American Rust

By

Publisher: Simon & Schuster UK

3.8
(412)

Language: English | Number of Pages: 384 | Format: eBook | In other languages: (other languages) Italian , Portuguese , German

Isbn-13: 9781847377203 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , Softcover and Stapled , Paperback , Others

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Travel

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Book Description
Set in a beautiful but dying Pennsylvania steel town, American Rust is a novel of the lost American dream and the desperation that arises from its loss. It is the story of two young men bound to the town by family, responsibility, inertia and the beauty around them who dream of a future beyond the factories, abandoned homes, and the polluted river.
Isaac is the smartest kid in town, left behind to care for his sick father after his mother commits suicide and his sister Lee moves away. Now Isaac wants out too. Not even his best friend, Billy Poe, can stand in his way: broad-shouldered Billy, always ready for a fight, still living in his mother's trailer. Then, on the very day of Isaac's leaving, something happens that changes the friends' fates and tests the loyalties of their friendship and those of their lovers, families, and the town itself.
Evoking John Steinbeck's novels of restless lives during the Great Depression, American Rust is an extraordinarily moving novel about the bleak realities that battle our desire for transcendance, and the power of love and friendship to redeem us.
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  • 3

    Romanzo che racconta la storia di 2 ragazzi che vivono in una cittadina depressa americana e la depressione tocca anche le loro anime e ciò che sta loro attorno. I ragazzi sono coinvolti in un omicidi ...continue

    Romanzo che racconta la storia di 2 ragazzi che vivono in una cittadina depressa americana e la depressione tocca anche le loro anime e ciò che sta loro attorno. I ragazzi sono coinvolti in un omicidio che scolvongera le vite di tutti. Certamente non al livello de "IL FIGLIO"

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  • 3

    Un mondo arrugginito

    La mia impressione al termine della lettura è che “Ruggine americana” sia un romanzo che non mantiene le sue promesse.

    Le promesse erano già insite in quel bel titolo, dalla metafora semplice ma capac ...continue

    La mia impressione al termine della lettura è che “Ruggine americana” sia un romanzo che non mantiene le sue promesse.

    Le promesse erano già insite in quel bel titolo, dalla metafora semplice ma capace di sostenere l’impalcatura del libro, in quella cittadina della Pennsylvania che per i suoi abitanti è il mondo, dove la ruggine ha progressivamente avvolto e corroso le enormi acciaierie che davano lavoro, denaro e ragione di vita a tutta la comunità da generazioni.

    La crisi che ne deriva arruginisce con rapidità molto maggiore il tessuto sociale della collettività, dissemina le strade di negozi e attività tristemente sprangate da assi incrociate, spinge all’esilio i più ardimentosi ma lascia gli altri nella mediocrità, nell’alcoolismo e nella rassegnazione: questo confronto e conflitto fra chi va e chi resta torna prepotentemente e più volte nei dialoghi, nei pensieri degli uni e degli altri, frantumando amicizie, amori, intere famiglie.
    Tutto ciò costituisce lo sfondo, affascinante nella sua crudeltà e abilmente sviluppato nella prima parte del romanzo, dove si delinea la vicenda portante e agiscono i suoi protagonisti.

    Ma è proprio quando lo sfondo si fa più sfocato e il racconto si concentra sui due ragazzi e sulle ripercussioni che le loro azioni determinano sui familiari, che “Ruggine americana” tende a calare e ad omologarsi a tante altre opere della tradizione narrativa americana; diventa, nella seconda parte, un romanzo scisso fra una storia carceraria (Billy Poe) e una storia di vagabondaggio (Isaac), ambedue riconducibili ai cliché dei due generi cui si richiamano: il duro apprendistato del nuovo detenuto fra gang, rapporti razziali, violenze e “protezioni”, e l’iniziazione dell’improvvisato hobo fra treni merci presi in corsa, passaggi dai camionisti, fame, furti e marce forzate rivolte, ça va sans dire, verso l’Ovest e la mitica California.

    E’ un peccato che Meyer non abbia voluto approfondire le cause e le implicazioni di questo deserto sociale dove soltanto il vecchio padre alla fine ha un sussulto di presa di coscienza, diciamolo pure, “politica”, inquadrando a posteriori l’incidente di fabbrica che ha ucciso due compagni di lavoro e lo ha reso invalido non come una fatalità ma come il culmine dello sfruttamento contrassegnato dall’assenza di qualunque misura di sicurezza in un’industria finalizzata al solo immediato profitto.

