spezzettandone esageratamente il ritmo. Magari mi viene da dire che non tutte le voci narranti fossero proprio così necessarie, però è indubbio che ciò permette di analizzare molte più situazioni, anche se l'impressione finale è che molte questioni siano un pò lasciate in sospeso. Ecco proprio il finale è quello che mi ha fatto storcere il naso, nel senso che l'autore aveva l'occasione per dare vita ad un romanzo crudo, a tratti oscuro, ritratto di un'America violenta, sporca, sudicia ed invece sceglie di non rischiare, sceglie la via "buonista" che salva un pò capra e cavoli. Peccato, anche per la sensazione di un epilogo un pò frettoloso, quasi che fosse finito l'inchiostro per la macchina da scrivere o finite le batterie del laptop. Insomma io ho avuto la sensazione che molti dei protagonisti in ballo meritassero qualche pagina in più.

    Un discreto romanzo insomma, lodevole per il modo in cui descrive un'America di provincia in cui i giovani faticano ad emergere e spesso rimangono invischiati in un sistema, in un circolo vizioso che li porta. a perdersi, nonostante grandi potenzialità (e questo si potrebbe applicare anche ai giovani tricolori). Purtroppo però un finale troppo buonista e, a mio parere, molto sbrigativo, non elevano questo libro dall'etichetta del "si può dare di più". Vediamo quindi cosa succederà con Il figlio, ma questo Ruggine Americana mi ha raffreddato un pò la voglia.

    said on 

  • 4

    C'è sentore di Faulkner e di McCormack in questo Ruggine americana, sia nei soggetti che nel modo di raccontare. La narrazione avviene in terza persona e da parte di ciascuno dei protagonisti. Ciò cre ...continue

    C'è sentore di Faulkner e di McCormack in questo Ruggine americana, sia nei soggetti che nel modo di raccontare. La narrazione avviene in terza persona e da parte di ciascuno dei protagonisti. Ciò crea una storia tridimensionale multiprospettica che esalta l'intrecciarsi delle vite e dei sentimenti di personaggi che vivono in una comunità ristretta in una valle morente della Pennsylvania dove la popolazione tenta di sopravvivere all'improvviso annientamento dell'industria dell'acciaio. Disoccupazione e disagio sociale in una parte d'America diventata povera.

    said on 

  • 4

    Sei pioniere. E il tuo scopo è conquistare nuove terre, nuovi spazi, nuove opportunità. C'è un mondo che ti aspetta, pieno di prospettive invitanti.
    Poi la frontiera scompare, le nuove terre son già o ...continue

    Sei pioniere. E il tuo scopo è conquistare nuove terre, nuovi spazi, nuove opportunità. C'è un mondo che ti aspetta, pieno di prospettive invitanti.
    Poi la frontiera scompare, le nuove terre son già occupate, le prospettive si spengono.
    Quando la luce si spegne resta la ruggine.

    Dalla ruggine parte la storia corale di queste pagine, che non vogliono essere narrazione politica ma essendo storia di una comunità non possono neanche evitare completamente di esserlo. L'odore di Furore e della crisi del '29 è forte. E l'eroe del libro vuole partire per la California, oggi come allora terra promessa, non più per le arance ma per le Università e i microchip. E come nel viaggio di Tom Joad anche in questo si mescolano drammi e durezze sconfortanti. In questo, come in quello di Kerouac, ci sono persone che vagano sui treni, ma senza sogni, solo fame e sonni pesanti.
    Tutto è già stato fatto, tutto è già stato visto. I protagonisti non possono che ripetere con mille incertezze passi di chi li ha preceduti e senza nessuna speranza di cavarsela. Non una delle voci narranti di questo libro ha una speranza di cavarsela. Tutti hanno aspirazioni semplici, di vite tranquille, di gioie modeste. Tutti sanno che anche queste scelte al ribasso son destinate a una desolante frustrazione. Tutti sono egoisti, come siamo, tutti sono altruisti, come sappiamo essere. Ognuno è disposto a cedere qualcosa del suo sogno per aiutare qualcuno a cui vuole bene. Ma nessuno è nella condizione di allievare anche in minima parte le sofferenze degli altri. Il sogno americano è andato via e non è chiaro se tornerà mai più.
    Se la può cavare solo chi dalla ruggine resta lontano, grazie ai soldi di papà.

    Bella la scrittura del libro, ottima e meditata la struttura, con i suoi continui cambi di punti di vista.

