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American dust

Prima che il vento si porti via tutto

Di

Editore: Isbn Edizioni

3.9
(407)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 109 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Tedesco

Isbn-10: 8876380205 | Isbn-13: 9788876380204 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Enrico Monti ; Revisore: Clementina Liuzzi

Genere: Fiction & Literature , Teens

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Descrizione del libro
Arrivano tutte le sere d'estate. Scaricano da un furgoncino un divano, tavolini e lampade. Ricostruiscono sulla riva del lago il salotto di casa. E pescano. L'alcolizzato abita in una baracca. I ragazzi vanno da lui a raccattare i vuoti per rivenderseli e comprarsi qualcosa, un hamburger oppure una scatola di proiettili. Quel giorno il ragazzino decide per i proiettili. La seconda guerra mondiale è finita e nessuno fa caso a un adolescente con un fucile sotto braccio, fermo a una stazione di servizio. Il ragazzino è un uomo e ricorda l'America dei suoi sogni, l'alcolizzato, i due sul divano in riva al lago, la figlia dell'impresario di pompe funebri. La scelta tra hamburger e proiettili e l'amico ferito lasciato lì a morire dissanguato.
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  • 4

    Postmoderni veri o presunti. Beat Generation veri o presunti. Minimum Fax. Incatalogabili. Questo, ecco questo é forse Richard Brautigan. Incatalogabile.
    Non mi pare possa essere definito postmoderno, anche se il libro che ho letto e sto commentando ne ha alcuni tratti, specie nella estrema ...continua

    Postmoderni veri o presunti. Beat Generation veri o presunti. Minimum Fax. Incatalogabili. Questo, ecco questo é forse Richard Brautigan. Incatalogabile.
    Non mi pare possa essere definito postmoderno, anche se il libro che ho letto e sto commentando ne ha alcuni tratti, specie nella estrema consapevolezza della voce narrante, un ragazzino-non ragazzino...(ma ci torno dopo). Fu accostato alla Beat Generation, fu trattato come una sorta di Twain psichedelico, ma non era esattamente un Hippie. É stato pubblicato da Minimum Fax, ma poi "abbandonato", ora é su ISBN, forse era troppo atipico anche per il variopinto e multiforme catalogo di Americana della casa editrice romana.

    Questo American Dust é un piccolo prodigio di forma, incisività e solitudine. Una storia autobiografica, un´ infanzia e un´adoloescenza passate ad annoiarsi, solo con se stesso. A pescare pesci gatto e incontrare vecchi. Vecchi che fanno la guardia a segherie, o vendono vermi da pesca. A sparare alle mele con una carabina.
    La voce - riuscitissima (da La vita davanti a sé di R.Gary non ne trovavo una così efficace) - é quella di un ragazzino, ma é anche consapevole. Un ragazzino che sa di essere un adulto perduto che sa di essere uno scrittore, bravo e consapevole. Si veda il pezzo di bravura sull´intervista al cuoco messicano, una cosa che sarebbe piaciuta a un Pynchon western e vestito di jeans polverosi, seduto accanto a un lago da qualche parte in Oregon.

    La storia é anche western, o é anche america post-guerra mondiale, é una storia Twain se vogliamo, ma anche una storia Hemingway, e comunque un tipo di tonalità che credo abbia influenzato un Richard Ford (quello più noir e bucolico) e un McCarthy.

    E un libro che trasuda disillusione, innocenza e solitudine in parti uguali: la casualità, l´impossibilitá di rispondere a certe domande, forse addirittura l´impossibilitá di accettare il proprio passato, l´innocenza perduta e la solitudine che continua, che non se ne va. Perché é dentro.