    Tutto questo evidentemente interessa poco a Meyer e ai suoi personaggi che affrontano la realtà con il tipico fatalismo dell’individualista americano perdendo di vista (sia i personaggi, sia il romanzo stesso) la dimensione collettiva di una tragedia socioeconomica di cui tutti, “buoni e cattivi”, sono vittime e i colpevoli restano anonimi e nascosti.
    Di fronte a questa sorta di genocidio sociale, i “piccoli omicidi” di cui almeno due fra gli interpreti di questa tragedia sono autori, sembrano impallidire nel dolciastro finale riappacificatore (almeno in apparenza perché le contraddizioni restano irrisolte: che faranno gli Isaac, i Poe e tutti gli altri dal giorno dopo?)

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  • 3

    Philipp Meyer - Ruggine Americana

    In realtà di questo autore mi ha sempre incuriosito Il figlio, però insomma mi è sembrato più logico partire dal suo primo lavoro, questo American Rust che si presenta come una lavoro corale frutto di ...continue

    In realtà di questo autore mi ha sempre incuriosito Il figlio, però insomma mi è sembrato più logico partire dal suo primo lavoro, questo American Rust che si presenta come una lavoro corale frutto di tante voci narranti a comporre il mosaico di un'America di provincia, sperduta in mezzo a boschi ed acciaierie, a tratti sporca, dura e cruda.

    Il libro mi ha convinto a metà, nel senso che da un lato il ritratto fornito dall'autore è poliedrico, non monotematico, ricco di tante figure, complici anche i numerosi punti di vista che però a mio parere sono anche un pò il limite del romanzo, spezzettandone esageratamente il ritmo. Magari mi viene da dire che non tutte le voci narranti fossero proprio così necessarie, però è indubbio che ciò permette di analizzare molte più situazioni, anche se l'impressione finale è che molte questioni siano un pò lasciate in sospeso. Ecco proprio il finale è quello che mi ha fatto storcere il naso, nel senso che l'autore aveva l'occasione per dare vita ad un romanzo crudo, a tratti oscuro, ritratto di un'America violenta, sporca, sudicia ed invece sceglie di non rischiare, sceglie la via "buonista" che salva un pò capra e cavoli. Peccato, anche per la sensazione di un epilogo un pò frettoloso, quasi che fosse finito l'inchiostro per la macchina da scrivere o finite le batterie del laptop. Insomma io ho avuto la sensazione che molti dei protagonisti in ballo meritassero qualche pagina in più.

    Un discreto romanzo insomma, lodevole per il modo in cui descrive un'America di provincia in cui i giovani faticano ad emergere e spesso rimangono invischiati in un sistema, in un circolo vizioso che li porta. a perdersi, nonostante grandi potenzialità (e questo si potrebbe applicare anche ai giovani tricolori). Purtroppo però un finale troppo buonista e, a mio parere, molto sbrigativo, non elevano questo libro dall'etichetta del "si può dare di più". Vediamo quindi cosa succederà con Il figlio, ma questo Ruggine Americana mi ha raffreddato un pò la voglia.

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  • 4

    C'è sentore di Faulkner e di McCormack in questo Ruggine americana, sia nei soggetti che nel modo di raccontare. La narrazione avviene in terza persona e da parte di ciascuno dei protagonisti. Ciò cre ...continue

    C'è sentore di Faulkner e di McCormack in questo Ruggine americana, sia nei soggetti che nel modo di raccontare. La narrazione avviene in terza persona e da parte di ciascuno dei protagonisti. Ciò crea una storia tridimensionale multiprospettica che esalta l'intrecciarsi delle vite e dei sentimenti di personaggi che vivono in una comunità ristretta in una valle morente della Pennsylvania dove la popolazione tenta di sopravvivere all'improvviso annientamento dell'industria dell'acciaio. Disoccupazione e disagio sociale in una parte d'America diventata povera.

