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American dust

Prima che il vento si porti via tutto

Di

Editore: Isbn Edizioni

3.9
(413)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 109 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Tedesco

Isbn-10: 8876380205 | Isbn-13: 9788876380204 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Enrico Monti ; Revisore: Clementina Liuzzi

Genere: Fiction & Literature , Teens

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Descrizione del libro
Arrivano tutte le sere d'estate. Scaricano da un furgoncino un divano, tavolini e lampade. Ricostruiscono sulla riva del lago il salotto di casa. E pescano. L'alcolizzato abita in una baracca. I ragazzi vanno da lui a raccattare i vuoti per rivenderseli e comprarsi qualcosa, un hamburger oppure una scatola di proiettili. Quel giorno il ragazzino decide per i proiettili. La seconda guerra mondiale è finita e nessuno fa caso a un adolescente con un fucile sotto braccio, fermo a una stazione di servizio. Il ragazzino è un uomo e ricorda l'America dei suoi sogni, l'alcolizzato, i due sul divano in riva al lago, la figlia dell'impresario di pompe funebri. La scelta tra hamburger e proiettili e l'amico ferito lasciato lì a morire dissanguato.
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  • 3

    Diciamo tre e mezzo. Il lato misero e malinconico del sogno americano, la polvere che resta ai margini.
    Trasuda solitudine e malinconia, dalla parte degli emarginati, ma la scrittura non mi ha coinvolto più di tanto.

    ha scritto il 

  • 4

    Postmoderni veri o presunti. Beat Generation veri o presunti. Minimum Fax. Incatalogabili. Questo, ecco questo é forse Richard Brautigan. Incatalogabile.
    Non mi pare possa essere definito postmoderno, anche se il libro che ho letto e sto commentando ne ha alcuni tratti, specie nella estrema ...continua

    Postmoderni veri o presunti. Beat Generation veri o presunti. Minimum Fax. Incatalogabili. Questo, ecco questo é forse Richard Brautigan. Incatalogabile.
    Non mi pare possa essere definito postmoderno, anche se il libro che ho letto e sto commentando ne ha alcuni tratti, specie nella estrema consapevolezza della voce narrante, un ragazzino-non ragazzino...(ma ci torno dopo). Fu accostato alla Beat Generation, fu trattato come una sorta di Twain psichedelico, ma non era esattamente un Hippie. É stato pubblicato da Minimum Fax, ma poi "abbandonato", ora é su ISBN, forse era troppo atipico anche per il variopinto e multiforme catalogo di Americana della casa editrice romana.

    Questo American Dust é un piccolo prodigio di forma, incisività e solitudine. Una storia autobiografica, un´ infanzia e un´adoloescenza passate ad annoiarsi, solo con se stesso. A pescare pesci gatto e incontrare vecchi. Vecchi che fanno la guardia a segherie, o vendono vermi da pesca. A sparare alle mele con una carabina.
    La voce - riuscitissima (da La vita davanti a sé di R.Gary non ne trovavo una così efficace) - é quella di un ragazzino, ma é anche consapevole. Un ragazzino che sa di essere un adulto perduto che sa di essere uno scrittore, bravo e consapevole. Si veda il pezzo di bravura sull´intervista al cuoco messicano, una cosa che sarebbe piaciuta a un Pynchon western e vestito di jeans polverosi, seduto accanto a un lago da qualche parte in Oregon.

    La storia é anche western, o é anche america post-guerra mondiale, é una storia Twain se vogliamo, ma anche una storia Hemingway, e comunque un tipo di tonalità che credo abbia influenzato un Richard Ford (quello più noir e bucolico) e un McCarthy.

    E un libro che trasuda disillusione, innocenza e solitudine in parti uguali: la casualità, l´impossibilitá di rispondere a certe domande, forse addirittura l´impossibilitá di accettare il proprio passato, l´innocenza perduta e la solitudine che continua, che non se ne va. Perché é dentro.

