American dust

Prima che il vento si porti via tutto

Di

Editore: Isbn Edizioni

3.9
(484)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 109 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Tedesco

Isbn-10: 8876380205 | Isbn-13: 9788876380204 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Enrico Monti ; Revisore: Clementina Liuzzi

Genere: Narrativa & Letteratura , Adolescenti

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Descrizione del libro
Arrivano tutte le sere d'estate. Scaricano da un furgoncino un divano, tavolini e lampade. Ricostruiscono sulla riva del lago il salotto di casa. E pescano. L'alcolizzato abita in una baracca. I ragazzi vanno da lui a raccattare i vuoti per rivenderseli e comprarsi qualcosa, un hamburger oppure una scatola di proiettili. Quel giorno il ragazzino decide per i proiettili. La seconda guerra mondiale è finita e nessuno fa caso a un adolescente con un fucile sotto braccio, fermo a una stazione di servizio. Il ragazzino è un uomo e ricorda l'America dei suoi sogni, l'alcolizzato, i due sul divano in riva al lago, la figlia dell'impresario di pompe funebri. La scelta tra hamburger e proiettili e l'amico ferito lasciato lì a morire dissanguato.
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  • 5

    Cosa dire di American Dust? È un racconto travolgente, drammatico, scritto con la leggiadria tipica di un ragazzino di dodici anni, quelli del protagonista, che ripercorre parte della sua adolescenza. ...continua

    Cosa dire di American Dust? È un racconto travolgente, drammatico, scritto con la leggiadria tipica di un ragazzino di dodici anni, quelli del protagonista, che ripercorre parte della sua adolescenza. il fulcro del libro è però rappresentato da un singolo fatto, l'uccisione accidentale di un amico, che segnerà per sempre la vita del ragazzo e verso cui tutta la narrazione è protesa. Così come il lettore percorre le pagine con frenetica voracità per arrivare al dunque, così la vita di Brautigan, alla quale il racconto è ispirato, sarà probabilmente segnata per sempre dal passato fino a condurlo alla tragica e definitiva decisione di darsi la morte. Cosa vuol dirci lo scrittore con questo libro al quale lavorò per molti anni? Forse questo libro era per lui una specie di psicoanalisi che però non ha prodotto i migliori effetti, ma serve a noi lettori per ricordarci che in ogni momento della nostra vita compiamo delle scelte apparentemente neutre, come decidere di entrare in un'armeria invece che in un ristorante, e che da queste può dipendere il corso della nostra esistenza.

    ha scritto il 

  • 4

    Sono nata in un'epoca in cui ancora si poteva giocare nel cortile o andare a zonzo per prati, le mamme che chiamavano dalle finestre per la merenda a volte erano echi lontani trasmessi dal vento o dal ...continua

    Sono nata in un'epoca in cui ancora si poteva giocare nel cortile o andare a zonzo per prati, le mamme che chiamavano dalle finestre per la merenda a volte erano echi lontani trasmessi dal vento o dal passaparola dei compagni complici. Ho visto con orrore bruciacchiare le lucertole vive, ho corso sui pattini dietro alle bici sbucciandomi innumerevoli volte le ginocchia, ho partecipato in retroguardia alle piccole lotte tra "bande" rivali, tifando per i miei piccoli amici uno in particolare, quello con la zazzera bionda che era poi il capo di tutti noi, imprinting del mio primo e sofferto amore. Ho lanciato la palla nel terrazzo di una signora per il gusto di andare a recuperarla e di vedere dal vero l'ambientazione delle nostre storie di terrore. Ho visto il portiere costruire zufoli con i rami dei pioppi, ho scrutato per minuti che erano ore (o forse ore che sembravano minuti) le persiane sempre chiuse di un appartamento che secondo tutti noi era abitato da un individuo misterioso e cattivo, che se ci avesse preso ci avrebbe inghiottito dentro le sue oscure stanze...ogni situazione era un mistero, una curiosità, una sfida, nella solitudine infinita dei bambini che giocano a fare i grandi quando i grandi non ci sono.
    American Dust nasce da una tragedia, è una sorta di espiazione. Nasce da un triste sbaglio, da una scelta, da una giornata che diventa spartiacque tra infanzia e vecchiaia, senza passare dal via. Ma tutto questo non è centrale. Come i veri dolori, come tutto ciò che non affronteremo mai abbastanza, è quasi nascosto sotto la polvere di uno zerbino, polvere che crea asma, polvere che sembra volare via ma rimane avvinghiata ai nostri polmoni. Di questa storia ricordiamo i campi, il vecchio con la barba piena di sugo, il lago con una miriade di pesci, i due ciccioni, "mà" e "pà", che ogni giorno creano la loro pacata e incredibile scenografia, cibo per gli occhi eternamente sgranati del nostro protagonista. La meraviglia di questo lavoro è essere stato scritto con quegli occhi e quel cuore, è un grande racconto con parole sussurrate. "...Mi ricordo che, arrivato all'ultima, chiusi il libro e me ne rimasi un po' a rigirarmelo nelle mani, senza muovermi, rimanendo lì: nella privata e solitaria liturgia del leggere, quello che è l'equivalente della standing ovation nei teatri....Un libro scritto con una leggerezza magnifica, e una tristezza che non è triste mai". (Alessandro Baricco)

    ha scritto il 

  • 4

    Inutile dire che l’America non è cambiata da quei giorni del 1948.