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  • 4

    Sei pioniere. E il tuo scopo è conquistare nuove terre, nuovi spazi, nuove opportunità. C'è un mondo che ti aspetta, pieno di prospettive invitanti.
    Poi la frontiera scompare, le nuove terre son già o ...continue

    Sei pioniere. E il tuo scopo è conquistare nuove terre, nuovi spazi, nuove opportunità. C'è un mondo che ti aspetta, pieno di prospettive invitanti.
    Poi la frontiera scompare, le nuove terre son già occupate, le prospettive si spengono.
    Quando la luce si spegne resta la ruggine.

    Dalla ruggine parte la storia corale di queste pagine, che non vogliono essere narrazione politica ma essendo storia di una comunità non possono neanche evitare completamente di esserlo. L'odore di Furore e della crisi del '29 è forte. E l'eroe del libro vuole partire per la California, oggi come allora terra promessa, non più per le arance ma per le Università e i microchip. E come nel viaggio di Tom Joad anche in questo si mescolano drammi e durezze sconfortanti. In questo, come in quello di Kerouac, ci sono persone che vagano sui treni, ma senza sogni, solo fame e sonni pesanti.
    Tutto è già stato fatto, tutto è già stato visto. I protagonisti non possono che ripetere con mille incertezze passi di chi li ha preceduti e senza nessuna speranza di cavarsela. Non una delle voci narranti di questo libro ha una speranza di cavarsela. Tutti hanno aspirazioni semplici, di vite tranquille, di gioie modeste. Tutti sanno che anche queste scelte al ribasso son destinate a una desolante frustrazione. Tutti sono egoisti, come siamo, tutti sono altruisti, come sappiamo essere. Ognuno è disposto a cedere qualcosa del suo sogno per aiutare qualcuno a cui vuole bene. Ma nessuno è nella condizione di allievare anche in minima parte le sofferenze degli altri. Il sogno americano è andato via e non è chiaro se tornerà mai più.
    Se la può cavare solo chi dalla ruggine resta lontano, grazie ai soldi di papà.

    Bella la scrittura del libro, ottima e meditata la struttura, con i suoi continui cambi di punti di vista.

    (dell'America che ha votato Trump, però, a mio parere questo libro non restituisce nulla)

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  • 4

    Se si vuole conoscere l'America che ha eletto Trump presidente, l'America operaia abbandonata a se stessa, l'America della disillusione della middle class operaia e dei suoi figli abbandonati all'apat ...continue

    Se si vuole conoscere l'America che ha eletto Trump presidente, l'America operaia abbandonata a se stessa, l'America della disillusione della middle class operaia e dei suoi figli abbandonati all'apatia... Leggere questo libro fa capire quanto siano pesanti le conseguenze sulle persone di quelle che vengono definite delocalizzazioni, di quanti costi umani vengono tenuti sotto traccia. Il romanzo è ben scritto, con un passaggio ininterrotto tra terza e prima persona, con un racconto corale dei vari personaggi, tutti impegnati a spiegare le proprie ragioni senza mai, in realtà, metter in discussione la realtà della de-industrializzazione, compito che si assume la terza persona narrante.

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  • 2

    Qualcosa da salvare tra la ruggine

    “L'unico a sapere che esisti sei tu”.
    Il romanzo inizia bene, fotografando in modo efficace una realtà di solitudine e demotivazione conseguenza della crisi socio-economica americana e in particolare ...continue

    “L'unico a sapere che esisti sei tu”.
    Il romanzo inizia bene, fotografando in modo efficace una realtà di solitudine e demotivazione conseguenza della crisi socio-economica americana e in particolare di un piccolo centro della Pennsylvania, pullulante di acciaierie dismesse. Ci sono più monologhi interiori che dialoghi, a sottolinerare la radicale incomunicabilità tra i personaggi, che si amano ma non si capiscono e si perdono, consapevoli di poter contare solo sulle proprie forze per andare avanti.
    Allo squallore generale fa da contrasto - altra nota positiva - la bellezza di una natura che trasmette forza, e una timida speranza.
    Eppure, qualcosa nel lungo periodo non funziona: la narrazione rallenta e diventa ripetitiva, le emozioni di qualcuno si fanno monche e bidimensionali, come se l'autore avesse trascurato di approfondirle, e si calca un po' la mano su certe situazioni.
    L'ultima parte, scontata e alla “volemose bene”, guasta definitivamente l'insieme.

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