    Ecco, mi sono fatto prendere la mano dal contenuto secco e allo stesso tempo roboante (emotivo) del libro. Sintentizzando e senza voler andare troppo sul lirico: un piccolo Grande Romanzo Americano.
    E uno scrittore da riscoprire.

    ha scritto il 

  • 0

    Leggendo “American dust” viene subito in mente il giovane Holden Caulfield. Infatti tra Salinger e Brautigan si aggira imperterrita una commovente comica tristezza. Un’aria di irrimediabilità, che permea anche le cose più banali...
    http://www.piegodilibri.it/libri-dispersi/american-dust… ...continua

    Leggendo “American dust” viene subito in mente il giovane Holden Caulfield. Infatti tra Salinger e Brautigan si aggira imperterrita una commovente comica tristezza. Un’aria di irrimediabilità, che permea anche le cose più banali...
    http://www.piegodilibri.it/libri-dispersi/american-dust-richard-brautigan/

    ha scritto il 

  • 4

    Fine dell'infanzia

    Un bel racconto (lungo) di povertà e noia, che culmina in un dramma, espediente utile all'autore per raccontare, attraverso gli occhi del protagonista dodicenne, le storie dei perdenti che, all'indomani della Seconda Guerra Mondiale, tirano a campare in un'America troppo interessata a riprendersi ...continua

    Un bel racconto (lungo) di povertà e noia, che culmina in un dramma, espediente utile all'autore per raccontare, attraverso gli occhi del protagonista dodicenne, le storie dei perdenti che, all'indomani della Seconda Guerra Mondiale, tirano a campare in un'America troppo interessata a riprendersi dalle ferite per occuparsi di loro.

    A detta di molti critici il libro più autobiografico di Richard Brautigan.

    ha scritto il 

  • 3

    Adesso che hai ottenuto la mia assoluzione ti senti meglio? Ne dubito.

    Nel leggere questo breve romanzo, mi sono sentito un po’ come un prete dentro il confessionale - non che sia mai stato dentro un confessionale, in effetti, non ho mai nemmeno indossato una sottana, ma sto divagando… -, mi sono sentito come un confessore per la semplice ragione che “American Dust” ...continua

    Nel leggere questo breve romanzo, mi sono sentito un po’ come un prete dentro il confessionale - non che sia mai stato dentro un confessionale, in effetti, non ho mai nemmeno indossato una sottana, ma sto divagando… -, mi sono sentito come un confessore per la semplice ragione che “American Dust” somiglia più a una confessione in punto di morte che a un romanzo di pura fiction (sempre ammesso che esista la pura fiction). L’impressione provata da Don Dan (senza Din, grazie) è stata quella di trovarsi di fronte un uomo senza più molto da dire o da chiedere o da dare o tutte e tre le cose insieme; insomma, il Richard Brautigan di questo libro è una persona che sta mettendo ordine in casa prima di partire per un lungo viaggio. Per farlo ritorna a un’estate di oltre trent’anni prima, subito dopo al fine della seconda guerra mondiale, quando era un adolescente in cerca di affetto che cambiava casa di continuo e che viveva con una madre perennemente attaccata alla tetta del sussidio pubblico e con due sorelle più grandi. Quel ragazzino, di cui l’autore ci parla, dà l’idea di essere molto più riflessivo dei coetanei oltre che un gran sognatore, ma è anche un ragazzino che da lì a pochi mesi sparerà a un amico, uccidendolo. E allora, l’adulto Brautigan, giunto per propria scelta all’ultima tappa della sua vita, ritorna a quell’estate, quando tutto sembrava ancora possibile, per raccontarci di quell’incidente che pose prematuramente e cruentamente fine alla vita di un ragazzino e ne condannò un altro al rimorso perpetuo. Rimorso che quel ragazzo divenuto uomo, cerca di alleviare rievocando vicende e persone ormai quasi dimenticate per fissarle in eterno sulla pagina scritta … “Prima che il vento si porti via tutto”.

    PS: Si potrebbe sostenere che il libro, anche tenendo conto del titolo, voglia in realtà essere una metafora dell’America: povera ma sognante (leggasi ingenua) nel dopoguerra e sconfitta, sfibrata e delusa all’alba degli anni ’80 (ovverosia in età matura). Si potrebbe dire, ma Don Dan continua a pensare che “American dust” non sia altro che un grido disperato di un uomo morto che cammina … e scrive (ancora per poco).

    ha scritto il 

  • 4

    Polvere di sogni

    Fu smisurato ma breve il successo in vita di Richard Brautigan, cometa della letteratura americana a cavallo tra anni Sessanta e anni Settanta, riscoperto oggi in Italia dal prezioso lavoro di Isbn edizioni.


