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American dust

Prima che il vento si porti via tutto

Di

Editore: Isbn Edizioni

3.9
(414)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 109 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Tedesco

Isbn-10: 8876380205 | Isbn-13: 9788876380204 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Enrico Monti ; Revisore: Clementina Liuzzi

Genere: Fiction & Literature , Teens

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Descrizione del libro
Arrivano tutte le sere d'estate. Scaricano da un furgoncino un divano, tavolini e lampade. Ricostruiscono sulla riva del lago il salotto di casa. E pescano. L'alcolizzato abita in una baracca. I ragazzi vanno da lui a raccattare i vuoti per rivenderseli e comprarsi qualcosa, un hamburger oppure una scatola di proiettili. Quel giorno il ragazzino decide per i proiettili. La seconda guerra mondiale è finita e nessuno fa caso a un adolescente con un fucile sotto braccio, fermo a una stazione di servizio. Il ragazzino è un uomo e ricorda l'America dei suoi sogni, l'alcolizzato, i due sul divano in riva al lago, la figlia dell'impresario di pompe funebri. La scelta tra hamburger e proiettili e l'amico ferito lasciato lì a morire dissanguato.
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Straziante [6/10]

    "Mentre sono seduto qui, in questo primo agosto del 1979, accosto l'orecchio al passato come ai muri di una casa che non c'è più"


    Il 17 febbraio 1948 è la data spartiacque che domina il racconto. Un giorno drammatico in cui "qualcosa" succede. "Qualcosa" che strappa un dodicenne d ...continua

    "Mentre sono seduto qui, in questo primo agosto del 1979, accosto l'orecchio al passato come ai muri di una casa che non c'è più"

    Il 17 febbraio 1948 è la data spartiacque che domina il racconto. Un giorno drammatico in cui "qualcosa" succede. "Qualcosa" che strappa un dodicenne dal mondo dell'infanzia e segna indelebilmente il suo futuro. La narrazione quindi procede con salti temporali.
    C'è un prima e un dopo fatto di povertà economica. affettiva e di relazioni.
    Una morbosa attrazione verso la morte che porta un bambino di cinque anni ad arrampicarsi su una sedia per spiare alla finestra i funerali sotto casa.
    Leggi e ti si appiccica addosso una grande e grave tristezza.
    Non sono riuscita per un solo momento a separare voce narrante ed autore.
    Si è ipotizzato che nel racconto ci siano dei tratti autobiografici.
    Io trovo che sia spudoratamente autobiografico...

    "non fosse per quello che scrivo io qua, cercando di raccontare una storia molto difficile, che si sta facendo ancora più difficile perché sono ancora alla ricerca di un suo significato e forse di una risposta anche solo parziale alla mia vita e, man mano che mi avvicino alla morte, questa risposta si fa sempre più lontana."

    ha scritto il 

  • 3

    Diciamo tre e mezzo. Il lato misero e malinconico del sogno americano, la polvere che resta ai margini.
    Trasuda solitudine e malinconia, dalla parte degli emarginati, ma la scrittura non mi ha coinvolto più di tanto.

    ha scritto il 

  • 4

    Postmoderni veri o presunti. Beat Generation veri o presunti. Minimum Fax. Incatalogabili. Questo, ecco questo é forse Richard Brautigan. Incatalogabile.
    Non mi pare possa essere definito postmoderno, anche se il libro che ho letto e sto commentando ne ha alcuni tratti, specie nella estrema ...continua

    Postmoderni veri o presunti. Beat Generation veri o presunti. Minimum Fax. Incatalogabili. Questo, ecco questo é forse Richard Brautigan. Incatalogabile.
    Non mi pare possa essere definito postmoderno, anche se il libro che ho letto e sto commentando ne ha alcuni tratti, specie nella estrema consapevolezza della voce narrante, un ragazzino-non ragazzino...(ma ci torno dopo). Fu accostato alla Beat Generation, fu trattato come una sorta di Twain psichedelico, ma non era esattamente un Hippie. É stato pubblicato da Minimum Fax, ma poi "abbandonato", ora é su ISBN, forse era troppo atipico anche per il variopinto e multiforme catalogo di Americana della casa editrice romana.

    Questo American Dust é un piccolo prodigio di forma, incisività e solitudine. Una storia autobiografica, un´ infanzia e un´adoloescenza passate ad annoiarsi, solo con se stesso. A pescare pesci gatto e incontrare vecchi. Vecchi che fanno la guardia a segherie, o vendono vermi da pesca. A sparare alle mele con una carabina.
    La voce - riuscitissima (da La vita davanti a sé di R.Gary non ne trovavo una così efficace) - é quella di un ragazzino, ma é anche consapevole. Un ragazzino che sa di essere un adulto perduto che sa di essere uno scrittore, bravo e consapevole. Si veda il pezzo di bravura sull´intervista al cuoco messicano, una cosa che sarebbe piaciuta a un Pynchon western e vestito di jeans polverosi, seduto accanto a un lago da qualche parte in Oregon.