    "Se oggi vi capitasse di vedere un dodicenne con un fucile sottobraccio di fronte a una stazione di servizio, probabilmente (?) chiamereste la Guardia Nazionale e fareste anche bene. Attorno al ragazz ...continua

    "Se oggi vi capitasse di vedere un dodicenne con un fucile sottobraccio di fronte a una stazione di servizio, probabilmente (?) chiamereste la Guardia Nazionale e fareste anche bene. Attorno al ragazzino trovereste un mucchio di cadaveri.
    Perché hai sparato a tutta questa gente?...”Perché non mi piace fare ginnastica”…”Vuoi dire che hai ucciso tutta questa gente perché non vuoi fare educazione fisica”? “Non proprio”….Da McDonald’s non mi mettono abbastanza salsa speciale nel Big Mac” Vuoi dire che hai ucciso dodici persone perché non ti piace fare ginnastica e da McDonald’s non ti hanno messo abbastanza salsa speciale nell’ hamburger?...”Cos’è non basta?”
    Un bel racconto. Di una tristezza intelligente, disincantata."Sono come un miraggio che rifiuta di assumersi qualsiasi responsabilità nei confronti della realtà e se ne sta li come a prenderla in giro".
    A me a certi tratti ha fatto sorridere..."Era rimasta in ospedale così a lungo che, quando finalmente la fecero uscire, credeva di essere nel XXI secolo".
    Mi piace molto la miscela e la sovrapposizione dei tempi. Vonnegut docet. Tu sai il finale e ciò che attrae è il meccanismo, la caduta nel gorgo: "era nell'immaginazione che mi piaceva intrufolarmi".
    Si. L'immaginazione. Ma è una storia vera? Un tratto della biografia dell'autore? Chi può dirlo..."vi prego di non dimenticare che avrei potuto anche cambiare la storia per nascondere questa bugia..."
    Bello. L'America è polvere: "Dust in the wind" cantano i Kansas. Ma siamo in Oregon...vabbe' è uguale Kansas, Boston, ...insomma America.Ma i gruppi americani un tempo si richiamavano al proprio territorio, no?
    SUONARE PER I VERMI!
    Bello.

    ha scritto il 

  • 4

    Dopo che il carro funebre se ne fu andato con la sua scia di dolenti, come la coda macabra di un aquilone nero, ripensai ancora un po' alla figlia dell'impresario delle pompe funebri e al bambino sull ...continua

    Dopo che il carro funebre se ne fu andato con la sua scia di dolenti, come la coda macabra di un aquilone nero, ripensai ancora un po' alla figlia dell'impresario delle pompe funebri e al bambino sulla via del cimitero, dove sarebbe rimasto dopo che tutti avrebbero fatto ritorno. Non avevo ancora chiaro il concetto di "per sempre", ma sapevo che era più di quanto mancava a Natale.

    ha scritto il 

  • 4

    Il dramma aleggia fin dalle prime pagine, eppure il tono è, a tratti, brioso, il che rende il tutto ancora più inquietante. La voce narrante è quella di un dodicenne che parla da adulto e al tempo s ...continua

    Il dramma aleggia fin dalle prime pagine, eppure il tono è, a tratti, brioso, il che rende il tutto ancora più inquietante. La voce narrante è quella di un dodicenne che parla da adulto e al tempo stesso quella di un adulto nei suoi panni di dodicenne. Un racconto straniante, di un autore dalla personalità che si percepisce problematica e dalla vita difficile.

    ha scritto il 

  • 4

    “Polvere, polvere d'America” ripete come un mantra l'Autore.
    Ed infatti, un racconto come questo non poteva che essere ambientato in America. Paesaggi “roots”, uomini dalla tempra forte, vicende sospe ...continua