    L'incredibile risultato, nel 1967, di quel libro sorprendente e originale che risp ...continua

    Fu smisurato ma breve il successo in vita di Richard Brautigan, cometa della letteratura americana a cavallo tra anni Sessanta e anni Settanta, riscoperto oggi in Italia dal prezioso lavoro di Isbn edizioni.

    L'incredibile risultato, nel 1967, di quel libro sorprendente e originale che risponde al titolo di "Pesca alla trota in America" (1967), quasi un manifesto della controcultura americana degli ultimi anni Sessanta, capace di vendere due milioni di copie nel mondo, per alcuni anni aprì un cono di luce, ricchezza e notorietà intorno a Brautigan, che fino ad allora era conosciuto negli ambienti letterari di San Francisco come un hippy gentile, perennemente squattrinato, autore di qualche poesia e di un romanzo d'esordio, "Il generale immaginario", passato sotto il silenzio generale e capace di vendere a malapena qualche centinaio di copie.

    Il successo di Pesca alla trota in America gli cambia la vita. Kurt Vonnegut lo adora ed è uno dei maggiori fautori del suo successo. Si parla di lui come di uno dei più originali e convincenti nuovi autori della narrativa americana. Se lo contendono editori, riviste letterarie, università, tabloid, trasmissioni radiotelevisive. È un successo degno di una rockstar ma anche destinato inesorabilmente a decrescere. Nessuno dei romanzi successivi avrà il seguito di quello che gli ha regalato il successo e Brautigan, personalità fragile e minata da innumerevoli traversie caratteriali e familiari (il padre Bernard scoprì della sua esistenza soltanto all'indomani del suo suicidio perché la madre, al momento della separazione, gli aveva nascosto di essere incinta), scivola progressivamente verso le sabbie mobili dell'alcolismo e della depressione.

    Quando nel 1982 dà alle stampe “So the wind won't blow it all away “, tradotto in Italia col titolo A"merican Dust : prima che il vento si porti via tutto", è ormai uno scrittore fuori tempo massimo e soprattutto fuori dal cerchio magico della letteratura che conta. Eppure quel romanzo, oltre che il più autobiografico, è forse anche il suo migliore. Sicuramente quello su cui Brautigan investe di più, se è vero, come raccontava, che la gestazione era stata lunga più di diciassette anni.

    Il libro è un lungo flashback in cui lo sguardo stranianto e sognante tipico della prima scrittura di Brautigan si stempera in una malinconia senza fine alimentata dal tardo disincanto. Un uomo ricorda, quasi come a voler riattraversare una inquietante linea d'ombra, un antico episodio della sua adolescenza: un incidente in cui per sua colpa perde la vita un suo amico dell'epoca. Tutto ciò ambientato in un America rurale postbellica in cui ogni occasione, agli occhi dell'infanzia, è buona per fondare una propria indistruttibile mitologia della scoperta della vita e della realtà, in una sorta di piccolo "Stand-by-me" solitario e proletario.

    È la dissolvenza di quello che simbolicamente può apparire il sogno americano ma che per la vita di Brautigan era ben più che un simbolo o una metafora. Il mancato riconoscimento da parte della critica del valore di questa opera estrema, ricca di una grazia dolente e poetica, contribuì senz'altro al colpo di grazia finale sul suo stato d'animo, già prostrato anche dai mille fallimenti della propria vita personale (tra cui due matrimoni con due donne giapponesi, paese da cui era sempre stato affascinato e di cui amava profondamente anche la letteratura). Brautigan, sentendosi alienato e rifiutato, nel 1984 , all'età di 49 anni, si trasferisce in una vecchia casa acquistata con gli ultimi risparmi, nella baia di Bolinas, in California. Lì, nell'autunno dello stesso anno, si toglie la vita sparandosi con una 44 Magnum. Difficile indicare con certezza in quale data, visto che il suo corpo viene rinvenuto il 25 ottobre riverso sul pavimento, davanti alla grande finestra del soggiorno affacciata sull'Oceano Pacifico, ormai in avanzato stato di decomposizione.

    ha scritto il 

  • 0

    "American dust" di Richard Brautigan

    Fu smisurato ma breve il successo in vita di Richard Brautigan, cometa della letteratura americana a cavallo tra anni Sessanta e anni Settanta, riscoperto oggi in Italia dal prezioso lavoro di Isbn edizioni.


