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American dust

Prima che il vento si porti via tutto

Di

Editore: Isbn Edizioni

3.9
(438)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 109 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Tedesco

Isbn-10: 8876380205 | Isbn-13: 9788876380204 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Enrico Monti ; Revisore: Clementina Liuzzi

Genere: Fiction & Literature , Teens

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Descrizione del libro
Arrivano tutte le sere d'estate. Scaricano da un furgoncino un divano, tavolini e lampade. Ricostruiscono sulla riva del lago il salotto di casa. E pescano. L'alcolizzato abita in una baracca. I ragazzi vanno da lui a raccattare i vuoti per rivenderseli e comprarsi qualcosa, un hamburger oppure una scatola di proiettili. Quel giorno il ragazzino decide per i proiettili. La seconda guerra mondiale è finita e nessuno fa caso a un adolescente con un fucile sotto braccio, fermo a una stazione di servizio. Il ragazzino è un uomo e ricorda l'America dei suoi sogni, l'alcolizzato, i due sul divano in riva al lago, la figlia dell'impresario di pompe funebri. La scelta tra hamburger e proiettili e l'amico ferito lasciato lì a morire dissanguato.
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  • 4

    E' un racconto così innocente e sincero (come forse solo “il resoconto triste e sereno di uno già morto” può esserlo); così profondamente americano (nelle storie, nei luoghi, nei personaggi); soprattu ...continua

    E' un racconto così innocente e sincero (come forse solo “il resoconto triste e sereno di uno già morto” può esserlo); così profondamente americano (nelle storie, nei luoghi, nei personaggi); soprattutto è così dolcemente triste (come solo la grande tristezza, quando è vissuta ad occhi aperti e raccontata bene, può esserlo), che faccio fatica a trovar la voglia di cercar parole per scriverne. Non so neppure se non sia anche insana questa voglia di condividere.

    Il fatto è che contengono un meccanismo delicato queste pagine. A smontarlo rischi di far danno. E inutilmente: senza riuscire a rendere l’impalpabile qualità affabulatoria che nasconde. Avverto insomma il rischio di sprecare qualcosa di essenziale (non so esattamente cosa e non ho neanche tanta voglia, stavolta, di saperlo). E di fare un resoconto di temi. O di dire quelle che in fondo sono solo scemenze “tecniche” (il fermo immagine; la dissolvenza; il metaracconto; lo stop and go dei ricordi; i salti temporali; i vecchi e i bambini; la precarietà dei rifugi che chiamiamo case; e poi la morte – una morte e quella di tutti - che sta lì in mezzo: oscura, ferma, certa, ignota).

    Per scriverne per forza una (di scemenze), pensavo che l’America è proprio grande. Grande anche nella sua tristezza (che è grande soprattutto quando l’America si mette davanti al Mistero). E grande in questo caso nel saperla raccontare. Con la serena sincerità dell’ultima volta.

    ha scritto il 

  • 5

    La virilità mite.

    È poco comune ma esiste. Non c'è dubbio che l'autore sia un uomo, e un uomo vero. Somiglia a Vonnegut, non a caso un suo fan.

    Questo romanzo dove morte e vita si specchiano, scritto da chi ricordava ...continua

    È poco comune ma esiste. Non c'è dubbio che l'autore sia un uomo, e un uomo vero. Somiglia a Vonnegut, non a caso un suo fan.

    Questo romanzo dove morte e vita si specchiano, scritto da chi ricordava esattamente com'è il mondo visto da un dodicenne, senza piaggeria e dove qualche lettore può pure ridere assai, dove se lo leggi per capirlo non lo capisci e lo devi rileggere senza scopo che è il racconto stesso prima che il vento lo disperda, un inno alla libertà e in parte all'amore. Inscindibile dalla natura poco abitata, e pure poco connessa, oggi tutti i personaggi, tra i quali ci sono alcuni eccentrici ma nessun pazzo, oggi si vedrebbero giudicati nell'enormità connessa dei media come degli sfigati, siccome non lo sanno, non solo non lo sono, ma non si pongono nemmeno il problema. Gente che - per ventura stanchezza o scelta - si è posta a lato della battaglia poche pretese e poche spese ma sono ancora persone, forse grazie alla loro lateralità.