    Ecco, mi sono fatto prendere la mano dal contenuto secco e allo stesso tempo roboante (emotivo) del libro. Sintentizzando e senza voler andare troppo sul lirico: un piccolo Grande Romanzo Americano.
    E uno scrittore da riscoprire.

    ha scritto il 

  • 0

    Leggendo “American dust” viene subito in mente il giovane Holden Caulfield. Infatti tra Salinger e Brautigan si aggira imperterrita una commovente comica tristezza. Un’aria di irrimediabilità, che permea anche le cose più banali...
    http://www.piegodilibri.it/libri-dispersi/american-dust… ...continua

    Leggendo “American dust” viene subito in mente il giovane Holden Caulfield. Infatti tra Salinger e Brautigan si aggira imperterrita una commovente comica tristezza. Un’aria di irrimediabilità, che permea anche le cose più banali...
    http://www.piegodilibri.it/libri-dispersi/american-dust-richard-brautigan/

    ha scritto il 

  • 4

    Fine dell'infanzia

    Un bel racconto (lungo) di povertà e noia, che culmina in un dramma, espediente utile all'autore per raccontare, attraverso gli occhi del protagonista dodicenne, le storie dei perdenti che, all'indomani della Seconda Guerra Mondiale, tirano a campare in un'America troppo interessata a riprendersi ...continua

    Un bel racconto (lungo) di povertà e noia, che culmina in un dramma, espediente utile all'autore per raccontare, attraverso gli occhi del protagonista dodicenne, le storie dei perdenti che, all'indomani della Seconda Guerra Mondiale, tirano a campare in un'America troppo interessata a riprendersi dalle ferite per occuparsi di loro.

    A detta di molti critici il libro più autobiografico di Richard Brautigan.

    ha scritto il 

  • 3

    Adesso che hai ottenuto la mia assoluzione ti senti meglio? Ne dubito.

    Nel leggere questo breve romanzo, mi sono sentito un po’ come un prete dentro il confessionale - non che sia mai stato dentro un confessionale, in effetti, non ho mai nemmeno indossato una sottana, ma sto divagando… -, mi sono sentito come un confessore per la semplice ragione che “American Dust” ...continua

    Nel leggere questo breve romanzo, mi sono sentito un po’ come un prete dentro il confessionale - non che sia mai stato dentro un confessionale, in effetti, non ho mai nemmeno indossato una sottana, ma sto divagando… -, mi sono sentito come un confessore per la semplice ragione che “American Dust” somiglia più a una confessione in punto di morte che a un romanzo di pura fiction (sempre ammesso che esista la pura fiction). L’impressione provata da Don Dan (senza Din, grazie) è stata quella di trovarsi di fronte un uomo senza più molto da dire o da chiedere o da dare o tutte e tre le cose insieme; insomma, il Richard Brautigan di questo libro è una persona che sta mettendo ordine in casa prima di partire per un lungo viaggio. Per farlo ritorna a un’estate di oltre trent’anni prima, subito dopo al fine della seconda guerra mondiale, quando era un adolescente in cerca di affetto che cambiava casa di continuo e che viveva con una madre perennemente attaccata alla tetta del sussidio pubblico e con due sorelle più grandi. Quel ragazzino, di cui l’autore ci parla, dà l’idea di essere molto più riflessivo dei coetanei oltre che un gran sognatore, ma è anche un ragazzino che da lì a pochi mesi sparerà a un amico, uccidendolo. E allora, l’adulto Brautigan, giunto per propria scelta all’ultima tappa della sua vita, ritorna a quell’estate, quando tutto sembrava ancora possibile, per raccontarci di quell’incidente che pose prematuramente e cruentamente fine alla vita di un ragazzino e ne condannò un altro al rimorso perpetuo. Rimorso che quel ragazzo divenuto uomo, cerca di alleviare rievocando vicende e persone ormai quasi dimenticate per fissarle in eterno sulla pagina scritta … “Prima che il vento si porti via tutto”.

    PS: Si potrebbe sostenere che il libro, anche tenendo conto del titolo, voglia in realtà essere una metafora dell’America: povera ma sognante (leggasi ingenua) nel dopoguerra e sconfitta, sfibrata e delusa all’alba degli anni ’80 (ovverosia in età matura). Si potrebbe dire, ma Don Dan continua a pensare che “American dust” non sia altro che un grido disperato di un uomo morto che cammina … e scrive (ancora per poco).

    ha scritto il 

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