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American Tabloid

Di

Editore: Arnoldo Mondadori (Oscar Bestsellers, 771)

4.3
(1931)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 657 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Tedesco , Spagnolo , Portoghese

Isbn-10: 8804427434 | Isbn-13: 9788804427438 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Stefano Bortolussi

Genere: Crime , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
J. Edgar Hoover, capo dell'FBI. Jimmy Hoffa, presidente del sindacato dei trasporti. Howard Hughes, editore miliardario. Robert Kennedy, senatore. John F. Kennedy, senatore e poi presidente degli Stati Uniti. Tra il 1958 e il 1963 questi erano gli uomini che tenevano in pugno l'America. Ma erano anche i protagonisti di una guerra sporca e segreta, affidata a spie corrotte e trafficanti di droga, a killer e prostitute. Mai così amaro, mai così violento, James Ellroy racconta, nuda e cruda, la storia di un'America senza eroi. Un'America che ha perso anche il ricordo dell'onore e dell'innocenza.
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  • 0

    Abbandonato

    Dopo 70 pagine non ho ancora capito chi sia/siano il/i protagonista/i e non ho alcuna idea di quale sia l'intreccio. 70 pagine su 660 sono ben poche, ma leggere un romanzo senza capire assolutamente n ...continua

    Dopo 70 pagine non ho ancora capito chi sia/siano il/i protagonista/i e non ho alcuna idea di quale sia l'intreccio. 70 pagine su 660 sono ben poche, ma leggere un romanzo senza capire assolutamente niente non mi riesce...

    ha scritto il 

  • 4

    Siamo alle solite con Ellroy, uno che alterna pagine e momenti eccezionali a tanta noia. Uno che crea personaggi significativi, per poi sciuparli senza un perché. Uno che spende tempo e risorse in ric ...continua

    Siamo alle solite con Ellroy, uno che alterna pagine e momenti eccezionali a tanta noia. Uno che crea personaggi significativi, per poi sciuparli senza un perché. Uno che spende tempo e risorse in ricerche storiche per poi giostrare male i ruoli secondari (tutti ispirati, in questo caso a figure realmente esistite). Per me sa scrivere anche bene, sebbene si sia gradualmente buttato via anche da questo punto di vista.
    Il libro è comunque molto significativo e godibile, alla fine resta quello che ho apprezzato di più tra i suoi: il punto di forza è la ricostruzione dell'ambiente dei «reietti», tra profughi cubani e Ku Klux Klan e di come questi sono stati in grado di incidere sulla storia americana. Dovrò leggere almeno il seguito, però.

    ha scritto il 

  • 5

    Potente

    da tempo non mi capitava di godere così tanto da una lettura di un libro. Ellroy scrive in modo asciutto ed elegante ma allo stesso tempo riesce a trasmettere un nugolo di emozioni e a caratterizzare ...continua

    da tempo non mi capitava di godere così tanto da una lettura di un libro. Ellroy scrive in modo asciutto ed elegante ma allo stesso tempo riesce a trasmettere un nugolo di emozioni e a caratterizzare in maniera fantastica i suoi personaggi. Kemper, Pete e Ward diventeranno presto vostri compagni di scorribande. Per quanto riguarda la storia la conosciamo quasi tutti. Certo questa è la versione di Ellroy ma puzza tanto di verosimiglianza.

    ha scritto il 

  • 5

    Puro stile Ellroy

    Le solite atmosfere di un'America decadente, violenta e spietata, dove i delinquenti lavorano a fianco dei buoni, e a volte sono perfino meno pericolosi. Una ricostruzione di una storia nota a tutti, ...continua

    Le solite atmosfere di un'America decadente, violenta e spietata, dove i delinquenti lavorano a fianco dei buoni, e a volte sono perfino meno pericolosi. Una ricostruzione di una storia nota a tutti, che potrebbe benissimo corrispondere a realtà. Chissà...
    Consigliatissimo!!!

    ha scritto il 

  • 3

    Capisco cosa motiva l'entusiasmo dei fan di Ellroy ma non sono tra quelli.
    La sua ossessione per il lato oscuro finisce per sembrarmi altrettanto stucchevole che il buonismo.
    Tuttavia, scrive senz'alt ...continua