    L'incredibile risultato, nel 1967, di quel libro sorprendente e originale che risp ...continua

    Fu smisurato ma breve il successo in vita di Richard Brautigan, cometa della letteratura americana a cavallo tra anni Sessanta e anni Settanta, riscoperto oggi in Italia dal prezioso lavoro di Isbn edizioni.

    L'incredibile risultato, nel 1967, di quel libro sorprendente e originale che risponde al titolo di "Pesca alla trota in America" (1967), quasi un manifesto della controcultura americana degli ultimi anni Sessanta, capace di vendere due milioni di copie nel mondo, per alcuni anni aprì un cono di luce, ricchezza e notorietà intorno a Brautigan, che fino ad allora era conosciuto negli ambienti letterari di San Francisco come un hippy gentile, perennemente squattrinato, autore di qualche poesia e di un romanzo d'esordio, "Il generale immaginario", passato sotto il silenzio generale e capace di vendere a malapena qualche centinaio di copie.

    Il successo di Pesca alla trota in America gli cambia la vita. Kurt Vonnegut lo adora ed è uno dei maggiori fautori del suo successo. Si parla di lui come di uno dei più originali e convincenti nuovi autori della narrativa americana. Se lo contendono editori, riviste letterarie, università, tabloid, trasmissioni radiotelevisive. È un successo degno di una rockstar ma anche destinato inesorabilmente a decrescere. Nessuno dei romanzi successivi avrà il seguito di quello che gli ha regalato il successo e Brautigan, personalità fragile e minata da innumerevoli traversie caratteriali e familiari (il padre Bernard scoprì della sua esistenza soltanto all'indomani del suo suicidio perché la madre, al momento della separazione, gli aveva nascosto di essere incinta), scivola progressivamente verso le sabbie mobili dell'alcolismo e della depressione.

    Quando nel 1982 dà alle stampe “So the wind won't blow it all away “, tradotto in Italia col titolo A"merican Dust : prima che il vento si porti via tutto", è ormai uno scrittore fuori tempo massimo e soprattutto fuori dal cerchio magico della letteratura che conta. Eppure quel romanzo, oltre che il più autobiografico, è forse anche il suo migliore. Sicuramente quello su cui Brautigan investe di più, se è vero, come raccontava, che la gestazione era stata lunga più di diciassette anni.

    Il libro è un lungo flashback in cui lo sguardo stranianto e sognante tipico della prima scrittura di Brautigan si stempera in una malinconia senza fine alimentata dal tardo disincanto. Un uomo ricorda, quasi come a voler riattraversare una inquietante linea d'ombra, un antico episodio della sua adolescenza: un incidente in cui per sua colpa perde la vita un suo amico dell'epoca. Tutto ciò ambientato in un America rurale postbellica in cui ogni occasione, agli occhi dell'infanzia, è buona per fondare una propria indistruttibile mitologia della scoperta della vita e della realtà, in una sorta di piccolo "Stand-by-me" solitario e proletario.

    È la dissolvenza di quello che simbolicamente può apparire il sogno americano ma che per la vita di Brautigan era ben più che un simbolo o una metafora. Il mancato riconoscimento da parte della critica del valore di questa opera estrema, ricca di una grazia dolente e poetica, contribuì senz'altro al colpo di grazia finale sul suo stato d'animo, già prostrato anche dai mille fallimenti della propria vita personale (tra cui due matrimoni con due donne giapponesi, paese da cui era sempre stato affascinato e di cui amava profondamente anche la letteratura). Brautigan, sentendosi alienato e rifiutato, nel 1984 , all'età di 49 anni, si trasferisce in una vecchia casa acquistata con gli ultimi risparmi, nella baia di Bolinas, in California. Lì, nell'autunno dello stesso anno, si toglie la vita sparandosi con una 44 Magnum. Difficile indicare con certezza in quale data, visto che il suo corpo viene rinvenuto il 25 ottobre riverso sul pavimento, davanti alla grande finestra del soggiorno affacciata sull'Oceano Pacifico, ormai in avanzato stato di decomposizione.

    Martino (bibliotecario, Biblioteca San Giorgio)

    ha scritto il 

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