    (dell'America che ha votato Trump, però, a mio parere questo libro non restituisce nulla)

    said on 

  • 4

    Se si vuole conoscere l'America che ha eletto Trump presidente, l'America operaia abbandonata a se stessa, l'America della disillusione della middle class operaia e dei suoi figli abbandonati all'apat ...continue

    Se si vuole conoscere l'America che ha eletto Trump presidente, l'America operaia abbandonata a se stessa, l'America della disillusione della middle class operaia e dei suoi figli abbandonati all'apatia... Leggere questo libro fa capire quanto siano pesanti le conseguenze sulle persone di quelle che vengono definite delocalizzazioni, di quanti costi umani vengono tenuti sotto traccia. Il romanzo è ben scritto, con un passaggio ininterrotto tra terza e prima persona, con un racconto corale dei vari personaggi, tutti impegnati a spiegare le proprie ragioni senza mai, in realtà, metter in discussione la realtà della de-industrializzazione, compito che si assume la terza persona narrante.

    said on 

  • 2

    Qualcosa da salvare tra la ruggine

    “L'unico a sapere che esisti sei tu”.
    Il romanzo inizia bene, fotografando in modo efficace una realtà di solitudine e demotivazione conseguenza della crisi socio-economica americana e in particolare ...continue

    “L'unico a sapere che esisti sei tu”.
    Il romanzo inizia bene, fotografando in modo efficace una realtà di solitudine e demotivazione conseguenza della crisi socio-economica americana e in particolare di un piccolo centro della Pennsylvania, pullulante di acciaierie dismesse. Ci sono più monologhi interiori che dialoghi, a sottolinerare la radicale incomunicabilità tra i personaggi, che si amano ma non si capiscono e si perdono, consapevoli di poter contare solo sulle proprie forze per andare avanti.
    Allo squallore generale fa da contrasto - altra nota positiva - la bellezza di una natura che trasmette forza, e una timida speranza.
    Eppure, qualcosa nel lungo periodo non funziona: la narrazione rallenta e diventa ripetitiva, le emozioni di qualcuno si fanno monche e bidimensionali, come se l'autore avesse trascurato di approfondirle, e si calca un po' la mano su certe situazioni.
    L'ultima parte, scontata e alla “volemose bene”, guasta definitivamente l'insieme.

    said on 

  • 5

    Non è facile recensire un libro che tocca tanti tasti... sarebbe come focalizzarsi su una nota soltanto mentre suona un pianoforte.
    Infatti di fronte a Ruggine Americana mi trovo molto in difficoltà.
    ...continue

    Non è facile recensire un libro che tocca tanti tasti... sarebbe come focalizzarsi su una nota soltanto mentre suona un pianoforte.
    Infatti di fronte a Ruggine Americana mi trovo molto in difficoltà.
    E' un romanzo a più voci, o meglio vista l'introspezione, è un romanzo a più sentimenti.
    I capitoli sono alternati e sono i vari personaggi che parlano un po' del contesto, molto di più dei loro sentimenti appunto.
    Il gioco di alternare i capitoli a me piace tanto, l'ho già detto tante volte, ma è un piccolo accorgimento per non rendere mai noiosa la narrazione e farla scorrere più veloce, ed è come un impasto che si crea, un'amalgama di ingredienti... risultato eccellente.
    Qualche anno fa avrei faticato nel capire un paese intero ricoperto dalla ruggire reale e metaforica causata dalla crisi di un'acciaieria, ma negli ultimi anni questa crisi si è vista anche in Italia, e qualche paese fantasma lo si vede anche dalle nostre parti. Però diciamo che è inutile dannarsi, il sapore dell'America, i suoi paesi, le sue storie, si percepiscono vivi, molto più di quanto abbiano attorno.
    La sostanza direi che è elementare, un paese che oramai sembra un fantasma e porta con sé non solo la disperazione di arrivare a fine mese, o proprio di chiudere baracca e andarsene, ma anche un bagaglio di sentimenti, uno stacco netto tra il prima e il dopo, che qui decisamente è una costante.
    Il prima e il dopo della crisi dell'acciaieria, il prima e il dopo dell'incidente di Henry English, il prima e il dopo della morte della madre di Isaac English, il prima e il dopo della partenza di Lee, il prima e il dopo della crisi con Virgil, il prima e il dopo del pestaggio da parte di Billy, il prima e il dopo del rapporto con Harris, il prima e il dopo dell'incidente avvenuto alla fabbrica abbandonata con Billy e Isaac, il prima e il dopo della partenza di Isaac... e si potrebbe andare avanti fino alla fine del libro...
    Il fatto è che ci sono delle situazione che creano una spaccatura netta, non sono quelle cose che dici pazienza adesso mi rimbocco le maniche e ricomincio una nuova vita, no no sono quelle cose che c'è un prima un dopo e in mezzo un dramma.
    E in questo dramma ci sono scelte, non sempre facili e non sempre positive che cambiano tutto.
    E' un libro duro, profondo, freddo e spietato, non facile da leggere, ma visto che è un'opera prima, mi sento di dire che è stata veramente una lettura eccellente.

    said on 

  • 4

    "L'unico a sapere che esisti sei tu. Nasci e muori tra una pulsazione e l'altra del pianeta. Per questo la gente crede in Dio, per non sentirsi sola".

    "Guardi il sole e ti sembra tuo invece tramonta dietro quelle colline da quindicimila anni - dall'ultima era glaciale". Ruggine americana, Philipp Meyer, 2009.

    Grande protagonista mai nominato del rom ...continue

    "Guardi il sole e ti sembra tuo invece tramonta dietro quelle colline da quindicimila anni - dall'ultima era glaciale". Ruggine americana, Philipp Meyer, 2009.