    Capisco cosa motiva l'entusiasmo dei fan di Ellroy ma non sono tra quelli.
    La sua ossessione per il lato oscuro finisce per sembrarmi altrettanto stucchevole che il buonismo.
    Tuttavia, scrive senz'altro molto bene (e star dietro a quel suo americano non è facile) e alcuni capitoli sono davvero dei capolavori. Ma l'intero volume per me è stato davvero troppo.

    ha scritto il 

  • 5

    Potente. E' il primo aggettivo che mi viene in mente strappandomi via da queste 750 pagine dense di storia e finzione. Potente come lo sa essere la letteratura quando smaschera le crepe della realtà, ...continua

    Potente. E' il primo aggettivo che mi viene in mente strappandomi via da queste 750 pagine dense di storia e finzione. Potente come lo sa essere la letteratura quando smaschera le crepe della realtà, si infiltra come gramigna e narra un possibile che è più vero del vero. Le trame di un paese privo di innocenza, l'America degli anni '50-'60, si annodano intorno a mafia, droga, questione cubana, FBI, CIA, complotti, sindacalisti corrotti. E' l'America dei Kennedy, quella troppo spesso letta in chiave agiografica, che Ellroy manda a gambe all'aria. JFK puttaniere e vanesio, Bobby integralista e meschino, il clan intero invischiato con la malavita... Una fotografia impietosa e, insieme, liberatoria: il re è nudo, non esistono buoni o cattivi, solo un'amalgama che non si può dipanare. E su questo schermo storico si muovono tre eccezionali figure di finzione, i protagonisti del libro, che incarnano con sfumature diverse la spregiudicata attrazione dell'annichilimento. Non sono personaggi piatti, del tutto privi di valori, anzi. Si dibattono tra amore e idealismo, attrazione del potere e debolezze umane. Nessuno di loro può essere salvato, secondo i canoni di una comune morale. Ma i libri, grazie a dio, sono un'altra cosa, e Kemper, Pete e Ward sono tre meravigliosi esempi dell'innocenza perduta dell'America kennedyana.

    ha scritto il 

  • 4

    Colpi di scena, imbrogli, doppi e tripli giochi. Tutto quanto di più indegno ci sia Ellroy lo indica. Perchè l’America non è mai stata innocente, e a qualsiasi livello i sotterfugi sono spesso l’unico ...continua

    Colpi di scena, imbrogli, doppi e tripli giochi. Tutto quanto di più indegno ci sia Ellroy lo indica. Perchè l’America non è mai stata innocente, e a qualsiasi livello i sotterfugi sono spesso l’unico modo conosciuto di agire.

    ha scritto il 

  • 4

    Immaginarsi...

    E' un lavoro egregio quello di Ellroy, che riesce a creare una storia drammaticamente quasi realistica dietro alla annate degli attentati ai presidenti o candidati premier negli anni sessanta americ ...continua

    E' un lavoro egregio quello di Ellroy, che riesce a creare una storia drammaticamente quasi realistica dietro alla annate degli attentati ai presidenti o candidati premier negli anni sessanta americani.

    La bravura di Ellroy non è solo quello di riuscire a costruire un collegamento marcato e deduttivo tra il proibizionismo degli anni trenta che ha arricchito le mafie, l'anticomunismo, l'esplosione della droga, le rivalse sociali, e una società sempre più asservita al dio denaro, passando dietro alla destrutturazione di figure ritenute icone nell'immaginario collettivo (pensare a JFK per esempio), bensì quello di costruire tre personaggi carismatici, capaci di cavalcare questa epoca, di trasformarsi, di cedere all''utopia, ma anche di rappresentare la limitatezza delle proprie scelte individuali.

    Pete Bondurant, di origine canadese, segnato da una scelta terribile fatta da giovane, che ne ha per sempre condizionato l'esistenza, sradicalizzandolo da qualunque contesto famigliare, fondamentalmente ne anela il profumo e la creazione. Anti-comunista convinto.

    Kemper Boyd, il re della compartimentazione, lavora per l'FBI, per la CIA, per Kennedy, per la mafia, ed insegue il sogno di essere considerato qualcuno di imprescindibile, cade dal trono quando tutto quello che condizionava gli scivola via di mano.

    Ward Littel, come tutti gli idealisti quando perde gli ideale si trasforma nel peggior mastino dei suoi pragmatici padroni: la Mafia.

    ha scritto il 

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