    Che - è il 1947 - è ancora possibile, permessa non imposta e lontana dall'essere bollata dalla macchina come tradimento. La necessità degli spazi laterali, vie di sosta più che di fuga, non piazzole ma vie, solo più lente come carreggiate terrose - ma coll'erba in mezzo - a lato dell'autostrada.

    Ben separate.

    Nessun automobilista frettoloso può ragionevolmente prendersela con chi cavalca un asino a sei o sette chilometri l'ora, tanto c'è il fosso e pure la rete. Un bell'asino tra l'altro.

    Quando abbiamo uno scopo, una direzione, un intenzione, ecco che incominciamo a concatenare mezzi, fini e algoritmi di collegamento. Ecco che siamo funzionali, funzionanti, geometrici, schematici e quindi molto più prevedibili. Amabili certo: in fondo accumuliamo risorse; posto che l'amore sia quella cosa che frequentissimamente sorge dall'animo dei personaggi femminili dei romanzi americani (talvolta pure belgi circassi o valdostani).
    Am.ooo.ooo.ooo.re $i chiama.

    In quelle condizioni siamo in grado indubbiamente di dare amore per un ora - se gli manca - una settimana per allietare le vacanze o fino ad un anno se ha anche il patema di un due o tre esami ostici da sostenere, (nel caso la vacanza sia pure offerta arriviamo all'adorazione; ebdomadaria, ma sempre adorazione).

    Nel caso invece si parli d'amore, il funzionare con efficienza totalitaria lo allontana, l'essere profondamente intenzionali lo lesiona. E di parecchio. Ne consegue che siamo amabili per qualcosa che non perseguiamo, non inseguiamo e non bracchiamo, per inefficienze, perdite di tempo spazio e danaro, cazzeggi omissioni e scarti.
    Errori.
    Ecco il libro parla anche di questa cosa qui.

    ha scritto il 

  • 4

    La quarta

    È un'elegia delicata e sorprendente, in cui l'infanzia e la morte danzano insieme, avvolte nella polvere del sogno americano. Così dice la quarta. Io, sarà per l'assenza della quarta, non so dire megl ...continua

    È un'elegia delicata e sorprendente, in cui l'infanzia e la morte danzano insieme, avvolte nella polvere del sogno americano. Così dice la quarta. Io, sarà per l'assenza della quarta, non so dire meglio

    Mi piace pure quello che di questo libro ha detto sigurd.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Straziante [6/10]

    "Mentre sono seduto qui, in questo primo agosto del 1979, accosto l'orecchio al passato come ai muri di una casa che non c'è più"

    Il 17 febbraio 1948 è la data spartiacque che domina il racconto. Un ...continua

    "Mentre sono seduto qui, in questo primo agosto del 1979, accosto l'orecchio al passato come ai muri di una casa che non c'è più"

    Il 17 febbraio 1948 è la data spartiacque che domina il racconto. Un giorno drammatico in cui "qualcosa" succede. "Qualcosa" che strappa un dodicenne dal mondo dell'infanzia e segna indelebilmente il suo futuro. La narrazione quindi procede con salti temporali.
    C'è un prima e un dopo fatto di povertà economica. affettiva e di relazioni.
    Una morbosa attrazione verso la morte che porta un bambino di cinque anni ad arrampicarsi su una sedia per spiare alla finestra i funerali sotto casa.
    Leggi e ti si appiccica addosso una grande e grave tristezza.
    Non sono riuscita per un solo momento a separare voce narrante ed autore.
    Si è ipotizzato che nel racconto ci siano dei tratti autobiografici.
    Io trovo che sia spudoratamente autobiografico...