    “Polvere, polvere d'America” ripete come un mantra l'Autore.
    Ed infatti, un racconto come questo non poteva che essere ambientato in America. Paesaggi “roots”, uomini dalla tempra forte, vicende sospese nel tempo, tutto contribuisce a rendere più marcata la presenza del sogno americano infranto.
    Il tutto visto con gli occhi di un bambino. Anche se a distanza di tempo, la voce narrante mantiene la visione del fanciullo che era con tutta la dolcezza e la delicatezza posseduta. Ogni cosa vista dal bambino è filtrata dalla sua dolcezza; persino la morte acquista un'altra dimensione. Oltre lo stupore della scoperta c'è lo spazio anche per la grazia e la leggerezza degli occhi di un bambino che osserva il corteo del funerale di un bambino senza bambini dietro; o che osserva incredulo le tanti morti che contrassegnano la sua crescita.
    La voce narrante trascina il racconto e ci gira intorno quasi volesse evitare quello che è effettivamente il punto centrale del racconto, la conclusione dell'infanzia e l'ingresso nel mondo degli “uomini”
    E' questa indecisione che si percepisce, palpabile, nelle parole del protagonista. Ci gira sempre intorno, costruisce e ribadisce nuovi episodi, sminuzza i particolare dei personaggi, rende il tutto godibile e piacevole, ma è quando devi descrivere quell'unico episodio che sembra smarrirsi e le parole sembr0ano quasi mancare. E' allora che ti accorgi della gigantesca calunnia che è la vita: non è sempre festa, caro bimbo, e che “non c'è solo il dolce ad attenderti, ma molto d'amaro e non è senza un prezzo salato diventare grandi“

    ha scritto il 

  • 4

    Vorrei che invece di proiettili mi fosse venuta voglia di un hamburger

    Piccolo gioiellino di struggente bellezza, questo racconto lungo è l'ultimo scritto di Richard Brautigan, prima che decidesse, nemmeno cinquantenne, di porre fine a una vita fin troppo dedita all'alco ...continua

    Piccolo gioiellino di struggente bellezza, questo racconto lungo è l'ultimo scritto di Richard Brautigan, prima che decidesse, nemmeno cinquantenne, di porre fine a una vita fin troppo dedita all'alcool e falciata dalla depressione.
    Più che una storia unitaria, sono squarci nella infanzia/adolescenza del protagonista, un ragazzo americano che vive nella povertà economica e di sentimenti, in una famiglia che lo lascia per la maggior parte del tempo solo con se stesso, nel tedio più totale. Un ragazzo che prova un piacere morboso nel guardare i funerali dalla finestra, scrivere e studiare della preparazione di hamburger.
    E proprio un hamburger, alla fine, poteva salvarlo. Un hamburger con tanta cipolla, come piaceva a lui. E quella scelta. Quella scelta sbagliata..
    Una prima parte anche divertente e buffa (all'inizio il protagonista sembra un semplice bambino buffo e strampalato come un qualsiasi altro bambino) fa da prologo al lento dramma che andrà a compiersi in quel 17 febbraio 1948, data spartiacque che domina l'intero racconto. La data della fine del sogno americano, di quella polvere che ti si attacca addosso come fuliggine e non ti si stacca più, come viene ripetuto più e più volte nelle poche ma essenziali pagine di questo "American dust".
    Pagine che trasudano malinconia, tristezza e solitudine che non hanno paragoni.

    ha scritto il 

  • 4

    La bella estate

    Questo racconto è molto bello e costruito con sapienza. Fin dalla prima pagina si sa che l’età della spensieratezza è finita ormai per il ragazzo, che rievoca la sua ultima estate di gioia di vivere, ...continua

    Questo racconto è molto bello e costruito con sapienza. Fin dalla prima pagina si sa che l’età della spensieratezza è finita ormai per il ragazzo, che rievoca la sua ultima estate di gioia di vivere, seguita da altre stagioni da vivere con fatica. Questo stato d’animo del narratore e la distanza nel tempo enfatizzano la dolcezza struggente con la quale viene rievocata “la bella estate” in cui il ragazzo viveva in prossimità del lago, pescando dal pontile, ascoltando il vento fra i giunchi, i tordi, i grilli. Il suo appuntamento preferito era verso il tramonto, quando aspettava l’arrivo di una coppia che ricostruiva un salotto sulla sponda del lago, scaricando i mobili dal furgoncino, divano, poltrone, lampade, tavolini e soprammobili.
    L’atmosfera trasognata dell’infanzia, durante la quale il tempo sembra infinito, aleggia ancora sulle acque e fra le pagine, quando il ragazzo ricorda del pontile malfermo che aveva costruito, con l’asse che calava sotto la superficie dell’acqua quando poggiava il piede e gli si infradiciavano le scarpe da ginnastica, ma non gliene importava. Le scarpe da ginnastica più o meno logore erano la sua unica preoccupazione concreta di ragazzo povero. Poi una serie di scelte casuali, su cosa fare, su dove andare, se entrare o meno in una tavola calda, lo porta in un frutteto a sparare alle mele e qui una disgrazia lo strappa ai suoi dodici anni per portarlo lontano, in altre case senza lago.
    L’equilibrio del racconto si regge molto sul fatto che il tono non è melodrammatico né disincantato: il ragazzo e la madre si fanno coraggio e cercano di tirarsi fuori da tutto questo. Tuttavia, in trent’anni, il ragazzo non smette mai di rivedere il film del lago, del salotto sull’acqua, dell’hamburger, dei proiettili calibro 22 e delle mele.

    ha scritto il 

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