    Grande protagonista mai nominato del romanzo, il Sogno Americano si è ridotto in frantumi a Buell, Pennsylvania, dove un'acciaieria, ormai dismessa e abbandonata, incombe come un'infausta ombra sul destino degli abitanti della grigia cittadina.

    Tra questi, Isaac English, vent'anni, cervello di un genio, ma niente college: non ha superato il trauma del suicidio di sua madre, e dopo aver cercato di imitarla, salvato in extremis dall'amico Billy Poe, sogna di andar via, verso la California, a costruirsi un futuro o a cercare di scacciare i demoni del passato, abbandonando un padre invalido a causa di un incidente in fabbrica.

    Sua sorella Lee, invece, il coraggio di scappare lo ha trovato: ora vive a Yale, ha sposato un ragazzo di buona famiglia e a Buell non ci mette più piede dalla tragica fine della loro madre.

    Billy Poe è una mancata promessa del baseball nazionale, troppo rissoso e attaccato a sua madre Grace, con cui vive in un container, dopo che suo padre se l'è svignata abbandondandoli a se stessi.

    Grace è una donna sfatta dalla vita, ma ancora attraente; lavora in fabbrica, e annega la sua solitudine in qualche bicchiere di troppo quando torna a casa, di sera, nel freddo pungente di inverni che sembrano non voler finire. Solo Buddy, poliziotto, la aiuta forse ad amarsi un po' di più, prendendosi cura di lei e del suo ragazzo.

    Quando la svolta sembra arrivare e le vite di Isaac e Poe prendere direzioni diverse dalle rovine del glorioso passato industriale di Buell, un sanguinoso episodio di violenza che culmina nella morte di un barbone interviene a deviare il corso degli eventi e quello che doveva essere il viaggio dei due amici verso la libertà, diventa una fuga per la sopravvivenza per Isaac e un tunnel senza apparente via di uscita per Poe.

    Le vite piatte e anestetizzate dallo scorrere sempre uguale dei giorni di un'intera comunità vengono sconvolte e tutti gli abitanti del microcosmo di Isaac e Poe sono costretti a confrontarsi con se stessi e con delle dolorose prese di coscienza che si rivelano quasi catartiche e aprono la via ad un finale che si stenta ad assimilare ad un happy ending, ma lascia intravedere una seconda possibilità di redenzione.

    La scrittura di Meyer è una rivelazione, in tempi di triste scarsa originalità: pulita, senza eccessi e compiacimenti, scorrevole, viva. Quando Isaac cammina nei boschi di sera, o Poe torna a casa senza giacca, sotto la neve, avvertiamo i cespugli che ci graffiano le gambe e il freddo che ci paralizza e ci rende livide le braccia nude. Su un palcoscenico fin troppo crudele, il narratore rimane sempre in disparte, lasciando libero spazio ai singoli personaggi che ci offrono il loro punto di vista, alternandosi nella narrazione, a dimostrare che non esiste una sola e assoluta verità.

    Se questo libro fosse una canzone, sarebbe senz'ombra di dubbio "The River"di Bruce Springsteen. Anche a distanza di quasi quarant'anni. Perchè anche qui, come nel testo della canzone di quasi quarant'anni fa, si parla di disillusione e amarezza, di desiderio di fuga, voglia di riscatto e fallimento; anche nel romanzo ci sono giovani e meno giovani senza speranze; anche nelle storie di Buell, Pennsylvania, come nelle parole di Springsteen, un sogno che non diventa realtà è una bugia o qualcosa di peggio. Anche qui c'è un fiume che scorre e si è portato via il futuro.

    "Scrutò il fiume, le acque torbide, le cose sotto la superficie. Strati diversi e vecchie schifezze sepolte nella melma, pezzi di trattore e ossa di dinosauro. Non hai toccato il fondo ma non sei nemmeno a galla. Hai tanta confusione in testa. Per cui fai il bagno a febbraio. E freghi i soldi al vecchio. Ti sembra di essere via da giorni ma saranno al massimo un paio d'ore; fai ancora in tempo a tornare indietro. No. C'era di peggio che rubare, raccontarsi bugie, per esempio, sua sorella ed il vecchio erano dei fuoriclasse in quel campo, si comportavano come se fossero gli ultimi santi sulla terra.

    Tu invece hai preso da tua madre. Resta qui e il manicomio non te lo leva nessuno. Il tavolo da imbalsamazione. La passeggiata sul ghiaccio a febbraio, il freddo sconvolgente. Mozzava il fiato, ma non ti sei mosso finchè non lo hai sentito più, così era scivolata lei. Resisti un minuto e poi inizi a scaldarti. Una lezione di vita. Saresti affiorato solo adesso, ad aprile; il fiume si riscalda e le cose che vivono dentro di te in silenzio, senza che lo sai, sono quelle a farti tornare a galla". (pag. 13)

    http://confessionidiunserialreader.blogspot.it/2016/02/ruggine-americana.html

    said on 

Sorting by