    La storia é anche western, o é anche america post-guerra mondiale, é una storia Twain se vogliamo, ma anche una storia Hemingway, e comunque un tipo di tonalità che credo abbia influenzato un Richard Ford (quello più noir e bucolico) e un McCarthy.

    E un libro che trasuda disillusione, innocenza e solitudine in parti uguali: la casualità, l´impossibilitá di rispondere a certe domande, forse addirittura l´impossibilitá di accettare il proprio passato, l´innocenza perduta e la solitudine che continua, che non se ne va. Perché é dentro.

    Ecco, mi sono fatto prendere la mano dal contenuto secco e allo stesso tempo roboante (emotivo) del libro. Sintentizzando e senza voler andare troppo sul lirico: un piccolo Grande Romanzo Americano.
    E uno scrittore da riscoprire.

    ha scritto il 

  • 0

    Leggendo “American dust” viene subito in mente il giovane Holden Caulfield. Infatti tra Salinger e Brautigan si aggira imperterrita una commovente comica tristezza. Un’aria di irrimediabilità, che permea anche le cose più banali...
    http://www.piegodilibri.it/libri-dispersi/american-dust… ...continua

    Leggendo “American dust” viene subito in mente il giovane Holden Caulfield. Infatti tra Salinger e Brautigan si aggira imperterrita una commovente comica tristezza. Un’aria di irrimediabilità, che permea anche le cose più banali...
    http://www.piegodilibri.it/libri-dispersi/american-dust-richard-brautigan/

    ha scritto il 

  • 4

    Fine dell'infanzia

    Un bel racconto (lungo) di povertà e noia, che culmina in un dramma, espediente utile all'autore per raccontare, attraverso gli occhi del protagonista dodicenne, le storie dei perdenti che, all'indomani della Seconda Guerra Mondiale, tirano a campare in un'America troppo interessata a riprendersi ...continua

    Un bel racconto (lungo) di povertà e noia, che culmina in un dramma, espediente utile all'autore per raccontare, attraverso gli occhi del protagonista dodicenne, le storie dei perdenti che, all'indomani della Seconda Guerra Mondiale, tirano a campare in un'America troppo interessata a riprendersi dalle ferite per occuparsi di loro.

    A detta di molti critici il libro più autobiografico di Richard Brautigan.

    ha scritto il 

  • 3

    Adesso che hai ottenuto la mia assoluzione ti senti meglio? Ne dubito.

    Nel leggere questo breve romanzo, mi sono sentito un po’ come un prete dentro il confessionale - non che sia mai stato dentro un confessionale, in effetti, non ho mai nemmeno indossato una sottana, ma sto divagando… -, mi sono sentito come un confessore per la semplice ragione che “American Dust” ...continua

    Nel leggere questo breve romanzo, mi sono sentito un po’ come un prete dentro il confessionale - non che sia mai stato dentro un confessionale, in effetti, non ho mai nemmeno indossato una sottana, ma sto divagando… -, mi sono sentito come un confessore per la semplice ragione che “American Dust” somiglia più a una confessione in punto di morte che a un romanzo di pura fiction (sempre ammesso che esista la pura fiction). L’impressione provata da Don Dan (senza Din, grazie) è stata quella di trovarsi di fronte un uomo senza più molto da dire o da chiedere o da dare o tutte e tre le cose insieme; insomma, il Richard Brautigan di questo libro è una persona che sta mettendo ordine in casa prima di partire per un lungo viaggio. Per farlo ritorna a un’estate di oltre trent’anni prima, subito dopo al fine della seconda guerra mondiale, quando era un adolescente in cerca di affetto che cambiava casa di continuo e che viveva con una madre perennemente attaccata alla tetta del sussidio pubblico e con due sorelle più grandi. Quel ragazzino, di cui l’autore ci parla, dà l’idea di essere molto più riflessivo dei coetanei oltre che un gran sognatore, ma è anche un ragazzino che da lì a pochi mesi sparerà a un amico, uccidendolo. E allora, l’adulto Brautigan, giunto per propria scelta all’ultima tappa della sua vita, ritorna a quell’estate, quando tutto sembrava ancora possibile, per raccontarci di quell’incidente che pose prematuramente e cruentamente fine alla vita di un ragazzino e ne condannò un altro al rimorso perpetuo. Rimorso che quel ragazzo divenuto uomo, cerca di alleviare rievocando vicende e persone ormai quasi dimenticate per fissarle in eterno sulla pagina scritta … “Prima che il vento si porti via tutto”.

    PS: Si potrebbe sostenere che il libro, anche tenendo conto del titolo, voglia in realtà essere una metafora dell’America: povera ma sognante (leggasi ingenua) nel dopoguerra e sconfitta, sfibrata e delusa all’alba degli anni ’80 (ovverosia in età matura). Si potrebbe dire, ma Don Dan continua a pensare che “American dust” non sia altro che un grido disperato di un uomo morto che cammina … e scrive (ancora per poco).

    ha scritto il 

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