    "non fosse per quello che scrivo io qua, cercando di raccontare una storia molto difficile, che si sta facendo ancora più difficile perché sono ancora alla ricerca di un suo significato e forse di una risposta anche solo parziale alla mia vita e, man mano che mi avvicino alla morte, questa risposta si fa sempre più lontana."

    ha scritto il 

  • 3

    Diciamo tre e mezzo. Il lato misero e malinconico del sogno americano, la polvere che resta ai margini.
    Trasuda solitudine e malinconia, dalla parte degli emarginati, ma la scrittura non mi ha coinvol ...continua

    Diciamo tre e mezzo. Il lato misero e malinconico del sogno americano, la polvere che resta ai margini.
    Trasuda solitudine e malinconia, dalla parte degli emarginati, ma la scrittura non mi ha coinvolto più di tanto.

    ha scritto il 

  • 4

    Postmoderni veri o presunti. Beat Generation veri o presunti. Minimum Fax. Incatalogabili. Questo, ecco questo é forse Richard Brautigan. Incatalogabile.
    Non mi pare possa essere definito postmoderno, ...continua

    Postmoderni veri o presunti. Beat Generation veri o presunti. Minimum Fax. Incatalogabili. Questo, ecco questo é forse Richard Brautigan. Incatalogabile.
    Non mi pare possa essere definito postmoderno, anche se il libro che ho letto e sto commentando ne ha alcuni tratti, specie nella estrema consapevolezza della voce narrante, un ragazzino-non ragazzino...(ma ci torno dopo). Fu accostato alla Beat Generation, fu trattato come una sorta di Twain psichedelico, ma non era esattamente un Hippie. É stato pubblicato da Minimum Fax, ma poi "abbandonato", ora é su ISBN, forse era troppo atipico anche per il variopinto e multiforme catalogo di Americana della casa editrice romana.

    Questo American Dust é un piccolo prodigio di forma, incisività e solitudine. Una storia autobiografica, un´ infanzia e un´adoloescenza passate ad annoiarsi, solo con se stesso. A pescare pesci gatto e incontrare vecchi. Vecchi che fanno la guardia a segherie, o vendono vermi da pesca. A sparare alle mele con una carabina.
    La voce - riuscitissima (da La vita davanti a sé di R.Gary non ne trovavo una così efficace) - é quella di un ragazzino, ma é anche consapevole. Un ragazzino che sa di essere un adulto perduto che sa di essere uno scrittore, bravo e consapevole. Si veda il pezzo di bravura sull´intervista al cuoco messicano, una cosa che sarebbe piaciuta a un Pynchon western e vestito di jeans polverosi, seduto accanto a un lago da qualche parte in Oregon.

    La storia é anche western, o é anche america post-guerra mondiale, é una storia Twain se vogliamo, ma anche una storia Hemingway, e comunque un tipo di tonalità che credo abbia influenzato un Richard Ford (quello più noir e bucolico) e un McCarthy.

    E un libro che trasuda disillusione, innocenza e solitudine in parti uguali: la casualità, l´impossibilitá di rispondere a certe domande, forse addirittura l´impossibilitá di accettare il proprio passato, l´innocenza perduta e la solitudine che continua, che non se ne va. Perché é dentro.

    Ecco, mi sono fatto prendere la mano dal contenuto secco e allo stesso tempo roboante (emotivo) del libro. Sintentizzando e senza voler andare troppo sul lirico: un piccolo Grande Romanzo Americano.
    E uno scrittore da riscoprire.

    ha scritto il 

  • 0

    Leggendo “American dust” viene subito in mente il giovane Holden Caulfield. Infatti tra Salinger e Brautigan si aggira imperterrita una commovente comica tristezza. Un’aria di irrimediabilità, che per ...continua

    Leggendo “American dust” viene subito in mente il giovane Holden Caulfield. Infatti tra Salinger e Brautigan si aggira imperterrita una commovente comica tristezza. Un’aria di irrimediabilità, che permea anche le cose più banali...
    http://www.piegodilibri.it/libri-dispersi/american-dust-richard-brautigan/

    ha scritto il 

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